Archivio | aprile 2013

Primo Maggio, l’Italia scende in piazza. Musica e cortei per il lavoro che non c’è

Sbava la Lumaca Sbava la Lumaca

Pubblicato in data 25/apr/2013

1° MAGGIO CONCERTO PIAZZA SAN GIOVANNI – ROMA 2013
Cantanti, Scaletta, Informazioni.

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Primo Maggio, l'Italia scende in piazza.  Musica e cortei per il lavoro che non c'è
Il concerto di piazza San Giovanni a Roma

Primo Maggio, l’Italia scende in piazza.
Musica e cortei per il lavoro che non c’è

Il concertone di piazza San Giovanni nella capitale, quello auto-organizzato di Taranto, oltre 50 manifestazioni in Tocana, cortei in Piemonte. E a Perugia ‘Priorità Lavoro’ è lo slogan con cui Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di celebrare la festa. Boldrini in Sicilia. Napolitano: “Impegno su lavoro e precariato”

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ROMA – La giornata del lavoro. Un primo maggio che quest’anno non riesce a essere una festa, ma l’appello di un impegno da rinnovare. “Purtroppo, oggi, c’è da pensare anche al lavoro che non c’è, al lavoro cercato inutilmente, al lavoro a rischio e precario. Abbiamo il dovere politico e morale di concentrarci su questi problemi”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, al presidente della federazione maestri del Lavoro d’Italia, ai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e a quanti celebrano la ricorrenza.

L’Italia domani scenderà in piazza. A piazza San Giovanni, a Roma, è tutto pronto per il tradizionale concerto del Primo Maggio, organizzato da Cgil, Cisl e Uil. Questa edizione, trasmessa in diretta nazionale da Raitre (dalle 15), sarà condotta da Geppi Cucciari. Tra i musicisti che si esibiranno Elio e le storie tese, Max Gazzè, Nicola Piovani, Africa Unite, Cristiano De Andrè, Motel Connection e l’Orchestra rock composta dai migliori musicisti italiani e diretta da Vittorio Cosma. Le misure di sicurezza sono state rafforzate. Secondo le disposizioni della questura saranno presenti più uomini, rispetto agli anni precedenti, con molti agenti in borghese tra la folla. Nella capitale anche musei aperti a ingresso gratuito.

TUTTO SUL CONCERTONE DI ROMA

Ma la festa del lavoro non unirà musica e politica solo a Roma. A Taranto si svolgerà infatti il “1 maggio autorganizzato – Sì ai diritti, no ai ricatti – Lavoro? Ma quale lavoro?” con dibattiti in mattinata e il concertone del pomeriggio. Parteciperanno, tra gli altri, Fiorella Mannoia, Raf, Luca Barbarossa, Francesco Baccini, Michele Riondino ed Elio Germano. E a Torino, il Jazz Festival proporrà una no-stop musicale dalle 15 a mezzanotte con comizio conclusivo del segretario generale della Uil, Gianni Cortese, a nome dei tre sindacati confederali. Il corteo sarà aperto dallo striscione unitario di Cgil Cisl Uil Torino con lo slogan ‘Prima lavoro e welfare’.

E se le note sono da sempre un ingrediente chiave per le celebrazioni, tutta Italia scenderà in piazza per la festa del lavoro, in un momento storico in cui la crisi e la disoccupazione hanno raggiunto livelli altissimi e drammatici. Manifestazioni di Cgil, Cisl e Uil sono previste in tutto il Piemonte. Ad Asti parlerà il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Ci saranno cortei con comizi anche ad Alessandria, a Biella, a Borgosesia, a Novara e a Vercelli.

A Portella della Ginestra per la Cgil di Palermo saranno presenti il segretario provinciale, Maurizio Calà, la segretaria nazionale della Flai Cgil, Stefania Croggi, e il presidente della Camera, Laura Boldrini, che deporrà una corona al Memoriale. “Il tema di quest’anno è il lavoro come punto centrale della crescita, dello sviluppo e della legalità – ha dichiarato Calà – non solo intesa come lotta alla mafia, ma come rispetto delle leggi e dei diritti dei lavoratori. Diritti, oggi, pesantemente minacciati dalla crisi e dalle politiche di austerity dei governi”. Nel frattempo, a Piana degli Albanesi, sarà celebrata per la prima volta una messa a suffragio del sindacalista Vito Stassi “Carusci” e di tutte le vittime di Portella.

Il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini ha bocciato il’1 maggio organizzato a Bologna da Cgil, Cisl e Uil, che hanno invitato in piazza anche Unindustria e Legacoop. “Il primo maggio – ha detto Landini – è e deve rimanere dei lavoratori e delle lavoratrici. Per dialogare con le imprese abbiamo 364 giorni all’anno, ce n’è uno che deve restare la giornata del lavoro, di quelli che vogliono avere un lavoro con diritti”. La Fiom di Bologna diserterà piazza Maggiore per partecipare a un’iniziativa di solidarietà di fronte alla Berco di Copparo. “Lì – ha detto il leader nazionale – vogliono mettere in discussione 600 posti di lavoro. E’ la più grande azienda metalmeccanica della regione”. Andarci, quindi, “ha un significato preciso, perché in questa fase bisogna bloccare i licenziamenti ed evitare le chiusure. Tutto quello che si chiude è perso”.

A Perugia ‘Priorità Lavoro’ è lo slogan con cui le segreterie nazionali dei sindacati hanno deciso di celebrare la Festa del Lavoro 2013 nel capoluogo umbro dove arriverà anche una folta delegazione toscana. Saranno poi migliaia – operai, impiegati, disoccupati, precari, uomini e donne, cittadini toscani che usciranno dalle loro abitazioni per partecipare a una delle 50 iniziative, tante se ne contano, in programma nella regione.

In provincia di Arezzo manifestazioni della Cgil con cortei nel capoluogo, a Cortona, a Foiano della Chiana, Lucignano e Monte San Savino. Iniziative anche a Castelnuovo dei Sabbioni, Capolona e San Giustino Valdarno.

In provincia di Firenze manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil a Barberino del Mugello, Empoli, Fucecchio, Gambassi Terme, Montaione, Castelfiorentino, Pontassieve, Sesto Fiorentino e a Fiesole. Iniziative anche a Certaldo. Nel grossetano manifestazioni della Cgil a Manciano, Follonica e Valpiana.

In provincia di Livorno a Venturina manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil: vi sfileranno anche gli agricoltori aderenti alla Cia. Iniziative unitarie dei sindacati anche in provincia di Lucca, a Stiava e a Seravezza così come a Massa con interventi di lavoratori ex Eaton, del commercio e di un precario. Nel pisano manifestazioni della Cgil a San Miniato, Montecalvoli e a Pomarance. Manifestazione unitaria dei sindacati a Pistoia dove è in programma un corteo così come ad Agliana, a Casalguidi, a Lamporecchio e a Larciano, a Monsummano Terme e a Montale. Ancora iniziative a Montecatini Terme e a Quarrata.

Iniziative di Cgil, Cisl e Uil anche a Prato e Vaiano con cortei, concerto di Francesco De Gregori  a Capannori, a Carmignano e manifestazione a Montemurlo. In provincia di Siena manifestazioni unitarie a Chiusdino, S.Gimignano, Colle Val d’Elsa, Poggibonsi, Chianciano Terme, Chiusi, Pienza, Sinalunga, Abbadia San Salvatore.

“Uniti per il lavoro”. Lavoratori, imprenditori, associazioni di volontariato. Sarà un primo maggio inedito quello che Cgil, Cisl e Uil Treviso si apprestano a celebrare nel capoluogo della Marca trevigiana. Il corteo si snoderà dalla stazione ferroviaria (ritrovo ore 9,30) a piazza dei Signori, dove gli interventi dei segretari generali delle tre sigle sindacali si alterneranno alle testimonianze di lavoratori e lavoratrici. Sul palco, accanto a loro, ci saranno tutti i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali della provincia: industriali, artigiani, commercianti, agricoltori, cooperative, ma anche il mondo del volontariato. Queste le categorie invitate: Ance, Unindustria, Confcommercio, Cna, Confartigianato, Coldiretti, Cia, Casartigiani, Confagricoltura, Confcooperative e Confesercenti. Il contributo musicale sarà affidato a giovani studenti.

L’Ugl festeggerà a Verona la festa dei lavoratori: il corteo partirà  con lo slogan “Progettare insieme l’Italia di domani” mercoledì alle 10,30 dal piazzale antistante l’Abbazia di San Zeno per arrivare alle 12 in piazza dei Signori dove si terrà il comizio del segretario generale, Giovanni Centrella. L’Ugl chiede al Governo risorse per gli esodati e per la cig in deroga, una riforma fiscale vera, migliori infrastrutture e più credito.

A Padova per infondere coraggio ai lavoratori e alle imprese che lottano con la crisi il vescovo Antonio Mattiazzo, ha promosso una veglia di preghiera il primo maggio nella zona industriale della città. L’occasione è organizzata dalla Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi. La veglia sarà il momento centrale di una serie di appuntamenti legati allo stato economico del Paese.

Meteo. Piovoso a nordovest e sereno nel resto d’Italia ma sarà un primo maggio “all’insegna del bel tempo su buona parte della penisola, in particolare al centrosud dove sulle aree interne le temperature potranno sfiorare anche punte di 29-30 gradi. Sole prevalente anche sulle pianure del nordest, mentre in montagna si potrà avere qualche acquazzone dal pomeriggio. Purtroppo ancora una volta penalizzato da piogge e temporali sparsi il nordovest, qualcuno anche forte, anche se sulla riviera ligure non mancheranno delle schiarite, specie nella seconda parte della giornata”.

Treni. In occasione della festa del primo maggio, “per assicurare a tutti un viaggio tranquillo e regolare”, il gruppo ferrovie dello stato italiane “intensificherà il proprio impegno nei controlli anti-evasione, nel rispetto delle migliaia di passeggeri che in questi giorni sceglieranno il treno, pagando regolarmente in biglietto, per i loro spostamenti lungo la penisola”. Prosegue così anche quest’anno la campagna ‘no ticket, no parti’ (avviata nel 2008), “un importante sforzo del gruppo Fs italiane per garantire la sicurezza e la tranquillità ai propri clienti, soprattutto nei giorni di intenso traffico”. (30 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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M5S, la rete vota l’espulsione di Mastrangeli il senatore con il vizio delle comparsate tv

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M5S, la rete vota l’espulsione di Mastrangeli
il senatore con il vizio delle comparsate tv

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ROMA – L’88,8%, pari a 17.177 voti, ha votato per l’espulsione del senatore M5S Marino Mastrangeli. Lo annuncia sul suo blog Beppe Grillo diffondendo i risultati delle votazioni on-line sull’espulsione del senatore con il “vizio” delle comparsate tv.

«Le operazioni di voto si sono concluse» annuncia Beppe Grillo dal blog dove rende noti i risultati della votazione. «Gli aventi diritto erano 48.292, di questi hanno votato in 19.341. L’88,8% (pari a 17.177 voti) ha votato per l’espulsione, il restante 11,2% (pari a 2.164 voti) ha votato per il no» è lo stringato comunicato che si conclude: «Grazie a tutti coloro che hanno partecipato».

L’anatema del leader. «Tutti i parlamentari del MoVimento 5 Stelle – ricordava Grillo in un post prima del voto – hanno sottoscritto pubblicamente prima delle elezioni il ‘Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento’. La sua sottoscrizione era necessaria per candidarsi, un impegno preso senza costrizione verso il M5S e gli elettori. In caso di sue violazioni il gruppo parlamentare può avviare la procedura di: Espulsione dal gruppo parlamentare del M5S», come nel caso di Mastrangeli. «Il cittadino Marino Mastrangeli ha violato numerose volte la regola ‘Evitare la partecipazione ai talk show televisivì – ricorda Grillo – senza alcun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando così l’immagine del M5S con valutazioni del tutto personali. Per questo i gruppi parlamentari riuniti del Movimento 5 Stelle Camera e Senato hanno deliberato a maggioranza, ai sensi del Codice di Comportamento, di proporre l’espulsione dal gruppo parlamentare del Senato di Marino Mastrangeli per palese violazione delle norme di comportamento sottoscritte dallo stesso prima della sua candidatura».

«In particolare – ricorda il leader M5S – Marino Mastrangeli ha ripetutamente partecipato a numerosi talk show, benchè l’intero gruppo lo avesse più volte invitato a desistere, anche in contemporanea allo svolgimento dei lavori del gruppo. L’espulsione di Mastrangeli va ora ratificata dagli iscritti al portale al 31 dicembre 2012 con documento digitalizzato».

La rabbia del senatore. «È una vergogna, una vergogna. Queste cose non succedono neanche in Corea del Nord». Non nascondeva l’irritazione, il senatore Mario Mastrangeli, ancora prima di sapere l’esito della votazione. «Beppe Grillo l’ho incontrato alla scorsa conferenza stampa a Roma e non mi ha detto nulla – ha spiegato davanti alle telecamere – Poi ho parlato con lui nella ‘scampagnatà alle porte di Roma e non mi ha detto nulla». Mastrangeli, sotto accusa per aver partecipato a talk show tv, si difende: «Perché non espellono Vito Crimi, che ha registrato un’intervista da Vespa uguale a quella che avevano fatto a me? Le mie erano interviste, come le fanno tutti i senatori. Mi sono inventato questo slogan: ‘Un parlamentare che non può parlare, che parlamentare è?». Mastrangeli contesta la votazione dei gruppi M5S che ha proposto la sua espulsione: «C’erano 72 assenteisti sul lavoro (assenti alla riunione, ndr). Solo 62 hanno votato per cacciarmi, gli altri 101 evidentemente non sono d’accordo». Il senatore ‘denuncia’ infine la tempistica della votazione on-line: «Pensano che oggi si parlerà di governo e non di me. Pensano che domani, primo maggio, non si parlerà di me. Ma io mi appello agli iscritti al Movimento che ancora credono nella libertà di parola e nell’articolo 21 della Costituzione».

Mastrangeli aveva anche annunciato la volontà di opporre resistenza rispetto alla eventuale decisione di «cacciarlo», aggiungendo che di fronte alla espulsione sarebbe confluito nel gruppo Misto. «E lì – annunciava – formerò una componente che chiamerò ‘Minoranza M5S’, perché continuerò ad avere il Movimento nel sangue». Fuori discussione, invece, le dimissioni dalla carica di senatore: «Sono stato il candidato ciociaro più votato alle parlamentarie del Movimento, che nel Lazio ha preso 786 mila voti. Perché mi devo dimettere per un’intervista?».

Martedì 30 Aprile 2013 – 12:00
Ultimo aggiornamento: 19:00

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fonte ilmessaggero.it

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Obama: “Siria, usate armi chimiche. Pronti a rivedere la nostra strategia” / VIDEO: Obama Raises Concerns About Syrian Chemical Weapon Use

Obama Raises Concerns About Syrian Chemical Weapon Use

PBSNewsHour PBSNewsHour

Pubblicato in data 29/apr/2013

Syria’s Prime Minister Wael Nader Al-Halqi survived an assassination attempt in Damascus, where he was the target of a car bombing. Judy Woodruff reports on the latest violence in the Syrian war, as well as how the U.S. is grappling with claims that the Assad regime has likely used chemical weapons in recent weeks.

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Obama: "Siria, usate armi chimiche. Pronti a rivedere la nostra strategia"
Barack Obama (reuters)

Obama: “Siria, usate armi chimiche.
Pronti a rivedere la nostra strategia”

Il presidente Usa: “Prove che siano state usate ma non sappiamo dove, come e chi le abbia utilizzate. Necessario continuare ad investigare per avere certezze. Ma questo cambierebbe completamente lo scenario”. Tensione per Quirico, il giornalista de La Stampa scomparso da 20 giorni. Autobomba a Damasco, 14 morti

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WASHINGTON“La prova che sono state usate armi chimiche in Siria cambierebbe tutto, farebbe rivedere tutta la gamma delle nostre risposte strategiche”: Barack Obama parla della situazione in Siria in una conferenza stampa dalla Casa Bianca. Attacca il presidente Assad, che “ha perso credibilità, ha ucciso innocenti e deve lasciare il potere aprendo a una soluzione politica”, e accusa: ciò che sta accadendo in Siria una macchia per la comunità internazionale.

Poi, il tema più caldo, il fattore in grado di mutare la situazione in modo radicale: “Ci sono prove che siano state usate armi chimiche in Siria, ma non sappiamo dove, come, quando e chi le abbia usate”. La questione delle armi chimiche è un “game changer”, ovvero un elemento che può cambiare completamente lo scenario. “Si aprirebbero nuove opzioni”, dice, “saremmo pronti a rivedere la nostra strategia”.

Ma prima di rischiare un’escalation incontrollata, è necessario avere certezze. Servono ulteriori prove prima di decidere come agire in Siria, dice Obama. E’ necessario continuare ad investigare, “per raggiungere certezze” perché giudizi affrettati potrebbero rendere più difficile mobilitare la comunità internazionale. E aggiunge di aver già chiesto da un anno “a Pentagono e intelligence” di preparare opzioni per una azione in Siria.

Il capo della Casa Bianca, che in passato aveva definito il possibile uso di armi chimiche come uno spartiacque nella crisi siriana, non ha voluto dire quali passi potrebbe ora intraprendere.

Autobomba a Damasco. La situazione in Siria rimane gravissima. Anche oggi un’autobomba, parcheggiata nei pressi dell’uscita posteriore del ministero dell’Interno, nel centralissimo quartiere di Marjeh, a Damasco, è stata fatta esplodere in pieno giorno, provocando una carneficina. Sono almeno 14 i morti, una settantina i feriti.

Tensione per il giornalista Quirico. E continua l’apprensione per il giornalista italiano Domenico Quirico, de La Stampa, che non da più notizie di sè da venti giorni. Il giornale ha “deciso di mettere sulla testata un fiocchetto giallo, come fanno le famiglie che attendono il ritorno di una persona cara di cui non si hanno notizie”, ha detto il direttore Mario Calabresi. A seguire il caso è personalmente il ministro Emma Bonino  e “la Farnesina sta operando attraverso l’Unità di Crisi e in raccordo con tutte le strutture dello Stato interessate”.

Amedeo Ricucci, un altro giornalista, della Rai, fermato per giorni in Siria insieme ad altri colleghi, si augura che Quirico stia bene e stia scrivendo, magari in una zona dove non è possile comunicare. In quella zona della Siria “puoi andare solo al seguito di belligeranti – spiega – e ti fanno spegnere il cellulare per non essere rintracciati dal segnale. Poi da lì è difficile uscire dalla Siria, riattraversando il confine libanese in montagna”.

Ma in Siria, dice Ricucci, i giornalisti sono diventati bersagli, anzi “strumenti di guerra”. E’ diventato tanto pericoloso che “le grandi testate non mandano più inviati”. Quirico, ricorda, è l’ennesimo caso: 36 giornalisti uccisi in due anni. E sono solo quelli dichiarati, aggiunge.  (30 aprile 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte repubblica.it

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Istat, persi in un anno 248mila posti di lavoro La disoccupazione giovanile sale al 38,4%

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Istat, persi in un anno 248mila posti di lavoro
La disoccupazione giovanile sale al 38,4%

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ROMA – A marzo 2013 gli occupati sono 22 milioni 674 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto a febbraio (-51 mila) e dell’1,1% su base annua, con una perdita di 248 mila unità. Intanto la disoccupazione a marzo resta all’11,5%, lo stesso livello già registrato a febbraio. Lo rileva l’Istat (dati destagionalizzati e provvisori). Su base annua il tasso risulta invece in crescita di 1,1 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione maschile, pari al 10,7%, cala di 0,1 punti percentuali rispetto a febbraio, mentre aumenta di 1,2 punti nei dodici mesi; quello femminile, pari al 12,7%, sale di 0,1 punti in termini congiunturali e di 1,1 punti su base annua.

Gli inattivi. Intanto a marzo, fa sapere sempre l’Istat, il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni (coloro che non cercano nè hanno un lavoro) aumenta dello 0,5% rispetto al mese precedente (+69 mila unità). L’aumento potrebbe essere spiegato con l’avanzata della sfiducia: una parte degli inattivi che avevano deciso, vista la crisi, di entrare sul mercato del lavoro per cercare un’occupazione, dopo tentativi falliti, forieri di sola disoccupazione, hanno probabilmente scelto di fare ritorno nell’inattività.

La disoccupazione giovanile (15-24 anni) a marzo è pari al 38,4%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto a febbraio e di 3,2 punti su base annua. Lo rileva l’Istat (dati destagionalizzati e provvisori). Si tratta di 635 mila 15-24enni in cerca di un lavoro.

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I giovani sono meglio di quello che crediamo

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fonte ilmessaggero.it

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Tanti ragazzini tra i migranti soccorsi nel Canale di Sicilia

Tanti ragazzini tra i migranti  soccorsi nel Canale di Sicilia
Uno sbarco di immigrati

Tanti ragazzini tra i migranti soccorsi nel Canale di Sicilia

Erano in 78 a bordo di un barcone di 20 metri, con il motore in avaria. Tra loro 44 minori. Sono stati soccorsi dalla Guardia costiera. Nelle ultime due notti sbarchi anche in Puglia e Calabria

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Settantotto migranti, tutti uomini, oltre la metà, quarantaquattro, ragazzini. Erano a bordo di un barcone di 20 metri, con il motore in avaria. L’imbarcazione era stata avvistata ieri pomeriggio da un elicottero della guardia di finanza in servizio di perlustrazione nel Canale di Sicilia. Si tratta dell’ultimo sbarco avvenuto nelle ultime due notti: oltre che in Sicilia si sono registrati arrivi di migranti anche a largo delle coste calabresi e pugliesi.

Sicilia.
A Siracusa “un’imbarcazione da pesca con scritte arabe, è stata avvistata da un velivolo della Guardia di finanza”, ha spiegato il portavoce della locale capitaneria di porto. Scattato l’allarme, l’imbarcazione è stata intercettata dalle due unità navali della guardia costiera “circa 25 miglia a largo delle coste di siracusa”.

Il barcone con a bordo i migranti “era alla deriva a causa di un’avaria al timone” e “date le condizioni del mare è stato impossibile il trasbordo, pertanto l’imbarcazione è stata rimorchiata da due unità navali della guardia costiera insieme ad altre due della finanza fino all’interno del porto grande di siracusa”, è la ricostruzione dell’operazione di salvataggio coordinata dal comando generale della Guardia costiera e dal sottocentro di soccorso di Catania. E’ qui che verranno trasferiti i minori i quali, in prima battuta, sono stati condotti stanotte, insieme ai maggiorenni in buone condizioni di salute, “presso l’istituto Umberto primo di Siracusa, un centro di accoglienza”, ha indicato il portavoce, spiegando che delle quasi 80 persone soccorse “alcune sono state ricoverate presso l’ospedale civile di siracusa, mentre altre attenzionate in quanto disidratate e spossate”. “Probabilmente – ha aggiunto – i tre scafisti si nascondono tra i migranti soccorsi, mentre il barcone è stato posto sotto sequestro e verrà poi demolito in base alla legge vigente”, ha concluso.

Calabria e Puglia. Sempre nella notte un gruppo di altri 12 migranti è stato salvato dai carabinieri a largo delle coste calabresi, mentre due notti fa la guardia costiera di Gallipoli, in provincia di Lecce ha soccorso 32 persone – 10 uomini, 7 donne e 15 bambini di cui un neonato di appena 2 mesi – lasciate ancorate in mare su una barca a vela di 10 metri: gli scafisti erano, intanto, fuggiti a bordo di un’imbarcazione secondaria, poi ritrovata dagli inquirenti poco distante.

“Non conosciamo il luogo di partenza dell’imbarcazione, ma i migranti sono di nazionalità afgana e siriana e sono tutti in buone condizioni di salute”, ha indicato Achille Selleri, comandante in seconda della capitaneria di porto di Gallipoli della Guardia costiera.

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fonte palermo.repubblica.it

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Giallo Imu, Franceschini: a giugno solo proroga. Matteoli: Letta chiarisca

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Giallo Imu, Franceschini: a giugno solo proroga. Matteoli: Letta chiarisca

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«L’Imu non verrà tolta, ci sarà una proroga per la rata di giugno. Avremo quindi un problema di cassa per i comuni e ci sarà anche la questione di evitare l’aumento dell’Iva nell’estate 2013. Ci siamo appena insediati, ma la prossima settimana vareremo un provvedimento apposito. È comunque nostra intenzione evitare decreti legge omnibus».

Lo afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, che ieri ha avuto una riunione di Governo con il Presidente del Consiglio Letta e con il ministro dell’Economia Saccomanni.

Franceschini, conversando con i giornalisti al Senato, rende noto che «il primo provvedimento del Governo sarà l’approvazione del Def, accompagnato da una risoluzione che prevedrà modifiche in base alle nuove risoluzioni programmatiche».

Sulla tassa sulla casa è intervenuto anche il ministro Graziano Del Rio: “L’Imu verrà sospesa per la rata di giugno con l’impegno ad alleggerirla soprattutto per i meno abbienti”. “Il lavoro sarà fatto con il Parlamento, non possiamo sapere il punto di approdo”. Rispetto alla rimodulazione dell’Imu, spiega, “c’è un problema di liquidità di Comuni che affronteremo”.
Il senatore del Pdl Altero Matteoli ha detto “non possiamo condividere le parole sull’Imu di Franceschini e chiediamo al presidente del Consiglio Letta che chiarisca le intenzioni del governo in sede di replica al Senato prima del voto di fiducia”.

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fonte ilsole24ore.com

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Ue, solo 15 Stati dicono stop ai pesticidi-killer delle api. L’Italia vota contro

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Ue, solo 15 stati dicono stop a pesticidi-killer api

Italia vota contro. Commissione, moratoria 2 anni

29 aprile, 20:03

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BRUXELLES – Sara’ la Commissione europea a introdurre il divieto di utilizzare per due anni alcuni pesticidi-killer per la sopravvivenza delle api. Lo hanno indicato fonti qualificate all’Ansa precisando che il Comitato Ue di appello riunitosi a Bruxelles non ha espresso una maggioranza contraria alla proposta della Commissione: 15 stati hanno votato a favore, 7 con l’Italia contro, 4 le astensioni.

Il no dell’Italia e’ legato all’introduzione da parte di Bruxelles di nuovi divieti per i ‘trattamenti foliari’. La Commissione europea, pur proponendo lo stesso approccio per lottare contro la moria della api, ha tuttavia esteso la proposta iniziale con una serie di condizioni piu’ restrittive nell’applicazione delle misure. Interventi, si apprende da fonti comunitarie, che hanno oggi indotto l’Italia a votare contro nel Comitato europeo di appello mentre, il 15 marzo scorso, nel precedente Comitato di esperti europei, aveva votato a favore della proposta della Commissione europea.

Interventi, si apprende da fonti comunitarie, che hanno oggi indotto l’Italia a votare contro nel Comitato europeo di appello mentre, il 15 marzo scorso, nel precedente Comitato di esperti europei, aveva votato a favore della proposta della Commissione europea.

A favore quindi del pacchetto di interventi, aggiungono le fonti, si sono pronunciati Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania, Estonia, Spagna, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Slovenia e Svezia.

Contrari, oltre all’Italia, Regno Unito, Ungheria, Austria,Portogallo, Romania e Slovacchia. Si sono astenute, Grecia, Irlanda, Lituania e Finlandia.

GREENPEACE, E’ UN ALTRO PASSO AVANTI
Il voto europeo sul bando temporaneo di tre pesticidi nocivi per la salute delle api ”e’ un altro passo verso il bando parziale dei pestici killer delle api e ci dice chiaramente che esiste una forte determinazione a livello scientifico, politico e civile a sostenere il bando. Adesso la Commissione deve fermare immediatamente l’uso di questi pesticidi, il primo passo per proteggere colture ed ecosistemi”. L’esortazione arriva da Greenpeace, secondo cui ”qualunque tentennamento significherebbe cedere di fronte alle pressioni di giganti come Bayer e Syngenta”. ”Il declino delle api e’ uno degli effetti piu’ visibili e inequivocabili del fallimento dell’agricoltura di stampo industriale, che inquina l’ambiente e distrugge i migliori alleati degli agricoltori, gli insetti impollinatori”, afferma Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. ”E’ ora di smettere di incentivare pratiche agricole intensive basate sull’uso della chimica, per investire, invece, nello sviluppo di un’agricoltura di stampo ecologico e sostenibile sul lungo periodo”.

LEGAMBIENTE E UNAAPI, ORA COMMISSIONE UE FORMALIZZI MORATORIA
“Salutiamo positivamente la notizia dell’esito della votazione del comitato Ue sulla moratoria di due anni su tre tipi di pesticidi dannosi per molti insetti e in particolare per le api. Nonostante l’Italia sia tra i paesi che hanno votato contro questa decisione, per motivi legati alla maggiore regolamentazione dell’uso di queste molecole, stimiamo positivamente il fatto che il voto a favore espresso dalla maggioranza dei paesi membri corrisponda all’opinione più diffusa tra i cittadini e gli operatori del settore europei”. I presidenti di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e dell’associazione degli apicoltori Unaapi, Francesco Panella, commentano così la notizia sui pesticidi-killer che arriva da Bruxelles. “Adesso – affermano – attendiamo fiduciosi la formalizzazione della moratoria da parte della Commissione europea”.

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fonte ansa.it

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Scomparso da giorni in Siria l’inviato de La Stampa Domenico Quirico

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Domenico Quirico – fonte immagine

Scomparso da giorni in Siria l’inviato de La Stampa Domenico Quirico

È entrato nel paese il 6 aprile dal Libano, per raccontare per la quarta volta il dramma della guerra civile. Tre giorni dopo l’ultimo contatto. Venti giorni di ricerche nel massimo riserbo, in collaborazione con la Farnesina, hanno dato finora esito negativo

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di Mario Calabresi
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Da venti giorni abbiamo perso i contatti con il nostro inviato Domenico Quirico, in Siria per una serie di reportage dalla zona di Homs.

Due settimane di ricerche, fatte in modo silenzioso e riservato ma in ogni direzione, coordinate dall’Unità di crisi della Farnesina, non hanno dato sinora alcun risultato concreto e così abbiamo condiviso con le autorità italiane e la famiglia la decisione di rendere pubblica la sua scomparsa, sperando di allargare il numero delle persone che potrebbero aiutarci ad avere informazioni.

Domenico è entrato in Siria il 6 aprile, attraverso il confine libanese, diretto verso Homs, area calda dei combattimenti, per poi spingersi, se ce ne fosse stata la possibilità, fino alla periferia di Damasco.

Era partito dall’Italia il 5 aprile per Beirut, dove era rimasto una giornata in attesa che i suoi contatti si materializzassero: la mattina di sabato 6 aprile gli abbiamo telefonato per avvisarlo del rapimento dei colleghi della Rai nella zona di Idlib. Ci ha spiegato che il suo percorso sarebbe stato completamente diverso e che ci avrebbe richiamato una volta passato il confine. Nel pomeriggio, alle 18:10, ha mandato un sms con cui annunciava al responsabile Esteri de La Stampa di essere in territorio siriano.

Due giorni dopo, lunedì 8, ha prima mandato un messaggio alla moglie Giulietta, per confermarle che era in Siria e che era tutto ok, poi verso sera l’ha chiamata a casa. La linea era molto disturbata, ha spiegato che di lì a poco il cellulare non avrebbe preso più e che le persone con cui viaggiava gli avevano chiesto di non utilizzare il satellitare, che sarebbe stato quindi in silenzio per qualche giorno ma di non preoccuparsi.

Martedì 9 ha ancora mandato un sms a un collega della Rai nel quale diceva di essere sulla strada per Homs. E’ stato questo l’ultimo contatto diretto avuto con Domenico.

Prima di partire ci aveva avvisato che non avrebbe scritto niente mentre era in Siria e che per circa una settimana sarebbe rimasto in silenzio: la copertura della rete dei cellulari è saltata in molte zone dell’area di Homs e usare il satellitare non è prudente perché così si segnala la propria presenza.

Siamo abituati ai silenzi di Domenico, che si ripetono quasi in ogni suo viaggio, tanto che l’ultima volta che era stato in Mali non lo avevamo sentito per sei giorni. Fanno parte del suo modo di muoversi e lavorare: ha sempre sostenuto che le tecnologie e le comunicazioni sono il miglior modo per farsi notare e mettersi in pericolo. La sua strategia è di viaggiare da solo, tenendo un profilo bassissimo e mimetizzandosi tra le popolazioni, al punto di condividere con un gruppo di profughi il rischio della traversata in barcone tra la Tunisia e Lampedusa.

D’accordo con la famiglia dopo sei giorni di silenzio, lunedì 15 aprile, abbiamo avvisato l’Unità di Crisi della Farnesina del viaggio di Quirico e del suo silenzio. Il giorno dopo abbiamo fornito ogni elemento sui suoi spostamenti per far partire le ricerche. Ricerche che non si sono mai interrotte, e di cui apprezziamo gli sforzi fatti in ogni direzione, ma dal terreno fino ad oggi non sono arrivati segnali di alcun tipo.

La scelta di non dare notizia e non pubblicizzare la scomparsa è stata presa, in accordo con le autorità italiane, per evitare di attrarre l’attenzione su Domenico in una zona ad alto rischio di sequestri. Nell’ipotesi che potesse essere in una situazione di difficoltà e cercasse di uscire, ci è stato spiegato che era bene non dare visibilità alla sua presenza.

La grande angoscia delle sua famiglia e di tutti noi, colleghi e amici di Domenico, finora è stata tenuta riservata e anche gli amici che ha nelle altre testate hanno rispettato questo silenzio che speravamo favorisse una soluzione. Purtroppo non è stato così e per questo abbiamo ora deciso di rendere pubblica la sua scomparsa.

Domenico Quirico, 62 anni, è uno dei giornalisti italiani più seri e preparati nell’affrontare situazioni a rischio. Negli ultimi anni ha raccontato il Sudan, il Darfur, la carestia e i campi profughi nel Corno d’Africa, l’esercito del signore in Uganda, ha seguito interamente le primavere arabe, dalla Tunisia all’Egitto, è stato più volte in Libia per testimoniare la fine del regime di Gheddafi. Nell’agosto 2011 nel tentativo di arrivare a Tripoli veniva rapito insieme ai colleghi del Corriere della Sera Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina e di Avvenire Claudio Monici. Nel sequestro veniva ucciso il loro autista e solo dopo due giorni drammatici venivano liberati.

Nell’ultimo anno ha coperto per tre volte la guerra in Mali, è stato in Somalia e ora per la quarta volta è in Siria. Nei suoi primi due viaggi siriani era stato ad Aleppo, dove aveva raccontato i bombardamenti e la prima fase della rivolta. Nell’ultimo aveva invece seguito i ribelli spingendosi fino nella zona di Idlib.

Ha voluto tornare di nuovo per raccontare l’evoluzione di un conflitto che si è allontanato troppo dalle prime pagine dei giornali e che – ci ripeteva – nonostante i suoi orrori non scuote la società civile occidentale.

La cifra del giornalismo di Domenico Quirico è una tensione fortissima alla testimonianza, che deve essere sempre diretta e documentata. Domenico non ha mai accettato di raccontare stando al di qua del confine, attraverso le voci dei profughi o dei fuoriusciti, lo trova eticamente inaccettabile. Ci ha sempre ripetuto che bisogna stare dentro i fatti e che un bombardamento lo si può raccontare solo se si è sotto le bombe insieme alle popolazioni, con cui bisogna condividere emozioni e destini.

Per questo è partito ancora una volta: per onorare il mestiere che ama.

Noi restiamo tenacemente attaccati alla speranza di avere al più presto sue notizie, di continuare ad ascoltare i suoi racconti, e la sua capacità di analisi mai ideologica o faziosa. Lo aspettiamo insieme alla moglie, alle figlie, ai suoi amici e ai nostri lettori.

Per segnalare questa nostra attesa abbiamo deciso di mettere sulla testata del giornale un fiocchetto giallo, come fanno le famiglie che attendono il ritorno di una persona cara di cui non si hanno notizie.

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fonte lastampa.it

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GOVERNO – Letta: «Abbiamo un’ultima possibilità. Basta debiti scaricati sulle future generazioni»

«Rivedere tasse sulla prima casa». «Con gli esodati si è rotto un patto con i cittadini»

Letta: «Abbiamo un’ultima possibilità.
Basta debiti scaricati sulle future generazioni»

«Agirò come un buon padre di famiglia». Alla Camera il capo del governo cita Napolitano e ringrazia Bersani

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di Alessandro Sala

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«L’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare un momento eccezionale. E il presidente della Repubblica ci ha concesso un’ultima opportunità di mostrarci degni del ruolo che la costituzione ci riconosce come rappresentanti della nazione». Con queste parole, e con un ringraziamento personale a Pier Luigi Bersani – accolto da un lungo applauso che ha commosso il segretari dimissionario del Pd (GUARDA il video) -, Enrico Letta ha dato il via nell’aula della Camera al discorso di presentazione del programma del suo governo. Un programma che dovrà ora essere sottoposto al voto di fiducia, atteso in serata a Montecitorio e martedì al Senato. Un intervento che arriva all’indomani della cerimonia di giuramento del nuovo esecutivo, funestata dalla sparatoria di piazza Montecitorio che ha visto il ferimento di due carabinieri e di una passante.

CONTI E RISANAMENTOProprio all’episodio dell’attentato davanti a Palazzo Chigi ha fatto riferimento il capo del governo spiegando che «non c’è più tempo» e che per evitare che il malcontento e la rabbia degenerino in episodi di violenza occorre che la politica faccia il proprio dovere. Che in una fase difficile come quella che stiamo attraversando significa anche puntare su politiche di risanamento e tenuta dei conti pubblici senza inasprimento fiscale. Letta ha puntato il dito contro il gap generazionale che caratterizza l’Italia, sottolineando che «troppo spesso in passato sono stati fatti debiti poi scaricati sulle generazioni future». E proprio le generazioni di oggi, «che hanno imparato sulla propria pelle» cosa significhi ereditare una situazione debitoria insostenibile, «non commetteranno lo stesso errore». Letta ha citato la diligenza del buon padre di famiglia, formula usata spesso anche in giurisprudenza, spiegando che «il buon padre di famiglia non fa mai debiti» che poi non può onorare.

I PRIMI INTERVENTITra i primi interventi che il governo si appresta a portare avanti vi sono la riduzione delle tasse sul lavoro, lo stop ai pagamenti dell’Imu di giugno per poi rimodulare le imposte sulla prima casa (andando così incontro alle richieste del Pdl), politiche di sostegno alla formazione e all’apprendistato, iniziative per la riduzione del divario culturale tra classi sociali (troppo spesso, ha ricordato, i figli di genitori non diplomati fanno fatica a raggiungere la laurea), interventi di moralizzazione della cosa pubblica.

COSTI DELLA POLITICALetta ha annunciato in aula («gli stessi membri del governo ancora non lo sanno») che uno dei primi atti concreti sarà quello dell’eliminazione dello «stipendio» dei ministri parlamentari, che dunque non perseguiranno una doppia indennità. Ha poi richiamato la necessità di intervenire sul finanziamento della politica, che oggi è «eccessivo» e «mascherato», e evidenziato la necessità di controlli sulle spese delle Regioni. Ha poi indicato l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione sulla democrazia interna ai partiti come uno degli obiettivi da perseguire senza indugio. Per fare tutto questo, ha sottolineato il capo del governo, bisogna riuscire a votare insieme anche da posizioni eterogenee, ma quella che stiamo vivendo è una situazione eccezionale perché dalle urne non è uscita una maggioranza e perché quello dell’astensione è stato di fatto il primo partito. «Vorrei che questo governo non fosse un canto del cigno sul sistema imploso sulle sue degenerazioni – ha puntualizzato -, ma che fosse un governo d’impegno per una ricostruzione politica che parta da un esercizio autentico e non simulato di autocritica».

LAVORO E REDDITO MINIMOLetta ha poi ricordato che la priorità del suo governo sarà quella del lavoro, piaga che affligge soprattutto il sud e i giovani, e che l’obiettivo è «prevenire l’incubo dell’impoverimento». «Dobbiamo mettere il Mezzogiorno nelle condizioni di crescere da solo – ha detto Letta -, riconoscendo l’esistenza di un divario tra nord e sud senza mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi». Una situazione, ha ammesso il premier, figlia delle inadempienze di chi avrebbe dovuto intervenire e dell’azione della criminalità organizzata, che va fronteggiata con maggiore forza. Quanto al welfare, Letta ha citato il caso degli esodati, evidenziando che con questa vicenda si è «rotto un patto» con i cittadini che ora va ristabilito. «Andranno migliorati gli ammortizzatori sociali – ha poi aggiunto -, estendendoli a chi ne è privo a partire dai precari e si potranno studiare forme di reddito minimo per famiglie bisognose con figli».

RIFORME IN 18 MESI Un accenno particolare è andato alla politica estera (il premier ha insistito sulla necessità di lavorare per gli Stati uniti d’Europa e ha annunciato l’avvio di un tour europeo per incontrare Merkel, Barroso e Van Rompuy) e alle riforme istituzionali. Letta ha detto di confidare nella possibilità di dare vita ad una Convenzione che riveda l’assetto complessivo della Repubblica, con il superamento del bicameralismo perfetto e l’introduzione di un vero federalismo fiscale. E di ritenere indispensabile una nuova legge elettorale possa dare maggiore rappresentatività ai cittadini. «La Convenzione per le riforme deve partire subito – ha detto Letta -. Se tra 18 mesi non sarà avviato il processo delle riforme istituzionali ne trarrò le conseguenze».

IL VOTO DI FIDUCIA – Il voto di fiducia (che Letta ha chiesto con un parallelo con Davide e Golia, dove il governo è un Davide in attesa di affrontare il suo gigante utilizzando non solo una fionda e una manciata di ciottoli ma anche il «coraggio» e, appunto, la «fiducia») non dovrebbe riservare sorprese. Non a Montecitorio, dove la maggioranza è solidissima. E neppure a Palazzo Madama, dove l’intesa tra Pd, Pdl e Scelta Civica consente un agevole superamento del quorum (che nella fattispecie è la maggioranza semplice). Dalla Lega Nord potrebbe arrivare un segnale distensivo con una non partecipazione al voto, considerando che al Senato, come previsto dal regolamento, l’astensione equivarrebbe ad un no. Scontati, invece, i voti contrari di Sel, di Fratelli d’Italia e del Movimento 5 Stelle a cui Letta ha rivolto un pensiero nella sua replica: «Sono rimasto colpito e dispiaciuto del fatto che i partiti non della maggioranza non abbiano ripreso alcun riferimento alla Costituente: la rilancerò perchè sono sempre più convinto di quello “scongelatevi” perchè le riforme dobbiamo farle insieme. Le riforme fatte a maggioranza semplice sono state sbagliate».

Alessandro Sala
twitter@lex_sala

29 aprile 2013 | 19:19

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fonte corriere.it

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DIRITTI – È reato spacciarsi per un altro in chat. Il nickname entra nella giurisdizione

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È reato spacciarsi per un altro in chat.
Il nickname entra nella giurisdizione

La Cassazione ha confermato la condanna di una donna che aveva divulgato volutamente in rete il cellulare della sua ex datrice di lavoro e questa aveva ricevuto telefonate ed sms di persone interessate a incontri erotici

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ROMA  – Chi si spaccia per un’altra persona nelle chat rischia una condanna. E’ quanto emerge da una sentenza con cui la Cassazione ha confermato la condanna di una donna che aveva divulgato su una chat il numero di telefono cellulare della sua ex datrice di lavoro, con la quale aveva in corso una causa civile. La vittima, ignara di tutto, si era trovata all’improvviso a ricevere telefonate e sms di persone interessate a incontri erotici, alcune delle quali l’avevano apostrofata con insulti, inviandole anche mms con immagini porno.

Invero, aggiungono i giudici della Suprema Corte, “non può non rilevarsi al riguardo che il reato di sostituzione di persona ricorre non solo quando si sostituisce illegittimamente la propria all’altrui persona, ma anche quando si attribuisce ad altri un falso nome o un falso stato ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, dovendosi intendere per ‘nome’ non solo il nome di battesimo ma anche tutti i contrassegni di identità”.

In tali contrassegni, spiega la Cassazione, “vanno ricompresi quelli, come i cosiddetti nicknames (soprannomi) utilizzati nelle comunicazioni via internet che attribuiscono una identità sicuramente virtuale, in quanto destinata a valere nello spazio telematico del web, la quale tuttavia non per questo è priva di una dimensione concreta, non essendo revocabile in dubbio che proprio attraverso di essi possono avvenire comunicazioni in rete idonee a produrre effetti reali nella sfera giuridica altrui, cioè di coloro ai quali il ‘nickname’ è attribuito”.

Il nickname, nel caso in cui “non vi siano dubbi sulla sua riconducibilità ad una persona fisica”, assume infatti “lo stesso valore – conclude la Cassazione – dello pseudonimo ovvero di un nome di fantasia, la cui attribuzione, a sè o ad altri, integra pacificamente il delitto di cui all’articolo 494 cp.”, ovvero il reato di sostituzione di persona. (29 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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