UN BERLUSCONI A 10 EURO – Democrazia e consenso, ma la folla sceglie sempre Barabba?

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Democrazia e consenso, ma la folla sceglie sempre Barabba?

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di | 25 marzo 2013

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Ieri, domenica delle Palme, si è celebrata la tragica ipocrisia del popolo che prima accolse festoso l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, per poi voltargli le spalle, appena pochi giorni dopo, preferendogli il bandito Barabba.
Neppure Ponzio Pilato, rappresentante del potere imperiale romano, condivise questa scelta, tant’è che per ben tre volte cercò di risparmiargli la vita: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò.”
Ma la folla insistette determinata, fino ad ottenere la sua crocifissione e il rilascio di Barabba. Si dice che in quell’occasione la folla fosse stata, almeno in parte, corrotta con denaro da Caifa.
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Questo mi ricorda moltopulman dei figuranti dell’altro giorno, pagati 10 euro per sostenere Berlusconi durante la sua manifestazione di piazza. E già su questo ci sarebbe di che riflettere sconsolati: il prezzo della dignità è sceso davvero così in basso nel nostro paese?
Ma io vorrei qui sviluppare un’altra riflessione e chiedermi piuttosto: poniamo pure che una parte della folla fosse stata comperata, ma tutti gli altri? Non è immaginabile, né sostenibile, che tutti fossero stati corrotti. In nessuna delle due tristi circostanze. Sorge dunque spontanea una domanda inquietante: ma la folla sceglie sempre Barabba? Perché, se così fosse, la democrazia stessa apparirebbe profondamente delegittimata nel suo valore. E a poco servirebbe sottolineare che si tratta comunque del miglior sistema che si sia trovato nel corso dell’intera storia umana per ridurre al minimo i rischi di despotismo ed orrori. Sarebbe sufficiente ricordare che anche Hitler fu eletto democraticamente per rispondere a questa considerazione.
Scrivo questo -sia chiaro- non certo perché io intenda qui disconoscere il valore della democrazia, anzi tutt’altro, credo che essa non sia mai troppa e semmai dovrebbe evolvere qualitativamente -come per fortuna sta già avvenendo in molti settori- verso forme di partecipazione diretta (reali e non illusorie) che affianchino e completino quella di rappresentanza.
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Tuttavia la domanda iniziale rimane e merita una risposta. Io credo sia giusto riconoscere che la folla non sceglie sempre Barabba ed utile chiedersi perché questo avvenga.
Prendiamo ad esempio la pagina storica dei referendum del 2011 sull’acqua pubblica e contro il nucleare. In quell’occasione 27 milioni di italiani, pari al 57% degli aventi diritto, si espresso chiaramente -a mio avviso- non soltanto sullo specifico dei quesiti referendari, ma più in generale su una visione della società e direi quasi della vita, in cui il bene comune, di tutti, deve prevalere sugli interessi privati, di pochi.
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Ma come fu possibile quel risultato straordinario? Penso sia importante anzitutto sottolineare il fatto che su quei temi la folla era stata lungamente e correttamente informata. Il successo dei referendum, infatti, inizia almeno 12 anni prima, quando il Movimento per l’acqua inizia a seminare, tenacemente, appassionatamente, ostinatamente, creativamente, persino allegramente come mostravano nitidamente alcune coloratissime iniziative, per creare nell’opinione pubblica una consapevolezza collettiva sull’importanza di questa scelta e sui suoi reali contenuti.
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Ecco, possiamo dire allora per prima cosa che la folla, forse, non sceglie Barabba se è correttamente informata. Ma questo non basta.
Non basta perché in realtà molte delle nostre scelte personali non vengono dal cervello, ma piuttosto dal cuore, se non addirittura dalle viscere. Non sono cioè il frutto di riflessioni, ma delle emozioni che spesso qualcuno ha saputo alimentare in noi.
Questa semplice considerazione non sfugge, ovviamente, a quanti intendono manipolare le coscienze, generando paure, creando mostri, spostando abilmente l’attenzione all’occorrenza, per evidenti secondi fini personali. Gli esempi potrebbero essere qui innumerevoli e purtroppo tutti concordanti.
Il punto, allora, mi pare quello di focalizzare l’attenzione non solo su una corretta informazione, precondizione certamente necessaria, ma anche e forse soprattutto su una corretta educazione ai sentimenti, che produca quella autoconsapevolezza indispensabile affinché ciascuno possa dirsi realmente libero e affinché la folla possa non scegliere Barabba.
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Educare a riconoscere le proprie emozioni, che sono sempre vere e autentiche, ma al contempo a distinguerle da ciò che le ha prodotte, che invece potrebbe anche essere falso, mi pare allora il cuore della sfida che abbiamo dinanzi a noi come società, a livello educativo e culturale, ma non solo. Perché una società inconsapevole non solo non produce benessere, ma soprattutto non permette di esprimere il meglio di sé a nessun livello, neanche su un piano professionale e quindi anche economico. E sarà inevitabilmente portata a scegliere Barabba.
Continuiamo allora a promuovere consapevolezza, cognitiva ma anche affettiva, in ogni modo e attraverso tutti i linguaggi possibili. E facciamolo tutti!!!
Ciascuno a partire dal proprio vissuto quotidiano. Non delegando questo compito ai soli professionisti dell’informazione o dell’educazione.
Perché come ricorda un proverbio africano: “Ci vuole un intero villaggio per educare un bambino.”
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One response to “UN BERLUSCONI A 10 EURO – Democrazia e consenso, ma la folla sceglie sempre Barabba?”

  1. gianni tirelli says :

    SILVIO BERLUSCONI – STRATEGA E MAESTRO DEL MALE

    – Sconsiglio la lettura di questo articolo ai soggetti impressionabili –

    Che Dio ci guardi dai cornuti che hanno raggiunto il potere!! La loro ira sarà tanto maggiore quanto, la loro condizione estetica, psicologica e culturale, risulti miserevole.
Se poi il soggetto in questione, è basso, tozzo, pelato e con gli arti inferiori monchi ed arcuati e il movente della sua frustrazione da corna, è imputabile a un capellone barbuto, prestante e colto, esponente di primo piano di “potere operaio”, sappiate che la sua sete vendetta, non conoscerà limiti di sorta, fino a patteggiare con il maligno gli ultimi brandelli della propria anima.
    Questo fatto, riconducibile ai tempi dell’università (e che qualsiasi altra persona normale, benché amareggiata, avrebbe vissuto come un doloroso incidente di percorso), ha ferito a morte l’amor proprio e l’orgoglio smisurato del nostro, allora, giovane ex Primo Ministro Nano, alterando per sempre il suo stato di coscienza e la capacità critica, relativizzandone, così, i parametri di giudizio.
    Codificare il mondo, in puttane da usare come merce di scambio e di mera soddisfazione sessuale e in comunisti da sterminare, è l’estrema conseguenza di quello stato psicotico prodotto dal tradimento non contemplato e mai concepito, e dalla conseguente condizione di cornuto. Una ulteriore semplificazione, interviene a separare le donne in due sotto-gruppi dove, le brutte, sono sporche e comuniste (in antitesi con le ‘belle”, libere e compiacenti), mentre gli uomini, in sudditi scodinzolanti e sovversivi bolscevichi. I “sudditi”, in seguito, per ragioni diverse di carattere eccezionale, li potremo suddividere in, “responsabili e traditori”.
Il fatto che in tutti questi anni, Berlusconi, non abbia mai speso una parola di condanna sul ventennio fascista e lo sterminio degli ebrei ad opera del nazismo (disertando platealmente le date più significative della storia d’Italia), la dice lunga sulla natura perversa delle sue convinzioni. Le varie amicizie e simpatie particolari (platealmente ostentate come traguardi personali di politica estera) con i vari dittatori africani e il compagno di merende Putin, sono un elemento importante, distintivo e significativo della visione socio-politica di questo inquietante personaggio.
La possessione entra in ballo quando, il soggetto ferito e frustrato dal tradimento sessuale e affettivo, non è in grado, per nessun motivo al mondo, di accettare la circostanza che ha prodotto una tale lacerazione, e pur di mettere in atto la sua vendetta, si appella all’intercessione e all’intrusione del maligno. In cambio, il Demonio, pretende una totale sudditanza e le consegne immediate di ogni sentimento della sfera umana che sia in contrasto con le ragioni del suo progetto necrofilo.
    Il potere economico, mediatico e politico, rappresentano le roccaforti all’interno delle quali, i servi di Satana, pianificano strategie deputate all’omologazione del pensiero unico, al plagio, al raggiro e alla corruzione.
Siamo veramente in pochi, oggi, nel mondo occidentale, in grado di riconoscere la presenza del maligno e capaci di codificare alcuni atteggiamenti e specifici comportamenti che ne confermano l’esistenza e la sua portata distruttiva.
Le farneticazioni sistematiche del cavaliere Berlusconi, i loro contenuti contraddittori intrisi di menzogne lapalissiane che negano l’evidenza e l’oggettività dei fatti, non che la totale assenza di pudore e del sentimento di vergogna, sono alcuni dei caratteri distintivi e peculiari che tracciano un profilo sufficientemente esaustivo, al fine di confermare la possibilità di un intervento sovrannaturale di entità maligna.
Sbaglieremmo se immaginassimo il Demonio come un super eroe del male, atletico e impavido. Il suo aspetto, il più verosimile, è quello di un uomo piccolo e stupido, con poco charme, che veste come un manichino di provincia. Ha solitamente un linguaggio banale e nega tutto ciò che è evidente. Per lui, la bugia, costituisce una regola relazionale e la sua introiezione proiettiva, lo porta ad attribuire a quelli che, ritiene i suoi avversari e nemici, tutti suoi difetti a cominciare dalla menzogna.
Il nostro personale, piccolo diavolo italiano, essendo privo di qualsiasi forma di intelligenza, eccelle, per compensazione, in furbizia, scaltrezza, ovvietà e automatismo logico di difesa. L’assenza di etica e di morale, poi, gli permettono di espletare con maggiore forza, libertà e determinazione, le sue strategie di delegittimazione e diffamazione, elevandole fino ai massimi livelli.
Questo individuo incarna il germe malefico dell’ossimoro al potere, riducendo la verità ad un inquietante esercizio di relativismo. E’ furbo ma stupido, infantile ma vecchio, generoso ma ladro, cattolico ma divorziato, paladino della famiglia ma puttaniere, socialista, ma di estrema destra.
E’ l’attore principale di una grottesca commedia dell’assurdo da suburra, dove tutto è il contrario di tutto e, qualsiasi ragionevolezza, buon senso e costrutto logico, vengono risucchiati dentro il vortice gelatinoso della mistificazione.
Per tutto questo, l’impostura (un vistoso apparato di falsità e di menzogne), contraddistingue la natura diabolica di Silvio Berlusconi che, nel tempo, si è affinata a tal punto, da rendere inconsistente il confine con la stessa verità.
    Per questo signore del male, tutto si riduce a mero fatto personale ed effetto pirotecnico.
    Come dimenticare i morti di Nassirya, vittime sacrificali di una guerra infame e insensata, scaturita dalla vanità, dalla sudditanza, dall’ansia e sete di protagonismo di un Primo Ministro, che ha trasfigurato il suo impegno politico, in un progetto eversivo e di vendetta? “Mi chiedo se serva questo sacrificio”, affermava dopo la notizia di un nuovo caduto italiano in Afganistan! Contraddizione, incoerenza, totale assenza di autocritica e di pudore, si attestano a tare genetiche del posseduto.
Questo impostore, da oltre 17 anni ha spaccato il paese dentro una continua contrapposizione e scontro ideologico, e nel significato etimologico della locuzione “dividi et imperat”, ha suggellato il suo potere e il diritto ad una speciale impunità.
Un filibustiere che persegue il suo progetto mefistofelico, fatto di dossieraggi, spionaggio, intimidazione, delegittimazione, ricatto e ritorsioni e, in virtù di una sistematica corruzione, si accredita orde di figuri, pronti a espletare ogni suo ordine e nefandezza.
Pensare, per un solo attimo, che abbia a cuore le sorti di questo martoriato paese, è un’ingenuità grossolana! Solo chi é stato vittima di un potente maleficio (causa la predisposizione, la potenzialità o le affinità caratteriali), può ancora credere ad una tale assurdità!
In verità, il diavolo Berlusconi, mira ad attuare il suo piano di distruzione etica, morale e materiale di questo covo di comunisti (la società italiana), per consegnare la sua vendetta nelle sudice mani di Satana in persona. Definirlo un politico, un imprenditore di successo, un piduista, un mafioso o un puttaniere, mortifica la verità e riduce il soggetto, a specifica e mera condizione umana. Berlusconi non è niente di tutto ciò! No è un politico, ma fa uso della politica – non è un imprenditore ma fa uso del potere economico, istituzionale e di tutti i privilegi del caso, per soddisfare le perversioni del suo Ego malato e posseduto.

    L’attacco del nostro piccolo Diavolo alla scuola pubblica, che dichiara, essere terreno di coltura ideologico deputato ad inculcare idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie e spacciare per buoni, principi e valori sbagliati, è la dichiarazione delirante (ultima di una lunga lista di minchionerie) adottata allo scopo strategico di spostare l’attenzione sugli ultimi avvenimenti che lo riguardano; privati e giudiziari. Un’affermazione ipocrita e contraddittoria e che si scontra con la portata di fuoco diseducatrice delle sue tre reti commerciali, intrise di una tale volgarità, lordume morale e qualunquismo esistenziale, da trasfigurare l’ultimo lupanare di infimo ordine, in un collegio di orsoline. Quando irrompe nel programma di Gad Lerner, esaltando il 110 e lode conseguito da Nicol Minetti, viene da chiedersi se le modalità attraverso le quali è giunta alla carica di consigliere regionale, siano le stesse messe in campo per laurearsi. Emilio Fede che chiede la tangente di 400.000 euro a Lele mora, per avere intercesso verso l’amico Berlusconi di un prestito a suo favore, non modifica in nessun modo i suoi rapporti con il Cavaliere. Al contrario, ne rafforza l’appartenenza e lo consacra a figlio naturale del suo venerabile Maestro del male, che vede i lui la realizzazione di tutti i suoi insegnamenti. L’atteggiamento irascibile e sprezzante e quel ghigno malefico, stemperato da un finto sorrisetto intriso di sarcasmo e di odio quando, solo ieri, il presidente Berlusconi, conferma la sua assoluta contrarietà ai matrimoni gay e alla possibilità di adozione per i single, sono gli elementi ascrivibili alla rappresentazione iconografica e simbolica dell’entità maligna. I sistematici attacchi ai giudici, alle istituzioni, alla Corte Costituzionale e al Presidente della Repubblica, si rivelano il continuo tentativo di alterare, manipolare e ribaltare la percezione della realtà, allo scopo di trasporre la vittima in carnefice e, viceversa.
Il diavolo non vuole la pace, ma cerca il conflitto perenne. Attraverso la menzogna e la mistificazione, ordisce la sua vendetta contro il mondo, contro Dio e, contro tutti gli uomini ragionevoli e di buon senso che, con i loro atti, gli rammentano, quella sua condizione di di analfabeta della vita e di eterno becco.
Quando la moglie Veronica, su Repubblica, lo definisce “un uomo malato” allertando la politica tutta dal pericolo di un tale potere nelle sole sue mani, intendeva comunicare al mondo intero (senza esplicitarlo) della sua natura demoniaca.

    Per il nostro piccolo Diavolo, la vendetta, è il primario nutrimento. Nient’altro al mondo, può mitigare il dolore lacerante del suo orgoglio ferito, ne risvegliare le ragioni di un’autostima oramai defunta. Non esistono armi idonee e adatte a combattere una tale circostanza, tanto più, se il nostro piccolo Diavolo, può contare sulla cieca obbedienza di una nutrita schiera di adepti, servi e chiassose tifoserie che operano compatti al fine di soddisfare ogni suo più subdolo desiderio, ordine e infamia.
Auspicare una rivolta popolare, morale e civile, di tutta la cittadinanza, conoscendo a priori, l’immobilismo atavico del popolo italiano e la sua congeniale codardia, è un esercizio di illusionismo che ci possiamo risparmiare. Non possiamo fare altro che appellarci in comunione, ad un intervento divino, ma sapendo che “Dio, ascolta le nostre preghiere se egli stesso, le pronuncia con le nostre labbra”.

    Gianni Tirelli

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