Archivio | marzo 22, 2013

Giornata mondiale dell’acqua, un milione di firme contro la privatizzazione

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Giornata mondiale dell’acqua, un milione di firme contro la privatizzazione

Parte in tutta Italia una mobilitazione a sostegno dell’iniziativa dei cittadini europei per ottenere da Bruxelles il riconoscimento delle risorse idriche come bene comune non mercificabile. Eventi fino al 24 marzo per sostenere la raccolta di firme a favore dell’acqua pubblica

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di | 22 marzo 2013

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L’acqua è un diritto di tutti e deve restare pubblica. Per ribadire questo principio nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale dell’acqua, in tutta Italia è partita una mobilitazione a sostegno di un’iniziativa dei cittadini europei che punta a ottenere da Bruxelles un risultato concreto: le risorse idriche devono essere messe fuori dal mercato e al riparo dai tentativi di privatizzazione.

Anche il neopresidente della Camera, Laura Boldrini, si è mostrata attenta al problema. ”L’acqua pubblica torni ad essere un diritto umano universale e fondamentale, come stabilisce una risoluzione dell’Onu di tre anni fa – si legge in un messaggio della terza carica dello Stato – Impegnarsi a promuovere attività concrete in sua difesa è un dovere. Per la politica italiana è un dovere doppio, lo hanno chiesto espressamente i cittadini con i referendum del 2011”. Gli italiani, votando “sì” con percentuali pari al 95, 66% e al 96,11% ai due quesiti sull’acqua, avevano indicato chiaramente quale fosse la loro posizione: sull’acqua non si devono fare profitti e le risorse idriche vanno amministrate in base a criteri di equità e giustizia sociale, e non secondo logiche di mercato.

Le speranze sono state, però, in parte disattese: secondo quanto denuncia il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, promotore dei due quesiti referendari, la nuova tariffa transitoria per il servizio idrico integrato, introdotta dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, non rispetta pienamente l’esito dei referendum: per questo, il Forum e Federconsumatori hanno presentato, lo scorso 7 marzo, ricorso al Tar della Lombardia.

Non solo: il Forum ha promosso, per il weekend dal 22 al 24 marzo, una mobilitazione generale su tutto il territorio nazionale, con una serie di eventi per sostenere una raccolta di firme a livello europeo, promossa con la nuova formula dell’Ice (Iniziativa dei cittadini europei). Il problema dell’acqua pubblica non sta a cuore solo agli italiani, ma riguarda tutti gli abitanti dell’Ue. Attraverso l’Ice, un nuovo strumento introdotto dal Trattato di Lisbona, cittadini e organizzazioni della società civile hanno presentato alla Commissione europea un’iniziativa legislativa sull’acqua pubblica. Per renderla effettiva, bisogna raccogliere in 12 mesi un milione di firme in almeno sette Paesi membri; per ogni Paese, inoltre, è stabilita una quota minima, che in Italia è di 54.750 firme.

L’iniziativa dei cittadini europei sulle risorse idriche ribadisce, fin dal titolo, che l’acqua potabile e i servizi sanitari sono diritti umani fondamentali, e che l’acqua è un bene comune, non una merce. Per questo, i cittadini esortano la Commissione europea a proporre una normativa che promuova, tra l’altro, “l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi pubblici fondamentali per tutti”. Si chiede inoltre che “l’approvvigionamento in acqua potabile e la gestione delle risorse idriche non siano soggetti alle logiche del mercato unico, e che i servizi idrici siano esclusi da ogni forma di liberalizzazione”.

A sostegno dell’iniziativa, il 22 marzo sono in programma manifestazioni e raccolte di firme in diversi Paesi membri dell’Unione europea: dalla Finlandia al Portogallo, passando per la Germania e la Grecia, il calendario degli eventi è fitto. In Italia, dal 22 al 24 marzo, l’agenda è altrettanto ricca di appuntamenti, promossi dal Forum dei movimenti per l’Acqua e dalla Cgil funzione pubblica. Banchetti informativi e di raccolta delle adesioni sono stati allestiti in numerose città, e sono inoltre previsti dibattiti pubblici e conferenze sul tema delle risorse idriche.

Il 21 marzo la petizione europea aveva raccolto quasi 1 milione e 300mila firme, e la soglia minima era già stata superata in cinque Paesi su sette (Germania, Austria, Belgio, Slovenia e Slovacchia). Altre nazioni sono vicine al raggiungimento del quorum, come Finlandia, Lussemburgo, Lituania e persino Grecia e Cipro, nonostante le gravi difficoltà finanziarie. Perché disporre di acqua pulita è e deve restare un diritto di tutti i cittadini.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Irpef, metà degli italiani sotto i 16mila euro

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I dati delle dichiarazioni sui redditi del 2011

Irpef, metà degli italiani sotto i 16mila euro

Solo un contribuente su 9 dichiara più di 34.600 euro. L’80% dell’Irpef arriva da dipendenti e pensionati

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La metà dei contribuenti Irpef dichiara al fisco un reddito inferiore ai 15.723 euro lordi, cioè meno di 1.300 euro al mese. Mentre il reddito medio degli italiani è di un reddito medio di 19.655 euro. E’ il quadro che emerge dalle dichiarazioni 2012 (redditi del 2011) nelle elaborazioni del Ministero dell’Economia. Ne esce l’immagine di un Paese dove cresce la distanza tra i più ricchi e il resto degli italiani, ma nel quale elusione ed evasione lasciano sempre dubbi sulla corrispondenza effettiva tra i dati e la realtà. In Italia a dichiarare oltre 300mila euro lordi all’anno in Italia sono infatti soltanto 28mila soggetti su 41,3 milioni di contribuenti. Sono quei 28mila che hanno pagato per questo un ulteriore contributo di solidarietà complessivo (aliquota 3%) di 260 milioni di euro (poco più di 9.000 euro a testa in media). Centomila invece i contribuenti che hanno dichiarato case all’estero versando la nuova imposta Ivie (ha fruttato 21 miliardi di euro) e 71 mila quelli che hanno dichiarato attività finanziarie estere per un ammontare di 18,5 miliardi (anche questi tassati con una nuova specifica imposta Ivafe). D’altra parte, però, risulta che il 90% degli italiani dichiara un reddito lordo inferiore a 34.600 euro.

RICCHI E POVERI – Il divario appare evidente da un rapporto: il 5% dei contribuenti più ricchi possiede il 22,9% del reddito complessivo dichiarato, pari a quello del 55% dei contribuenti più poveri.

ZERO IRPEF PER 9,7 MLN – Gli italiani che pagano l’Irpef sono il 76% del totale di coloro che inviano la propria dichiarazione all’Erario. Pagano in media 4.820 euro di Irpef a testa. Ma ci sono anche 9,7 milioni di contribuenti italiani che – scritto nel linguaggio fiscale – «hanno imposta netta uguale a zero». In pratica non pagano l’Irpef o perché hanno redditi troppo bassi, o perché abbattono l’imponibile con detrazioni e deduzioni. –

AUTONOMI, IMPRENDITORI, DIPENDENTI I lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato (42.280 euro) mentre il reddito medio dei lavoratori dipendenti è di 20.020 euro e quello dei pensionati di 15.520 euro. Il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è invece pari a 18.844 euro: 29.100 euro per le imprese in contabilità ordinaria e 17.480 per quelle a contabilità semplificata.

CIFRE ASSOLUTELa maggior parte dell’ammontare Irpef è versata dal lavoro dipendente (54,5%) e dalle pensioni (il 25,5%) per una percentuale complessiva dell’80%. Il lavoro autonomo contribuisce solo con il 6,7%. –

TASSE LOCALI – Nel 2012 l’addizionale regionale sull’Irpef ha fruttato 11 miliardi, con un aumento del 27% in un solo anno. L’Irpef comunale 3,4 miliardi (+11%)

CEDOLARE SECCA – Sono stati circa 483.000 (pari al 2,3% di chi dichiara redditi da fabbricati) i contribuenti che hanno scelto la cedolare secca per dichiarare i redditi d’affitto. L’importo dichiarato – in pratica l’affitto – è stato in media di 8.370 euro: in testa la provincia di Bolzano (10.090 euro) seguita dalla Liguria (9.660 euro). Ai minimi Molise (4.060) e Basilicata (4.590 euro). (fonte Ansa)

22 marzo 2013 | 21:17

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fonte corriere.it

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Cipro, fallisce l’accordo con la Russia. Piazza Affari rimbalza, deboli le Borse Ue

Cipro, fallisce l'accordo con la Russia. Piazza Affari rimbalza, deboli le Borse Ue

Cipro, fallisce l’accordo con la Russia.
Piazza Affari rimbalza, deboli le Borse Ue

Il ministro delle Finanze cipriota parte da Mosca con un nulla di fatto. Il tempo scorre e la situazione non si blocca, oggi il Parlamento vota il “piano B”. I listini europei chiudono contrastati. Lo spread intorno a 315 punti, l’euro recupera sopra 1,29 dollari. Wall Street risale dal calo di ieri, Tokyo chiude in forte ribasso dopo la BoJ

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MILANO L’ultima seduta di Borsa delle settimana è condizionata dalle trattative per il salvataggio di Cipro: dopo che la Banca centrale europea ha garantito liquidità alle banche dell’isola solo fino al prossimo 25 marzo, la tensione tensione è salita anche alla luce della decisione di Standard&Poor’s della serata di giovedì di portare il rating dell’isola a un passo dal fallimento ha contribuito a serrare i ritmi.

Per il via libera al piano di salvataggio da 10 miliardi serve una manovra immeditata da 5,8 miliardi alla quale sta lavorando il Parlamento di Nicosia, alternativo al prelievo forzoso dei depositi bancari, che comunque non è ancora del tutto escluso: sul piatto c’è anche la costituzione di un fondo di solidarietà garantito in parte da beni statali e dai futuri guadagni derivanti dalle risorse energetiche e in parte alimentato dalla contribuzione dei cittadini e della Chiesa. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, si è detto scettico; da Bruxelles è stata chiesta qualche misura straordinaria per congelare i fondi delle banche ed evitare la fuga di capitali – quando gli istituti riapriranno la prossima settimana – che vanificherebbe ogni sforzo. Si è chiusa intanto con un “nulla di fatto” la visita a Mosca del titolare dell’Economia cipriota, Michalis Sarris: l’omologo russo Anton Siluanov ha detto che gli “investitori russi non sono interessati”. E da Moody’s è arrivato un nuovo colpo in serata: tagliato il rating di tre grandi banche di Cipro. Il giudizio passa da Caa2 a Caa3. Gli istituti colpiti sono Bank of Cyprus, Cyprus Popular Bank e Hellenic Bank.

I listini europei si sono mossi in altalena tra aperture e chiusure. A Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso in rialzo dello 0,69%: tra i titoli più positivi si segnalano Ferragamo dopo l’annuncio dei conti e Generali, la cui riorganizzazione è stata promossa da Moody’s, che ne ha confermato il rating sul debito. Lo spread tra Btp e Bund, inizialmente in rialzo, cala in area 315 punti base. I titoli decennali italiani offrono, sul mercato secondario, un rendimento al 4,5%. Nel resto d’Europa, il Dax di Francoforte ha terminato le contrattazioni in calo dello 0,27%, il Cac di Parigi ha perso lo 0,12%, mentre il Ftse 100 di Londra ha chiuso con un progresso dello 0,07%. In Germania ha deluso le aspettative l’indice Ifo di marzo sulla fiducia delle imprese, che si è attestato a 106,7 punti e testimonia così i timori del tessuto produttivo tedesco sulla recessione.

Wall Street resta, invece, in territorio positivo alla chiusura dei mercati europei: Dow Jones e S&P500 guadagnano lo 0,5%, come il Nasdaq. L’agenda macroeconomica Usa di oggi non presenta appuntamenti di rilievo; l’Ocse ha nel frattempo fissato per il 2016 l’anno del sorpasso dell’economia cinese ai danni di quella americana.

L’euro chiude sotto quota 1,30 dollari ma in rialzo rispetto alla chiusura di ieri (1,2922). La moneta unica passa di mano sul finale a 1,2994 dollari dopo aver toccato un massimo di 1,3008 dollari sulla scia dell’ottimismo alimentato dalle aspettative che il governo cipriota e la troika raggiungano presto un accordo sul ‘piano B’.Il cambio euro/yen è a 122,86 con la divisa nipponica si era apprezzata durante le contrattazioni asiatiche, dopo che il muovo numero uno della BoJ, Haruhiko Kiroda, non ha dato indicazioni concrete sulla convocazione di un vertice straordinario per varare una politica monetaria più aggressiva – che ha comunque confermato. La delusione per i mancati interventi immediati ha contribuito allo scivolone di Tokyo, dove l’indice Nikkei ha chiuso cedendo il 2,35%. Anche le altre Borse asiatiche trattano in ribasso in scia ai timori per Cipro. L’oro è in leggero rialzo e viene scambiato a 1.614 dollari l’oncia, lo 0,4% in più rispetto ai livelli della vigilia. Sempre a Est il prezzo del petrolio è in rialzo sopra 92 dollari al barile. (22 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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Napolitano dà l’incarico a Bersani Il segretario: governo per cambiamento Il M5S ribadisce: nessuna fiducia

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Napolitano dà l’incarico a Bersani
Il segretario: governo per cambiamento
Il M5S ribadisce: nessuna fiducia

Il capo dello Stato: «Soluzione difficile, troppe divergenze per larghe intese. Verifichi di avere un sostegno certo». Il Pdl: esecutivo imposibile senza Pdl e Lega

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ROMA – Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha ricevuto l’incarico per formare il governo. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha conferito al capo della coalizione di centrosinistra un mandato per la formazione – «pur difficile» – del governo. A Bersani il capo dello Stato ha chiesto di verificare «un sostegno parlamentare certo» e di tornare a riferire «appena possibile». Il Movimenti 5 stelle però ribadisce: nessuna fiducia. Mentre il Pdl afferma: esecutivo impossibile senza Pdl e Lega.

L’incarico. «Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questo pomeriggio al Palazzo del Quirinale l’onorevole Pier Luigi Bersani al quale ha conferito l’incarico di verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo, che consenta la formazione del governo. Il capo dello Stato ha invitato l’onorevole Bersani a riferire appena possibile». Questo è il testo letto dal segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, con il quale il presidente Napolitano ha conferito l’incarico a Bersani.

«Bersani è obiettivamente in condizioni più favorevoli per ricercare una soluzione al problema del governo», ha detto Napolitano. «Si apre oggi una fase decisiva per dare all’Italia un nuovo governo sulla base dei risultati elettorali: l’incarico a Bersani costituisce il primo passo del cammino che dovrà condurci al più presto al raggiungimento dell’obiettivo», ha sottolineato il presidente della Repubblica.

All’Italia serve «un governo operante nella pienezza dei suoi poteri per «assicurare vitalità e fecondità del nuovo Parlamento», ha detto ancora Napolitano. Solo così, ha spiegato il capo dello Stato, «possiamo contribuire anche al consolidamento delle istituzioni europee in un momento così difficile e decisivo per il futuro».

«Occorrerà – per salvaguardare la posizione dell’Italia e per rafforzarne la capacità di spinta innovativa nel concerto europeo – un forte spirito di coesione nazionale» che vada «al di là di quelle che potranno essere normali dialettiche maggioranza di governo/opposizione», ha proseguito Napolitano.

«Le difficoltà a procedere verso la grande coalizione», così come richiesto dal centrodestra, «sono apparse rilevanti, a causa di profonde e antiche divisioni riesplose con la rottura del novembre 2012», ha affermato Napolitano. Nonostante l’impossibilità di percorrere – vista la litigiosità tra gli schieramenti politici – la strada delle larghe intese, il capo dello Stato ha comunque auspicato un «forte spirito di coesione nazionale al di là della normale dialettica politica» per affrontare questa fase delicata per il Paese.

Napolitano ha poi dato atto al Movimento 5 Stelle di aver ottenuto «un rilevante successo elettorale». «Non si può ignorare – ha detto il Capo dello Stato – la vastità e l’acutezza del malessere sociale che si è manifestato nel voto, insieme con l’asprezza dell’insoddisfazione e della polemica nei confronti del sistema dei partiti e dei vigenti meccanismi-politico istituzionali. Di qui, le istanze di radicale cambiamento che mi sono state manifestate dal Movimento 5 Stelle, confortato da un rilevante successo elettorale».

«Altre, importanti forze politiche hanno, nel corso delle consultazioni, espresso a loro volta una volontà di deciso cambiamento da perseguire attraverso riforme solo avviate o da tempo invano attese. Ma non tocca certo a me vagliare piattaforme programmatiche, su cui dovranno pronunciarsi partiti e gruppi parlamentari nelle prossime discussioni finalizzate alla formazione del governo», ha continuato il presidente.

«Ho ripercorso la prassi costituzionale» su quanto «concerne il procedimento volto alla formazione del governo», è ancora un passaggio dell’intervento di Napolitano dedicato alla formazione del nuovo governo e ai poteri del presidente della Repubblica. Citando un «autorevole» costituzionalista (Enzo Cheli), il capo dello Stato che nella Costituzione «particolare stringatezza presenta in essa la disciplina relativa alla nomina del presidente del Consiglio, che la Costituzione subordina soltanto al fine della formazione di un governo in grado di ottenere la fiducia della Camere, consentendo quindi al capo dello Stato – specie in assenza di risolutivi risultati elettorali – la necessaria discrezionalità, anche attraverso la creazione di diverse figure di incarico».

«Reagisco a certe affermazioni infondatamente polemiche»
su «presunte lentezze italiane», ha poi affermato Napolitano che ha sottolineato come si proceda con «ponderatezza» e con «equilibrio» e nei tempi regolari considerando che per formare il nuovo governo Israele ci ha messo ad esempio 55 giorni. Con l’occasione il presidente della Repubblica ha ricordato che non è trascorso ancora un mese dal voto e che da una settimana si sono insediate le Camere e si è «complimentato» per l’elezione ieri, degli uffici di presidenza di Camera e Senato.

Bersani: governo per cambiamento. «Cercherò di corrispondere l’incarico nel solco delle parole di Napolitano e cioè l’avvio di una legislatura che abbia un governo in condizioni di generare il cambiamento necessario», ha detto il segretario del Pd dopo aver ricevuto l’incarico al Colle. «Incontrerò le forze parlamentari e politiche con idee chiare, poche parole e intenzioni precise su percorsi di riforma. Ci andrò con le mie idee», ha aggiunto Bersani, che immagina un governo in grado di avviare «un percorso di riforma che sia in grado di realizzare quello non è stato fatto qui e cioè aspetti rilevanti di riforme costituzionali e politico-elettorale», ha sottolineato ancora Bersani.

«Nessuna fiducia a Bersani». Lo ribadisce il capogruppo del M5S a Palazzo Madama, Vito Crimi, dopo l’incarico conferito a Bersani. Sulla questione «non c’è nessun forse», aggiunge Crimi tagliando corto: «sono in viaggio per la Val di Susa» dove domani i parlamentari stellati si sono dati appuntamento per ribadire il loro no alla Tav.

Il Pdl: governo imposibile senza Pdl e Lega. «Bersani dice che la situazione è difficile e che serve tempo. Forse il leader del Pd non ha capito bene le parole di Napolitano. Gliele ricordiamo noi: bisogna far presto, serve un governo nella pienezza dei poteri. Fare melina come adesso vuole fare Bersani, di questi tempi sarebbe inopportuno», afferma in un comunicato il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta. «Speriamo che il leader del Pd non tenti questa strada – ha aggiunto Brunetta -. Il risultato elettorale è stato chiaro. Non c’è governo nella pienezza dei poteri senza Pdl e Lega, senza la coalizione di centro destra. Ogni altra soluzione sarebbe avventurismo».

«Incarico a Bersani: valuteremo le sue proposte d’intesa con gli alleati del Pdl e poi decideremo una posizione comune». Lo ha scritto Roberto Maroni su Twitter.

 

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fonte ilmessaggero.it

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Grillo a Pacifici: “Si informi prima di insultare il M5S”

Grillo a Pacifici: "Si informi  prima di insultare il M5S"
Riccardo Pacifici (ansa)

Grillo a Pacifici: “Si informi
prima di insultare il M5S”

Il leader dei Cinque Stelle: “Ci ha rivolto insulti gratuiti e infondati”. Il presidente della comunità ebraica, in un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz, aveva detto: “Gli ebrei italiani dovrebbero prepare i bagagli per il fondamentalismo islamico, la crisi economica e la nascita di un partito radicale come quello grillino”

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ROMA – “Di fronte agli insulti gratuiti e infondati di Riccardo Pacifici, lo invito a informarsi correttamente prima d’insultare il MoVimento 5 Stelle e la mia persona”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog. “Se Pacifici desidera siamo pronti a un incontro per la conoscenza reciproca siamo pronti a un incontro per la conoscenza reciproca. Basta insulti e falsità contro il Movimento 5 Stelle”.

Parole che arrivano dopo l’intervista del presidente della comunità ebraica romana al quotidiano israeliano Haaretz: “E’ il momento in cui gli ebrei italiani dovrebbero cominciare a preparsi lentamente a fare i bagagli per andare in Israele”, ha detto Pacifici. I motivi per Pacifici – secondo il giornale – sono l’aumento del fondamentalismo islamico, la generale crisi economica e la nascita di un un partito radicale come quello di Grillo “ancora più pericoloso dei fascisti”.
(22 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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SINDACO, PERCHE’ FA PAGARE LA TARSU? – Napoli, don Luigi Merola: «Mi difendo dalla camorra e anche dalle istituzioni»

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Napoli, don Luigi Merola: «Mi difendo dalla camorra e anche dalle istituzioni»

Il prete anticlan: «Ho chiesto più volte al sindaco di Napoli di poterlo incontrare ma senza successo»

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NAPOLI – «Non devo difendermi solo dalla camorra, ma anche dalle Istituzioni»: a parlare è don Luigi Merola, fondatore della onlus ‘A voce de creature, che si occupa di bambini disagiati e deve al Comune di Napoli circa 15.000 euro. Il debito riguarda il pagamento della Tarsu, la tassa sui rifiuti, per la sede della onlus, in una villa confiscata all’ex boss della camorra Raffaele Brancaccio, in via Piazzolla al Trivio, nel capoluogo campano, per il periodo fra il 2007 e il 2011. Per farvi fronte ieri sera, a Napoli, è stata organizzata una serata di beneficenza e sono stati raccolti tremila euro che – spiega don Luigi – serviranno in parte per pagare l’evento e in parte per pagare la tassa.«Ho chiesto più volte al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, di poterlo incontrare – racconta don Luigi – Di fronte al cuore duro che ha mostrato, mi rivolgo, in ginocchio, al Consiglio comunale». Più volte – prosegue – ci hanno promesso l’esenzione dalla Tarsu, «non a noi fondazione – spiega – ma a tutte le onlus che gestiscono beni confiscati alla criminalità organizzata. Solo il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano – aggiunge – mi ha ricevuto, non a nome del sindaco, ma in veste di amico, e poi ha detto che avrebbe riferito. Poi non ne ho saputo più nulla».

«Aspetto ancora un po’ – anticipa don Luigi – poi farò una sola omelia durante le mie messe: darò il numero del sindaco e chiederò a tutti di contattarlo, con un messaggio o una telefonata, fino a quando non ci ascolterà». La contraddizione – secondo don Luigi – è che «viviamo nella città dove non solo c’è la Tarsu più alta d’Italia, ma la differenziata non decolla e l’emergenza rifiuti non è realmente finita».

A Equitalia don Merola ha chiesto la rateizzazione dell’importo per la Tarsu. «Sono 511 euro al mese – spiega – per non so quanti anni». Per mancanza di fondi, già lo scorso anno, i 150 bambini di cui si occupa la Fondazione, non sono andati al campo estivo, il rischio è che la cosa si ripeta anche quest’anno. «Il guaio – aggiunge don Luigi – è che questi beni confiscati sono in realtà dei ‘mali confiscatì. Il Comune non aiuta le onlus a cui li affida».

Fondazione a rischio chiusura? «Non quest’anno – risponde don Luigi – perchè c’è chi ci aiuta. Ma – conclude – non possiamo continuare a vivere di elemosine».

venerdì 22 marzo 2013 – 11:11   Ultimo aggiornamento: 12:12
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Piemonte, Radicali annunciano ricorso contro il doppio incarico di Cota

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Piemonte, Radicali annunciano ricorso contro il doppio incarico di Cota

Ricorso dei cittadini elettori per far sancire l’incompatibilità fra le cariche di presidente della Giunta e onorevole. L’addetto stampa fa sapere che il governatore ha rinunciato allo stipendio dalla Regione e che lascerà il Parlamento in attesa dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Intanto attende la Cassazione su questione firme false

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di | 22 marzo 2013

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Manterrà due cariche. Il presidente della Regione Piemonte, il leghista Roberto Cota, è tornato tra gli scranni della Camera ma continuerà, almeno per ora, a fare il governatore, per non perdersi alcuni passaggi importanti di questo Parlamento. Solo che Cota è incompatibile, come sancisce l’articolo 122 della Costituzione: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento”. “Farà come sta facendo Nichi Vendola”, ribatte il suo portavoce.

I radicali piemontesi però porranno la questione ai giudici. Il presidente dei Radicali italiani Silvio Viale e Giulio Manfredi dell’associazione Adelaide Aglietta hanno annunciato che gli avvocati ricorreranno al tribunale ordinario: “I cittadini piemontesi attendevano dal presidente Cota una scelta secca e precisa. Questa scelta non c’è stata. Ne prendiamo atto e, come nel 2010, abbiamo chiesto al nostro pool legale di predisporre la cosiddetta ‘azione popolare’”. Si tratta di un ricorso dei cittadini elettori per fare sancire l’incompatibilità fra le cariche. Lo fecero pure quando gli allora deputati leghisti Cota e Gianluca Buonanno vennero eletti consiglieri regionali mantenendo tutti gli incarichi per qualche tempo. “Entro un mese Cota sarà costretto a scegliere se rimanere a guidare il Piemonte – affermano Viale e Manfredi – o andare a fare il deputato magari solo per due o sei mesi, visto il grande rischio di elezioni a giugno o in autunno”.

Entrambe le poltrone di Cota sono instabili. Se la poltrona di Roma traballa per lui come per tutti gli altri parlamentari, quella da governatore non è salda. Il 7 luglio prossimo i giudici della Corte di Cassazione si riuniranno per decidere in maniera definitiva sul caso delle firme false delle liste “Pensionati per Cota” di Michele Giovine, consigliere regionale condannato in primo grado e in appello e poi sospeso dal governo. Quelle liste irregolari hanno permesso a Cota di avere 27mila voti con cui battere Mercedes Bresso nel 2010. Se la condanna diventerà definitiva il Tar del Piemonte dovrà tornare a decidere sulle elezioni e a questo punto, certificata in via penale la falsità delle firme, potrebbe annullare le regionali del 2010, spingere verso un nuovo voto o nominare presidente il secondo classificato. In tal caso tenere il seggio alla Camera sarebbe un modo per garantirsi un salvagente.

Però Cota – afferma il suo portavoce – ha già deciso che lascerà Roma dopo alcuni appuntamenti importanti per il nuovo Parlamento, ad esempio la votazione del presidente della Repubblica. Poi farà solo il presidente. Per ora, con i due incarichi, ha deciso di rinunciare allo stipendio da governatore, come ha scritto agli uffici della Regione Piemonte: preferisce incassare la retribuzione da deputato per non gravare sulle finanze di una regione sull’orlo del tracollo. Nel frattempo, per ridare stabilità e slancio alla sua giunta dopo le dimissioni dell’assessore indagato Massimo Giordano Cota ha scelto un nuovo assessore: Gilberto Pichetto Fratin, risultato il primo dei non eletti del Pdl alla Camera perché Angelino Alfano – candidato in più circoscrizioni – ha scelto il seggio Piemonte 1: “Nei prossimi giorni formalizzerò la nomina e provvederò a definire complessivamente gli assetti della Giunta”, ha detto il presidente preannunciando un rimpasto.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Pacifici: «Grillo è antisemita. Ebrei, preparatevi a scappare»

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Pacifici: «Grillo è antisemita
Ebrei, preparatevi a scappare»

Il Presidente degli ebrei romani in un’intervista-choc al quotidiano israeliano Haaretz: «Ho la responsabilità di dire alla mia comunità che è il caso che inizi lentamente a prepararsi»

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Il presidente degli ebrei romani Riccardo Pacifici in un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz confida i timori diffusi all«interno della comunità dopo l’affermazione politica di Bebbe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle. Questo, dice Pacifici, è il momento «in cui gli ebrei italiani dovrebbero iniziare a prepararsi per trasferirsi in Israele».

Contestualizzando il problema all’interno dei più ampi mutamenti in corso in Europa («la natura ebraico-cristiana del continente sta cambiando»), Pacifici esprime tutta la sua preoccupazione. «Alcuni pensano che Grillo sia solo un clown. In Germania dicono che è come l’ex premier Berlusconi. Ma Grillo dice che i partiti politici non sono importanti, cioè esattamente quanto sosteneva Hitler prima di prendere il potere. Il partito di Grillo è più pericoloso dei fascisti perché non ha una piattaforma chiara; non sappiamo quali siano i suoi limiti. Non conosciamo bene chi faccia parte de movimento, ma sappiamo che vi sono estremisti sia di destra che di sinistra – fascisti e radicali – e sono tutti contro le istituzioni, contro la democrazia».

Pacifici spiega di non pensare che tutti gli elettori di Grillo «condividano l’antisemitismo»« dell’ex comico ma la situazione, insiste, è potenzialmente preoccupante. E in questo contesto la possibilità dell’Aliyah, il ritorno in Israele degli ebrei della diaspora, si fa concreta. Per noi «l’aliyah è una garanzia, un’assicurazione….Ho la responsabilità di dire alla mia comunità che è il caso che inizi lentamente a prepararsi. Lo dissi già l’anno scorso dopo l’assassino degli ebrei a Tolosa» (quando tre studneti e un insegnante furono uccisi alla scuola ebraica»).

A inizio mese un’analoga presa di posizione era venuta dal Consiglio di Rappresentanza delle Istituzioni ebree di Francia (Crif). Beppe Grillo, oltre a essere «demagogo, populista, controverso e razzista» è anche «profondamente antisemita e antisionista». E le «tesi nauseabonde» del Movimento 5 stelle «potrebbero riportare l’Italia a un periodo oscuro della sua storia», il fascismo aveva scritto un articolo apparso sul sito del Crif è «Beppe Grillo, le Dieudonné italiano» alludendo al famoso umorista militante franco camerunense. Il Crif – che promuove la lotta contro le forme di antisemitismo, razzismo ed intolleranza, oltre che solidarietà verso Israele – prendeva di mira il percorso politico di Beppe Grillo che «non ha mai nascosto la sua simpatia e ammirazione per il suo amico Maurizio Blondet», direttore di Effedieffe.com, uno dei «più importanti siti italiani antisemita e complottista».

Secondo l’associazione ebraica francese Grillo e il M5s godono di un considerevole sostegno da parte di gruppi «profondamente radicati nel tristemente celebre falso antisemita ‘I Protocolli dei Savi di Sion’» di fine 800 che accusa gli ebrei di tutti i mali del mondo. Il leader 5 stelle «ha sempre rivendicato senza alcuna ambiguità il suo antisemismo» sia nei suoi comizi che sul blog, sul quale «sono stati pubblicati centinaia di messaggi anti-israeliani, prendendo le difese del politico comunista italiano, Marco Ferrando, sionista e noto antisemita, e del controverso attore Mel Gibson, autore di numerose dichiarazioni antisemite».

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fonte unita.it

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L’ITALIA A PEZZI – Guasto all’acquedotto, a Pescara e Chieti rubinetti a secco fino a questa sera

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Guasto all’acquedotto, a Pescara e Chieti
rubinetti a secco fino a questa sera

Si rompe la condotta principale, 268 mila cittadini in emergenza

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di Rosalba Ciancaglini

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PESCARA – Pescara, Chieti, Montesilvano, e altri sedici Comuni sono da ieri mattina senz’acqua. E ci resteranno fino al pomeriggio di oggi, ammesso che i lavori procedano senza intralci e sorprese.

Gli uffici tecnici dell’Aca non fanno previsioni precise, la Prefettura fornisce un orario di massima, le 12,30, spiegando nel contempo che l’erogazione tornerà normale presumibilmente intorno alle 18,30, quando tutto il sistema tornerà in pressione. Ci sarà, dunque, da soffrire.

L’interruzione del flusso idrico è stato determinato intorno alle 13 dalla improvvisa rottura di un tratto dell’addutrice principale dell’acquedotto Giardino in località Torre de’ Passeri. Le utenze interessate sono centomila, oltre 268mila i cittadini che comunque subiranno i disagi. L’elenco comprende oltre a Pescara, Chieti, Montesilvano e Torre de’ Passeri, Castiglione a Casauria, Tocco da Casauria, Bolognano, Scafa, Turrivalignani, Manoppello, Casalincontrada, Alanno, Rosciano, Cepagatti, Spoltore, San Giovanni Teatino, Torrevecchia, Francavilla, Città Sant’Angelo.

Secondo l’Aca la rottura dell’addutrice potrebbe essere conseguenza di una guarnizione danneggiata da uno sbalzo di pressione ma l’impianto è comunque vetusto. Il lavoro è complesso. L’Aca ha chiuso l’acquedotto del Giardino e razionalizzato la fornitura garantita da quello del Tavo.

FRONTE PESCARA
Situazione sotto controllo, dice Ida De Cesaris, responsabile della Protezione Civile della Prefettura, a Pescara e provincia. Scuole aperte, tranne che a Torre de’ Passeri. Carcere rifornito dai Vigili del Fuoco. Ospedali, cliniche, strutture Asl e residenze per anziani non avranno problemi. Parla il vice sindaco Berardino Fiorilli, assessore alla Protezione Civile: «Sarà un giorno difficile. Ai cittadini chiediamo di avere pazienza e di rivolgersi al Comando della Polizia municipale per l’evenienza». Predisposto l’acquisto iniziale di mille bottiglie da un litro e mezzo di acqua minerale naturale che, con i volontari della Protezione civile, coordinati da Angelo Ferri, saranno consegnate a consegnare a domicilio nei casi di emergenza. E’ arrivata da San Salvo un’autobotte da 8mila litri, posizionata mell’immediato all’antistadio, ricordiamo che l’acqua è utilizzabile solo per i servizi igienici. Bancali di acqua saranno forniti alle scuole comunali. Il centro operativo comunale e il Comando della Polizia municipale saranno aperti dalle sei del mattino, numero telefonico 085/37371.

FRONTE CHIETI
«È un’emergenza indescrivibile», dice il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, che ha allertato la Protezione civile al fine di assicurare l’approvvigionamento idrico all’ospedale civile e nelle altre strutture sanitarie. «Il Comune è già pronto ad affittare autobotti per approvvigionare le famiglie in difficoltà le cui spese, ovviamente, verranno messe in conto all’Aca. Nelle scuole cittadine di nostra competenza abbiamo già provveduto a trasportare bottigliette d’acqua». Per eventuali emergenze, è possibile contattare il Nucleo di Protezione Civile, coordinato dall’assessore Ivo D’Agostino, il cui numero di telefono è 3204291071, o il responsabile della logistica del Comune di Chieti, Antonio Mancini, al 3334368245. Dice ancora Di Primio: «Se l’emergenza dovesse protrarsi provvederemo alla chiusura delle scuole e all’allestimento di alcuni punti di erogazione dell’acqua in città attraverso l’utilizzo di autobotti». Per quanto riguarda l’ospedale Santissima Annunziata, dalla Asl fanno sapere come, con le attuali riserve di acqua, sia possibile andare avanti autonomamente almeno fino a domenica. Per informazioni ecco i numeri verdi dell’Aca 800800838, 800890541 e il numero fisso 085 41781..

Venerdì 22 Marzo 2013 – 12:02
Ultimo aggiornamento: 12:28
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Grasso: “Confronto tv con Travaglio”. E dice sì a Formigli su La7


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Pubblicato in data 21/mar/2013

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Grasso: “Confronto tv con Travaglio”. E dice sì a Formigli su La7

Il neo presidente del Senato risponde su Twitter all’invito del giornalista a seguito delle polemiche sorte durante la puntata di Servizio Pubblico. Secondo l’ex procuratore antimafia, infatti, il vicedirettore del Fatto quotidiano gli avrebbe rivolto “accuse infamanti”. Lunedì sarà quindi a Piazzapulita

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di | 22 marzo 2013

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Il presidente del Senato Pietro Grasso ha accettato l’invito a un confronto con Marco Travaglio lunedì a Piazza Pulita (La7), la trasmissione condotta da Corrado Formigli. “Gentile Corrado, accetto volentieri il suo invito in trasmissione per il confronto”, scrive Grasso su Twitter. Un messaggio che arriva all’indomani della puntata di giovedì sera di Servizio Pubblico, dove il neo presidente del Senato era intervenuto a sorpresa, pochi minuti dopo il monologo del vicedirettore del Fatto Quotidiano, che era partito proprio dall’elezione dell’ex procuratore antimafia e dal confronto con Renato Schifani.

A infastidire Grasso, secondo quanto lui stesso ha riferito durante la chiamata, le ricostruzioni di Travaglio sulla sua nomina a procuratore antimafia. “Invito Marco Travaglio, che ha rivolto contro di me accuse infamanti, ad un confronto tv con tanto di carte alla mano. Per rispondere soprattutto all’accusa che ha lanciato riguardo alla mia nomina di capo antimafia”, ha dichiarato in collegamento. “Può venire in trasmissione quando vuole”, ha replicato Santoro, ma lui ha risposto di non potere “aspettare una settimana, devo mettere fine a queste accuse il più presto possibile”.

A fronte del messaggio di Grasso su twitter, Formigli ha risposto a sua volta sulla piattaforma di microblogging: “Il presidente del Senato Grasso accetta il nostro invito lunedì a Piazzapulita La7 per un confronto aperto e leale con Marco Travaglio”. A questo punto, scelta la sede del confronto tv, manca solo la conferma di Travaglio.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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