Pantelleria, impossibile partorire. Le donne si incatenano davanti all’ospedale

rairai

Pubblicato in data 08/mar/2013

Codice a barre 08/03/2013 – Da qualche tempo è stato chiuso il punto nascita dell’isola di
Pantelleria e da allora gli isolani, in particolare le donne che
risiedono a Pantelleria, ma non solo, hanno cominciato una battaglia
per la sua riapertura, cercando di trovare un accordo con le
istituzioni locali e nazionali. A tutte le istituzioni è stato
sollecitato un intervento immediato, ma sarà la Regione Sicilia a
dover decidere in merito. C’è stato infatti in questi anni un processo
di razionalizzazione del servizio sanitario, con la chiusura di
ospedali e poliambulatori, che ha colpito vari paesi. Ma avere un
presidio medico significa in qualche modo essere riconosciuti come
una comunità attiva e viva. E gli abitanti di Pantelleria, in
particolare, chiedono anche questo. Raffaella Offidani ha ricostruito
la vicenda in questo servizio. Guarda tutti i video di Codice a barre su http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/…

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Una precedente protesta a Roma – fonte immagine

Pantelleria, impossibile partorire. Le donne si incatenano davanti all’ospedale

Da dicembre le strutture dell’isola non sono più adeguate a ospitare i parti e le donne sono costrette a spostarsi sulla ‘terraferma’ siciliana. Ora un provvedimento della giunta cercherà di rimettere in sicurezza le strutture cercando nuovi fondi

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di | 29 marzo 2013

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Dal 18 dicembre l’ospedale di Pantelleria non è più adeguato a far partorire le donne dell’isola. A questa situazione si è messo riparo proprio nel primo pomeriggio di oggi con la giunta regionale che ha approvato un provvedimento proposto dall’assessore alla Salute Lucia Borsellino. Ma la situazione non cambierà presto perché servono anche i tempi per reperire attrezzature e personale.

Una vicenda che il Governo Crocetta ha ereditato dal suo predecessore e che rischiava di finire nel dimenticatoio se fino a questa mattina e nei due giorni precedenti un centinaio di donne dell’isola non avessero deciso di incatenarsi davanti all’ospedale. Una protesta che ha indotto il prefetto Magno a sollecitare l’attenzione del presidente Crocetta.

Uno scenario di situazioni paradossali. Per alcune settimane si è proceduto con il ricovero della partorienti che, prossime al parto, venivano trasportate in elisoccorso a Palermo. Costo di ogni volo, a carico della Regione, 8mila euro.

Nel frattempo le donne che volevano evitare seri problemi si facevano rilasciare dai medici di famiglia due certificati, uno che attestava condizioni di salute tali da consigliare il ricovero in strutture specializzate, così da scavalcare il ricovero-parcheggio al Nagar. E poi un secondo certificato poi, con la firma dello stesso medico, che certificava le buone condizioni di salute così da potere prendere l’aereo per raggiungere a secondo i casi o Palermo o Trapani. In aereo infatti le partorienti all’8° mese non possono più viaggiare, e in stato di gravidanza avanzato con un certificato di buona salute.

L’Asp ha introdotto l’obbligo per tutte le partorienti di lasciare l’isola alla 32° settimana di gravidanza, di fatto delle vere e proprie “espulsioni”. Da qui la protesta di questi giorni e le conseguenze che restano a carico delle famiglie: ovviamente, infatti, le partorienti costrette a trasferirsi sulla “terraferma” siciliana si sono dovute sobbarcare spese per case da affittare, per non parlare dei bambini e ragazzi lasciati sull’isola o traferiti altrove per necessità.

“Come al solito – dicono alcune donne attraverso il social network Facebook – i diritti in quest’isola vengono calpestati, si protesta contro i femminicidi e qui subiamo violenze altrettanto gravi di natura psicologica”.

Il provvedimento del Governo siciliano riguarda la messa in sicurezza dei punti nascita di Pantelleria, Lipari, Mistretta, Bronte, Nicosia, Mussomeli e di una casa di cura a Santo Stefano di Quisquina, strutture rimaste fuori perché secondo i nuovi parametri per i presidi al di sotto della soglia dei 500 nuovi nati non potevano essere stanziate nuove somme. Ma le caratteristiche geografiche rendono necessario che questi soldi vengano trovati, e l’assessore Borsellino andrà a chiedere uno specifico finanziamento al Ministero della Salute.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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