Marò, ministro Giustizia indiano smentisce: “Mai dato garanzie su pena di morte”

Marò, ministro Giustizia indiano smentisce: "Mai dato garanzie su pena di morte"
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (ansa)

Marò, ministro Giustizia indiano smentisce: “Mai dato garanzie su pena di morte”

Ashwani Kumar contraddice quanto affermato dalla Farnesina: “Come può il potere esecutivo dare garanzie sulla sentenza di un tribunale?”. De Mistura: “Ho visto dichiarazione scritta”. Il Chief Minister del Kerala ha scritto al primo ministro indiano Manmohan Singh per chiedere che il tribunale speciale sia istituito a Kollam

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NEW DELHI Le autorità giudiziarie indiane hanno disposto la costituzione di un tribunale ad hoc per esaminare il caso dei due marò ritornati ieri a New Delhi. Lo riferiscono oggi i media indiani, mentre è stata smentita dal ministro della Giustizia la notizia di garanzia riguardo alla sentenza. Ma il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura, insiste: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non rischiano la pena di morte in India perché il governo di New Delhi ha fornito al riguardo una “assicurazione scritta” al governo italiano. L’Alta Corte di New Delhi ha emanato ieri sera un’ordinanza per formare uno speciale organo giudicante come stabilito nella sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio. Il Chief Minister del Kerala, Oomen Chandy, ha scritto al primo ministro indiano Manmohan Singh per chiedere che il tribunale speciale che deve giudicare i due marò italiani sia istituito a Kollam, il capoluogo del Kerala, e non a New Delhi. Lo riporta il sito ufficiale di Chandy. Il Kerala è lo stato dove furono arrestati Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Nessuna garanzia su pena di morte
. La decisione è stata presa dopo l’autorizzazione del ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, che in un’intervista all’emittente Tv Ibn ha però negato che il governo indiano abbia mai dato rassicurazioni all’Italia sul fatto che ai fucilieri Latorre e Girone non sarebbe in ogni caso stata inflitta la pena di morte. Rassicurazioni contestate nel Kerala, lo Stato di provenienza dei pescatori uccisi a cui il governo centrale ha sottratto la giurisdizione sul caso. Al giornalista che gli domandava come mai il ministro degli Esteri Salman Khurshid avesse rassicurato l’Italia sul fatto che i due marò non rischiano la pena di morte, Kumar ha risposto: “Come può il potere esecutivo dare garanzie sulla sentenza di un tribunale?”. Khurshid, ha aggiunto il ministro della Giustizia, “è anche un avvocato e sul perché abbia detto quelle cose, sta a lui rispondere”.

Parole così “tradotte” dall’avvocato Giacomo Aiello, che insieme a Carlo Sica difende i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: “Non mi stupiscono le dichiarazioni del ministro Kumar sul fatto che il governo indiano non dà garanzie sulla sentenza e sulla pena di morte – afferma il legale -. Sono parole che ricalcano ciò che aveva già detto l’ambasciata indiana, vale a dire che nella loro giurisprudenza la pena di morte viene applicata molto raramente”. Quanto alle rassicurazioni fornite dal ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid sul fatto che i due marò non rischiano la pena di morte, “è chiaro che lui parla su un registro diplomatico che non è quello strettamente giuridico della giustizia”.

De Mistura: “Garanzia scritta”.
Raggiunto telefonicamente a New Delhi da Adnkronos, dove si è recato per accompagnare i due militari italiani che sono tornati in India, De Mistura commenta le dichiarazioni di stamattina del ministro della Giustizia indiano, Ashwani Kumar, per quale il governo di Delhi non può fornire alcuna garanzia sulla sentenza che verrà emessa dal tribunale speciale per i due marò. “La dichiarazione del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid è una dichiarazione scritta, l’ho vista ieri, ed è a nome del governo. Per noi fa testo”, afferma De Mistura. “Posso immaginare -aggiunge- che in un qualunque Paese del mondo un ministro della Giustizia, se intervistato, esprima cautela sulle decisioni di una Corte”. De Mistura, ribadisce: “Abbiamo una assicurazione scritta sul fatto che non ci sarà la pena di morte, che in questo caso specifico la pena di morte non è considerabile”. Quanto alla presa di posizione odierna del Chief Minister del Kerala, Oomen Chandy, che ha scritto al primo ministro indiano Manmohan Singh per chiedere che il tribunale speciale che deve giudicare i due marò italiani sia istituito a Kollam, il capoluogo del Kerala, e non a New Delhi, De Mistura afferma: “La Corte suprema indiana è la più alta assise che decide su questioni di questo tipo e ha deciso che la Corte ad hoc per i due marò sia a New Delhi. Da parte di Chandy, si tratta solo di propaganda”.

Il tribunale speciale. Lo scorso 9 marzo il governo indiano aveva già avviato le procedure per il tribunale speciale dopo le accuse di ritardo da parte della Corte Suprema. Come promesso ieri al sottosegretario italiano agli Esteri Staffan de Mistura, il governo di New Delhi intende ora accelerare il complesso iter. Ai giornalisti il ministro della Giustizia Ashwani Kumar ha detto che la proposta inviata dal ministro dell’Interno è stata approvata “in principio” dal suo dicastero, il quale “è impegnato a mettere a punto altri dettagli”, e spera “di ottenere il via libera definitivo dal presidente della corte Suprema Altamas Kabir già la prossima settimana”.

Il nuovo tribunale dovrebbe occuparsi del caso con una procedura accelerata (“fast track”). L’organismo dovrà decidere se la giurisdizione sul caso spetta all’India oppure se rientra nell’ambito nel diritto internazionale che prevede la competenza della giustizia italiana in base alla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos).

Marò di nuovo in India
. Da ieri i due marò sono tornati in India. Dall’aeroporto i due fucilieri del battaglione San Marco sono andati all’ambasciata italiana a New Delhi. Avranno quale unico obbligo quello già esistente di firmare una volta la settimana un registro presso la polizia del quartiere diplomatico di Chanakyapuri. “Loro saranno liberi – ha detto il sottosegretario – e saranno funzionari italiani impiegati presso l’ufficio dell’addetto militare”. (23 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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