GOVERNO – A Bersani serve la Lega

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A Bersani serve la Lega

Sottotraccia resiste la possibilità che il partito di Maroni, pur senza rompere ufficialmente con il Pdl, dia un ‘aiutino’ al segretario Pd per formare un esecutivo. E gli fornisca in numeri per diventare premier

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di Susanna Turco

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Il filo è esile, ma resiste. Non si è spezzato nemmeno dopo gli esiti fallimentari della trattativa sui presidenti delle Camere. E’ solo proseguito sottotraccia, ufficialmente negato. Il dialogo tra Pd e Lega passa per il telefono senza fili di Daniele Marantelli e Vasco Errani, emissari per conto del Pd, e di Roberto Calderoli e Gianluca Pini, per conto del Carroccio. Interroga, ancora, la possibilità che la Lega si presti a “un aiutino”, come dice Roberto Maroni, “per far nascere il governo Bersani” senza però spaccare la coalizione di centrodestra.

L’ipotesi che il dialogo si traduca in qualcosa di costruttivo certo è fragile, e lo si è visto durante le trattative sui vertici di Camera e Senato: raccontano infatti che a un certo punto il Pd abbia offerto la Camera al leghista Giorgetti, ma che alla Lega sia sembrato un debito “troppo impegnativo”; raccontano allora che il Carroccio abbia controproposto una presidenza affidata al Pdl (il Senato), e che questo sia parso “troppo” al Pd, e fine dei giochi.

Il punto è che la Lega, pur ansiosa di scongiurare il ritorno immediato al voto, e pur pronta a un ritorno alle origini del tipo “appoggiamo chiunque ci consenta di attuare il federalismo”, non vuole e non può rompere l’alleanza con il Pdl. Salterebbero tutte le giunte regionali affidate al Carroccio (Lombardia, Piemonte, Veneto), che d’altra parte è tra le ragioni profonde della nuova alleanza con il Pdl, dopo mesi di freddezza tra Maroni e Berlusconi.

Ma al di sotto della completa concordia con il partito del Cavaliere sbandierata in queste ore, qualcos’altro si muove. La possibilità, appunto, di un “aiutino” al Pd. Che però non passerebbe per una vera rottura con il Pdl. Argomentano infatti a Palazzo che quella spintarella del Carroccio dovrebbe diventare il gesto attraverso il quale la Lega si farebbe tramite tra Pd e Pdl.

Due partiti che al momento – stante il niet di Bersani – non possono allearsi direttamente ma che di fatto avrebbero bisogno l’uno dell’altro. Una contaminazione consapevole, dunque. Per il segretario Pd, che in questo modo avrebbe i numeri per diventare premier (o quantomeno per non veder impallinate nell’aula del Senato le proprie ambizioni a farlo). Ma anche per il Pdl che, cedendo il proprio alleato all’avversario, avrebbe la possibilità di entrare in partita: un bottino non da poco, vista l’aria che tira intorno a un Berlusconi che si sente sempre più accerchiato dalla magistratura, e dentro a un partito che col “dopo Cavaliere” comincia seriamente a fare i conti.

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fonte espresso.repubblica.it

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