Archivio | marzo 26, 2013

L’ANALISI – Perché la crisi di Cipro è peggio della crisi del Kreditanstalt del 1931 e di quella argentina del 2001?

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Perché la crisi di Cipro è peggio della crisi del Kreditanstalt del 1931 e di quella argentina del 2001?

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DI MARTIN SIBILEAU
sibileau.com

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Come per ogni evento possiamo pensare a Cipro in termini politici ed economici. Un’analisi politica a due dimensioni

La prima dimensione tocca la storia geopolitica della regione e le riserve di gas naturale recentemente scoperte. Fin dal lontano 1853, l’anno della guerra di Crimea nel Mar Nero, questa regione era considerata di rilevante interesse politico, per le stesse ragioni di oggi: evitare l’espansione della Russia nel Mediterraneo e la guerra fu causata dalla rottura degli equilibri del potere costituito, dopo le guerre napoleoniche, con il Congresso di Vienna, nel 1815.

Da allora in poi, tutta una nuova serie di eventi inattesi rese la Francia più debole e la Prussia più forte, cambiarono le alleanze e la risoluzione finale avvenne 60 anni dopo, con la prima guerra mondiale. E’ in questa stessa ottica che vedo in Cipro 2013 un evento politico molto importante: se la Russia dovesse aggiudicarsi un piano di salvataggio di Cipro (mentre scrivo, questo non sembra probabile) ottenendo in pegno le riserve di gas naturale o una base navale, si registrerebbe un nuovo equilibrio di potere nella regione e Israele sarebbe il più grande perdente.

La seconda dimensione politica si riferisce ad un punto di cui scrissi esattamente un anno fa, proprio ispirato dal caso Kreditanstalt del 1931. In un articolo dal titolo: “Oro, riserve, repressione finanziaria e il KreditAnstalt del 1931” :

“(Il fatto del Kreditanstalt) si verificò perché la Francia, un creditore del settore pubblico, pose una condizione politica all’ Austria, in cambio di un piano di salvataggio del Kreditanstalt. Oggi nella zona euro, come nel 1931, il settore pubblico continua ad essere creditore del settore pubblico. Nel 1931, l’Inghilterra e la Francia erano creditori dell’Austria e posero delle condizioni che nessun investitore privato avrebbe mai richiesto.
Gli investitori privati vivono e muoiono per i loro profitti e per le loro perdite. I politici vivono e muoiono per i voti che ricevono. Gli investitori privati si preoccupano per la sostenibilità e per la struttura del capitale del debitore, delle loro garanzie e del profilo del finanziamento concesso. I politici si preoccupano della sostenibilità del loro potere, questo è un dato di fatto e dobbiamo imparare a conviverci.
Nel 2012, la Grecia, e sempre più anche altri paesi periferici dell’UE hanno debiti con altri governi, con il FMI e con la BCE. Gli investitori privati sono stati spazzati via e non torneranno molto presto. Temiamo che, proprio come nel 1931, quando si dovrà affrontare un altro piano di salvataggio sia, nuovamente, per la Grecia o per il Portogallo o per la Spagna, si metteranno delle condizioni politiche tali che nessun investitore privato avrebbe mai nemmeno concepito nella sua mente.
Pensate a questo … Quanto è successo nel mondo per l’Anschluss – l’unione doganale tra Austria e Germania nel 1931 – aveva qualche relazione con la capitalizzazione del Kreditanstalt??? Niente! Eppure, milioni e milioni di persone in tutto il mondo sono state condannate alla miseria in solo pochi giorni, e i loro risparmi sono evaporati!

Signore e signori, benvenuti nel mondo della fiat- money – la moneta a corso forzoso-! Siete stati avvertiti! Se tra pochi mesi leggerete sui giornali che il Consiglio dell’UE esigerà irresponsabilmente cose strane da un paese periferico che ha bisogno di un piano di salvataggio, ricordatevi il Kreditanstalt. Ricordatevi del 1931.

Cercate di capire che questo non è un rischio marginale. Il rischio marginale è esattamente l’opposto. Qui c’è un rischio reale che scopriremo quando ci sarà bisogno di un altro piano di salvataggio e vedremo i politici pensare come investitori privati e dare priorità all’ economia piuttosto che a considerazioni politiche. Questo è il vero rischio marginale! Quando avverrà questa crisi si, i media parleranno di una espansione dei rapporti e diranno che comunque tutto va bene da questa parte dell’Atlantico. Ma se ci leggete, sapete che tutto quello che ha portato a una situazione del genere era perfettamente prevedibile e niente va veramente bene da questo lato dell’Atlantico. E vi ricorderete del 1931 … “

A questo punto, penso che avevo già detto tutto e di non avere nient’altro da aggiungere. Le mie preoccupazioni di un anno fa, si stanno rivelando, purtroppo, giuste.
Analisi economica: la confisca e due promesse non mantenute

Cipro 2013 è peggio non solo della crisi Kreditanstalt ma anche dell’Argentina 2001 perché qui esiste anche un elemento di esproprio e due promesse che prima non c’erano state.

La confisca

Ne’ nel 1931 ne’ nel 2001 chi aveva depositi nelle banche austriache o argentine era stato oggetto esplicito di una confisca arbitraria dei propri risparmi da parte di chi li rappresentava al Parlamento. Questo è un elemento totalmente nuovo che porta violenza nel dramma. Se torniamo al 1931 e al 2001, vediamo che i depositanti inseguivano le loro banche per conoscere i prezzi: per scoprire il vero controvalore in dollari – fisici- dei loro scellini e dei loro pesos ( valute fiat ). Questo era tutto quello che provocarono i governi ( ad esempio la corsa agli sportelli). I governi non intervennero, allora, per manipolare il risultato finale. Negli anni ’30, per effetto del contagio negli Stati Uniti, i depositanti scoprirono e si resero conto che i loro dollari valevano molto meno di 1/20,67 di oncia d’oro. Nel 21° secolo, l’atto finale dello stesso gioco vedrà i possessori di titoli – oro (fiat) rendersi conto che c’è un premio per l’oro fisico.

Sia nel 1931 che nel 2001, i governi intervennero solo per rallentare i tempi di scoperta del nuovo prezzo del denaro, ma non intervennero per cambiare il risultato. Nel caso dell’Argentina, applicando un moltiplicatore di credito per il dollaro di 1/0.3 (30% era il coefficiente delle riserva), il dollaro USA arrivò ad essere scambiato a 3 pesos nel 2003. Nessuno si sorprese quindi in Argentina quando il peso perse i due terzi del suo valore rispetto al dollaro USA. La svalutazione non era una confisca. I depositanti non salvarono banche o governi, semplicemente subirono un trasferimento di ricchezza sul mercato, che avvantaggiò solo chi aveva dollari fisici. E né le banche, né il governo avevano dollari fisici. Ecco perché fecero bancarotta in entrambi i casi.

A Cipro 2013, chi ha conti in banca non ha idea di quanti soldi riuscirà a recuperare del suo capitale. Le perdite previste non hanno nessun nesso con un moltiplicatore del credito pubblico (In Argentina sapevano tutti che, a partire dal marzo 1995, per regolamento della banca centrale, per ogni tre dollari fiat in circolazione c’era un solo dollaro USA reale come garanzia). A Cipro, quanto si riuscirà a recuperare è in fase di “discussione” in questo momento da parte dei membri del Parlamento con la consulenza di Bruxelles, Berlino, Washington DC e Mosca. Questo è di gran lunga molto peggio. Così si arriverà ad un elemento di conflitto sociale, di risentimento, che non sarà facile placare.

La Prima promessa non mantenuta: L’unione bancaria

Durante il 2012, i politici hanno fatto grandi sforzi per convincere il pubblico che la zona euro era solo un passaggio per una unione bancaria prima e per una unione politica poi. La pietra angolare di quella promessa doveva essere il ruolo della Banca Centrale Europea come prestatore di ultima istanza. Doveva essere una promessa unanime, una promessa ad ogni giurisdizione. Per tutti gli scopi pratici, avrebbe dovuto importare molto poco quanto vale il PIL o la popolazione di un singolo paese. Infatti, se la BCE non può preparare nemmeno un pacchetto di 5,8 miliardi di euro che sembrano essere il minimo necessario per non sbattere i ciprioti sulla strada … cosa potremmo aspettarci quando questo problema si dovesse presentare in Italia, che ancora non ha nemmeno un governo con cui negoziare ???

Nel 1931, la promessa di un sostegno internazionale per l’Austria fu solo implicita.

Nel 2001, la promessa che ci sarebbe stato un prestatore di ultima istanza era esplicitamente assente in Argentina.

Nessuno in Austria o Argentina aveva mai previsto niente di questo genere e a nessuno era mai stato promesso niente. Nessuno è stato deluso. Questo non è il caso del 2013.

La Seconda promessa non mantenuta : I depositi sotto 100 mila euro sarebbero stati garantiti

Forse mi è sfuggito qualcosa, ma per quanto ne so, non ho mai visto Mario Draghi indire una conferenza stampa per dire: “Cari depositanti di euro nella zona euro: fintanto che questa banca centrale, che io presiedo, esiste, indipendentemente dalla geografia o dalla circostanza politica, qualsiasi deposito fino a centomila EURO sarà garantito dal mio istituto“. Se mi sono perso questo messaggio, vi prego di accettare le mie scuse e di essere così gentili da inviarmi il link per leggerlo on-line (lo scorso anno ho cancellato il mio abbonamento alla tv via cavo, per l’educazione dei miei figli).

La promessa di garantire i depositi fino a 100 mila euro non è stata apertamente difesa per Cipro 2013. A mia conoscenza, non c’è mai stata nessuna promessa di questo genere sia nel 1931 che nel 2001. Pertanto, i depositanti ciprioti sono stati abbandonati fuori al freddo, trattandoli molto peggio dei loro omologhi in Austria o in Argentina, le cui aspettative non erano mai state alte.

Ultime riflessioni

Se si guarda il caso di Argentina 2001, ci si rende conto che si trattava di una scommessa piuttosto chiara. In Argentina, il coefficiente di riserva in dollari USA si conosceva: era il 30%. Sapevano tutti che i depositi USD erano stati dati in prestito al governo e che il governo era di fronte ad una significativa probabilità di default. Le banche comunque offrivano ai loro clienti in dollari un tasso di interessi del 20% annuo. Pertanto, un argentino che aveva soldi in banca poteva affrontare una scommessa chiara: Guadagnare il 20% annuo contro la probabilità di perdere 2/3 del capitale. Se pensava che la probabilità di un default del governo argentino fosse dopo almeno quattro anni, poteva fare una scommessa con una possibilità di vincerla.

Chi ha euro in banca con che regole gioca? Altro che una scommessa chiara! Non sa quale potrà essere la perdita del suo capitale, perché sarà decisa in un week-end da politici che nemmeno lo rappresentano. Nessuno sa davvero dove sono andati a finire i depositi e si ignora anche a quale giurisdizione debbano rivolgersi. Infine, i tassi di interesse pagati dipendono solo dalla loro fiducia nel sistema, mentre in Argentina nel 2001 i tassi erano al 20% l’anno (questo perché nel 21° secolo si applica la politica del 0% di interessi).

Alla luce di tutto questo, posso solo concludere che chiunque continui a tenere un conto senza garanzie in una banca della zona Euro dovrebbe farsi controllare il cervello!

Martin Sibileau
Fonte: http://sibileau.com
Link: http://sibileau.com/martin/2013/03/24/why-cyprus-2013-is-worse-than-the-kreditanstalt-1931-and-argentina-2001-crisis/
24.03.2013

Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

via http://www.zerohedge.com/news/2013-03-24/guest-post-why-cyprus-2013-worse-kreditanstalt-1931-and-argentina-2001-crises

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fonte comedonchisciotte.org

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M5S vota il «no» al governo Bersani

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La decisione dei Gruppi parlamentari

M5S vota il «no» al governo Bersani

Clima teso alla vigilia dell’incontro con il segretario del Pd: urla in riunione. Grillo diserta il «faccia a faccia»

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Vito Crimi, capogruppo M5S al SenatoVito Crimi, capogruppo M5S al Senato
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I gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle all’unanimità hanno votato il «no» al sostegno a un governo guidato dal leader Pd Pier Luigi Bersani. La votazione alla Camera – nella serata di martedì 26 – alla quale era presente anche il capogruppo al Senato Vito Crimi, segue la decisione presa nel primo pomeriggio a palazzo Madama e la conferma.

GRILLO NON CI SARA’ – Nel corso della riunione del gruppo parlamentare grillino alla Camera è stato confermato che alle consultazioni con Bersani – prevista alle 1o di mattina di mercoledì 27 , incontro trasmesso in diretta streaming – andranno soltanto i due capigruppo, Lombardi e Crimi. Non ci sarà quindi Grillo anche se, secondo quanto si apprende e come è stato confermato da Claudio Messora, coordinatore della comunicazione del M5S, ci sono stati contatti telefonici tra Grillo e i due capigruppo. Inoltre i parlamentari avrebbero voluto confrontarsi con Grillo il giorno delle consultazioni al Colle ma il comico genovese ha preferito evitarlo per «non interferire».

CLIMA TESO – Seppure annunciato da tempo, il «niet» a Bersani appare sofferto. La discussione che precede il voto del gruppo alla Camera è stata piuttosto animata e si sono sentite anche delle urla. Da un parte chi vorrebbe in qualche modo assicurare un governo, dall’altra la linea netta del no ribadita da Lombardi che di fronte ad una eventuale proposta di governo terzo o super partes replica, sicura di non cadere in imboscate: «Forse Bersani approfitterà della diretta streaming. Ma noi non cambiamo idea. Diremo di no».

IL «NIET» – Il no a Bersani del capogruppo alla Camera M5S è ancora più esplicito: «Neanche se si butta ai miei piedi e mi implora di dargli un lavoro… Il gruppo è compatto – assicura Lombardi – e lo è anche al Senato».

Redazione Online

26 marzo 2013 | 22:33

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fonte corriere.it

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Maro’: Terzi si dimette durante informativa, aula Camera sbigottita

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Maro’: Terzi si dimette durante informativa, aula Camera sbigottita

26 Marzo 2013 – 16:16

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(ASCA) – Roma, 26 apr – Smarrimento, sbigottimento in Aula alla Camera dopo l’annuncio a sorpresa delle dimissioni da parte di Giulio Terzi, ministro degli Esteri, nel corso dell’informativa sul caso dei maro’ Latorre e Girone. Renato Brunetta, capogruppo del Pdl, chiede la sospensione della seduta e invoca la partecipazione del premier Mario Monti.

Gennaro Migliore, capogruppo di Sel, non e’ d’accordo: vuole che la discussione continui. Ignazio La Russa, a nome di Fratelli d’Italia, afferma che le dimissioni di Terzi sono in forte polemica verso il governo a causa dell’atteggiamento tenuto sul caso dei due fucilieri di marina detenuti in India.

Il dibattito continua. Interviene Rocco Buttiglione, di Scelta Civica: ”L’Aula e’ stata convocata per sapere quello che e’ accaduto in uno sciagurato incidente in cui senza prove sono i due maro’. Dopo la versione del ministro degli Esteri, vogliamo conoscere quella del governo e del ministro della Difesa”. Lapo Pistelli, Pd, parla di ”8 settembre del governo tecnico”: ”Pensavamo di aver visto di tutto in questa Aula ma ci mancavano le dimissioni in diretta. Vorremmo ascoltare l’opinione del governo che c’e”’.

Giancarlo Giorgeti, capogruppo della Lega Nord, si allinea sulla posizione di Brunetta: ”Monti deve venire in Aula. Il dibattito non puo’ chiudersi oggi pomeriggio”.

Laura Boldrini, presidente della Camera, propone la posizione che viene accolta dall’Aula: ”Il dibattito vada avanti. Io mi occupero di informare il premier Mario Monti”.

gar/fdv

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fonte asca.it

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YoudemRedazioneWebYoudemRedazioneWeb

Pubblicato in data 26/mar/2013

Giulio Terzi annuncia le proprie dimissioni da Ministro della Repubblica

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YoudemRedazioneWebYoudemRedazioneWeb

Pubblicato in data 26/mar/2013

Dichiarazione di Lapo Pistelli dopo le dimissioni del ministro Terzi per la vicenda dei marò

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Mediaset, arriva il primo rosso dallo sbarco in Borsa. E’ di 235 milioni di euro

I partiti in attesa: Berlusconi invoca larghe intese, Grillo, a noi il governo

Mediaset, arriva il primo rosso dallo sbarco in Borsa. E’ di 235 milioni di euro

Niente dividendo a Berlusconi e soci per quest’anno. Ma il gruppo televisivo “guarda al futuro con buone prospettive di redditività” anche se il 2013 è partito col freno tirato

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di | 26 marzo 2013

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E’ di 235 milioni di euro il primo rosso accusato dal gruppo Mediaset dalla sua quotazione in Borsa avvenuta nel 1996. Un dato decisamente peggiore delle attese degli analisti che si aspettavano una perdita tra i 40 e i 45 milioni contro l’utile di 225 milioni del 2011. Sull’andamento hanno influito svalutazioni e accantonamenti per 307,8 milioni senza le quali la perdita sarebbe stata di 47,2 milioni.

Il polo televisivo della famiglia Berlusconi, quindi, non distribuirà alcun dividendo quest’anno, ma “guarda al futuro con buone prospettive di redditività”. Intanto, però, la holding di famiglia, Fininvest, resta a secco con probabili ripercussioni sulla cedola per i soci che era saltata sia nel 2012 che nel 2011, nonostante l’andamento positivo delle controllate con Cologno che aveva versato al socio una quarantina di milioni. A consolare il Cavaliere, quindi, resta solo Mediolanum, la rete di bancassicurazione che ha chiuso il 2012 con 351 milioni di utili, il miglior risultato della sua storia.

Tornando a Mediaset, in dettaglio i conti del 2012 hanno evidenziato ricavi in frenata del 12% a 3,720 miliardi, mentre il margine operativo lordo si è ridotto a 1,269 miliardi da 1,826 miliardi. In miglioramento, invece, il debito che è passato da 1,89 a 1,7 miliardi. Il 2013, poi, non promette meglio se Cologno Monzese parla di raccolta pubblicitaria in flessione sull’anno prima nei primi mesi dell’anno e in linea con l’ultimo trimestre del 2012, quando la frenata è stata a due cifre. In particolare l’Italia in gennaio ha registrato una flessione del 14,5% contro un calo medio del mercato del 16,1 per cento.

“Tuttavia i principali clienti e media buyers nei rispettivi Paesi (Italia e Spagna, ndr) – afferma Mediaset – trasferiscono sul mercato segnali di maggiore dinamicità e di stabilizzazione per la seconda parte dell’anno. In ogni caso, la scarsa visibilità e la situazione di incertezza e instabilità economica nei due Paesi  non consentono al momento di formulare previsioni attendibili circa l’evoluzione dei ricavi pubblicitari su base annua” e “in Italia il gruppo rimane focalizzato nell’implementazione del previsto piano di riduzione della spesa che decrescerà di 450 milioni di euro all’anno” entro il 2014.

I tagli effettuati nel 2012 hanno un controvalore “di oltre 300 milioni”. Quanto agli accantonamenti e alle svalutazioni, la società spiega che sono stati fatti per “adeguare al nuovo contesto i valori dei principali diritti sportivi e delle risorse artistiche“, mentre gli accantonamenti riguardano “oneri di ristrutturazione non ricorrenti”, cioè le somme necessarie per tagliare i contratti in essere. Il braccio di ferro con i sindacati è iniziato subito dopo le elezioni.

I dati, benché attesi, anche se in termini molto più ridotti della realtà, delineano una situazione piuttosto delicata per le attività nei media della famiglia Berlusconi nell’anno immediatamente successivo all’uscita dal governo del capofamiglia. Il 20 marzo scorso, infatti, l’altra corazzata, la Mondadori guidata dalla primogenita del leader del Pdl, Marina, ha annunciato un rosso di 167 milioni e nuovi tagli in arrivo. Entrambe le società, poi, in Borsa nell’ultimo anno hanno bruciato il 28% circa del loro valore. Ed entrambe non vedono certo rosa per il futuro.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Caselli scrive al Csm: chiedo di essere tutelato dalle accuse di Grasso, lesa la mia immagine

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Caselli scrive al Csm: chiedo di essere tutelato dalle accuse di Grasso, lesa la mia immagine

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di An.C.

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È scontro tra Pietro Grasso e Giancarlo Caselli, con il procuratore di Torino che si rivolge al Csm. Dopo l’intervento di ieri in tv del presidente del Senato, in cui Grasso ha replicato alle accuse che gli erano state mosse dal giornalista Marco Travaglio, Caselli prende carta e penna e scrive al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti. Da Grasso, lamenta, sono arrivate, «nel lunghissimo monologo», «accuse e allusioni suggestive» che hanno presentato «in maniera distorta vari fatti e circostanze afferenti la mia attività di magistrato». In particolare nell’intervento del presidente del Senato, rileva Caselli, «si insinua che il mio operato sarebbe stato caratterizzato dalla tendenza a promuovere e gestire processi che diventano gogne pubbliche ma restano senza esiti mentre tutta la mia esperienza professionale si e sempre e soltanto ispirata all’osservanza della legge, al rispetto dei presupposti in fatto e in diritto necessari per poter intervenire e alla rigorosa valutazione della prova». Il procuratore di Torino chiede pertanto all’organo di autogoverno della magistratura di «essere adeguatamente tutelato» e annuncia di riservarsi «ogni iniziativa al riguardo».

Caselli: l’intervento di Grasso nel giorno della condanna per Dell’Utri
Il comportamento, osserva Caselli nella lettera, è «ancor più delegittimante nei miei confronti» se si pensa che si è tenuto «nel giorno stesso in cui veniva pronunciata dalla Corte d’Appello di Palermo sentenza di condanna nei confronti di Marcello Dell’Utri, sentenza relativa a un procedimento avviato dalla procura di Palermo quando il sottoscritto ne era a capo».

Grasso: la nomina di Caselli? Il Csm avrebbe potuto deliberare prima
Intervenuto ieri sera alla trasmissione Piazza Pulita su La7, Grasso aveva replicato all’accusa di «inciuci con il potere», per ottenere leggi che lo avrebbero facilitato. L’accusa gli era stata mossa da Travaglio nell’ultima puntata di “Servizio pubblico”. Secondo Travaglio, Grasso “aveva soffiato” il posto a Caselli all’Antimafia: ieri sera il presidente del Senato si era difeso, ricordando che «c’è stato un momento in cui il Csm avrebbe potuto deliberare sulla nomina del procuratore nazionale antimafia» prima che la «legge ‘anti-Caselli” entrasse in vigore».

Caselli: ho subito un’ingiustizia, una legge contro di me
«Io sostengo di aver subito un’ingiustizia – ha affermato venerdì scorso Caselli, commentando a “Un Giorno da Pecora” lo scontro tra Travaglio e Grasso – una legge contro di me. Per due volte il Csm ha bandito un percorso per il successore di Vigna, e per due volte con un intervento ad personam, per punirmi del processo che avevo fatto ad Andreotti, sono stato estromesso dal concorso. La seconda volta accadde quando ero vicino al traguardo».

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fonte ilsole24ore.com

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Nature dà voce ai dubbi su Stamina: “Una cura che fa inorridire gli scienziati”

Nature  da voce ai dubbi su Stamina: "Una cura che fa inorridire gli scienziati"

Nature dà voce ai dubbi su Stamina:
“Una cura che fa inorridire gli scienziati”

Sulla versione online della prestigiosa rivista scientifica un articolo sul controverso sistema approvato che il ministro Balduzzi ha consentito su oltre 30 pazienti già in cura

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di ELENA DUSI

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ROMA“Scienziati inorriditi”. La storia della terapia della Stamina approda sulla rivista internazionale Nature. Un ampio articolo sull’homepage del sito commenta il via libera che il ministro della Salute Renato Balduzzi ha dato alla controversa terapia per alcuni bambini ammalati che hanno iniziato il trattamento agli Ospedali Civili di Brescia. “La decisione ha inorridito molti scienziati italiani che considerano la terapia pericolosa perché non è mai stata sottoposta ai trial clinici”.

Elena Cattaneo, direttrice del laboratorio sulle staminali dell’università di Milano, definisce il trattamento “alchimia” nell’articolo scritto dalla corrispondente per l’Europa di Nature Alison Abbott. La foto che spicca sul sito della rivista scientifica ritrae la giovane donna che si è denudata domenica scorsa a Piazza del Popolo per chiedere l’estensione della terapia della Fondazione Stamina a tutti i bambini bisognosi. (26 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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