SCENARI POLITICI – Il prossimo tsunami sarà in Friuli

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Il prossimo tsunami sarà in Friuli

Fra un mese si vota nella regione del Nordest e il MoVimento Cinque stelle vuole conquistare il suo primo governatore. Una possibilità che, dopo l’inchiesta sul consiglio uscente, non pare affatto remota

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di Tommaso Cerno

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(18 marzo 2013)

La sede della Regione a Trieste La sede della Regione a Trieste
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Tutto è pronto per lo Tsunami, o meglio l’Orcolàt. Grillo farà in Friuli quel che ha fatto in Sicilia. E’ atteso a fine marzo per una prima infornata di comizi a piazze strabordanti, poi tornerà in Friuli negli ultimi giorni della campagna elettorale. C’è chi ipotizza che, non potendo arrivare a nuoto come fece a Messina, camminerà sull’acqua come Gesù Cristo, sfidando i fondali bassi del fiume tagliamento, simbolo del Friuli storico e fiume sacro di quelle terre, ma anche simbolo di progetti contestati come le casse di espansione. L’armamentario grillino in Friuli trova tutti i suoi cavalli di battaglia: Tav, terza corsia sull’austostrada, in ritardo di vent’anni, progetto di asfalto e cemento da 2 miliardi e mezzo di euro, l’elettrodotto che taglia le valli della Carnia, il rigassificatore piazzato nel golfo di Trieste. Tutta roba su cui Pdl e Pd hanno fatto gran proclami, e che per Grillo sono soldi buttati. «La terza corsia non ha senso. Lo Stato non ci mette un euro, quindi non la considera strategica e la Regione si indebiterebbe per decenni, alzando le tariffe. Proprio adesso che la crisi ha fatto crollare le merci», sentenzia Galluccio. Lui questa filastrocca la ripete quattro volte al giorno. In quattro bar diversi. Già. In terra di vini, i comizi si fanno in osteria. «Vengono 60, anche 100 persone a sera», fa i conti. «Fanno domande e io rispondo. Noi siamo la Rete, il web, ma poi siamo gli unici nelle piazze e fra la gente. I partiti sono chiusi fra gli arazzi dei Palazzi».
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E se i sondaggi dicono tutto e il contrario di tutto, se c’è chi profetizza il calo grillino alle regionali come nel Lazio e in Lombardia, c’è pure chi ormai vede i partiti inseguire il movimento. E così Debora Serracchiani ha cambiato di colpo strategia. Dopo avere tapezzato Udine e Trieste di cartelloni con la sua faccina e il faccione di Pier Luigi Bersani, ora si fa dietrofront. Basta giaguari, si punta sul ghibellino di Firenze, Matteo Renzi. Lei, che per tutta la campagna delle primarie aveva glissato la domanda “per chi vota?”, oggi si professa renziana doc. e a mettere il sigillo della veridicità ci pensa il Matteo nazionale, dato in partenza da palazzo Vecchio verso il Friuli per aprire la campagna elettorale di Debora e abbozzare una prima, timida sfida Renzi-Grillo in terra di Nord-est, grande prova generale di quelle che saranno con ogni probabilità le prossime, forse imminenti, elezioni politiche. Secondo asso nella manica una lista civica a supporto del Pd. Una specie di contenitore per importare nel centrosinistra quel che renza dei montiani rimasti a piedi dopo il flop del Professore e qualche spruzzata di autonomismo che da queste parti, forti del crollo della Lega scesa al 6 per cento, qualche migliaia di voti li muove. Regista dell’operazione l’ex capogruppo alla Camera del Pd, Sandro Maran, cacciato dalle liste, eletto al Senato con i montiani ma di nuovo in lizza per aiutare il centrosinistra a battare Grillo ed espugnare, come già fece Riccardo Illy nel 2003, la Regione autonoma.
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Il problema è che Tondo, dall’altra parte, sta facendo la stessa cosa. Un listone del presidente, capeggiato dalla sua segretaria Micaela Gasparutti, che fu in tempi di boom leghista (sembrano secoli) la prima sindaco-donna del Carroccio in Italia. E’ lei che sta organizzando il contenitore del Pdl, che piazza qualche giovane ma anche vecchi figuri sempiterni della politica friulana, come il ricco notaio Carlo Alberto Amodio (si parla di lui come candidato sindaco di Udine almeno dal 1994) o l’immobiliarista-albergatore Luciano Gallerini. Obiettivo ricucire con voti outsider gli strappi che hanno lacerato il Pdl alle politiche, dopo che i vertici del partito sono stati decapitati da Berlusconi, cacciando dal Parlamento il coordinatore regionale Isidoro Gottardo e aprendo il fuoco amico sul giovane imprenditore Massimo Blasoni, depennato da capolista da Angelini Alfano in persona dopo che un fax dal Friuli aveva spedito a palazzo Grazioli una vecchia fedina penale, fra l’altro per reati per cui il tribunale aveva concesso la cancellazione. Una bufera che ha stravolto gli equilibri interni e ha fatto scendere il Pdl dal 38 per cento del 2008 al 19 per cento, sotto il livello di guardia della media nazionale.
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Tondo, però, ci mette un pizzico di stravaganza alla carnica. Rude e solitario, il governatore che alla domenica serve in tavola nel suo ristorante sui monti ama i colpi di scena. E l’ultima mossa elettorale è di poche ora fa, quando – all’insaputa dei partiti – ha sostituiro l’assessore al bilancio della Regione (eletta alla Camera) con un’imprenditrice indiana di 35 anni. Di nome fa Indira, come la figlia di Gandhi, e per Tondo è una vecchia conoscenza: «Mio padre vive in India dove abbiamo un orfanotrofio. Io conosco Indira per questa ragione. E’ una grande imprenditrice, che a 34 anni manda avanti un’azienda da 150 dipendenti. Fuori partiti». I suoi fedelissimi hanno saputo della nomina dai giornali friulani. E sono caduti dalle nuvole. «Ma che gli è preso?», si chiede un tondiano della prima ora. «Così si perde».
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I friulani già lo chiamano “Orcolàt”. E’ così che avevano soprannominato nel ’76 il terremoto che devastò la loro terra, e dalle cui macerie la povera e periferica regione del Nord-est si fece ricca. Ed è sempre così che oggi sulle colline del Collio chiamano, alla loro maniera, lo Tsunami di Beppe Grillo che sta per abbattersi su di loro. Sì, perché c’è una regione piccina e lontana che, come il villaggio di Asterix, potrebbe alzare per prima, nel Nord leghista e pidiellino, gli stendardi a cinque stelle: il Friuli Venezia Giulia.
Fino a poche settimane fa era un’ipotesi che faceva sorridere. E invece il terremoto delle elezioni politiche, il boom dei grillini che in terra di vini bianchi hanno sfondato il tetto del 27 per cento, incollati ai due leader dei partiti tradizionali, hanno trasformato quelle elezioni regionali in un laboratorio politico. Che potrebbe segnare l’ennesima sconfitta dei grandi partiti. E così il candidato outsider Saverio Galluccio, scelto alle “regional-arie” sul Web dagli iscritti al M5S, 41 anni, sposato con la fidanzatina delle superiori e padre di due bimbi, ex carabiniere ed ex boy scout, patito di moto, sci ed energie pulite, è diventato il grande favorito delle regionali del 21 e 22 aprile.
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E’ quel papà occhialuto, pacato, un po’ impacciato come tutti i novizi che all’improvviso fa tremare il Palazzo. E con lui il governatore uscente, Renzo Tondo, 56 anni, il “montanaro” targato Berlusconi che governa la Regione della Carnia e l’uomo del miracolo, colui che sconfisse nel 2008 il super-favorito re del caffè Riccardo Illy. Trema pure la sfidante Debora Serracchiani, 42 anni, la star del Web marchiata Pd che negli anni ha perso un po’ di smalto e che oggi cerca di recuperarlo corteggiando Matteo Renzi.
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A gettare benzina sul fuoco dei grillini ci si è messa pure la procura di Trieste. Venti indagati su 59 deputati regionali. Spese folli, alla Fiorito & C. Pur con meno sfarzo e un po’ di tristezza in più. Se “Er Batman”, l’ancora insuperato sperperatore di denaro pubblico, s’è comprato la Jeep perché a Roma nevicava il 3 febbraio 2012, nel suo piccolo, e nello stesso periodo, ha fatto la sua bella figura anche l’avvocato pordenonese Antonio Pedicini, che s’è fatto restituire dalla Regione il costo del suo treno di gomme da neve. E quando l’hanno beccato, ha spiegato la “cresta”: «Sono un tipo disordinato, forse una ricevuta è finita per sbaglio fra i rimborsi della Regione». Mah. Non si sa bene cosa ne pensi il pm Federico Frezza, titolare dell’indagine anti-casta, ma certo fra i friulani la scusa fa quasi più rabbia della spesa in sé. A Udine, all’osteria “Al Cappello”, una specie di agorà alcolica dove passa tutta la città a farsi il “tajut” di vino buono un’idea ce l’hanno. C’è l’avvocato che vota Pdl e che «se li vedo in lista con il nostro simbolo voto Grillo». C’è il signore sui sessanta, bicchiere di troppo, che «non voto più nessun partito, mi fanno tutti schifo». Mentre c’è il governatore Tondo che cerca di tappare le falle su una nave che ormai imbarca acqua: «Bisogna distinguere, bisogna distinguere e ancora distinguere», va ripetendo. «Sono sciocchezze. Un conto sono le ostriche di Fiorito, un conto le magliette regalate a una Onlus da Paolo Santin del Pdl». Proprio Tondo, che aveva fatto della moralità la sua bandiera, che aveva denunciato i debiti di Illy, che aveva attaccato addirittura i fondi per la tutela del friulano, denari sacri nella terra di Pasolini. E come la mettiamo con le ricevute di un’armeria, messe a rimborso dal leghista Enore Picco, fino ad ora conosciuto come “il sindaco delle farfalle”? Lui giura che in armeria, in Friuli, non si comprano le pistole ma cavalletti per fotografia. Sarà. «Ma cosa cambia?», si domandano i 5 Stelle. E poi ci sono i detergenti intimi dell’anonimo consigliere e gli sci a noleggio di un altro e ancora il barbiere di un leghista che di capelli, per la verità, ne ha pochi. Ce n’è pure per il Pd. L’ex capogruppo in Regione, transfugo dell’ultima ora verso la lista di Mario Monti, s’è fatto pagare dall’ente i regali di Natale. Mentre il consigliere regionale Giorgio Baiutti elenca colazioni di lavoro datate il 31 dicembre. O ancora un’adozione a distanza, nobile iniziativa, piazzata fra i rimborsi. Fa tanta e tale tristezza, che il pm glissa sui nomi.
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Per la Procura, insomma, la questione è semplice: si usano i soldi della Regione come «un bancomat» e, visto che da queste parti un paio d’anni fa l’ex presidente leghista del Consiglio Edouard Ballaman finì su tutti i giornali per l’uso spensierato dell’auto blu, costretto a dimettersi, uno degli slogan che circola è “Sconfiggiamo i tre supereroi dello spreco: Ballaman, Batman e Bancomat!”. Oro che cola per i grillini, che sui nemici-giornali dichiarano a gran voce: «E’ scontato che vinceremo noi». Tondo? «Segua l’esempio della Polverini. Il capo che non sa cosa succede a casa sua non deve governare la Regione a sua insaputa».
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Venti e maree sembrano pronte, insomma, per lo Tsunami, anzi l’Orcolàt. E pure Grillo si prepara. Farà in Friuli quel che ha fatto in Sicilia. E’ atteso a fine marzo per una prima infornata di comizi a piazze strabordanti, poi tornerà negli ultimi giorni della campagna elettorale. C’è chi sussurra che, non potendo arrivare a nuoto come fece a Messina, camminerà sull’acqua come Gesù Cristo, sfidando i fondali bassi del fiume Tagliamento, simbolo del Friuli storico e fiume sacro di quelle terre, ma anche simbolo di progetti di cementificazione contestati come le casse di espansione. L’armamentario grillino, infatti, in Friuli trova tutti i suoi cavalli di battaglia: Tav, terza corsia sull’austostrada, 2 miliardi e mezzo di asfalto e cemento, l’elettrodotto che taglia le valli della Carnia, il rigassificatore galleggiante nel golfo di Trieste. Tutta roba su cui Pdl e Pd hanno fatto gran proclami, e che per Grillo sono invece soldi buttati. «La terza corsia non ha senso. Lo Stato non ci mette un euro, quindi non la considera strategica e la Regione si indebiterebbe per decenni, alzando le tariffe. Proprio adesso che la crisi ha fatto crollare le merci», sentenzia Galluccio. Lui questa filastrocca la ripete quattro volte al giorno. In quattro bar diversi. Già. In terra di vini, i comizi si fanno in osteria. «Vengono 60, anche 100 persone a sera», fa i conti. «Fanno domande e io rispondo. Noi siamo la Rete, il Web, ma poi siamo gli unici nelle piazze e fra la gente. I partiti sono chiusi nei Palazzi».
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