Archivio | marzo 29, 2013

TUTTI GLI AUMENTI – Le tasse in arrivo nel 2013: la crisi ancora nelle nostre tasche

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Le tasse in arrivo nel 2013: la crisi ancora nelle nostre tasche

L’effetto delle manovre correttive varate dal governo Monti quest’anno ci costerà oltre 14 miliardi di euro declinati in nuovi balzelli. Pressione fiscale record al 44,4%

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di | 29 marzo 2013

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Le tasse? Aumenteranno anche nel 2013. Si tratta di una sorta di effetto a rallentatore delle manovre di ‘salvataggio’ di Mario Monti, che in numeri può essere riassunto grazie allo stesso esecutivo: la pressione fiscale salirà dal 44,% dello scorso anno al nuovo picco del 44,4% di quello in corso per effetto di tutta una serie di balzelli che sono entrati o stanno entrando in vigore. Se almeno questa massa di soldi che lo Stato incamera servissero a rilanciare la domanda interna con una terapia di massiccia spesa pubblica per investimenti e/o acquisto di beni e servizi il gioco varrebbe la candela (come ha ricordato sul Sole 24 Ore il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard), ma invece l’attuale governo ha imposto tasse e tagli ai suoi cittadini e al suo sistema produttivo per inseguire il pareggio di bilancio imposto dall’Ue e, in sostanza, ripagare il debito contratto dagli italiani con le banche del Nord Europa. Questo processo, se il nuovo esecutivo non deciderà di cambiare prospettiva, continuerà anche quest’anno spingendo ancora più in basso il Prodotto interno lordo. Ecco un breve riassunto di quello che ci aspetta nel 2013, ovvero dei modi in cui altri 14,7 miliardi – secondo un’analisi della Cgia, un centro studi – usciranno dai conti di famiglie e imprese per entrare in quelli dell’erario.

Aumento dell’Iva – Senza interventi, dal 1 luglio l’aliquota oggi al 21% salirà di un punto. Il governo ha messo a bilancio questo provvedimento per oltre due miliardi di euro nei soli ultimi sei mesi del 2013, per Confcommercio di miliardi ne vale invece almeno 3,5 (sette l’anno). Anzi, valeva: il gettito Iva, infatti, è in continuo crollo grazie al combinato disposto tra mancanza di soldi nelle tasche degli italiani e aumento dell’evasione scattata fin dal precedente passaggio della prima aliquota dal 20 al 21% (settembre 2011). Insomma quest’aumento – come spiegano praticamente tutti – è una previsione particolarmente insensata in un paese in cui i consumi sono già scesi del 2,9% nel 2012.

Tares E’ la nuova tariffa che dovrebbe sostituire le vecchie Tia e Tarsu sui rifiuti (con l’obbligo di copertura totale del servizio) incorporando anche un contributo per i servizi pubblici comunali. Si paga in proporzione sulla casa, come l’Imu, e secondo calcoli di consumatori e sindacati comporterà un aumento di imposizione dal 20% in su per i contribuenti (un miliardo di euro in più il gettito previsto). Sulla sua entrata in vigore, però, si sta consumando un piccolo giallo. La prima rata (in pagamento in queste settimane) si pagherà ancora col vecchio metodo, mentre la stangata comincerà anche in questo caso a luglio, con la seconda: comuni e imprese (in particolar modo il settore dell’edilizia) ne chiedono il rinvio al 2014 e il governo sembrava aver acconsentito (il ministro dell’Ambiente Clini avrebbe già scritto il relativo decreto), ma nell’ultima riunione a Palazzo Chigi non se n’è fatto nulla.

Accise Quelle su benzina e gasolio sono aumentate di 50 centesimi il 1 gennaio per effetto della prima manovra dei tecnici. Anche in questo caso il gettito atteso è a rischio: i consumi, anche di carburanti, sono in continua contrazione già dall’anno scorso.

Addizionali Irpef e Imu Regioni e comuni hanno – a parte qualche eccezione – aumentato le aliquote di loro pertinenza lo scorso anno e il trend è di una crescita anche nel 2013 (alcuni comuni, per dire, hanno già adottato delibere in questo senso): d’altronde il continuo taglio dei trasferimenti statali comporta per i sindaci la necessità di tagliare le spese (i servizi) e/o aumentare le tasse.

Invalidi In parecchi perderanno il diritto alla pensione perché da quest’anno il requisito di reddito per ottenerla comprenderà anche quello del coniuge: se insieme si superano i 16.127,30 euro niente assegno.

Ivie E’ la tassa che colpisce quegli italiani che posseggono case all’estero: il gettito atteso è poco meno di un miliardo.

Auto aziendali Drastico taglio della loro detraibilità: sulle imprese peserà, ha messo a bilancio il governo, per circa 500 milioni l’anno.

Tobin tax e conti correnti L’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie ha debuttato a marzo. Il gettito atteso è di 1,1 miliardi, ma difficilmente sarà raggiunto visto che, grazie ad un’esclusione mirata, l’esecutivo ha sostanzialmente esentato le banche. Nel 2013, poi, vanno a regime i nuovi bolli sui conti correnti bancari (esclusi quelli base e quelli con giacenza media sotto i 5mila euro) e la cosiddetta patrimonialina, un versamento a fine anno dello 0,15% sul valore di tutti gli investimenti finanziari.

da Il Fatto Quotidiano del 29 marzo 2013

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Pantelleria, impossibile partorire. Le donne si incatenano davanti all’ospedale

rairai

Pubblicato in data 08/mar/2013

Codice a barre 08/03/2013 – Da qualche tempo è stato chiuso il punto nascita dell’isola di
Pantelleria e da allora gli isolani, in particolare le donne che
risiedono a Pantelleria, ma non solo, hanno cominciato una battaglia
per la sua riapertura, cercando di trovare un accordo con le
istituzioni locali e nazionali. A tutte le istituzioni è stato
sollecitato un intervento immediato, ma sarà la Regione Sicilia a
dover decidere in merito. C’è stato infatti in questi anni un processo
di razionalizzazione del servizio sanitario, con la chiusura di
ospedali e poliambulatori, che ha colpito vari paesi. Ma avere un
presidio medico significa in qualche modo essere riconosciuti come
una comunità attiva e viva. E gli abitanti di Pantelleria, in
particolare, chiedono anche questo. Raffaella Offidani ha ricostruito
la vicenda in questo servizio. Guarda tutti i video di Codice a barre su http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/…

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Una precedente protesta a Roma – fonte immagine

Pantelleria, impossibile partorire. Le donne si incatenano davanti all’ospedale

Da dicembre le strutture dell’isola non sono più adeguate a ospitare i parti e le donne sono costrette a spostarsi sulla ‘terraferma’ siciliana. Ora un provvedimento della giunta cercherà di rimettere in sicurezza le strutture cercando nuovi fondi

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di | 29 marzo 2013

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Dal 18 dicembre l’ospedale di Pantelleria non è più adeguato a far partorire le donne dell’isola. A questa situazione si è messo riparo proprio nel primo pomeriggio di oggi con la giunta regionale che ha approvato un provvedimento proposto dall’assessore alla Salute Lucia Borsellino. Ma la situazione non cambierà presto perché servono anche i tempi per reperire attrezzature e personale.

Una vicenda che il Governo Crocetta ha ereditato dal suo predecessore e che rischiava di finire nel dimenticatoio se fino a questa mattina e nei due giorni precedenti un centinaio di donne dell’isola non avessero deciso di incatenarsi davanti all’ospedale. Una protesta che ha indotto il prefetto Magno a sollecitare l’attenzione del presidente Crocetta.

Uno scenario di situazioni paradossali. Per alcune settimane si è proceduto con il ricovero della partorienti che, prossime al parto, venivano trasportate in elisoccorso a Palermo. Costo di ogni volo, a carico della Regione, 8mila euro.

Nel frattempo le donne che volevano evitare seri problemi si facevano rilasciare dai medici di famiglia due certificati, uno che attestava condizioni di salute tali da consigliare il ricovero in strutture specializzate, così da scavalcare il ricovero-parcheggio al Nagar. E poi un secondo certificato poi, con la firma dello stesso medico, che certificava le buone condizioni di salute così da potere prendere l’aereo per raggiungere a secondo i casi o Palermo o Trapani. In aereo infatti le partorienti all’8° mese non possono più viaggiare, e in stato di gravidanza avanzato con un certificato di buona salute.

L’Asp ha introdotto l’obbligo per tutte le partorienti di lasciare l’isola alla 32° settimana di gravidanza, di fatto delle vere e proprie “espulsioni”. Da qui la protesta di questi giorni e le conseguenze che restano a carico delle famiglie: ovviamente, infatti, le partorienti costrette a trasferirsi sulla “terraferma” siciliana si sono dovute sobbarcare spese per case da affittare, per non parlare dei bambini e ragazzi lasciati sull’isola o traferiti altrove per necessità.

“Come al solito – dicono alcune donne attraverso il social network Facebook – i diritti in quest’isola vengono calpestati, si protesta contro i femminicidi e qui subiamo violenze altrettanto gravi di natura psicologica”.

Il provvedimento del Governo siciliano riguarda la messa in sicurezza dei punti nascita di Pantelleria, Lipari, Mistretta, Bronte, Nicosia, Mussomeli e di una casa di cura a Santo Stefano di Quisquina, strutture rimaste fuori perché secondo i nuovi parametri per i presidi al di sotto della soglia dei 500 nuovi nati non potevano essere stanziate nuove somme. Ma le caratteristiche geografiche rendono necessario che questi soldi vengano trovati, e l’assessore Borsellino andrà a chiedere uno specifico finanziamento al Ministero della Salute.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Tibet: crollo in una miniera a 4.600 metri d’altezza, sepolti 83 operai / VIDEO: China: Landslide traps 83 in Tibet gold mine area

China: Landslide traps 83 in Tibet gold mine area

newswatchstationnewswatchstation

Pubblicato in data 29/mar/2013

China: Landslide traps 83 in Tibet gold mine area | Tibet Landslide traps 83 saya Chinese state media
China: Landslide traps 83 in Tibet gold mine area

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BEIJING (AP) — Chinese state media say a large landslide Friday trapped 83 workers in a gold mining area in Tibet.

China Central Television cited a local official as saying the landslide occurred early in the morning and covered around 4 square kilometers (1.5 square miles) in the Maizhokunggar county of Lhasa, the regional capital.

The official Xinhua News Agency said the workers were from a subsidiary of the China National Gold Group Corp.

The reports said the landslide was caused by a “natural disaster” but did not provide specifics. It was unclear why the first news reports of the landslide came out several hours after it occurred.

Rescue efforts were under way Friday night, the reports said.

County officials reached by phone confirmed the landslide but had no further details. Calls to the company’s general phone line rang unanswered.

Doctors reached at the local county hospital said they had been told to prepare to receive survivors but none had arrived. “We were ordered to make all efforts to receive the injured,” said a doctor who gave only her surname, Ge, in the hospital’s emergency section.

Ge said the hospital transferred some of its patients to other facilities to increase the number of beds available and that 16 doctors were on

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Tibet: crollo in una miniera a 4.600 metri d’altezza, sepolti 83 operai

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Ottantatrè lavoratori sono rimasti sepolti da una grossa frana in una zona mineraria in Tibet. Lo riferisce l’agenzia Nuova China, precisando che gli operai lavorano per il gruppo minerario China National Gold.

Il crollo è avvenuto nella tarda serata di ieri a Maizhokunggar County, vicino alla capitale tibetana, Lhasa. Gli operai rimasti coinvolti nel crollo sono i dipendenti di una filiale della China National Gold Group Corporation.

L’area coinvolta dalla frana è lunga 3 chilometri, con circa 2 milioni di metri cubi di fango, massi e detriti. Lo ha riferito il dipartimento dell’informazione del governo regionale, secondo l’agenzia Nuova Cina.

Oltre mille soccorritori, tra polizia, pompieri e personale medico, stanno lavorando sul posto, a 4.600 metri di altitudine. Utilizzati anche 200 veicoli, 15 cani da ricerca e 15 dispositivi per la localizzazione di superstiti.

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fonte ilsole24ore.com

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Francia, si studia la pillola che cancella il dolore dei ricordi

Francia, si studia la pillola che cancella il dolore dei ricordi

Francia, si studia la pillola che cancella il dolore dei ricordi

Si estendono gli studi su una molecola, il propranololo, che sembra in grado di attenuare i cattivi ricordi nella nostra memoria. Ecco a che punto siamo

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PARIGISembra una storia uscita dal film “Se mi lasci ti cancello”, con Jim Carrey. E invece si tratta dei progressi di uno studio concentrato su una medicina che potrebbe cambiare la vita delle persone che hanno subito traumi come un’aggressioni o incidenti stradali. Dal 2007, il Laboratorio di stress traumatico di Tolosa, in Francia, lavora su una molecola, il propranololo, che attenua i cattivi ricordi della memoria. Una quarantina di persone, tra Tolosa, Montreal, e Boston, hanno già goduto di queste ricerche che si estenderanno adesso a nuovi pazienti di Lille, Tours e in Martinica.

“Il propranololo è un medicinale generico conosciuto da una decina d’anni che era destinato al trattamento del mal di testa o dell’ipertensione”, spiega il professor Philippe Birmes, direttore del laboratorio di Tolosa, citato dal settimanale La Parisienne. “Somministrando questa molecola ai nostri pazienti – ha aggiunto – abbiamo visto che la carica emotiva legata a questi ricordi traumatici diminuiva”.

Va detto che gli effetti del propranololo già si conoscono dagli inizi degli anni Novanta. L’ultima volta in cui la molecola finì sotto ai riflettori dei media, prosegue è stato appena un anno fa, quando i medici dell’università di Oxford conclusero che la molecola riduceva “i pregiudizi razziali inconsci”. La scienziata incaricata delle ricerche dichiarò allora che lo studio sarebbe stato esteso ad “altri pregiudizi, come l’appartenenza religiosa o l’omosessualità”. Adesso questi test in Francia potrebbero arricchire i dati nelle mani degli studiosi. E, chissà, farci immaginare un giorno in cui i cattivi ricordi si potranno sfumare a comando. (29 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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Sicilia, il Presidente della Regione Crocetta revoca l’autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi / DOCUVIDEO: Sicilia colonia Usa, di Roberta Barone

Sicilia colonia Usa: la minaccia del MUOS di Niscemi

Roberta BaroneRoberta Barone

Pubblicato in data 02/set/2012

SERVIZIO E VIDEO DI ROBERTA BARONE

E’ stato definito un “mostro”, ma qualcuno lo ha battezzato col nome di Muos donandone l’uso esclusivo alle forze armate statunitensi, oggi presenti più che mai nel territorio siciliano.
Cos’è il Muos? Lo riferisce Antonio Mazzeo, un giornalista che diverse volte si è distinto per il suo coraggio ed il suo vero animo da combattente sia contro il sistema mafioso sia contro quelle ingiustizie un po’ troppo scomode per meritare attenzione da parte dei media.
Si chiama Mobile User Objective System e Mazzeo lo definisce ” l’arma perfetta per le guerre del ventunesimo secolo”, quelle guerre che si mascherano di belle parole come “democrazia” e “libertà” e che invece si macchiano di milioni di morti e vittime senza colpa. Si trova a Niscemi in Sicilia e consiste in tre grandi antenne radar che trasmetteranno con frequenze comprese tra i 240 e i 315 MHz (intensità altissima capace di produrre col tempo leucemie e mutazioni genetiche del corpo umano fino ad un raggio di circa 150 km da esso). Il Muos servirà agli Usa per le loro guerre in Siria, in Libia e in quei paesi dove cercheranno di instaurare la loro egemonia con la scusa del “portare la democrazia” in quella che è stata denominata Primavera araba. Ce ne sono solo 4 nel mondo ed uno si trova proprio in Sicilia, regione dalla posizione geografica strategica per i loro loschi scopi. Troppe volte il movimento NoMuos e i vari comitati siciliani hanno denunciato la pericolosità di tale strumento a svantaggio non solo dei residenti di un paese noto per la coltivazione di carciofi ma dell’intera penisola siciliana. E’ già noto, ad esempio, che le antenne del Muos potrebbero interdire l’uso del nascente aeroporto di Comiso e di buona parte dello spazio aereo siciliano, ostacolando perciò lo sviluppo della stessa regione a favore di azioni di guerra che vanno a scontrarsi ideologicamente con l’art 11 della Costituzione italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (..)”
La domanda sorge spontanea: Perché il popolo non si ribella a quello che possiamo definire un vero e proprio stupro dei diritti umani? Siamo disposti a lottare, scendere in piazza e gridare “Usa go out?” O semplicemente facciamo finta di capire, per indossare il giorno dopo magliette con su stampata la bandiera americana?
I libri di storia ci tartassano con le loro belle storielle sulla liberazione americana dell’Italia del 1943 descrivendoci gli Americani come bei giovanotti, forzuti e generosi, che regalano cioccolatini e masticano gomme al ritmo di una vittoria “meritata”. Cosa si nasconde dietro? Perché nessuno parla degli accordi tra mafia americana e siciliana, di Lucky Luciano e dei signorotti i grandi boss isolati dal regime fascista e poi liberati dagli alleati in cambio del loro aiuto? Gli stessi che poi furono messi a capo di molti paesi come sindaci, gli stessi colpevoli di aver contribuito alla diffusione della mentalità mafiosa nel territorio! E poi tutti in processione a piangere uomini come Falcone e Borsellino.
Cosa c’entra però Raffaele Lombardo in tutto questo? Inizialmente lui rispondeva in modo incerto alle domande dei giornalisti sull’installazione del Muos. Poi, improvvisamente, Ignazio La Russa e lo stesso Lombardo si convinsero dell’efficienza di questo strumento (di cui già altri scienziati ne avevano dimostrato i danni che esso avrebbe causato sia all’uomo che alla natura circostante-vedi Coraddu e Zucchetti) e i lavori vennero affidati nel 2008 ad un consorzio di imprese chiamato Team Muos Niscemi guidato dalla GEMMA S.p.a. E’ un caso che la Gemma S.p.a risulti tra l’elenco delle aziende che nel 2008 finanziarono l’MPA, Movimento per l’Autonomia dello stesso Lombardo? Il giornalista Dario de Luca dimostrò che furono inizialmente versati 15.000 euro nelle casse dal partito incitando così i pareri favorevoli dell’Assessorato regionale al territorio ed ambiente e dando inizio ai lavori l’1 Giugno del 2011.
Ma quale sarà il costo complessivo del Muos? Fonti ufficiali non hanno ancora stabilito dei costi precisi ma si stima che per la sua realizzazione la spesa necessaria ammonti a circa 3,26 miliardi di dollari. Intanto continua senza interruzione la lotta dei vari movimenti NoMuos che vede partecipare diversi attivisti e comuni cittadini in attività ed iniziative create per sensibilizzare più gente possibile nella conoscenza dei pericoli che esso comporterà. Non mancano poi storie di giovani coppie coraggiose di Niscemi che hanno scommesso sulla loro vita e quella degli eventuali figli promettendo a se stessi di non mettere al mondo nessun bambino se qualcun altro partorisca la nostra più grande minaccia.
Roberta Barone

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Sicilia, Crocetta revoca l’autorizzazione per la costruzione del Muos di Niscemi

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ROMA – No al Muos di Niscemi, il sistema di comunicazioni satellitari (Mobile User Objective System) della marina militare Usa che doveva nascere nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta.

«L’assessorato regionale al Territorio e ambiente ha revocato definitivamente l’autorizzazione per la realizzazione de Muos di Niscemi», ha detto il presidente della Regione, Rosario Crocetta. Sabato è prevista la manifestazione nazionale dei movimenti “No Muos” davanti alla base americana di contrada Ulmo, nella riserva naturale della Sughereta, dove dovevano sorgere le antenne del sistema satellitare della Marina Militare Usa. Nella zona c’è già un presidio di attivisti.

«Per la prima volta in Sicilia il governo ha ascoltato i cittadini. Una vicinanza e una disponibilità all’ascolto che è la caratteristica fondamentale dell’esecutivo guidato da Rosario Crocetta», ha sottolineato l’assessore al Territorio e Ambiente della Regione siciliana, Mariella Lo Bello. L’esponente della Giunta Crocetta sottolinea la coralità delle scelte prese dal governo siciliano. «In questi anni – ha proseguito – gli assessorati sono stati dei veri e propri regni, in cui gli assessori lavoravano in solitudine ed autonomia. Ora invece c’è un vero lavoro di squadra. Non c’è stato -ha concluso l’assessore – un solo atto preso in solitudine da Crocetta o da un singolo assessore, su tutto si è sempre registrata la massima convergenza».

«Dopo una dura battaglia la revoca per i lavori del Muos di Niscemi è finalmente arrivata. Siamo stati noi a chiedere la revoca», ha volevo precisare il presidente della commissione Ambiente dell’Ars, il grillino Giampiero Trizzino. «È un momento di grande collaborazione con il governo Crocetta – ha detto ancora l’esponente del Movimento 5 stelle -. L’assessore all’Ambiente Mariella Lo Bello ha accolto le nostre richieste ma da oggi nessun lavoro all’interno della base per il Muos potrà essere effettuato perché è illegittmo».

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fonte ilmessaggero.it

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Lite Sgarbi-Cacciari da Santoro: il filosofo se ne va (VIDEO)

Come ha già giustamente fatto notare Antonio Dipollina sulle colonne di Repubblica, ma perché Cacciari va nelle trasmissioni dove sa che è invitato anche Sgarbi? A me pare masochistico l’atteggiamento dell’uno (Cacciari) ed esuberantemente godurioso quello dell’altro (Sgarbi, nell’evidenza). Non che il buon Vittorio abbia detto cose poi così sbagliate, anzi. E’ il suo modo di porle che è volutamente provocatorio e (spesso) indisponente, ma solo per chi non conosce bene il personaggio, e a quanto pare il Magno Massimo la lezione non riesce ancora (dopo anni di litigiose controversie) a digerirla. Facendo la solita, pessima, figura del ‘Pollo’.

mauro

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la7attualitala7attualita
Pubblicato in data 29/mar/2013
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Lite Sgarbi-Cacciari da Santoro: il filosofo se ne va (VIDEO)

L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari e Vittorio Sgarbi hanno avuto un diverbio nel corso della trasmissione di Santoro “Servizio Pubblico”: il filosofo ha abbandonato lo studio

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Lite tra Vittorio Sgarbi e Massimo Cacciari, nel corso del programma “Servizio Pubblico“, su La7. Sgarbi denuncia l’omertà presente nel Pd e il clima di incertezza che vi regna; inevitabile il richiamo a Grillo e al M5S e ad una serie di politici definiti “catenaccio di un’epoca perduta”, contrapposti ai grandi nomi della musica e dell’arte italiana, vero vanto del nostro Paese, grande fonte di ammirazione da parte del mondo intero, che ci conosce per Donatello, Giotto, Michelangelo, Verdi, Mozart, Brunelleschi. “Tutti nomi di candidabili!”, ironizza Michele Santoro, che si rende conto del discorso forse un po’ dispersivo di Sgarbi, che si snoda tra politica e, inevitabilmente, arte e musica, per giungere ad una proposta: Riccardo Muti come Presidente del Consiglio. I toni si scaldano quando Sgarbi ipotizza che Grillo, definito “ignorante come una capra”, possa non sapere nemmeno chi sia, Riccardo Muti, così come non ha mai visto i quadri di Rubens a Genova.

“Ti pare possibile che Berlino abbia 3 volte i turisti che ha Roma?”, si chiede Sgarbi. Definisce la capitale tedesca “un cesso di città”, mentre Cacciari si mostra visibilmente stizzito. “Non sono d’accordo”, dice, ma Sgarbi sbotta contro l’ex primo cittadino di Venezia dicendo: “Ma stai zitto tu, che non sei stato neanche a vedere le cose di casa tua. Nulla sai. Non sai cosa c’è nelle Chiese di Venezia, hai fatto fare il ponte di Calatrava: tu l’hai fatto fare! Soldi buttati, per un ponte inutile! Hai buttato i soldi dello Stato“. Per tutta risposta, Cacciari si alza e se ne va, lasciando Sgarbi alle sue citazioni su Campanella.

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fonte net1news.org

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Lettonia, salve le circa 200 persone alla deriva su ghiaccio fluttuante

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Lettonia, salve le circa 200 persone alla deriva su ghiaccio fluttuante

La notizia arriva dal servizio emergenze del paese baltico, dove è stata lanciata una vasta operazione di salvataggio, complicata dalle pessime condizioni metereologiche, con mare molto mosso

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ROMA – Sono quasi tutte salve le circa 200 persone alla deriva su due enormi banchi di ghiaccio di fronte alle coste lettoni. Rimangono ancora bloccate a largo una ventina di persone, ha reso noto il servizio protezione civile del Paese, per le quali proseguono le operazioni di soccorso. In precedenza il governo aveva parlato di 500 persone a rischio, tra le quali donne e bambini.

La portavoce nazionale dei vigili del fuoco Viktorija Sembele ha poi ridimensionato il numero dei ‘prigionieri del ghiaccio’ a circa 200: l’ipotesi è che siano dei pescatori, ma non è ancora chiaro come sia avvenuto il distacco delle lastre ora alla deriva. Le due ‘isole’ di ghiaccio si sono staccate dalla riva del golfo di Latvia. Una parte delle persone si trovava su una lastra di ghiaccio vicino la spiaggia di Majori, altre vicino quella di Vakarbulli.

Le operazioni di soccorso sono partite dal Golfo di Riga, ma gli elicotteri e le navi della Marina hanno avuto difficoltà nel recupero a causa delle cattive condizioni di tempo, il mare mosso e le onde molto alte. Il ministero delle emergenza lettone ha più volte esortato la popolazione a non camminare sul mare ghiacciato.

(29 marzo 2013)

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fonte repubblica.it

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