Archivio | marzo 24, 2013

REPORTAGE INDIA – Nella città delle vedove

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Ore 9.00 pausa del tè. Due donne anziane bevono il loro tè e mangiano un biscotto.

Nella città delle vedove

IL MIO VIAGGIO In India le donne che restano senza marito non possono risposarsi, tornare in famiglia o avere una vita sociale: possono solo ritirarsi in povertà e isolamento: 20.000 vivono a Vridavan

I reportage dei lettori. Vedi anche:
Paesi che odiano le donne
Spose bambineTroppo giovani per dire sì

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Testo e fotografie di Tamara Farnetani

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Vrindavan, solamente 150 km sud da Delhi, conosciuta anche come “città delle vedove”, diventa un purgatorio in terra, l’oblio.

Secondo i testi sacri Indù, la donna non ha nessun valore. E’ soltanto una appendice prima del padre e del fratello, poi del marito, la cui morte chiude per sempre la vita sociale, economica e affettiva della donna. La vedova diventa una portatrice di malaugurio, un peso economico, e spesso preda di avances sessuali.

Priva di ogni proprietà e diritto, la vedova vive in povertà e isolamento, dedicando la sua vita alla memoria del marito defunto. Non le è consentito di risposarsi. Scompaiono anche i simboli del matrimonio: i capelli vengono tagliati, rimossi la collana di perline nere, il mangalsutra, il punto rosso sulla fronte, il bindi, la striscia rossa tra i capelli, il sindur, spezzati i cerchietti colorati di vetro ai polsi, i bangles, gettati gli anelli alle dita dei piedi e l’orecchino al naso.

Il futuro della vedova è fatto di un semplice sari bianco, il colore del lutto. Spesso vengono allontanate dai loro stessi figli maschi, vivono elemosinando per strada, oppure trovano rifugio nei luoghi sacri, come Vrindavan, dove aspettano l’eternità, nella speranza che giunga infine la Moksh, la liberazione definitiva dal ciclo delle rinascite e l’unione con il creatore.

Prima del 1829, quando il rito del sati venne abolito in quanto considerato dagli inglesi una tradizione barbara, la vedova veniva immolata assieme al marito sulla pira funebre.

In India si contano circa 55 milioni di bambine sposate prima dei 15 anni, molte delle quali, sposate con uomini molto più anziani di loro, finiscono nelle condizione di vedove, vittime di violenze sessuali, sfruttate per la raccolta di donazioni, riciclaggio di denaro sporco e traffico a fini di prostituzione.

La donna una volta sposata rimane in famiglia del marito e diventa anche occasione di affari, diventa manodopera gratuita e fonte di denaro e beni materiali come televisori, frigoriferi e motociclette facenti parte della dote.

Sul territorio di Vrindavan, vivono circa 20.000 vedove, che vi giungono soprattutto del Bengala Occidentale. Molte di loro si recano ogni giorno di propria volontà al “Shri Bhagwan Bhajan Ashram” dove passano gran parte della giornata a salmodiare per elevare il proprio spirito e quello del marito defunto. Lì, al semibuio, sedute in terra con gambe incrociate, suonano i cimbali e cantano lo stesso Mantra: Hare Krishna, Krishna, Krishna, hare Rama, Rama, Rama.

Le vedove che si radunano nell’ashram partecipano alla salmodia molto attivamente, ripetendo le stesse identiche parole per guadagnarsi le loro sei rupie al giorno. Il Bhajan Ashram fu fondato nel 1914 da un commerciante molto ricco e devoto. Shri Janki Dasj Patodia il quale lasciò tutto il suo denaro alla causa religiosa. Il servizio che si compie in queste strutture sono canti devozionali (bhajan) dedicati a Krishna.

In alcune occasioni vengono distribuiti vestiti, farina, zucchero, lenticchie. Le attività dello Shri Bhagwan Bhajan Ashram vengono mantenute esclusivamente da donazioni. Una volta terminata la prima sessione, che inizia alle 7:00 del mattino e termina alle 10:30, la maggioranza delle donne lascia l’ashram per andare a cucinare nelle loro case dove molte di loro vivono in gruppo, in dei ambienti umidi e malsani.

Le più sfortunate e povere non hanno nessuna casa e sono costrette a rimanere in strada, dove chiedono in elemosina qualche rupia per arrotondare la giornata.

Alle 15:30 del pomeriggio inizia l’ultima sessione che termina alle 19:30. Una giornata intera di preghiera all’ashram non è sufficiente per vivere, neppure in India.

Dall’esterno tutto questo non appare, al contrario la cittadina può sembrare un’isola felice, dove il tempo si è fermato e il turismo religioso porta ricchezza a sufficienza per far vivere bene gli abitanti. Le vedove rimangono ignote. Nessuna che si lamenti, nessuna che accusi, nessuna che parli. Con queste foto ho cercato di seguire una giornata tipica di una vedova che vive e sopravvive a Vrindavan.

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fonte nationalgeographic.it

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NUOVA ‘ESPANSIONE’ PROGRAMMATA? – Cresce la tensione nel Golan. Israele: “Situazione esplosiva”

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Il confine tra Israele e Siria nella regione del Golan

Cresce la tensione nel Golan
Israele: “Situazione esplosiva”

L’esercito di Tel Aviv risponde al fuoco proveniente dalla sponda siriana del confine: «Siamo pronti a ogni evenienza»

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di Francesca Paci
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C’è stato un tempo, all’inizio della rivolta contro il presidente Bashar Assad, in cui Israele parteggiava silenziosamente per il regime, membro fondatore del famigerato “asse del male” ma anche garante del più pacifico tra i tumultuosi confini dello Stato ebraico. Sì, perché nonostante il sodalizio con l’Iran e con Hezbollah, nonostante i proclami di odio eterno, nonostante la calorosa accoglienza garantita alla diaspora degli irriducibili di Hamas, la Siria per Israele era un problema archiviato oltre trent’anni fa e il Golan, occupato nel 1967 e annesso nel 1981, una frontiera stabile su cui far crescere mele e vitigni.

Sono passati due anni, le vittime della ormai irreversibile guerra civile siriana hanno raggiunto quota 70 mila, il numero dei profughi tende al milione e tra le fila dell’opposizione militano da mesi a viso aperto pattuglie jihadiste interessante al caos regionale assai più che al tramonto dei signori di Damasco. Lo sguardo di Israele è mutato e pare che il premier Netanyahu ne abbia parlato diffusamente con il presidente Obama (oltre al dossier Iran). Dopo essersi schierato con i ribelli a fronte di una repressione che non poteva conciliarsi più neppure con la più cinica ambizione alla stabilità, il governo di Bibi ha iniziato a seguire con preoccupazione crescente lo spostamento delle pattuglie islamiste e i luogotenenti di al Qaeda verso sud-ovest, a ridosso di quel confine sempre meno quieto.

Gli incidenti si moltiplicano da settimane. Ieri sera, per l’ennesima volta, colpi di arma da fuoco sparati in territorio siriano hanno oltrepassato la linea del cessate il fuoco raggiungendo alcuni blindati israeliani provocando “lievi danni materiali”. Da Tel Aviv i comandi militari hanno atteso fino a stamattina, allarme elevato, misure di sicurezza rafforzate, e poi hanno autorizzato a rispondere al fuoco perchè i colpi ricevuti erano “in grado di mettere in pericolo le forze israeliane”. Non risultano vittime per il momento, ma la situazione, per usare le parole del capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Benny Gantz, “è esplosiva”.

I generali israeliani si preparano a “qualsiasi eventualità”, le alture del Golan sono state ulteriormente blindate e il nuovo ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon ha avvertito Damasco che lo riterrà responsabile di “ogni violazione territoriale” e che ordinerà di rispondere “colpo su colpo”. Il problema è che se Assad è imprevedibile lo è anche il fronte dell’opposizione. Nelle ultime ore, per dire, si è dimesso il capo della Coalizione nazionale siriana Moaz Khatib, su cui aveva puntato la comunità internazionale, perchè i dissidi interni al blocco antiregime, dominato dai Fratelli Musulmani e altri gruppi islamisti, sono paralizzanti. Così per Israele il Golan diventa la cartina di tornasole di un temibile terremoto regionale per scongiurare il quale è necessario fare qualsiasi passo (compreso approfittare della mediazione di Obama e fare pace con la antipatizzante Ankara con buona pace di qualsiasi dissidio passato sulla Mavi Marmara).

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fonte lastampa.it

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ASSURDITA’ D’ITALIA – Due anni di processo per 60 centesimi: gli sprechi della burocrazia giudiziaria

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Due anni di processo per 60 centesimi
gli sprechi della burocrazia giudiziaria

Gli sprechi della burocrazia: giudici, pm, avvocati, cancellieri e uffici giudiziari impegnati per un’estorzione che non raggiunge l’euro

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di Andrea Ossino

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ROMA – Anni di processo per sessanta centesimi. Giudici, pubblici ministeri, avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari, tutti impegnati a lavorare intorno a una tentata estorsione che non raggiunge l’euro.
Succede anche questo a piazzale Clodio, dove le udienze si dilatano e la giustizia deve fare i conti con un numero infinito di lentezze. È in corso nelle aule del palazzo di giustizia il processo a Riadh Chraiet, un tunisino di 43 anni, che siede sul banco degli imputati con l’accusa di tentata estorsione. Non c’è criminalità organizzata dietro il suo gesto. Riadh è senza fissa dimora, vive di espedienti, in genere cerca di mantenersi chiedendo l’elemosina, o anche di racimolare qualche soldo come parcheggiatore abusivo di biciclette.

LA STORIA
Era il marzo del 2011 quando il tunisino vede un ciclista accostarsi per parcheggiare vicino via Tuscolana. Come di consueto, gli si avvicina e gli chiede qualche moneta. Una cosa che per le strade di Roma accade mille volte. In questo caso, però, inizia una discussione che finisce con il tunisino che desiste e che dice: «Peggio per te. Magari trovi la bicicletta rotta». La storia, quindi, non finisce lì, perché il padrone della bici decide di rivolgersi ai carabinieri, spiegando quanto è accaduto e denunciando l’episodio. Riadh Chraiet viene identificato e la macchina della giustizia comincia a muoversi. La denuncia viene trasmessa in procura, viene chiesto il rinvio a giudizio e il gip manda il tunisino a processo.

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Il parcheggiatore abusivo si ritrova in aula a doversi difendere dall’accusa di tentata estorsione, anche se quello che chiedeva erano 60 centesimi. Un’elemosina. Il reato in questione, poi, per il Codice penale, è un crimine molto grave e ha tempi di prescrizione lunghi. Così, è facile immaginare, che se il Tribunale dovesse decidere di condannare Riadh, il suo avvocato, nominato d’ufficio perché l’imputato non ha un soldo per pagarselo, porterà la questione in appello e poi in Cassazione. Tutto a spese dello Stato, perché il tunisino è stato ammesso al gratuito patrocinio. L’avvocato Angelina Pepe, nominata per assisterlo, ritiene che «gli atti d’indagine dovrebbero essere più completi e non limitarsi ad analizzare solo le querele depositate». «Spesso – aggiunge il difensore dello straniero – si tratta di querele strumentali. Basti pensare a questo caso, è un fatto troppo importante in un sistema di economia processuale».

Domenica 24 Marzo 2013 – 10:11
Ultimo aggiornamento: 20:30
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Prelievo del 20% oltre i 100 mila euro: colpiti i depositi della Bank of Cyprus

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Prelievo del 20% oltre i 100 mila euro: colpiti i depositi della Bank of Cyprus

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BRUXELLES – Con un accordo all’ultimo momento utile, Cipro ieri si è allontanato dal baratro di una bancarotta bancaria e di una possibile uscita dalla zona euro, dopo che il governo di Nicosia ha accettato di tassare pesantemente i depositi sopra i 100.000 euro.
Ma tra bancomat presi d’assolto e impiegati delle banche in piazza per il timore di perdere il posto di lavoro, l’incertezza rimane massima a poche ore da un Eurogruppo straordinario che deciderà le sorti dell’isola. «Riconosciamo che sono stati fatti progressi da parte del governo cipriota verso una soluzione che può aprire le porte a un accordo su un programma di assistenza per Cipro», ha detto il commissario agli Affari economici, Olli Rehn: «L’intenso lavoro e i contatti continueranno nelle prossime ore». Ma, secondo Rehn, il via libera dei ministri delle Finanze al salvataggio di Cipro oggi non è scontato: «È essenziale che un accordo sia raggiunto all’Eurogruppo».

Il pacchetto concordato con la Troika prevede perdite significative per investitori e grandi risparmiatori. Dopo aver bocciato un prelievo sui depositi martedì, le autorità di Nicosia hanno accettato di tassare chi ha un conto sopra i 100.000 euro. Il governo cipriota dovrà ristrutturare il primo istituto di credito del paese – Bank of Cyprus – con una tassa del 20% sui depositi sopra i 100.000 euro. Nicosia ha avviato anche la chiusura pilotata della seconda banca – Laiki Bank – che dovrebbe portare a perdite fino al 40% per azionisti, obbligazionisti e grandi depositi. Ma non è bastato a trovare i 5,8 miliardi chiesti da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale in cambio di un prestito di 10 miliardi. Così, alla fine, Cipro ha dato il via libera anche a un prelievo del 4% su tutti i depositi bancari del paese sopra i 100.000 euro.

I SACRIFICI
Gli europei sono determinati a far pagare investitori e grandi risparmiatori, che hanno beneficiato di un sistema bancario cipriota pronto a concedere interessi tra il 3% e il 9% per attrarre le grandi fortune. «Considero equo e giusto che i proprietari di una banca, gli investitori e i più grandi depositi si assumano le loro responsabilità in un modo o nell’altro», ha spiegato il primo ministro della Finlandia, Jyrki Katainen. Dopo la minaccia della Banca Centrale Europea di chiudere il rubinetto della liquidità straordinaria per le banche, senza un accordo all’Eurogrupo sul salvataggio di Cipro, il rischio di un’uscita dall’euro è diventato concreto. Diversi paesi europei ritengono che l’isola sia troppo piccola per costituire un «rischio sistemico» per gli altri paesi in difficoltà. Ma, secondo Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del borad della Bce, il pericolo è di un «contagio anche psicologico» al resto d’Europa con «file di persone in fila per ritirare i propri soldi». «Se i mercati andranno a vedere e testare la capacità della Bce di intervenire il rischio è di tassi di interesse che riprenderanno ad aumentare», ha spiegato Bini Smaghi ad un forum di Confcommercio.

A Bruxelles l’allerta rimane massima e ci si prepara comunque al peggio. Il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, è atteso in giornata per una riunione con José Manuel Barroso e Herman Van Rompuy prima dell’Eurogruppo. L’introduzione delle restrizioni ai capitali – una misura che non ha precedenti per la Ue – serve a impedire una fuga di investitori alla riapertura delle banche martedì. Ma è anche il primo passo per isolare Cipro in caso di uscita dall’euro. Secondo il commissario Rehn, «i fatti dei giorni scorsi ci hanno portato a una situazione in cui non ci sono più soluzioni ottimali». Oggi, per Cipro, «ci sono solo scelte difficili».

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fonte ilmessaggero.it

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MALTEMPO – Una Pasqua gelida: la colpa è di Thor: Il vasto ciclone porterà neve e pioggia per tutta la settimana

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Maltempo in Emilia – fonte immagine

Una Pasqua gelida: la colpa è di Thor

Il vasto ciclone porterà neve e pioggia per tutta la settimana
Perturbazioni domenica prossima, sole forse solo a Pasquetta

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Una Pasqua gelida. O quantomeno piovosa. In tutta Europa è ancora inverno per l’arrivo di «Thor», un vasto ciclone subpolare di aria gelida, che porta nevicate diffuse. Per il marzo più freddo degli ultimi 50 anni. Sul nord è già giunta la parte più avanzata della nuova forte perturbazione atlantica, che porterà condizioni di maltempo anche sulla Sardegna e poi sulla Toscana, mentre sulla Sicilia si supereranno i 25 gradi.

NEVE IN EMILIAMaltempo e neve da domenica, quindi, e tempo incerto settimana di Pasqua e sole soltanto la mattina di Pasquetta. Nella notte nevicherà fino in pianura sul nordest specie sull’Emilia, fiocchi cadranno anche sul Veneto e lunedì mattina tutte le città emiliane verranno imbiancate, da Piacenza fino a Bologna. Lunedì il maltempo imperverserà al centrosud con forti temporali e sulle regioni adriatiche e sul nordest,dove nevicherà ancora fino in pianura specie sull’Emilia ed entro sera anche sulla Lombardia orientale; farà molto freddo ovunque.

PIOGGE A PASQUA E PASQUETTA Il miglioramento di martedì sarà solo parziale, perché da ovest da mercoledì avanzerà una nuova perturbazione che funesterà il tempo per tutto il resto della settimana, almeno fino a sabato. Pasqua inizierà con un po’ più di sole, ma nel pomeriggio ci saranno temporali al centrosud. Tempo migliore a Pasquetta, ma una nuova perturbazione è in agguato al nordovest.

Redazione Online

24 marzo 2013 | 16:34

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fonte corriere.it

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Crisi, si prostituisce a 71 anni perché non arriva a fine mese

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Crisi, si prostituisce a 71 anni perché non arriva a fine mese

Due donne di una certa età sono state sorprese sul marciapiedi dai carabinieri di Montesilvano

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PESCARA – Due donne di una certa età sono state sorprese sul marciapiedi dai carabinieri di Montesilvano (Pescara) durante un controllo antiprostituzione effettuato ieri sera in citta’, sul lungomare e nella zona della pineta, oltre che a Citta’ Sant’Angelo.

Una delle due ha 71 anni, l’altra ne ha 50 e la loro presenza in strada la dice lunga sugli effetti devastanti della crisi, che ha spinto le due a vendersi pur di portare a casa i soldi per andare avanti. La 50enne ha spiegato di essere stata lasciata dal marito e di non avere i mezzi per mantenersi. La piu’ anziana ha raccontato ai carabinieri, coordinati dal capitano Enzo Marinelli, di non avere i soldi per mangiare, per pagare le bollette e l’affitto e di essere sola. Il marciapiedi, quindi, e’ apparso l’unica soluzione ad entrambe, che vivono a Montesilvamo.

Le due, peraltro, erano le sole italiane in strada. Da tempo la prostituzione viene esercitata, in questa zona, solo da straniere e ieri sera i militari dell’Arma ne hanno contravvenzionate otto (dovranno pagare 310 euro ognuna), nei confronti delle quali e’ stata riscontrata la violazione di una ordinanza emessa dal Comune per arginare il fenomeno del sesso a pagamento. I carabinieri informeranno i servizi sociali di Montesilvano, per capire se e’ possibile fornire alle due donne un sussidio.

sabato 23 marzo 2013 – 18:06   Ultimo aggiornamento: 18:06

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fonte ilmattino.it

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