Archivio | marzo 20, 2013

La crisi affonda l’industria del Sud

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La crisi affonda l’industria del Sud

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Cosa resta del Mezzogiorno? Poco, anzi nulla. Poiché il Sud si è “rinsecchito”, si legge nel rapporto che il Censis ha presentato ieri nell’ambito della giornata dedicata a Gino Martinoli – tra i fondatori del Censis – dal titolo “La crisi sociale del Mezzogiorno” alla presenza del presidente Giuseppe De Rita e del direttore generale Giuseppe Roma. Il Censis usa un modo elegante per dire tante cose tutte insieme: che il Sud ha perso in questi anni energie, sostanza.

Un Sud dimenticato che «si è andato privando nel tempo di strumenti reali in grado di suscitare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle élite – si legge nel rapporto –. Con le grandi banche meridionali inglobate nelle corporation finanziarie lombardo-torinesi, i media monopolizzati dal l’asse Roma-Milano catturare l’attenzione non certo semplice». Disattenzione che diventa ancora più rilevante in una fase di difficoltà: tra il 2007 e il 2012 nel Sud il Pil si è ridotto del 10% in termini reali (-5,7% nel Centro-Nord). E la recessione, è la considerazione del Censis, è l’ultimo tassello di una serie di criticità stratificate nel tempo: piani di governo poco chiari, burocrazia lenta, infrastrutture scarsamente competitive, limitata apertura ai mercati esteri e un forte razionamento del credito hanno indebolito il sistema-Mezzogiorno fino quasi a spezzarlo.

Al Sud poi «il sistema imprenditoriale già fragile e diradato è stato sottoposto negli ultimi anni a un processo di progressivo smantellamento, costellato da crisi d’impresa molto gravi come quelle dell’Ilva di Taranto e della Fiat di Termini Imerese. Tra il 2007 e il 2011 gli occupati nell’industria meridionale si sono ridotti del 15,5% (con una perdita di oltre 147mila unità) a fronte di una flessione del 5,5% nel Centro-Nord». E poi: oltre 7.600 imprese manifatturiere del Sud (su un totale di 137mila aziende) sono uscite dal mercato tra il 2009 e il 2012, con una flessione del 5,1% e punte superiori al 6% in Puglia e Campania. «Non si riesce ad attrarre e a generare investimenti – dice l’economista Francesco Asso –. La crisi della grande impresa non è compensata dalla crescita di un tessuto di imprese esportatrici e innovatrici che riesce in maniera significa a intercettare domanda mondiale in crescita».

Nel frattempo non sono state colte le opportunità derivanti dai finanziamenti Ue. I contributi per i programmi dell’Obiettivo convergenza ammontano a 43,6 miliardi per il 2007-2013 ma a meno di un anno dalla chiusura del periodo di programmazione risulta impegnato il 53% delle risorse e spesi 9,2 miliardi (il 21,2%). «L’efficacia dei programmi Ue è discutibile – si legge ancora –. Le risorse spese hanno rafforzato i circuiti meno trasparenti e congelato l’iniziativa imprenditoriale con incentivi senza obbligo di risultato e progetti spesso estranei alle vere esigenze». Per Francesco Izzo, docente di Gestione strategica dell’innovazione alla Seconda Università di Napoli, «è la certificazione dell’incapacità delle regioni di progettare e di spendere i fondi Ue». I risultati dimostrano il fallimento. I livelli di reddito del Sud sono comparabili e inferiori a quelli della Grecia (il Sud ha meno di 18mila euro per abitante, la Grecia 18.500 euro).

La parola chiave sembra essere sfiducia. Quella dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non si formano, i cosiddetti Neet la cui incidenza media nel Mezzogiorno è del 31,9% a fronte del 22,7% nazionale. Le istituzioni accademiche meridionali vedono restringersi la base della loro utenza con decrementi superiori alle due cifre percentuali in quattro delle otto regioni del Sud: Sicilia (-35%), Calabria (-24,6%), Sardegna (-17,5%) e Basilicata (-14,2%). «Non siamo riusciti – dice l’economista catanese Elita Schillaci – a far nulla né per trattenere né per attrarre cervelli e ciò è drammatico se si pensa che il capitale umano è la risorsa chiave». Il 23,7% degli universitari meridionali si è spostato verso il Centro-nord. La spesa pubblica per l’istruzione e la formazione nel Sud è molto più alta rispetto al resto del Paese ma meno efficace: 1.170 euro pro-capite nel Sud rispetto ai 937 euro del resto d’Italia eppure, il tasso di abbandono scolastico è del 21,2% al Sud e del 16% al Centro-Nord. Dal mercato del lavoro non arrivano segnali di speranza: i disoccupati con laurea sono in Italia il 6,7% a fronte del 10% del Sud. In generale, ricorda il Censis, dei 505mila posti di lavoro persi tra il 2008 e il 2012, il 60% ha riguardato il Sud (oltre 300mila) mentre un terzo dei giovani tra i 15 e i 29 anni non riesce a trovare un lavoro a fronte di un tasso di disoccupazione giovanile in Italia del 25 per cento.

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fonte ilsole24ore.com

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Brasile, Berlusconi testimonial dei lassativi. ‘Non lasciate che rimanga oltre’

Bisalax Laxative - Berlusconi

Brasile, Berlusconi testimonial dei lassativi. ‘Non lasciate che rimanga oltre’

L’agenzia di comunicazione Artplan ha studiato la pubblicità per il prodotto Bisalax della União Química. Oltre al Cavaliere, lo stesso claim viene associato a George W. Bush e a Kim Jong-il

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di | 20 marzo 2013

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Una campagna per lassativi con un testimonial d’eccezione: Silvio Berlusconi. A lanciarla è stata l’agenzia di comunicazione Artplan che l’ha studiata per il prodotto Bisalax della União Química, azienda farmaceutica brasiliana, e l’ha accompagnata al claim “Don’t let it overstay” (“Non lasciate che rimanga oltre”).

Uno slogan che gioca sulla permanenza al potere del Cavaliere che, però, è in buona compagnia. Infatti insieme a lui sono stati utilizzati anche l’ex presidente americano George W. Bush e il ‘Caro leader’ Kim-Jong Il (segnalazione da Non leggere questo blog).

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Ilaria Alpi, diciannove anni senza verità e giustizia

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Ilaria Alpi, diciannove anni senza verità e giustizia

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di | 20 marzo 2013

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19 anni fa, il 20 marzo del 1994, venivano ammazzati in Somalia Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, mentre stavano indagando sugli intrallazzi di imprenditori senza scrupolo che accumulavano miliardi spacciando spazzatura e rifiuti tossici.

Forse avevano messo le mani e le telecamere su misteri gelosamente custoditi da corrotti residenti sulle due sponde del Mediterraneo, corrotti di varia natura e, soprattutto corruttori e distributori di tangenti agli “Amici somali e italiani”.

Da allora si sono susseguite le commissioni di inchiesta, i processi, persino qualche condanna, ma restiamo lontano dall’avversario assicurato verità e giustizia alla memoria di Luciana e Miran, ai loro familiari, agli amici di sempre, che continuano a tenere in vita, tra mille sforzi, una fondazione ed un premio dedicato alle storie di Ilaria e Mirian.

Sono stati proprio loro, in questa giornata, a lanciare l’ennesimo appello, a scuotere le coscienze, a chiedere che anche i nuovi presidenti delle Camere riaccendano i riflettori. Del resto il presidente del Senato, Pietro Grasso, proprio nel suo discorso di insediamento, ha annunciato di voler mettere il naso nelle stragi e nei delitti restati impuniti.

Siamo sicuri che in questo elenco vorrà inserire anche l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, restato, e non a caso, senza mandanti, almeno per le aule dei tribunali. Chi volesse associarsi all’appello del premio Alpi e far sentire anche la sua voce potrà farlo sia twittando: 19 anni senza #giustizia per Ilaria e Miran, oppure scrivendo alla fan page di Facebook del premio Ilaria Alpi.

Alziamo la voce oggi per riuscire ad avere Giustizia e Verità per il prossimo 20 marzo del 2014, quando, purtroppo, ricorreranno 20 anni dal loro assassinio.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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E’ morto il capo della Polizia Antonio Manganelli / Italy: Police chief Manganelli dies from respiratory infection

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Cancellieri: “era il numero uno, lo Stato lo piange”

E’ morto il capo della Polizia Antonio Manganelli

E’ morto il capo della polizia Antonio Manganelli. Manganelli era malato di tumore da tempo ed era ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale San Giovanni di Roma dallo scorso 24 febbraio, dopo essere stato colpito da una emorragia cerebrale

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Roma, 20-03-2013

E’ morto il capo della polizia Antonio Manganelli. Manganelli era malato di tumore da tempo ed era ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale San Giovanni di Roma dallo scorso 24 febbraio, dopo essere stato colpito da una emorragia cerebrale. Le sue condizioni ieri si erano aggravate.

Manganelli era nato ad Avellino l’8 dicembre 1950 e ha percorso le tappe più importanti della sua carriera nella polizia di Stato fianco a fianco all’ex capo del corpo Gianni De Gennaro, di cui è diventato vicario dal 3 dicembre 2001 e del quale ha preso poi il posto al vertice della Polizia il 25 giugno 2007.

Laureato in Giurisprudenza all’Università di Napoli, si è specializzato in Criminologia clinica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Modena. Dagli anni ’70 del ha operato nel campo delle investigazioni, acquisendo particolare esperienza e preparazione tecnica nel settore dei sequestri di persona a scopo di estorsione prima ed in quello antimafia poi.

Ha lavorato al fianco dei più valorosi magistrati e di organi giudiziari investigativi europei ed extraeuropei, dei quali è diventato negli anni un punto di riferimento, legando il suo nome anche alla cattura di alcuni dei latitanti di maggior spicco delle organizzazioni mafiose.

E’ ancora giovane quando insieme a Gianni De Gennaro diventa uno degli investigatori più fidati di Giovanni Falcone in Sicilia. Sono gli anni della cattura del boss Tommaso Buscetta in Brasile e delle grandi inchieste di mafia che porteranno poi al maxi processo contro i boss di Cosa Nostra.

E’ stato docente di ‘Tecnica di Polizia Giudiziaria’ all’Istituto Superiore di Polizia ed è autore di pubblicazioni scientifiche in materia di sequestri di persona e di tecnica di polizia giudiziaria, tra cui il manuale pratico delle tecniche di indagine ‘Investigare’ scritto con il prefetto Franco Gabrielli, all’epoca direttore del Sisde ora capo della Protezione civile.

Manganelli ha diretto il Servizio centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia, poi lo Sco (il Servizio centrale operativo) ed è stato questore di Palermo (dal 1997) e di Napoli (dal 1999). Nel 2000 viene nominato dal Consiglio dei Ministri prefetto di Prima classe, con l’incarico di direttore centrale della Polizia Criminale e vice direttore generale della Pubblica Sicurezza. Dal 3 dicembre 2001 Manganelli è stato vice direttore generale della Pubblica sicurezza con funzioni vicarie.

Il Consiglio dei Ministri (governo Prodi, Amato ministro dell’Interno) lo ha nominato capo della Polizia il 25 giugno 2007. Durante il suo periodo al vertice della Polizia sono stati catturati alcuni del latitanti ‘di massima pericolosità’, come i boss di Cosa nostra Giovanni Arena, Sandro e Salvatore Lo Piccolo, i boss camorristi dei Casalesi Michele Zagaria e Giuseppe Setola, quelli della ‘ndrangheta Giovanni Strangio e Domenico Condello.

Cancellieri: Era numero uno, lo Stato lo piange
“Era un numero uno come poliziotto e per le sue qualità morali”. Cosi’ parla il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri del capo della Polizia Antonio Manganelli. “Addio carissimo – scrive il ministro nel suo messaggio di cordoglio – che la terra ti sia lieve”. “Conoscevo Antonio Manganelli da tempo e negli anni, da lontano, avevo avuto modo di apprezzare le sue qualità di uomo e di ottimo capo della Polizia. Ma i 16 mesi che abbiamo passato gomito a gomito, sullo stesso piano del Palazzo del Viminale, molto spesso con gli stessi problemi da risolvere mi consentono di dire che Antonio era molto di più e molto meglio”, prosegue il ministro Cancellieri. “Purtroppo questi 16 mesi fanno sì che il mio dolore sia ancora più forte e il vuoto ancora più grande. E capisco quale possa essere il senso di sgomento che la sua perdita lascia in chi gli é stato vicino per una vita come la moglie Adriana e la figlia Emanuela – aggiunge – o in chi abbia avuto la fortuna di lavorare con lui anni e anni come i suoi collaboratori ai vertici della Polizia che voglio idealmente abbracciare”. “Antonio – dice il ministro chiamando affettuosamente per nome il capo della Polizia – é stato prima un valente investigatore, poi un lungimirante, appassionato, generoso ed efficiente capo della Polizia. Queste sue doti hanno fatto di lui un leader ed é per questo che oggi dai suoi più stretti collaboratori fino all’ultimo agente tutti lo piangono con immenso dolore”. “Non solo per il fiuto da poliziotto – prosegue il ministro – non solo per la capacità di dirigere l’imponente macchina alla quale tutti i cittadini italiani affidano la propria sicurezza, non solo per la solida e democratica dedizione che ha saputo mettere al servizio dello Stato. Era un numero uno soprattutto per le qualità morali che erano parte integrante di tutte le cose che ha fatto”. “Ed é stato d’esempio per tutti noi – dice ancora il ministro – per il coraggio ,la forza e l’orgoglio con cui ha affrontato il lungo calvario della malattia che lo ha portato a lasciarci”. “Personalmente gli sono debitrice per la leale collaborazione che mi ha dato e per il grandissimo e disinteressato aiuto che mi ha offerto in questo lavoro che per me era assolutamente nuovo. Ma – prosegue Cancellieri – é lo Stato italiano ad essere debitore nei confronti di Antonio Manganelli”. “Lo Stato italiano che oggi lo piange e domani lo saprà onorare degnamente. Il Ministro dell’Interno, con immenso dolore, ringrazia, rimpiange e ricorda Antonio Manganelli. Annamaria vuole abbracciare per l’ultima volta l’amico Antonio”, conclude il ministro dell’Interno.

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fonte rainews24.it

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Italy: Police chief Manganelli dies from respiratory infection

last update: March 20, 13:47

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Rome, 20 March (AKI) – Italy’s chief of police, Antonio Manganelli died of a respiratory infection in a Rome hospital on Wednesday aged 63.

“Antonio Manganelli was an outstanding investigator and a passionate, generous and effective head of police,” said Italy’s interior minister Annamaria Cancellieri.

“These abilities made him a leader whose passing is greatly mourned – from those who worked most closely with him to every police officer.”

Manganelli had been admitted to Rome’s San Giovanni hospital’s intensive care unit on 24 February for emergency surgery to remove a blot clot from his brain following a haemorrage.

Manganelli, who came from the Campania region surrounding Naples, was appointed Italy’s police chief in June 2007 and taught at Italy’s top police academy.

He earlier worked with several prominent anti-mafia magistrates, serving as head of the police’s Central Operating Service and in the late 1990s served as the as the government’s top official in Naples and in Palermo.

The author of numerous books on crime topics ranging from investigative techniques, he had a law degree from Naples University and a post-graduate degree in criminology from Modena University.

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fonte adnkronos.com/IGN/

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Marò, altolà di Sonia Gandhi «La sfida italiana è inaccettabile»

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Marò, altolà di Sonia Gandhi
«La sfida italiana è inaccettabile»

Sul caso marò irrompe Sonia Gandhi, l’italiana vedova dell’ex premier, Rajiv, diventata l’esponente politico più potente dell’India

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Sul caso marò irrompe Sonia Gandhi, l’italiana vedova dell’ex premier, Rajiv, diventata l’esponente politico più potente dell’India che finora aveva evitato uscite in pubblico. La presidente del Partito del Congresso, attualmente al governo, ha avvertito che “nessun Paese dovrebbe sottovalutare l’India”.

Intanto l’Ue, dopo aver invitato entrambe le parti a rispettare la Convenzione di Vienna, ha preso una posizione meno neutrale: «La limitazione alla libertà di movimento dell’ambasciatore d’Italia in India sarebbe contraria agli obblighi internazionali stabiliti dalla Convenzione di Vienna», ha detto la portavoce della rappresentante per la politica estera dei 27, Catherine Ashton. La baronessa Ashton, comunque, conclude la dichiarazione, «continua a sperare che una soluzione reciprocamente accettabile possa essere trovata attraverso il dialogo e nel rispetto delle regole internazionali e incoraggia le parti a esplorare tutte le strade per questo risultato».

L’intervento di Sonia Gandhi è arrivato nel corso di un incontro del gruppo parlamentare del suo partito, la prima assemblea con i suoi parlamentari da quando è cominciata la sessione di bilancio del Parlamento indiano.

Nata in Veneto e vissuta in Piemonte fino a 18 anni ma cittadina indiana dal 1983, l’erede della dinastia Nehru-Gandhi ha accusato il governo italiano di inaccettabile “tradimento” e ha aggiunto che è pronta a sostenere ogni passo per garantire che i due fucilieri del Battaglione San Marco tornino in India ad affrontare il processo.

«La sfida del governo italiano sulla questione dei due militari e il tradimento dell’impegno dato alla Corte Suprema sono assolutamente inaccettabili», ha dichiarato. «A nessun Paese può essere concesso, dovrebbe o sarà permesso di sottovalutare l’India». «E devono essere utilizzati tutti i mezzi, ha aggiunto, per assicurare che l’impegno assunto dal governo italiano di fronte alla Corte Suprema sia rispettato».

Le sue parole sono significative perchè il Partito del Congresso è da tempo nel mirino dell’opposizione, che lo accusa di un comportamento ambiguo proprio in virtù delle origini italiane della vedova Gandhi. La scorsa settimana un leader locale del principale partito di opposizione, il partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party, aveva accusato la Gandhi di aver manovrato per aiutare i due militari italiani, mentre un deputato comunista in Kerala aveva ipotizzato che, in loro favore, lavorassero »mani segrete dell’Italia«.

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fonte unita.it

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Il 21 marzo ricordiamo anche le vittime dello Stato

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Il 21 marzo ricordiamo anche le vittime dello Stato

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di | 20 marzo 2013

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Sabato sono stato a Firenze e ho partecipato alla Giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie (anticipato quest’anno il 16 marzo per i 20 anni della strage dei Georgofili, n.d.r.). Una manifestazione ormai maggiorenne: da diciotto anni, ogni 21 marzo, l’organizzazione guidata da Luigi Ciotti coinvolge migliaia di cittadini in questo appuntamento (a Bologna in piazza Verdi alle 9) stringendo in un affettuoso abbraccio collettivo i familiari delle vittime. E urlando, anche a loro nome, due parole da sempre calpestate: verità e giustizia.

Ho molto apprezzato l’idea di ricordare anche i nomi delle 33 vittime del disastro ferroviario di Viareggio (29 giugno 2009), sebbene non si tratti di vittime di mafia. Specie in un paese senza memoria, è giusto utilizzare ogni occasione per divulgare la conoscenza delle tragedie che ne hanno segnato e condizionato la storia. Ricordando, ad alta voce, nomi e volti di vittime troppo spesso oltraggiate: dall’oblio; dalle verità negate; da una giustizia monca o parziale; dalla vergogna di trasversali ossequi al senatore a vita Giulio Andreotti che, assieme al presidente emerito che amava i “gladiatori” Francesco Cossiga, ha la responsabilità politica e morale di gran parte degli eccidi in nome dell’oltranzismo atlantico; dal degrado di vedere ancora oggi, tra gli eletti, amici e complici del fascista-massone-depistatore Licio Gelli.

Dal 2007, ogni 9 maggio al Quirinale si celebra la memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi. Indagini giudiziarie, sentenze e ricerche storiche hanno ormai dimostrato che criminalità organizzate, massonerie e gruppi eversivi hanno spesso condiviso strategie ed azioni finalizzate alla distruzione della democrazia.

Pertanto penso che anche i nomi e i cognomi di chi ha perso la vita nelle stragi di matrice (in parte o del tutto) terroristica, meritino di essere letti e ri-conosciuti. Eccone alcuni:

  GIOVANNI ARNOLDI

GIULIO CHINA

EUGENIO CORSINI

PIETRO DENDENA

CARLO GAIANI

CALOGERO GALATIOTO

CARLO GARAVAGLIA

PAOLO GERLI

LUIGI MELONI

VITTORIO MOCCHI

GEROLAMO PAPETTI

MARIO PASI

CARLO PEREGO

ORESTE SANGALLI

ANGELO SCAGLIA

CARLO SILVA

ATTILIO VALÈ

(Piazza Fontana, 12 dicembre 1969)

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FRANCO DONGIOVANNI

ANTONIO FERRARO

DONATO POVEROMO

(Peteano, 31 maggio 1972)

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GABRIELLA BORTOLON

FEDERICO MASARIN

GIUSEPPE PANZINO

FELICIA BARTOLOZZI SAIA

(Questura di Milano, 17 maggio 1973)

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GIULIETTA BANZI BAZOLI

LIVIA BOTTARDI MILANI

EUPLO NATALI

LUIGI PINTO

BARTOLOMEO TALENTI

ALBERTO TREBESCHI

CLEMENTINA CALZARI TREBESCHI

VITTORIO ZAMBARDA

(Piazza della Loggia, 28 maggio 1974)

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NICOLA BUFFI

ELENA CELLI

ELENA DONATINI

TSUGUFUMI FUKUDA

RAFFAELLA GAROSI

WILHELMUS J. HANEMA

HERBERT KONTRINER

ANTIDIO MEDAGLIA

MARCO RUSSO

NUNZIO RUSSO

MARIA SANTINA CARRARO in RUSSO

SILVER SIROTTI

(Italicus, 4 agosto 1974)

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RAFFAELE IOZZINO

ORESTE LEONARDI

DOMENICO RICCI

GIULIO RIVERA

FRANCESCO ZIZZI

(Via Fani, 16 marzo 1978)

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ALDO MORO

(9 maggio 1978)

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ANTONELLA CECI

ANGELA MARINO

LEO LUCA MARINO

DOMENICA MARINO

ERRICA FRIGERIO in DIOMEDE FRESA

VITO DIOMEDE FRESA

CESARE FRANCESCO DIOMEDE FRESA

ANNA MARIA BOSIO in MAURI

CARLO MAURI

LUCA MAURI

ECKHARDT MADER

MARGRET ROHRS in MADER

KAI MADER

SONIA BURRI

PATRIZIA MESSINEO

SILVANA SERRAVALLI in BARBERA

MANUELA GALLON

NATALIA AGOSTINI in GALLON

MARIA ANTONELLA TROLESE

ANNA MARIA SALVAGNINI in TROLESE

ROBERTO DE MARCHI

ELISABETTA MANEA ved. DE MARCHI

ELEONORA GERACI in VACCARO

VITTORIO VACCARO

VELIA CARLI in LAURO

SALVATORE LAURO

PAOLO ZECCHI

VIVIANA BUGAMELLI in ZECCHI

CATHERINE HELEN MITCHELL

JOHN ANDREI KOLPINSKI

ANGELA FRESU

MARIA FRESU

LOREDANA MOLINA in SACRATI

ANGELICA TARSI

KATIA BERTASI

MIRELLA FORNASARI

EURIDIA BERGIANTI

NILLA NATALI

FRANCA DALL’OLIO

RITA VERDE

FLAVIA CASADEI

GIUSEPPE PATRUNO

ROSSELLA MARCEDDU

DAVIDE CAPRIOLI

VITO ALES

IWAO SEKIGUCHI

BRIGITTE DROUHARD

ROBERTO PROCELLI

MAURO ALGANON

MARIA ANGELA MARANGON

VERDIANA BIVONA

FRANCESCO GOMEZ MARTINEZ

MAURO DI VITTORIO

SERGIO SECCI

ROBERTO GAIOLA

ANGELO PRIORE

ONOFRIO ZAPPALÀ

PIO CARMINE REMOLLINO

GAETANO RODA

ANTONIO DI PAOLA

MIRCO CASTELLARO

NAZZARENO BASSO

VINCENZO PETTENI

SALVATORE SEMINARA

CARLA GOZZI

UMBERTO LUGLI

FAUSTO VENTURI

ARGEO BONORA

FRANCESCO BETTI

MARIO SICA

PIER FRANCESCO LAURENTI

PAOLINO BIANCHI

VINCENZINA SALA in ZANETTI

BERTA EBNER

VINCENZO LANCONELLI

LINA FERRETTI in MANNOCCI

ROMEO RUOZI

AMORVENO MARZAGALLI

ANTONIO FRANCESCO LASCALA

ROSINA BARBARO in MONTANI

IRENE BRETON in BOUDOUBAN

PIETRO GALASSI

LIDIA OLLA in CARDILLO

MARIA IDRIA AVATI

ANTONIO MONTANARI

(Stazione di Bologna, 2 agosto 1980)

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Corea del Sud, “Maxi attacco degli hacker. Oscurati principali network e banche”

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Corea del Sud, “Maxi attacco degli hacker.
Oscurati principali network e banche”

La polizia ha aperto un’inchiesta. Possibile attacco lanciato dalla Corea del Nord, ma al momento non ci sono conferme. La Cina pronta a promuovere la riconciliazione

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SEULI principali network sudcoreani e due delle maggiori banche del Paese hanno subito un maxi attacco hacker e sono stati oscurati. La polizia indaga sulla vicenda, ci sono speculazioni su un possibile attacco lanciato dalla Corea del Nord, ma al momento non ci sono conferme.

La polizia sudcoreana ha aperto una inchiesta sul cyberattacco che ha colpito i tre principali canali televisivi del Paese, Kbs, Mbc e Ytn, e le banche Shinhan e Nonghyu. Uno dei network che fornisce connettività ai gruppi, LG UPlus Corp, afferma che la home page del proprio sito web è stata sostituita con una pagina di rivendicazione dell’attacco da parte del “Whois Team”, che mostra tre teschi e il messaggio “è l’inizio del nostro movimento”.

Al momento, spiegano gli investigatori, non ci sono prove su chi abbia lanciato l’attacco, anche se molti puntano l’indice contro la Corea del Nord. La scorsa settimana, ha denunciato Pyongyang, anche molti siti ufficiali nordcoreani, tra i quali quello dell’agenzia ufficiale Kcna, hanno subito un attacco informatico “prolungato e intenso”. Pyongyang ha accusato Seul e Washington. I servizi segreti sudcoreani stimano siano almeno 3.000 i cyber warrior nordcoreani mobilitati per la guerra informatica.

Intanto oggi il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che Pechino  è disponibile per “promuovere il dialogo” tra le due Coree. Secondo il ministero degli esteri cinese Xi ha espresso la sua disponibilità parlando al telefono con la presidente sudcoreana Park Geun-hye. “La pace e la stabilità nella penisola coreana sono un interesse vitale per il popolo coreano e anche per il popolo cinese”, ha detto Xi, secondo il comunicato diffuso dal ministero degli Esteri. Il presidente ha aggiunto che la Cina “è impegnata a mantenere la pace e la stabilità della penisola e a realizzare la denuclearizzazione della penisola”.(20 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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Boldrini e Grasso si riducono stipendio del 30% “In Parlamento si lavorerà 5 giorni su 7”

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Boldrini e Grasso si riducono stipendio del 30%
“In Parlamento si lavorerà 5 giorni su 7”

Prime conferenze dei capigruppo alla Camera e al Senato. Su impulso dei neo presidenti, avviata la riduzione del trattamento economico dei parlamentari, delle altre cariche e la revisione dei regolamenti. “Risparmi abbiano destinazioni visibili, come la ricerca”. “Il M5S capisca che politica è anche mediazione, che non è ribasso sui principi”. Il M5S contro tutti sull’avvio delle commissioni: “Si può anche senza governo”

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ROMALa prima conferenza dei capigruppo della XVII legislatura si avvia all’insegna del rigore. I neo presidenti delle Camere, Laura Boldrini e Pietro Grasso, hanno annunciato una riduzione del 30% al proprio stipendio e hanno dato impulso alla pianificazione di tagli ai costi del Palazzo. Poi, in collegamento con Ballarò, Boldrini e Grasso garantiscono: “In Parlamento si lavorerà cinque giorni su sette. Chiederemo sacrifici anche ai dipendenti, perché qui ci sono stipendi molto alti, faremo tutto con la collaborazione dei sindacati”.

Boldrini e Grasso si presentano agli italiani. “L’Italia ha bisogno di risposte, ha bisogno di crescita. C’è bisogno della collaborazione di tutte le forze politiche” ha dichiarato Laura Boldrini rispondendo a Giovanni Floris, descrivendo il clima costruttivo della conferenza dei capigruppo. Una legislatura che dura? “Ci vuole buon senso, il Paese non può permettersi di tornare alle urne. Speriamo di trovare un governo che vada avanti per cinque anni. Se lo augurano tutti gli italiani”.

Pietro Grasso, cosa vuol dire provenire dalla magistratura: “Vuol dire avere nuovi stimoli, un impegno ancor più forte. Oggi ho passato la giornata con la collega (Boldrini, ndr) e in conferenza dei capigruppo. Per me è un passaggio da una posizione a un’altra, con nuovi obiettivi ma senza perdere i miei, di obiettivi”.

Laura Boldrini: “Per 24 anni mi sono occupata di diritti umani, che non possono avere bandiera. Quindi non mi ritengo una presidente della Camera schierata”.

Messaggio al M5S: “Mediazione non è ribasso”. Attraverso Ballarò, Pietro Grasso risponde a Grillo: “Qualcuno ha detto che siamo foglie di fico, invece siamo querce che hanno già iniziato a lavorare”. Da Laura Boldrini, un messaggio ai parlamentari del M5S: “Sono persone serie e motivate, persone con cui si può collaborare benissimo, non sono così strane. Hanno il loro modus operandi, certo. Ma capiscano che politica è anche mediazione. Che non vuol dire giocare al ribasso sui principi, ma trovare soluzioni”.

Stop alle spese forfettarie. Ancora Grasso spiega a Ballarò uno degli interventi studiati per ridurre i costi della macchina parlamentare. “Vorremmo proporre la giustificazione delle spese perché abbiamo scoperto che molte spese sono rimborsate in maniera forfettaria: in questo modo ci sarebbe un risparmio pari al 30-50%”. Grasso e Boldrini sottoporranno la proposta al voto dei loro Uffici di presidenza.

I tagli ai costi del Palazzo. Nelle rispettive conferenze dei capigruppo, Boldrini e Grasso hanno illustrato precise linee di indirizzo condivise. Oltre alla significativa riduzione dei loro stipendi, i presidenti delle Camere propongono la stessa riduzione per i titolari delle altre cariche interne in tema di indennità di ufficio e di altre attribuzioni attualmente previste, alcune delle quali potrebbero essere del tutto soppresse, quali ad esempio i fondi per spese di rappresentanza. Una riduzione, a partire dal trenta per cento con l’obiettivo di arrivare al cinquanta, sarà inoltre applicata alle dotazioni delle segreterie particolari degli stessi titolari delle cariche istituzionali.

Altra proposta di intervento sul trattamento economico complessivo dei parlamentari, che saranno in concreto definite una volta costituito l’Ufficio di Presidenza, con l’obiettivo di realizzare un risparmio tra il trenta e il cinquanta per cento della relativa spesa. In particolare sarà proposta la trasformazione di tutti i rimborsi forfettari in rimborsi a piè di lista, in modo che ogni singola erogazione sia giustificata in relazione alle finalità istituzionali.

Al contempo, si proporrà di rafforzare le garanzie per i collaboratori dei parlamentari, mediante contratti di lavoro subordinato, ovviamente a tempo determinato. Nell’ottica della trasparenza verranno inoltre pubblicati sui siti internet delle rispettive amministrazioni i dati di tutte le consulenze. Sarà poi chiesto ai dipendenti delle Camere, in servizio e in pensione, di usare la stessa sensibilità e disponibilità, dando concreti segnali di contenimento dei costi: un tema che sarà presto oggetto di dialogo con i sindacati.

Al Senato, come riferito dal neo capogruppo Pd Luigi Zanda, il presidente Pietro Grasso ha fatto “un accenno, rilevante e molto significativo politicamente, all’esigenza di contenere ulteriormente i costi del funzionamento della macchina”. Zanda ha inoltre sottolineato come “la competenza sia dell’ufficio di presidenza del Senato” che verrà costituito giovedì prossimo. “Tutti i gruppi – ha detto ai cronisti Mario Mauro, capogruppo del gruppo montiano di Scelta civica – hanno espresso la forte volontà di procedere” con una nuova spending review e uno degli strumenti di cui si è parlato nel corso della riunione è quello della “rendicontazione di tutto ciò che è forfettario”.

Alla Camera, il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta, ha spiegato: “Si è convenuto, seguendo una traccia della presidente Boldrini, di considerare sia i costi degli eletti (ossia i deputati, ndr.) che del personale attivo e di quello in quiescienza, oltre che i costi delle strutture. Si è anche convenuto che tutti i risparmi che ne deriveranno abbiano delle destinazioni visibili. Boldrini ha suggerito di destinarli alla ricerca. Per avere più consenso sui tagli devi far vedere dove i tagli vanno a finire”.

Commissioni, è scontro con M5S. Si è inoltre deciso di avviare una revisione dei regolamenti parlamentari. Ma alla capigruppo della Camera si è palesato da subito il confronto tra Movimento 5 stelle e gli altri partiti. Secondo i ‘grillini’ le commissioni andrebbero costituite subito, mentre tutte le altre forze politiche si sono ritrovate sul fronte opposto, accomunate da una riflessione: prima è necessario avere un governo.

“Senza l’interfaccia del governo – ha spiegato il presidente del Gruppo Misto, Pino Pisicchio – le commissioni avrebbero un margine di attività relativo”. “Si avrebbe un rischio belga”, ha aggiunto il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta, perché a quel punto la crisi di governo potrebbe prolungarsi, “con il rischio di aggravare i problemi del Paese”. “Senza un governo – ha sottolineato ancora Brunetta – non possono partire le commissioni parlamentari e non si può fare il Def”.

Il rappresentante di Sel, Gennaro Migliore, ha osservato: “Se non c’è un governo, in alcuni organismi di garanzia come il Copasir sarà difficile insediarsi senza sapere chi è maggioranza e chi opposizione. Al Copasir la metà dei componenti è della maggioranza e la metà dell’opposizione. Ma senza un governo come lo stabiliamo?”.

Di parere opposto Roberta Lombardi, capogruppo dei 5 stelle, che ricollegandosi alla richiesta espressa dalla conferenza alla presidente Boldrini di invitare il governo a riferire sul recente Consiglio europeo, sulla crisi di Cipro e sul braccio di ferro con l’India sui marò, ha ironizzato: “E’ interessante sapere che la maggior parte dei partiti, invece di rilanciare l’attività del Parlamento, reputa essenziale che il governo venga a riferire sull’India e Cipro. I cittadini saranno molto contenti”.

(19 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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