Crisi, emergenza sfratti otto su dieci sono per morosità

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Pubblicato in data 19/giu/2012

SFRATTO ESEGUITO IN CORSO COSENZA

Questa mattina in corso Cosenza 142, nella periferia torinese, è stato
eseguito l’ennesimo sfratto che ha costretto per strada un’altra
famiglia vittima della crisi e di politiche sorde ai diritti ed alle
esigenze sociali.

Una trentina di persone e amici solidali nella lotta per il diritto
alla casa si erano dati appuntamento all’alba davanti al portone per
impedire lo sfratto. Armati di striscioni e tamburi si sono opposti
alla raffinatissima strategia militare ordita dalle diaboliche menti
delle forze del disordine.
Diverse camionette sono sopraggiunte da una via laterale e gli
antisommossa sono corsi velocemente all’ingresso. Mentre un
battaglione cercava di farsi strada dalla porta principale, un altro
passava dal retro dove gli astuti digossini, che avevano dormito,
ospitati, nel palazzo, hanno potuto aprire la porta dall’interno.
I resistenti si sono quindi trovati stretti tra due fronti, ed essendo
anche numericamente inferiori sono stati fisicamente spostati
dall’androne con spinte e calci e qualche manganellata.
Il tutto si è concluso con qualche livido e una famiglia con 2
bambini per strada.

Hedia e il marito sono costretti ad arrangiarsi con lavori precari.

A causa della burocrazia e delle norme sempre più restrittive hanno
gravi difficoltà a rinnovare il permesso di soggiorno e questo rende
ancora più difficile la possibilità di accedere a qualsiasi forma di
reddito e di conseguenza a poter pagare l’affitto.
A sua volta l’assenza di reddito rende pressoché impossibile rinnovare
il permesso di soggiorno. Un circolo vizioso che in questa città si tramuta in una gestione del problema casa esclusivamente affidata ai manganelli degli invasati in blu, ad ogni sfratto più arroganti e violenti, irriverenti e razzisti (questa mattina non si sono lasciati sfuggire l’occasione di pronunciare il sempre verde “tornate a casa vostra”).
Non pensino di intimidirci lorsignori… come questa mattina restiamo aggrappati, resistiamo, consapevoli e convinti che il diritto alla casa non è in (s)vendita.
La lotta per i diritti non si ferma.

La casa è un diritto, la dignità non si sfratta.

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Crisi, emergenza sfratti otto su dieci sono per morosità

Crisi, emergenza sfratti
otto su dieci sono per morosità

La Cgil: la gente non riesce più a pagare. In città quasi mille famiglie hanno ricevuto l’ordine di lasciare la casa e di loro 798 nuclei resteranno senza un tetto perché non sono più in grado di pagare l’affitto

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di FRANCESCA RUSSI

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Non ce la fanno più a pagare: non trovano i soldi per le bollette della luce e del gas, non riescono a consegnare in tempo la quota per il condominio e non possono più saldare l’affitto. La casa è diventata un conto insostenibile. Al punto tale che quasi un migliaio di famiglie nel capoluogo pugliese rischiano di perdere la propria abitazione. È emergenza sfratti a Bari. In città 986 nuclei familiari hanno ricevuto l’ordine di lasciare casa. Lo rivelano i numeri del dossier della Cgil presentato ieri “Costi dell’abitare, emergenza abitativa e numeri del disagio”. A Bari rischia di esplodere una vera e propria bomba sociale. L’80 per cento dei casi, infatti, sono sfratti per morosità: praticamente 789 famiglie sono costrette ad abbandonare l’appartamento in locazione a causa delle difficoltà economiche o della perdita del posto di lavoro. Non riescono più a pagare l’affitto al proprietario. Si tratta sempre più, dunque, di morosità incolpevole.

I più colpiti, dai dati del 2012 risultati di un monitoraggio effettuato da Cgil e Sunia, sono giovani, migranti, anziani, famiglie con capo-famiglia operaio, disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale. I giovani, con meno di 35 anni, rappresentano il 21 per cento del totale dei morosi incolpevoli: sono lavoratori precari o che hanno perso nel corso dell’ultimo biennio il posto di lavoro. Ci sono anche le famiglie di migranti, il 26 per cento del totale, con nuclei composti in media da tre o più persone e i nuclei composti da anziani, il 38 per cento, dei quali due terzi composti da una persona che vive sola. In media il 62 per cento dei nuclei familiari che ha ricevuto l’avviso di sfratto ha figli e, di questi, due terzi figli minori; il 35 per cento dei casi, infine, riguarda nuclei in cui il capo-famiglia ha perso il posto di lavoro.

I proprietari di casa, dopo ripetute richieste, avvisi e solleciti di pagamento, ricorrono all’autorità giudiziaria per l’esecuzione effettiva dello sfratto: in molti casi, infatti, le famiglie si rifiutano di lasciare casa. A Bari è stata richiesta l’esecuzione di 621 provvedimenti di sfratto e 476 sono stati già eseguiti. Eppure in città i canoni di locazione sono molto più bassi della media nazionale. Nel confronto tra cifre fatto dalla Cgil tra i più grandi centri meno cara di Bari c’è soltanto Catania. Il canone medio d locazione nel capoluogo pugliese è di 640 euro. Il costo dell’affitto cambia, ovviamente, in base al numero di metri quadri. Per un monolocale si va dai 300 ai 360 euro in base alla posizione dell’appartamento. Per un bilocale invece dai 430 euro in periferia fino ai 550 in centro. Un tre vani può costare da un minimo di 600 euro fino agli 800.
“Nell’ultimo decennio i canoni di affitto sono aumentati, in media, del 130 per cento per i contratti rinnovati, del 150 per cento per i nuovi contratti” spiegano dalla Cgil. Sono cresciuti i costi ed è diminuito il potere d’acquisto dei redditi. Secondo i calcoli fatti dal sindacato, la spesa che incide maggiormente sui bilanci familiari è proprio quella per la casa: fino al 40 percento. “Il peso dei costi abitativi, quindi, si conferma come determinante nell’acuire le difficoltà economiche” è l’analisi della Cgil.

Il dato più preoccupante, però, è quello dei pignoramenti che hanno subito un boom negli ultimi mesi che potrebbero registrate un ulteriore aumento del 22 per cento. In centinaia, a Bari, hanno perso la propria abitazione perché non più in grado di sostenere la spesa del mutuo a cui vanno aggiunti i costi delle bollette, delle tasse e dei costi relativi al mantenimento dell’abitazione. (31 marzo 2013)

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fonte bari.repubblica.it

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