NUOVA ‘ESPANSIONE’ PROGRAMMATA? – Cresce la tensione nel Golan. Israele: “Situazione esplosiva”

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Il confine tra Israele e Siria nella regione del Golan

Cresce la tensione nel Golan
Israele: “Situazione esplosiva”

L’esercito di Tel Aviv risponde al fuoco proveniente dalla sponda siriana del confine: «Siamo pronti a ogni evenienza»

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di Francesca Paci
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C’è stato un tempo, all’inizio della rivolta contro il presidente Bashar Assad, in cui Israele parteggiava silenziosamente per il regime, membro fondatore del famigerato “asse del male” ma anche garante del più pacifico tra i tumultuosi confini dello Stato ebraico. Sì, perché nonostante il sodalizio con l’Iran e con Hezbollah, nonostante i proclami di odio eterno, nonostante la calorosa accoglienza garantita alla diaspora degli irriducibili di Hamas, la Siria per Israele era un problema archiviato oltre trent’anni fa e il Golan, occupato nel 1967 e annesso nel 1981, una frontiera stabile su cui far crescere mele e vitigni.

Sono passati due anni, le vittime della ormai irreversibile guerra civile siriana hanno raggiunto quota 70 mila, il numero dei profughi tende al milione e tra le fila dell’opposizione militano da mesi a viso aperto pattuglie jihadiste interessante al caos regionale assai più che al tramonto dei signori di Damasco. Lo sguardo di Israele è mutato e pare che il premier Netanyahu ne abbia parlato diffusamente con il presidente Obama (oltre al dossier Iran). Dopo essersi schierato con i ribelli a fronte di una repressione che non poteva conciliarsi più neppure con la più cinica ambizione alla stabilità, il governo di Bibi ha iniziato a seguire con preoccupazione crescente lo spostamento delle pattuglie islamiste e i luogotenenti di al Qaeda verso sud-ovest, a ridosso di quel confine sempre meno quieto.

Gli incidenti si moltiplicano da settimane. Ieri sera, per l’ennesima volta, colpi di arma da fuoco sparati in territorio siriano hanno oltrepassato la linea del cessate il fuoco raggiungendo alcuni blindati israeliani provocando “lievi danni materiali”. Da Tel Aviv i comandi militari hanno atteso fino a stamattina, allarme elevato, misure di sicurezza rafforzate, e poi hanno autorizzato a rispondere al fuoco perchè i colpi ricevuti erano “in grado di mettere in pericolo le forze israeliane”. Non risultano vittime per il momento, ma la situazione, per usare le parole del capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Benny Gantz, “è esplosiva”.

I generali israeliani si preparano a “qualsiasi eventualità”, le alture del Golan sono state ulteriormente blindate e il nuovo ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon ha avvertito Damasco che lo riterrà responsabile di “ogni violazione territoriale” e che ordinerà di rispondere “colpo su colpo”. Il problema è che se Assad è imprevedibile lo è anche il fronte dell’opposizione. Nelle ultime ore, per dire, si è dimesso il capo della Coalizione nazionale siriana Moaz Khatib, su cui aveva puntato la comunità internazionale, perchè i dissidi interni al blocco antiregime, dominato dai Fratelli Musulmani e altri gruppi islamisti, sono paralizzanti. Così per Israele il Golan diventa la cartina di tornasole di un temibile terremoto regionale per scongiurare il quale è necessario fare qualsiasi passo (compreso approfittare della mediazione di Obama e fare pace con la antipatizzante Ankara con buona pace di qualsiasi dissidio passato sulla Mavi Marmara).

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fonte lastampa.it

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