NAPOLI, LA POLITICA DELLA ‘VERGOGNA’ – Città della Scienza: Noi non ci stiamo!

Il Prof Silvestrini usa il linguaggio che gli è proprio ma, se mi è concesso, proverei a tradurre il suo pensiero: così come c’è chi brucia i boschi per farne pascoli (perseguendo il mero interesse speculativo) così c’è chi ha (mandanti ed esecutori) ‘messo al rogo’ la Città della Scienza per provocarne la demolizione e conseguente delocalizzazione. Recuperando, con metodi e intenti criminali, un’area edificabile che risulterebbe ‘produttiva’ per la cantieristica e i vari ‘gruppi’ di investimento.
Immaginate quanti bei palazzoni potranno sorgere, lì, un giorno (e quanti bei milioni di euro ricavarne)…

mauro

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La Città della Scienza e la parte distrutta dal rogofonte immagine

Città della Scienza: Noi non ci stiamo!

Comunicato stampa – La dichiarazione del professor Vittorio Silvestrini, presidente della Fondazione Idis-Città della Scienza in merito all’Editto Bulgaro promulgato il 28 marzo 2013

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fonte immagine

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Napoli, 29 marzo 2013 – “Con grande stupore abbiamo appreso dai giornali che il Sindaco De Magistris, dopo avermi garantito che avremmo discusso direttamente anche con il presidente Caldoro – e dopo che il Consiglio Comunale avesse espresso il suo parere sull’episodio – sulle soluzioni più idonee per  rispondere al vile atto criminale che ha colpito il Science Centre di Città della Scienza il 4 marzo scorso e ripristinarne gli edifici danneggiati, ha convinto i Ministri Barca e Profumo, ad emettere un Editto Bulgaro con il quale si decide, così come avvenne già nel 2004 con la Giunta Bassolino, di espropriare Città della Scienza alla Fondazione Idis-Città della Scienza”.

Inoltre, continua il professore, “nell’Editto si istituisce un comitato interistituzionale in cui sembra siamo stati graziosamente inseriti, che dovrebbe ratificare le decisioni già assunte dal Sindaco e sulle quali abbiamo già espresso il nostro diniego. Il tutto nel giorno in cui il Consiglio Comunale, organo istituzionalmente deputato, avrebbe dovuto esprimersi sulla vicenda Bagnoli.”

Il professore continua: “Dall’Editto apprendiamo che «la quasi totalità della Città della scienza è bruciata»; cosa che il Ministro Profumo – che ringraziamo per essere immediatamente accorso sui luoghi del rogo e a cui ci lega una proficua collaborazione – ma più in particolare il Ministro Barca, più volte invitato e mai venuto, se avessero approfondito la realtà complessa ed articolata del sistema Città della Scienza, non avrebbero certo affermato.

Si chiarisce all’opinione pubblica che  dei 45.000 mq di edifici che costituiscono Città della Scienza – e che comprendono aree espositive, aule di formazione, l’Incubatore d’impresa e il Centro Congressi – sono bruciati i tetti e i contenuti espositivi per circa 8.000 mq del museo interattivo. Inoltre, è in fase di ultimazione l’ultima «ala» del Science Centre, il museo del corpo umano Corporea, che si sviluppa su altri 5.000 mq e che sarà operativo nel 2014”.

Città della Scienza è sì ferita, ma viva.

“La Fondazione chiarisce – ha continuato il professor Silvestrini – che se l’atto criminale che l’ha colpita e ha colpito Napoli e la comunità scientifica internazionale, ha danneggiato mura ed attività, nessuno può utilizzare tale atto per provare a colpirla al cuore ed  espropriarla dei suoi beni e delle sua attività scientifiche ed economiche”.

Silvestrini chiarisce che “non si comprende come il suddetto comitato possa, cosi come recita il comma 5 dell’articolo 1, «effettuare studi sul possibile assetto della governance della nuova Città della Scienza, con l’obiettivo di separare le attività di gestione dalla attività di progettazione scientifica». È pleonastico ribadire che la Fondazione è l’unica proprietaria della Città della Scienza e dei suoi beni e che la programmazione, gestione e implementazione delle attività e del patrimonio è insito nella natura stessa della Fondazione.

La Fondazione, dunque, non condividendo le modalità, i contenuti e gli obiettivi dell’Editto, ribadisce che non si ritiene vincolata a nessuna decisione di detto Comitato a cui chiarisce che non parteciperà. Inoltre, come già comunicato al Presidente della Regione Campania, socio della Fondazione, ha commissionato a un Ente internazionale specializzato in studi di fattibilità, uno studio su tempi, costi e cantierabilità.

Sarebbe più utile – continua il presidente Silvestrini – che i Ministeri e le istituzioni coinvolte nel comitato, anziché porsi problemi di «esproprio proletario», ci liquidassero i tanti milioni di euro che la Fondazione attende con pazienza dal  2008, per attività svolte e rendicontate, ma mai liquidate”.

Infine Silvestrini ribadisce che “ora più che mai è assolutamente necessario che la magistratura, a cui va il nostro sostegno ed apprezzamento, chiarisca in tempi brevi chi e perché ha compiuto questo vile atto criminale, e che grazie alla mobilitazione della comunità scientifica e dei cittadini tutti, costoro non vincano”.

“È prassi italiana – conclude il Prof. Silvestrini – che davanti alle catastrofi gli sciacalli brindino come dimostra la vicenda aquilana. Il passo successivo è che i poteri forti, chiedano e decidano che la governance venga espropriata ai suoi legittimi organi di governo. L’ulteriore passo è convincere l’opinione pubblica che sia più conveniente ed  economico e rapido delocalizzare, possibilmente in un luogo impraticabile. Ciò aiuterebbe l’attivazione di flussi straordinari, attraverso canali straordinari, di denaro pubblico, che partendo da una piccola opera si allargano a macchia d’olio”.

Il professor Silvestrini chiarisce ancora che “la Fondazione non intende accettare nessun contributo pubblico per la ricostruzione dell’edificio danneggiato, se questo deve essere l’occasione per attivare flussi economici indistinti per operazioni opache”.

La Fondazione continuerà ad operare nella più totale autonomia, senza lasciarsi intimidire da condizionamenti di sorta. Rispondendo ai suoi organi e soprattutto ai tanti ragazzi, ai cittadini, alle imprese che amano la loro Città della Scienza e che in tantissimi oggi stanno sostenendo, anche economicamente, la ricostruzione di quel museo della scienza.

Se il Consiglio Comunale dovesse decidere, che il Science Centre non debba essere restaurato lì dove esso era, rispettosamente la Fondazione realizzerà con sue risorse e grazie all’immenso sostegno di uomini di cultura ed artisti, in quell’area, «Il giardino della Vergogna», un museo a cielo aperto come memoria e monito, alle generazioni future, e denuncia vivente contro chi ha compiuto l’atto criminale e contro i cattivi maestri che, secondo una prassi dura a morire, lo vogliono utilizzare per avviare speculazioni di altro genere”.

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fonte lescienze.it

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