ROMA – L’amico (‘mazzettaro’) che imbarazza Alemanno

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L’amico che imbarazza Alemanno

Per farsi rinnovare il mandato, il sindaco della capitale sta puntando sulla riduzione dei reati durante il suo mandato. Peccato che il suo collaboratore Riccardo Mancini sia appena finito in carcere per una tangente da 500 mila euro. Per una commessa sui filobus, che però non sono mai entrati in funzione

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di Nello Trocchia

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I nuovi manifesti lo ritraggono con la fascia tricolore e i risultati ottenuti “-14% di reati”. Gianni Alemanno prepara la campagna elettorale per farsi riconfermare come sindaco di Roma. Ma deve fare i conti con le inchieste che travolgono i suoi fedelissimi. L’ultima indagine ha portato in carcere un suo amico e collaboratore, Riccardo Mancini. Le accuse: corruzione e concussione nell’ambito di un appalto per l’assegnazione di un commessa di filobus. Mancini avrebbe incassato una tangente di 500 mila euro nel 2009; lui stesso ha ammesso, lo scorso febbraio, di aver ricevuto 60 mila euro ad appalto assegnato. Mancini è stato amministratore delegato di Eur Spa e si è dimesso lo scorso gennaio, quando ormai era stato già travolto in questa storia di mazzette e sprechi all’italiana.

Riccardo Mancini

L’amico di Gianni
Nell’ordinanza firmata dal gip Stefano Aprile, su richiesta del pm Paolo Ielo, viene ricostruito il profilo di Mancini. Militante prima dell’Msi e poi di An, fedelissimo di Gianni Alemanno del quale ha curato sul piano finanziario la sua campagna elettorale. Alemanno lo ha sponsorizzato per la guida dell’Eur Spa e nominato amministratore delegato nel luglio 2009. La prima frase di Mancini da ad fu una promessa: “La Nuvola di Fuksas saraà pronta entro il 2012”. I romani ancora aspettano.

Oggi Mancini finisce in galera per il rischio di reiterazione di reato. Il Gip riporta proprio i precedenti di Mancini per porto illegale di armi e ricettazione: “Le modalità violente – scrive il Gip – che hanno caratterizzato la storia personale di Mancini non sono estranee alla prassi istituzionali dell’indagato”. Alemanno, però, lo ha voluto nonostante il passato. Anche quando viene indagato, nel settembre scorso, nell’inchiesta che oggi lo ha portato in galera, il sindaco si mostra tranquillo. Quando Mancini si dimette nel gennaio scorso, Alemanno lo saluta così: “Lo ringrazio per il senso di responsabilità”. Due giorni dopo l’addio del suo fedelissimo, il sindaco garantisce: “Penso che Mancini non sia coinvolto in questa vicenda” e spiega “Con questa storia la mia amministrazione non ha nulla a che fare, sulla gara tutto era stato determinato prima di noi”. L’ordinanza di oggi ricostruisce i passaggi e smentisce Alemanno in merito alle procedure di conclusione dell’assegnazione dell’appalto.

Mancini è l’uomo dei trasporti, discute con gli imprenditori dei progetti della giunta. L’assessore ombra che grazie ad Alemanno aveva a disposizioni le strutture comunali dove ” apparentemente senza formale titolo” egli “stabilmente operava e riceva il pubblico”. Il Gip parla di “Una grave alterazione delle regole e dell’ordinamento amministrativo, per legge organizzato esclusivamente attraverso atti formali, costituisce il vulnus, per così dire genetico, che ha determinato quell’illecita confusione tra politica, amministrazione, impresa e interessi privati eletta a sistema di potere”.

Torniamo alla tangente. Mancini prende i soldi della mazzetta. E’ il braccio destro del sindaco. Il Gip precisa che le intercettazioni “sono irrilevanti per dimostrare una diretta partecipazione di Alemanno all’illecita azione, sono tuttavia idonee a domostrare l’esistenza di un rapporto che va ben oltre quello personale”. Il Gip, però, evidenzia un ruolo improprio del sindaco considerando che Eur Spa è partecipata dal comune di Roma solo al 10%, l’altro 90% è in capo al Ministero dell’economia. “Mancini ?€“ scrive il gip Aprile – sembra rispondere fuori dal contesto istituzionale proprio, del proprio operato amministrativo ad un personaggio (Alemanno,ndr), di certo auterevole, ma che non rappresenta l’azionista di maggioranza e, soprattutto, che dimostra di poter direttamente e personalmente condizionare le scelte discrezionali del vertice della Eur Spa”.

Il dato emerge da una intercettazione del 20 settembre 2012 quando Alemanno lo redarguisce pesantemente per la gestione della società in house. Mancini aveva appena subito una perquisione nell’ambito del procedimento che lo ha portato, oggi, in galera, ma aveva ricevuto una nuova nomina ad amminsitratore delegato della società Roma Convention Group. Il sindaco stigmatizza i tempi dell’operazione. Alemanno è inviperito: “Il giorno dopo quel casino vi mettete in questo casotto, ma che siete scemi, non si poteva evitare (…) perché non m’hai chiamato?”. E più avanti: “Siete cretini tutti (…) ma che cazzo ‘avete nel cervello, me lo spieghi che cazzo c’avete nel cervello(…) uno vi aiuta non c’è niente da fa’…niente da fa capito siete scemi”. Mancini riconosce le ragioni di Alemanno, il quale sbotta: “Sì, ho ragione e me la prendo in culo capito?”. Ma c’è un altro profilo di interesse: il ruolo che svolge Mancini nella fondazione di Alemanno ‘Nuova Italia’. Emerge sempre dalle intercettazioni. Alemanno chiama Mancini e gli chiede se Fiorito (il Batman di Anagni) avesse finanziato una fondazione che definisce ‘nostra’ con riferimento proprio a Nuova Italia.

L’appalto e i filobus mai in funzione
Tutto ruota attorno ad una commessa per l’acquisto 45 filobus dal valore di 40 milioni di euro da parte di Roma metropolitane, società interamente partecipata dal comune, e in particolare da parte dell’Ati vincitrice dell’appalto. Siamo nel 2009. La Breda Menarini, società di Finmeccanica, dopo aver raccolto una significativa massa di denaro, frutto di false fatturazioni, corrompe pubblici ufficiali. L’obiettivo è ingraziarsi il nuovo sistema di potere che governa Roma.
Di questo sistema Riccardo Mancini è rappresentante principale, braccio destro del sindaco Alemanno. La destra è il filo conduttore perché in questa storia conta l’appartenenza, la comune militanza. L’obiettivo a lungo termine per Finmeccanica è quello di inserirsi nella costruzione della metropolitana di Roma. La Breda fornisce così i filobus in subappalto all’Ati De Santis-Monaco che si era aggiudicata la gara. C’è un altro particolare che racconta il sistema appalti nella capitale. Roba da Gomorra. La Ccc, azienda concorrente, presenta ricorso contro l’aggiudicazione dell’appalto, bandito da Roma Metropolitane, all’Ati De Santis Monaco. Per tutta risposta il titolare viene convocato alla presenza di Mancini: “Mancini – racconta Alessandro Filabozzi, responsabile di Ccc, al pm – si presentò come espressione della nuova amministrazione comunale (…). Disse che se avessimo fatto ricorso al Tar ci avrebbe impedito la materiale esecuzione del lavoro e avrebbe escluso il nostro gruppo da ogni successivo lavoro sul territorio comunale”. Così avvenne e Filabozzi ritirò il ricorso. Dichiarazioni, quelle di Filabozzi, che il gip giudica attendibili. Per il pm quella di Mancini è una tentata estorsione: il gip individua una concussione agendo Mancini da pubblico ufficiale.

Oltre al danno la beffa. Quei filobus non sono mai entrati in funzione. Il finale perfetto. Ora Alemanno può iniziare la sua campagna elettorale.

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fonte espresso.repubblica.it

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