Archivio | marzo 20, 2013

A7734 – Auschwitz: sopravvissuto cerca fratello su Facebook

https://i1.wp.com/www.pc-facile.com/images/notizie/olocausto-facebook.jpg

Auschwitz: sopravvissuto cerca fratello su Facebook

https://i1.wp.com/en.auschwitz.org/m/components/com_ponygallery/img_pictures/20080605_1219165467_dzieci_2.jpg
fonte immagine

webmaster 17 Marzo 13 @ 20:12 pm

.

Menachem Bodner, un 72enne sopravvissuto ad Auschwitz, si è rivolto a Facebook per trovare suo fratello da cui è separarato da 68 anni. Bodner, il cui nome dato dai suoi genitori biologici era Elias Gottesmann, ha visto suo fratello Jeno per l’ultima volta poco prima della liberazione del campo da parte degli Alleati.

Se Jeno Gottesmann, il fratello, è ancora vivo potrebbe essere ovunque con qualsiasi nome. L’unico legame tra i due è l’A7734 tatuato sull’avambraccio di entrambi gli uomini.

Le memorie di quel periodo sono poche e vaghe, ma Bodner ricorda di aver avuto un fratello gemello. Si ricorda anche che era fuori a giocare e che suo fratello era in casa a dormire quando arrivarono i soldati Nazisti. Abitavano in un’area dell’Ungheria che è adesso parte dell’Ucraina.

Bodner vive adesso in Israele e ha raccontato delle sue memorie a Ayana KimRon, la genealogista che lo sta aiutando a cercare il fratello. KimRon confermò presto che i due bambini furono trasportati ad Auschwitz a Maggio del 1944, pochi mesi prima del loro quarto compleanno. Siccome erano gemelli, si pensa che furono soggetti a vari esperimenti medici nei laboratori del campo.

Sembra che entrambi siano sopravvissuti, ma furono separati pochi giorni prima della liberazione. Mentre i tedeschi fuggivano Bodner incontrò un uomo in cerca della sua famiglia e gli chiese se poteva essere suo padre. Cambiò così nome e si trasferì in Israele con la nuova famiglia. Solo anni più tardi, i genitori adottivi, gli ricordarono che ai tempi parlava di un fratello.

Col tempo Bodner ritrovò vari membri della sua famiglia biologica, ma il fratello è sempre stata la persona che più avrebbe voluto rincontrare.

Nonostante ci fossero forti indizi che il fratello era sopravvissuto e che si era trasferito negli Stati Uniti con una famiglia cristiana, KimRon non riusciva a trovare nulla di più. È allora che si decise a rivolgersi a Facebook, aprendo una pagina dedicata alla ricerca del fratello di Bodner chiamata semplicemente A7734.

Chiunque abbia delle informazioni a riguardo può lasciare un commento su Facebook o mandare un’email a FamilyRoots2000@gmail.com.

.

fonte pc-facile.com

PRINT – EMAIL – PDF

SUCCEDE ANCHE QUESTO – “Poveri muli”, la lettera in rima della suora 89enne ferma il Palio

https://i1.wp.com/www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/03/20/Italia/Foto/RitagliWeb/GIORNALE_VICENZA--330x185.jpg
Una foto di una passata edizione del Palio (ww.giornaledivicenza.it)

“Poveri muli”, la lettera in rima della suora 89enne ferma il Palio

La religiosa ha scritto al sindaco di Isola Vicentina per chiedere lo stop della gara: «Gli animali non vanno maltrattati» Passo indietro degli organizzatori: «Non si fa»

.
di Anna Martellato
.

A volte è la voce dei più piccoli, la più forte. Quella voce senza pretese, sussurrata e proprio per questo disarmante. Come quella di una suorina di 89 anni, suor Felicita Prosdocimo dell’Istituto piccole suore della sacra famiglia di Isola Vicentina (Vicenza), che nei giorni scorsi ha scritto al sindaco, Massimo De Franceschi, perché fermasse il “Palio dei Mussi”, in cui gli asinelli avrebbero dovuto correre domenica prossima: un Palio di quelli storici con una tradizione secolare, come se ne vedono tanti nel nostro Paese. Dopo diverse contestazioni da parte di ferventi animalisti, accaniti attivisti e cittadini sensibili è stata la suorina a far cambiare idea all’associazione che gestisce il palio, il gruppo Amici di Mühlhausen. E non a suon di preghiere, ma di rime. Ha scritto una poesia con una delicatezza spiazzante.

“Si sa il mulo non è sempre coerente, decide lui quando andare e non far niente; se s’impunta e non è obbediente, non si muove e non fa niente gliele suonano allegramente; poveri muli quanto han fatto per divertire, in compenso botte a non finire”, ha scritto di suo pugno (e non via email) suor Felicita. «Molte volte ho assistito alla corsa – spiega la religiosa in un’intervista rilasciata al Giornale di Vicenza – e ho visto come si comportano con quegli animali: non è giusto maltrattarli solo perché non hanno voglia di muoversi”. Il gruppo Amici di Mühlhausen ha quindi preferito battere in ritirata, per non sollevare un polverone. “L’abbiamo fatto per evitare che anche a Isola Vicentina il sindaco stoppi la gara qualche giorno prima, come successo in altri paesi. La poesia della suora è stato un simpatico invito – hanno detto gli organizzatori sempre al Giornale di Vicenza – che di fatto abbiamo accolto ma gli animali non li abbiamo mai maltrattati, questo sia chiaro”. Non è il primo Palio in cui gareggiano asinelli, i mussi appunto, che ha issato bandiera bianca alle proteste animaliste. Anche Arzignano, sempre in provincia di Vicenza, ha abbandonato lo storico Palio con protagonisti i quadrupedi.

.

fonte lastampa.it

PRINT – EMAIL – PDF

‘Gli scontri per il cibo potrebbero diventare la nuova normalità’, di Nafeez Mosaddek Ahmed (The Guardian)

https://i0.wp.com/www.comedonchisciotte.org/images/898ad167-8694-47d5-9367-21b27985edde-460.jpeg

Gli scontri per il cibo potrebbero diventare la nuova normalità

https://i0.wp.com/helphaitinowgivetoday.webs.com/people%20fighting.jpg
Scontri in Somalia per accaparrarsi il cibo – fonte immagine

.

di Nafeez Mosaddek Ahmed
The Guardian

.

Il collegamento tra crescente disuguaglianza, debito, cambiamenti climatici, dipendenza da combustibili fossili e crisi alimentare globale è innegabile.

Appena dopo due anni da quando il dittatore dell’Egitto Presidente Hosni Mubarak si è dimesso, poco è cambiato. La famigerata Piazza Tahir al Cairo è rimasta un continuo sito di scontri fra manifestanti e forze di sicurezza, nonostante un presidente eletto recentemente. E’ la stessa storia in Tunisia e Libia dove le proteste e le sommosse sono perdurate sotto gli apparentemente democratici governi attuali.

Il problema è che i cambiamenti politici portati avanti dalla primavera araba erano largamente superficiali. Grattando sotto la superficie, si trova la stessa combinazione mortale di crisi ambientali, energetiche ed economiche.

Sappiamo ora che i fatti scatenanti della primavera araba furono gli aumenti senza precedenti del prezzo del cibo. Il primo segnale che le cose si stavano disfacendo colpì nel 2008, quando una carenza globale di riso coincise con aumenti drammatici dei prezzi di prodotti di base, scatenando rivolte per il cibo in Medio Oriente, Nordafrica e Sudasia. Un mese prima della caduta dei regimi egiziano e tunisino, la FAO riportava aumenti dei prezzi da record per latticini, carne, zucchero e cereali.

Dal 2008 i prezzi del cibo globale si sono consistentemente alzati rispetto ai decenni precedenti, nonostante selvagge instabilità. Quest’anno, anche se i prezzi si sono stabilizzati, l’indice del prezzo del cibo rimane a 210 – che alcuni esperti credono sia la soglia oltre la quale diventa probabile il malcontento civile. La FAO avverte che nel corso del 2013 si potrebbe vedere un aumento dei prezzi a causa di riduzione delle forniture di grano provocata dal tempo sfavorevole alle coltivazioni dell’anno scorso.

Che questi prezzi si materializzino quest’anno o no, la mutevolezza del prezzo del cibo è solo un sintomo di problemi sistemici più profondi – ovvero che il sistema alimentare industriale globale è sempre più insostenibile. L’anno scorso il mondo ha prodotto 2241 tonnellate di grano, 75 tonnellate o il 3% in meno del raccolto record del 2011.

L’argomento chiave, ovviamente, è il cambiamento climatico. Le siccità aggravate dal riscaldamento globale nelle regioni chiave riserve di cibo hanno già portato a un calo del 10-20% nei raccolti di riso durante il decennio passato. L’anno scorso, quattro quinti degli USA hanno assistito a un’ondata di calore, ci sono state siccità prolungate in Russia e Africa, un monsone più leggero in India e alluvioni in Pakistan – eventi meteorologici estremi che erano probabilmente collegati al cambiamento climatico che affligge le maggiori riserve di cibo del mondo.

Il Dipartimento dell’Agricoltura Americano prevede un incremento del 3-4% del prezzo del cibo quest’anno -un avvertimento che è condiviso dalla Gran Bretagna. Sia ben chiaro: in uno scenario di business-as-usual questo è la nuova normalità. Complessivamente, il consumo globale di grano ha superato la produzione in otto degli ultimi 13 anni. Entro la metà del secolo, i raccolti di coltivazioni del mondo potrebbero cadere del 20-40% a causa del solo cambiamento climatico.

Ma il clima non è l’unico problema. I metodi di agricoltura industriale stanno rompendo i limiti biofisici del suolo. La produttività della terra agricola mondiale fra il 1990 e il 2007 era 1.2% all’anno, circa la metà comparata con i livelli del 1950-1990 di 2.1%.

Il 2008 ha visto anche il cambiamento verso una nuova era di pericoloso, ma consistentemente maggiore aumento dei prezzi del petrolio. Senza riguardo per dove si sta nella prospettiva di petrolio e gas non convenzionali per ottimizzare il “peak oil”*, la verità è che non ritorneremo mai allo splendore del petrolio economico.

I prezzi alti del petrolio continueranno a debilitare l’economia globale, particolarmente in Europa – ma essi continueranno pure a nutrirsi dentro il sistema di cibo industriale dipendente dal petrolio. Attualmente, ciascun maggiore punto nella produzione industriale di cibo è pesantemente dipendente da combustibili fossili. Come se non bastasse, la speculazione predatoria sul cibo e altre merci da parte delle banche fa aumentare i prezzi, aumentando i profitti a spese di milioni di poveri del mondo.

Nel contesto di economie distrutte dal debito, ciò crea una tempesta perfetta di problemi che garantirà prezzi alti – scatenando alla fine disordini civili- per il prossimo futuro.

E’ solo una questione di tempo prima che questo cocktail fatale di sfide climatiche, energetiche ed economiche colpisca i Regni del Golfo – dove l’Arabia Saudita sta combattendo con un tasso medio di esaurimento del petrolio totale di circa 29%. Se le entrate dal petrolio si riducono negli anni a venire, ciò abbasserà i sussidi per cibo e carburante. Abbiamo già visto a cosa questo può portare, per esempio, in Egitto, la cui produzione domestica del petrolio ha raggiunto il picco nel 1996, riducendo il governo a spendere per i servizi in mezzo a un debito crescente.

Il collegamento tra disuguaglianza che si rafforza, debito, cambi climatici, dipendenza da combustibili fossili e crisi globale del cibo è ora innegabile. Mentre la crescita della popolazione e dell’industria continua, la crisi alimentare potrà solo peggiorare. Se non facciamo qualcosa a riguardo, secondo un sorprendente nuovo documento della Royal Society, potremmo affrontare la prospettiva di un collasso della civiltà entro questo secolo.

La primavera araba è solo un assaggio di ciò che avverrà.

Nafeez Mosaddeq Ahmed
Fonte: http://www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/environment/blog/2013/mar/06/food-riots-new-normal
6.03.2013

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ILARIA GROPPI

*”Peak oil”: “picco del petrolio” momento nel tempo in cui il massimo dell’estrazione del petrolio è raggiunto, dopo il quale la produzione diminuisce fino a esaurirsi (fonte: wikipedia)

.

fonte comedonchisciotte.org

PRINT – EMAIL – PDF

GOVERNO – A Bersani serve la Lega

https://i1.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2-extra/2013/03/13/jpg_2202539.jpg
https://i2.wp.com/data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2013/03/20/jpg_2203106.jpg

A Bersani serve la Lega

Sottotraccia resiste la possibilità che il partito di Maroni, pur senza rompere ufficialmente con il Pdl, dia un ‘aiutino’ al segretario Pd per formare un esecutivo. E gli fornisca in numeri per diventare premier

.

di Susanna Turco

.

Il filo è esile, ma resiste. Non si è spezzato nemmeno dopo gli esiti fallimentari della trattativa sui presidenti delle Camere. E’ solo proseguito sottotraccia, ufficialmente negato. Il dialogo tra Pd e Lega passa per il telefono senza fili di Daniele Marantelli e Vasco Errani, emissari per conto del Pd, e di Roberto Calderoli e Gianluca Pini, per conto del Carroccio. Interroga, ancora, la possibilità che la Lega si presti a “un aiutino”, come dice Roberto Maroni, “per far nascere il governo Bersani” senza però spaccare la coalizione di centrodestra.

L’ipotesi che il dialogo si traduca in qualcosa di costruttivo certo è fragile, e lo si è visto durante le trattative sui vertici di Camera e Senato: raccontano infatti che a un certo punto il Pd abbia offerto la Camera al leghista Giorgetti, ma che alla Lega sia sembrato un debito “troppo impegnativo”; raccontano allora che il Carroccio abbia controproposto una presidenza affidata al Pdl (il Senato), e che questo sia parso “troppo” al Pd, e fine dei giochi.

Il punto è che la Lega, pur ansiosa di scongiurare il ritorno immediato al voto, e pur pronta a un ritorno alle origini del tipo “appoggiamo chiunque ci consenta di attuare il federalismo”, non vuole e non può rompere l’alleanza con il Pdl. Salterebbero tutte le giunte regionali affidate al Carroccio (Lombardia, Piemonte, Veneto), che d’altra parte è tra le ragioni profonde della nuova alleanza con il Pdl, dopo mesi di freddezza tra Maroni e Berlusconi.

Ma al di sotto della completa concordia con il partito del Cavaliere sbandierata in queste ore, qualcos’altro si muove. La possibilità, appunto, di un “aiutino” al Pd. Che però non passerebbe per una vera rottura con il Pdl. Argomentano infatti a Palazzo che quella spintarella del Carroccio dovrebbe diventare il gesto attraverso il quale la Lega si farebbe tramite tra Pd e Pdl.

Due partiti che al momento – stante il niet di Bersani – non possono allearsi direttamente ma che di fatto avrebbero bisogno l’uno dell’altro. Una contaminazione consapevole, dunque. Per il segretario Pd, che in questo modo avrebbe i numeri per diventare premier (o quantomeno per non veder impallinate nell’aula del Senato le proprie ambizioni a farlo). Ma anche per il Pdl che, cedendo il proprio alleato all’avversario, avrebbe la possibilità di entrare in partita: un bottino non da poco, vista l’aria che tira intorno a un Berlusconi che si sente sempre più accerchiato dalla magistratura, e dentro a un partito che col “dopo Cavaliere” comincia seriamente a fare i conti.

.

.

IN EDICOLA

Il giornale in edicola

fonte espresso.repubblica.it

PRINT – EMAIL – PDF

L’INCHIESTA – Salto di Quirra, la mattanza del Poligono. Cento morti sospette, tumori, deformità

**

Salto di Quirra, la mattanza del Poligono.
Cento morti sospette, tumori, deformità

https://solleviamoci.files.wordpress.com/2013/03/0a8ba536d3d1196fc5996a4506275d0429067581.jpg
No, non è un peluche… – fonte immagine

.

di MARCO CORRIAS

.

Istituita nel 1956, l’area militare situata nel Sarrabus, in Sardegna, è una piccola industria che dà lavoro a soldati, civili, tecnici. Ha ospitato sperimentazioni belliche e addestrato soldati di tante nazionalità. Migliaia di esplosioni di missili terra aria e anticarro – pure i famigerati Milan francesi che rilasciavano torio radioattivo – hanno provocato conseguenze letali su uomini, animali e territorio. Domenico Fiordalisi, capo della procura di Lanusei, ha indagato sulla vicenda. Venti persone (tra cui 7 generali) sono finite sotto inchiesta per aver nascosto il disastro ambientale: l’udienza è fissata per il prossimo 17 luglio

.

Era una famiglia numerosa e compatta. Due anziani genitori e dieci figli che si dividevano i lavori per mandare avanti questo piccolo podere: gli alberi da frutta, l’orto, i campi da arare, gli animali da cortile, le pecore e le mucche da accudire, un po’ allo stato brado un po’ riparate dentro la stalla bianca, poco discosta dalla casa. Più in là, a qualche centinaio di metri sulla collina, le cupole di due strani edifici, anch’essi bianchi. Il Poligono militare di Salto di Quirra incombe e circonda questo e altre decine di piccoli poderi, case sparse, ovili.

La gente di queste terre conserva il pudore antico di chi non ama esibire il dolore. E ti racconta storie drammatiche chiedendo l’anonimato. C’erano dieci figli, qui, ma due se li è portati via il tumore e altri due combattono contro la stessa malattia. E la mamma, donna forte senza più lacrime, seduta al tavolo della scarna cucina, dice che lei stessa è stata colpita dal male, anche se sembra non curarsene, anche se non sa come andrà a finire. C’è il pudore atavico, ma c’è anche la paura d’essere accusati di esibizionismo, di danneggiare la povera economia locale di questa zona della Sardegna povera tra le povere, il Sarrabus.

È già accaduto, e l’ostracismo sociale si fa più feroce quando c’è di mezzo il lavoro e la già misera occupazione rischia di estinguersi. Perché il poligono è una piccola industria che dà da mangiare a qualche centinaio di persone. Militari, ma anche civili, operai e tecnici altamente specializzati della Vitrosicet, l’azienda legata all’Aeronautica, che controlla i sistemi elettronici degli armamenti impiegati nel poligono e ne cura la manutenzione. Naturale, quindi, che per anni i pochi avventurosi che osavano protestare contro questa e altre basi militari che fanno della Sardegna la regione a più alto tasso di occupazione militare del territorio, abbiano dovuto combattere su due fronti: i militari e i loro alleati, cioè buona parte della popolazione di Villaputzu, di Muravera, di San Vito, Di Perdasdefogu. Paesi dove per anni si sono tenuti convegni presieduti dai sindaci per confutare gli ambientalisti anti base, per dire che nessun danno alla salute poteva venire dai missili e dalle bombe, i cui fragori e le cui nuvole di polvere invadevano case a campagne.

C’è voluta tutta la testardaggine e forse la temerarietà di Domenico Fiordalisi, capo della procura di Lanusei venuto dalla Calabria, dove si è occupato a lungo di antimafia, per bucare il muro d’omertà che ha sempre avvolto il poligono con la sua propaggine a mare di Capo San Lorenzo, costa est dell’isola. Centotrenta chilometri quadrati di terra selvaggia e mare bellissimo, interdetto, però, alla navigazione e alla pesca, e sfregiato nei suoi fondali da ogni sorta di rifiuto militare: obici, bombe inesplose, pezzi di missile, come hanno documentato i sommozzatori inviati da Fiordalisi per inserire anche questo tassello nella mole di dati, reperti, analisi e testimonianze che costituiscono il nerbo di un’inchiesta ambientale che per la prima volta in Italia ha intaccato la sacralità di un’istituzione militare .

Non era mai accaduto che sette generali dell’Aeronautica militare, sei dei quali ex comandanti del Poligono, ma anche due colonnelli, un maggiore, un tenente, oltre a tecnici e ricercatori di società private e dell’Istituto di Scienze ambientali Sarfatti dell’università di Siena, medici e persino un sindaco, quello di Perdasdefogu, per un totale di venti persone, venissero messi sotto accusa per reati che vanno dalla “omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri” al falso ideologico per avere cercato di nascondere la reale portata del disastro ambientale causato dalle attività del Poligono.

L’udienza definitiva del giudice dell’udienza preliminare che dovrà decidere se avviare a processo gli accusati, dopo una serie di rinvii è fissata per il 17 luglio, giorno in cui si pensa sarà pronta la perizia disposta dal Gup per verificare se le attività dentro il Poligono, con la conseguente diffusione di elementi letali per la salute dell’uomo, abbiano o no avuto ripercussioni sul territorio circostante, come afferma la pubblica accusa.

Sta lì da 57 anni il Poligono interforze del Salto di Quirra, essendo stato istituito nel 1956 con il compito preciso di sperimentare nuovi sistemi d’arma. Ma non è un Poligono per le sole forze armate italiane. Qui vengono ad addestrarsi israeliani, turchi, tedeschi, inglesi, paesi della Nato ma anche paesi dell’est e, in passato, persino i libici di Gheddafi. La notte del 27 giugno 1980, in cui l’aereo Itavia diretto a Ustica fu colpito e abbattuto da un missile rimasto misterioso, nel Poligono, secondo alcuni testimoni, erano presenti specialisti libici, che la mattina dopo furono rispediti in tutta fretta a casa.

Gestito dal centro sperimentale volo del comando logistico dell’Aeronautica militare, il Poligono è diviso in due aree. Quella a mare, di 2mila ettari per 50 chilometri di costa, verso cui, attraverso le rampe, avvengono i lanci di missili terra aria che viaggiano verso bersagli simulati e che riducono i fondali a un’immensa pattumiera. L’area a terra, di 12 mila ettari, è invece utilizzata per l’addestramento al tiro dagli elicotteri e con mezzi corazzati e di artiglieria. Qui fino al 2003 vennero lanciati 1187 dei famigerati missili anticarro Milan, di fabbricazione francese, ritirati poi proprio perché considerati pericolosi a causa del rilascio di torio radioattivo contenuto nei loro sistemi di guida. È in quest’area, in zona Torri, esposta a tutti i venti perché a 600 metri sul livello del mare, che avveniva, dal 1984 al 2008, quella sorta di tiro al bersaglio contro munizioni e sistemi d’arma ormai obsoleti, che il Procuratore Fiordalisi cita nell’atto d’accusa contro i generali. “Enormi quantità di munizioni e bombe fuori uso che provenivano dagli arsenali di tutt’Italia e varie teste di missili Nike, che avevano valvole radioattive, con cariche di biglie al tugsteno, altamente cancerogene se vaporizzate nell’aria e respirate… e missili anticarro come il Tow che contiene amianto”.

Forti esplosioni che, secondo i periti della Procura, producevano nuvole di nanoparticelle che poi ingerite per via diretta o attraverso il cibo e l’acqua avrebbero provocato un centinaio di morti tra i 167 ammalati di tumori, accertati tra pastori e altri abitanti e dipendenti civili e militari del poligono. Esplosioni provocate anche da altri tipi di esperimenti. Come i bombardamenti contro simulazioni di gasdotti e condotte petrolifere, per testarne la resistenza in caso di attentati.

Oltre ai morti, sostiene Fiordalisi nella sua indagine, vanno contate le deformità di animali e persone. Agnelli nati con un solo occhio e con mostruose alterazioni, secondo le segnalazioni di due veterinari della zona, dalle rivelazioni dei quali è nata l’inchiesta. Ma anche numerosi casi di bimbi malformati e menomati. Nel paese di Escalaplano nei giorni scorsi è morta, all’età di 25 anni, Maria Grazia, una ragazza nata nel 1988 con gravi menomazioni. In quell’anno, nel paesino che conta poco più di duemila abitanti, furono ben 14 i bambini nati con malformazioni o tumori mortali. Il caso di Maria Grazia, della cui mamma Fiordalisi è riuscito, dopo molte e delicate insistenze, ad avere la testimonianza, è raccontato nell’inchiesta ed è uno dei pilastri d’accusa.

La risposta degli scettici è però sempre la stessa: niente di quel che dice Fiordalisi può essere dimostrato. Intanto, dice l’Avvocato dello Stato Francesco Caput, in difesa dei generali e degli ufficiali, “una commissione d’inchiesta parlamentare ha escluso la presenza nel Poligono di uranio impoverito e quindi è escluso qualsiasi collegamento con la salute della gente del posto”. E così si avanza la richiesta di un’indagine epidemiologica per dimostrare che l’incidenza dei morti di tumore, sul totale della popolazione del Sarrabus, è irrilevante se non inferiore a quella di altre zone dell’isola. Una richiesta che fa andare su tutte le furie Mariella Cao, combattiva e storica leader antimilitarista di “Gettiamo le basi”: “Questi vogliono spalmare i poveri morti su tutta la popolazione. Ma i morti accertati, un centinaio, sono tutti concentrati tra i pastori della zona e nella frazione di Quirra. Guarda caso nelle zone più esposte alle esplosioni”.

Il giudice Nicola Clivio che presiede il procedimento preliminare per decidere se mandare a processo i 20 accusati, ha ammesso ben 62 parti civili. Un numero straordinario di parti offese: oltre ai parenti delle vittime, i pastori sfrattati dal Poligono, associazioni ambientaliste, la Provincia di Cagliari, i Comuni di Villaputzu, Ulassai, Tertenia e Villagrande e persino una decina di abitanti che pur non lamentando danni diretti, rivendicano però il danno da esposizione. Manca invece il governo e, soprattutto la Regione Sarda.

In silenzio, attenta a ogni fase del dibattimento, c’è una donna che non ha quasi mai perso un’udienza nel tribunale di Lanusei. È la madre di Valery Melis, il militare di Cagliari morto a 26 anni per un linfoma di Hodgkin dopo una missione in Kossovo e vari addestramenti nel poligono di Capo Teulada. È stata la prima a denunciare il legame tra le esplosioni e le morti per tumore di militari e civili. In primo grado, in sede civile il governo è stato condannato a risarcire la famiglia di Valery. Poi, dice lei con un sorriso mesto, “c’è stato il ricorso del governo e ancora aspettiamo giustizia”.

.

fonte inchieste.repubblica.it

PRINT – EMAIL – PDF

RIDUZIONE STIPENDIO? – Boldrini e Grasso, #FateloVoi

https://i0.wp.com/tg24.sky.it/static/contentimages/original/sezioni/tg24/politica/2013/03/16/boldrini_grasso2.jpg
fonte immagine

Boldrini e Grasso, #FateloVoi

.

Boldrini e Grasso si riducono stipendio del 30%” titola Repubblica. Bene, ma quale stipendio? Si tratta di quello da parlamentare o dell’indennità aggiuntiva per i presidenti di Camera e Senato? Non è spiegato, ma è un dettaglio importante che i cittadini devono conoscere. Il M5S rifiuta in toto le indennità di carica: Antonio Venturino, 5 stelle eletto in Sicilia, ha rinunciato ai 3.244,22 euro al mese e all’auto blu che gli sarebbero spettati in quanto vice presidente dell Assemblea Regionale Siciliana. Boldrini e Grasso possono rinunciare all’indennità di carica e dimezzarsi l’indennità da parlamentare, come dei veri cittadini a 5 Stelle, ed essere d’esempio a tutti i parlamentari. Nella nota congiunta rilasciata dai due presidenti dopo un incontro si legge: “Nell’incontro si è convenuto di proporre misure riguardanti il trattamento economico complessivo dei parlamentari, che saranno in concreto definite una volta costituito l’Ufficio di Presidenza, con l’obiettivo di realizzare un risparmio tra il trenta e il cinquanta per cento della relativa spesa.“. Una proposta c’è già ed è molto semplice: 5 mila euro lordi mensili invece di 11.283 euro lordi, rinuncia all’assegno di solidarietà e obbligo di giustificare, rendicontare e pubblicare ogni spesa rimborsata. I cittadini portavoce del M5S in Parlamento l’hanno già fatto. Se Boldrini e Grasso proponessero questa misura il risparmio annuale sarebbe di circa 70 milioni.

Grasso ieri ha detto di “non essere una foglia di fico, ma una quercia che si è già messa al lavoro”. Può dimostrarlo: chieda a tutti i partiti, insieme alla presidente Boldrini, di rinunciare ai rimborsi elettorali previsti per questa legislatura. Un atto di giustizia nei confronti del popolo italiano che si sentirebbe finalmente rappresentato da due delle istituzioni massime della Repubblica. I partiti non possono farlo, ma voi siete stati scelti in quanto vi dichiarate estranei al sistema. “Fatelo voi!“, come ha urlato Dario Fo dal palco dello Tsunami Tour ai 100.000 di Milano. Boldrini, Grasso, assumetevi la responsabilità che il vostro ruolo impone, chiedete il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari e la rinuncia dei rimborsi elettorali. #FateloVoi!

Chiedi a Boldrini e Grasso di sostenere il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari e la rinuncia dei rimborsi elettorali su Twitter:

#FateloVoi

https://i2.wp.com/rack.3.mshcdn.com/media/ZgkyMDEyLzEyLzA1LzkzL1R3aXR0ZXJCaXJkLmpjTC5qcGcKcAl0aHVtYgk5NTB4NTM0IwplCWpwZw/2b9302b9/d54/TwitterBird.jpg
fonte immagine
.
fonte beppegrillo.it

PRINT – EMAIL – PDF

Confindustria: “Lo Stato paghi i crediti alle imprese. Con quei soldi 250 mila posti in più”

https://i0.wp.com/www.oipamagazine.eu/public/immagini/foto/4456.jpg
fonte immagine

“Lo Stato paghi i crediti alle imprese
Con quei soldi 250 mila posti in più”

https://i0.wp.com/www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/03/20/Economia/Foto/RitagliWeb/396d49416dc0fe0e8cb38f3ee360768d--330x185.jpg
Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi

.

Il presidente di Confindustria Squinzi: «L’immissione di liquidità nel sistema innescherebbe un circolo virtuoso e lo stimolo per i consumi»

La liquidazione dei crediti delle imprese da parte della P.A. potrebbe portare a un aumento in 5 anni di 250.000 occupati e a una crescita del Pil dell’1% per i primi 3 anni, fino ad arrivare al +1,5% nel 2018. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, chiedendo al Governo un provvedimento per il pagamento immediato.

Secondo la Confindustria la restituzione dei 48 miliardi di debiti della pubblica amministrazione verso le imprese determinerebbe ricadute positive sul Paese. Secondo una simulazione effettuata dal centro studi, infatti, oltre al significativo aumento degli investimenti nei prossimi cinque anni, pari a oltre il 13%, «un risultato importante che ribadisce l’impegno e la fiducia nelle imprese nel Paese», la liquidazione di questi crediti comporterebbe un aumento di circa 250.000 occupati. La restituzione determinerebbe, secondo Confindustria, un incremento del pil dell’1% (16 miliardi di euro) per i primi tre anni, fino ad arrivare all’1,5% nel 2018.

«Questi dati dimostrano – dice il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi – che l’immissione di liquidità nel sistema delle imprese innescherebbe un circolo virtuoso portatore di posti di lavoro e, quindi, maggiori consumi. Confindustria auspica che il governo in carica provveda tempestivamente ad adottare, già dal prossimo Consiglio dei ministri, tutti i provvedimenti necessari per la liquidazione di quanto spetta alle imprese, così come indicato dalla Commissione europea e chiaramente emerso dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio, che nei giorni scorsi ha manifestato la disponibilità a lavorare con la Commissione per identificare le soluzioni e avviare la liquidazione del debito nel più breve tempo possibile». I 48 miliardi chiesti sono pari a 2/3 di quanto complessivamente dovuto alle imprese a fine 2011.

 .
.