Archivio | aprile 2, 2013

ALTRA ‘GRANA’ PER SILVIO – Mediolanum e le attività in Irlanda, il fisco vuole 344 milioni

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Mediolanum, il Fisco tutto intorno a te… – fonte immagine

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Imposte non pagate

Mediolanum e le attività in Irlanda, il fisco vuole 344 milioni

L’azione emerge da un bilancio della società di consulenza finanziaria controllata dalla famiglia Doris e dalla Fininvest di Silvio Berlusconi. Per l’Agenzia dele Entrate sarebbe stato sottratto al Fisco mezzo miliardo di imponibile. Avvisi di accertamento su bilanci dal 2005

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Milano, 02-04-2013

Mediolanum, il gruppo di consulenza finanziaria controllato dalla famiglia Doris e dalla Fininvest di Silvio Berlusconi, che ha chiuso il 2012 con un utile record di 351 milioni di euro (+422%), avrebbe sottratto al fisco italiano tra il 2005 e il 2007 circa mezzo miliardo di euro e ora l’Agenzia delle Entrate presenta il conto: 344 milioni di euro.

E non e’ escluso che la richiesta possa in futuro farsi piu’ salata, avendo la Gdf esaminato anche gli esercizi 2008 e 2009. Mediolanum, che giudica l’analisi del Fisco “illegittima” ed “errata” per quanto riguarda il calcolo del maggiore imponibile, nonche’ “illegittima quanto alle sanzioni”, ha deciso di attivare la procedura arbitrale europea sulle doppie imposizioni e rimettere cosi’ “la soluzione della controversia alle competenti autorita’ fiscali italiane e irlandesi”, che a questo punto dovranno decidere qual e’ la quota di imponibile che spetta ai due Paesi

In ogni caso, forte dal parere dei suoi consulenti, Mediolanum ritiene che i prezzi di retrocessione delle commissioni “rientrano nel range di valori di libero mercato individuati da economisti indipendenti”.

Secondo l’Agenzia delle Entrate Mediolanum International Funds, la controllata irlandese che si occupa del confezionamento e della gestione dei fondi che poi vengono distribuiti attraverso la rete di promotori del gruppo, avrebbe girato alle italiane Mediolanum Vita e Banca Mediolanum una quota di commissioni inferiore a quella dovuta.

Il cosiddetto ‘livello di retrocessione’ sarebbe giudicato inferiore ai parametri di mercato e il sospetto e’ che il gruppo mantenga su Dublino una quota incongrua dei propri ricavi, cosi’ da sottoporli alla mano piu’ leggera del fisco irlandese. Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’imponibile sottratto al fisco italiano tra il 2005 e il 2007 ammonterebbe a circa mezzo miliardo.

Il tax rate di Mediolanum, cioe’ la percentuale di utile lordo che finisce in tasse, e’ stato del 19,6% nel 2005, del 21,4% nel 2006 e del 23% nel 2007, toccando un minimo del 15,6% nel 2009 e restando attorno al 20% nelle due annualita’ successive per risalire al 29,9% nel 2012. L’utile di Mediolanum International Funds rappresenta il 74% di quello di gruppo tra il 2005 e il 2007, e il 96% di quello prodotto dal 2005 a oggi.

Poco prima dello scorso Natale, emerge dal progetto di bilancio, Banca Mediolanum e Mediolanum Vita si sono viste recapitare una serie di avvisi di accertamento riferiti agli esercizi 2005, 2006 e 2007 per complessivi 323,4 milioni di euro, tra imposte non pagate e sanzioni, che si aggiungono ai 20,8 milioni di euro gia’ contestati nel 2010.

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fonte rainews24.it

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Sigarette elettroniche vietate ai minori, innalzato a 18 anni il limite per la vendita / Sigarette elettroniche e multinazionali del tabacco

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Sigarette elettroniche vietate ai minori,
innalzato a 18 anni il limite per la vendita

Il ministro della Salute ha firmato un’ordinanza che proibisce di vendere le apparecchiature che contengono nicotina ai giovanissimi.Richiesto all’Istituto Superiore di Sanità un parere in merito alla valutazione del rischio per la salute. Per i trasgressori sanzioni da 250 a 2.000 euro

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APPROFONDIMENTI

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ROMASigarette elettroniche off limits per gli under 18. È quanto disposto oggi dal ministro della Salute Renato Balduzzi con un’ordinanza che ha innalzato il divieto di vendita delle sigarette elettroniche con presenza di nicotina da 16 a 18 anni.

Viene così modificata l’ordinanza dello scorso settembre, che è in vigore fino al 23 aprile 2013. Dopo quella data e fino al 31 ottobre 2013 il divieto di vendita vale per i minori di 18 anni 18. La nuova ordinanza si è resa necessaria in coerenza con la norma del “Decreto Balduzzi”, che dal 1 gennaio 2013 eleva a 18 anni il limite di eta’ per la vendita dei prodotti del tabacco.

Il ministro aveva chiesto all’Istituto Superiore di Sanità un parere in merito alla valutazione del rischio connesso all’utilizzo delle sigarette elettroniche, in particolare sui minori, sulla base degli ultimi aggiornamenti scientifici. L’Istituto superiore di sanità ha fornito le proprie valutazioni il 20 dicembre 2012, proponendo una metodologia per la valutazione della pericolosità che prevede l’applicazione di un modello che misura l’assorbimento di nicotina dalle diverse cartucce disponibili, considerando il ricorso alla sigaretta elettronica da parte di “fumatori” a moderata, media e forte intensità di utilizzo.

Lo studio condotto dall’Istituto superiore di sanità ha evidenziato come, anche per i prodotti a bassa concentrazione, “la dose quotidiana accettabile di nicotina – come determinata dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) – è superata anche solo con un uso moderato delle sigarette elettroniche. Tale evidenza è ancora più significativa negli adolescenti – spiega il ministero -. Quindi non si possono escludere effetti dannosi per la salute”.

Il ministro Balduzzi ha chiesto anche un ulteriore parere al Consiglio Superiore di sanità che dovrà valutare lo studio condotto dall’Istituto superiore di sanità in merito alla pericolosità delle sigarette elettroniche nonché stabilire se le sigarette elettroniche, e le ricariche contenenti nicotina o altre sostanze, possano ricadere nella definizione di ‘medicinale per funzione’, pur in assenza di un’esplicita destinazione d’uso in tal senso da parte del responsabile dell’immissione in commercio. L’esame del Consiglio Superiore di sanità è iniziato il 19 marzo.

Le sanzioni. Il decreto Balduzzi prevede un minimo di 250 euro e un massimo di 1.000 euro alla prima violazione, mentre se la regola si infrange più di una volta scatta una sanzione pecuniaria da 500 a 2.000 euro e la sospensione, per tre mesi, della licenza all’esercizio dell’attività. Norma che fino a oggi, ovviamente, valeva solo per i tabaccai, ma che ora sarà applicata anche ai numerosissimi rivenditori di sigarette elettroniche che si sono moltiplicati negli ultimi mesi.

Anafe: “Bene Balduzzi, ma serve tavolo”.  Il presidente dell’associazione nazionale fumo elettronico, ANaFe, Massimiliano Mancini, accoglie “senza alcuna obiezione” l’ordinanza con cui il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha innalzato il divieto di vendita delle sigarette elettroniche con presenza di nicotina da 16 a 18 anni. “Pensiamo che sia importante che per un prodotto come la sigaretta elettronica, sul quale non sono ancora stati portati a termine sufficienti studi scientifici, si pensi prima di tutto a tutelare i minorenni. Al di là però di interventi regolatori spot” prosegue Mancini “ANaFe auspica quanto prima l’avvio da parte del prossimo governo di un tavolo di analisi e discussione trasparente che veda la partecipazione di tutti gli stakeholders, con un confronto che passi anche per le aule del Parlamento. Un tavolo il cui obiettivo dovrebbe essere quello di una regolamentazione bilanciata che valuti costi e benefici – sanitari ed economici – di un nuovo prodotto che non è un metodo per smettere di fumare, ma che certo rappresenta un valido strumento per la riduzione del rischio. Si spera che grazie ad una discussione obiettiva vengano evitati inutili toni allarmistici spesso rinfocolati da lobbies interessate a frenare la diffusione della sigaretta elettronica”.
(02 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Sigarette elettroniche e multinazionali del tabacco

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Il numero di americani che ricorrono alla sigaretta elettronica per combattere il vizio del tabacco in un solo anno è raddoppiato. Mentre nel 2010 un fumatore Usa su dieci aveva provato la cosiddetta e-cig nel 2011 a sperimentarla era stato un americano su cinque. Ancora più alte le percentuali fra gli ex fumatori. In questa categoria in un anno si è passati dal 2,5 per cento al 7,4 per cento di persone che hanno totalmente abbandonato la sigaretta di tabacco a favore di quella al vapore. I dati ufficiali per il 2012 non sono ancora disponibili ma il trend sembra chiarissimo. Ulteriore aumento delle e-cigarette negli ultimi dodici mesi.

dpk-13-in-2013-intropicI dati sono stati resi noti dal CDC, Center for Desease Control, il più importante ente federale per il controllo e la prevenzione delle malattie con sede ad Atlanta.

“Questi dati mettono in evidenza la necessità di condurre studi più rigorosi sull’uso delle sigarette elettroniche e sul loro impatto”, ha affermato il dottor Tim McAfee del CDC. “Fino a quando non ci saranno controlli più rigidi sarà sempre più difficile rassicurare il pubblico sulla tossicità di questi prodotti”. Come dire che per il momento il CDC non è in grado di pronunciarsi. Meglio tacere su eventuali benefici pur sapendo che l’alternativa (sigaretta al tabacco e nicotina) è invece sicuramente dannosa.

electronic-cigarette-brands_22Ironicamente quelli che più credono nelle sigarette elettroniche adesso sono proprio i produttori di sigarette tradizionali, fatte di tabacco, catrame e nicotina. Per esempio la Raynolds American Inc, la seconda produttrice americana di sigarette, si è messa a produrre e-cig nell’ambito di un processo di diversificazione dei suoi prodotti. La marca messa in produzione dalla Raynolds in via sperimentale si chiama Vuse. Anche la Lorrillard, gigante americano del tabacco in terza posizione, entra nel mercato delle sigarette elettroniche dopo avere acquisito il marchio Blu Ecig.

sigaretta-elettronica-770x575Se da una parte è inquietante pensare che siano le stesse aziende che da decenni avvelenano i polmoni della gente a prendere in mano le redini della sigaretta elettronica d’altra parte potrebbe essere proprio questo l’elemento determinante per il futuro della e-cig. Il pubblico continua a domandarsi se è un prodotto che fa male e quali siano le sue vere controindicazioni.

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Electronic-Cigarette25La Food and Drug Administration, l’ente federale che regola la vendita dei farmaci (le e-cig rientrano in questa categoria) continua a tentennare. Sostiene che non sono stati condotti studi sufficienti per dare il suo sigillo di garanzia alla sigaretta elettronica. Dice che oltre a dosi basse di nicotina contiene anche tossine e altre sostanze che possono provocare tumori.

sigaretta-elettronicaTutti dubbi legitttimi ma, risponde il pubblico, sembrano sicuramente essere controindicazioni assai inferiori a quelle delle normali sigarette. Non solo, ci sono numerosi esperti di questo settore che sottolineano che i livelli dei componenti cancerogeni delle e-cig sono pari ad altri prodotti per cercare di smettere di fumare. E dunque perchè fare una battaglia passiva contro le sigarette elettroniche e permettere invece la vendita di gomma da masticare alla nicotina o il cerotto antifumo, anch’esso a base di nicotina.

C’è da fidarsi delle multinazionali del tabacco? Forse la logica del profitto è l’unica logica che darà una risposta definitiva.

GUIDE - Inside a eCigIn questa situazione di incertezza potrebbe essere buona cosa se scendono in campo le multinazionali del tabacco. A loro poco importa cosa la gente fuma, basta che continui a consumare i loro prodotti. E potrebbere essere proprio loro e le potenti lobby che le rappresentano a Washington, a fare pressione sull’FDA affinchè vengano condotti studi consistenti sugli effetti collaterali delle sigarette elettroniche.

4341large_nicotine_patchL’impatto potrebbe essere notevole sui 45 milioni di fumatori americani, la metà dei quali ogni anno cerca di smettere con risultati per lo più deludenti.

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fonte visconti.blogautore.espresso.repubblica.it

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Governo: Bersani, ripensate a mia proposta. Ma da Pdl e’ gia’ coro di no

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Governo: Bersani, ripensate a mia proposta. Ma da Pdl e’ gia’ coro di no

Il segretario Pd ribadisce il suo rifiuto al governissimo e al voto. Alfano chiude: ”E’ fuori da realta’ Parlamento, ripete le stesse cose da 36 giorni”

02 Aprile 2013 – 19:15

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(ASCA) – Roma, 2 apr – ”Ho convocato questo incontro con la stampa per avere l’opportunita’ di chiarire la posizione del Pd, dal momento che nell’ultima settimana ho rivestito un ruolo non usuale”. Per Luigi Bersani apre cosi’, alle 16 in punto, la sua conferenza stampa nella sede del Pd. Alla sua destra e’ seduto il vicesegretario Enrico Letta, che non prendera’ la parola e che alla fine lascera’ con la stessa auto di Bersani la sede del partito. L’obiettivo del segretario sembra quello del marcare una presenza dopo il silenzio di Pasqua e Pasquetta piu’ che un presentare novita’ di analisi e di proposta: ”Io ho lavorato sulle indicazioni scaturite dalla nostra Direzione. Il Paese e’ allarmato per la situazione economica, chiede una guida ma anche di ritrovare fiducia su una ipotesi di cambiamento”.

Bersani si rivolge ai suoi interlocutori a tutto campo. Al M5S lascia la responsabilita’ ”di voler mettere in frigorifero gli 8 milioni di voti ottenuti”. Al Pdl dice: ”Il governissimo sarebbe la paralisi della politica, il chiudersi in un fortino”. Da qui la riproposizione della sua ipotesi di governo che pero’ e’ stata bocciata nel corso delle consultazioni: ”Guardate meglio alla nostra proposta. Ci poniamo insieme il problema del cambiamento e della corresposnabilita’. Mentre chiediamo di far partire il governo del Paese, offriamo per la ‘Convenzione per le riforme’ una maggiore corresponsabilta’ a chi non farebbe parte del governo”. Non e’ chiaro perche’ M5S e Pdl dovrebbero accettare ora quello che non hanno accettato una settimana fa, cioe’ una compartecipazione al governo (il primo) e la presidenza della Convenzione sulle riforme (il secondo). Conferma tuttavia Bersani:I”Io immagino che il mio pre-incarico sia assorbito in questa nuova fase. Il che non vuol dire che vado al mare. Io ci sono, non intendo essere un ostacolo ma ci sono”. La conferenza stampa di Bersani serve comunque a ribadire lealta’ al Capo dello Stato (anche alla scelta di formare i due gruppi di saggi, ”non a caso – dice il segretario Pd – uno sulle cose da fare in economia e nella societa’, un altro sulle riforme istituzionali”), il no a elezioni anticipate e al ”governissimo” con Pdl e Scelta civica. Quanto alla prossima elezione del nuovo Presidente della Repubblica, ci tiene a precisare che ”il Pd, fedele alla Costituzione, lavora alla convergenza piu’ larga possibile” e che e’ ”pronto a incontrare Berlusconi ma in una sede istituzionale, non lo voglio incontrare ad Arcore o a palazzo Grazioli”. Quanto al suo ruolo nel Pd, sottolinea: ”Prendete sul serio quello che vado dicendo. Appena ci sara’ un congresso, girera’ la ruola e tocchera’ a un altro. Bersani c’e’ se aiuta, se ostacola non c’e”’.

In ogni caso, conclude, se ne riparlera’ tra 8-10 giorni quando i due gruppi di saggi avranno concluso il loro lavoro, ”la ripartenza e’ probabilmente affidata al nuovo Capo dello Stato”. La replica di Angelino Alfano non si lascia attendere: ”Ho ascoltato l’onorevole Bersani con doverosa attenzione e anche con la viva speranza di sentire una parola nuova, un cenno di buon senso, una ragionevole disponibilita’ a farsi carico delle esigenze del Paese, a partire dal rilancio dell’economia e dall’ormai indifferibile alleggerimento fiscale per le famiglie e le imprese”. Il segretario del Pdl non lascia spazio al dialogo: ”Invece, devo dire con grande rammarico, ho ascoltato oggi le stesse parole ostinate, chiuse, fuori dalla realta’ dei numeri del Parlamento, che l’onorevole Bersani ripete da 36 giorni, cioe’ dalla chiusura delle urne, tempo che la sinistra ha usato solo per occupare le Presidenze delle Camere, come ora spera di fare anche per la Presidenza della Repubblica, per impedire ogni dialogo nella direzione della governabilita’, e per proporre inutili commissioni per riforme che il Pd ha sempre osteggiato”. Alfano ritende la mano al leader del centrosinistra: ”Per parte mia, ancora una volta, ribadisco una disponibilita’ a collaborare nell’interesse dell’Italia. Ma se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c’e’ alcuno spazio per il dialogo. Nel nostro ordinamento costituzionale, il Parlamento ha il dovere di esprimere una maggioranza e un Governo. Se non lo fa, la parola deve tornare agli elettori. Non ci sono altre vie”. No convinto anche da Fabrizio Cicchitto: ”Cosa deve dire o fare di piu’ Grillo per far capire a Bersani che non gli da’ i voti per far nascere il suo governo? Spaventa la pervicacia del segretario del Pd che continua caparbiamente a inseguire il populismo dei grillini. L’altra alternativa e’ quella di chiedere a noi un sostegno alla vergognosa, magari volatilizzandoci dall’aula del Senato. Ma tutto questo e’ ovviamente fantapolitica”.

Commenta su Twitter Maurizio Gasparri: ”Imbarazzante conferenza stampa di Bersani. Eloquente la faccia sconsolata di Enrico Letta. Pd in un vicolo cieco. Sembra che da un momento all’altro entrino due in camice bianco per portarlo via”. Insomma, rincara la dose il vicepresidente del Senato, ”Bersani finge preoccupazione per l’Italia ma e’ solo disperato per il suo destino personale”. Plauso al leader del Pd arriva invece da Gennaro Migliore, capogruppo di Sel alla Camera: ”E’ indispensabile un nuovo governo e penso che la proposta migliore continui a essere quella di Bersani, in particolare per affrontare le urgenze del Paese”. Nichi Vendola incoraggia Bersani plaudendo al no al ”governo della conservazione” come sarebbe, a suo parere, quello Pd-Pdl e Scelta Civica. Nessun commento al momento da parte dei renziani. La Direzione del Pd potrebbe essere convocata quando sara’ noto il lavoro dei due gruppi di saggi voluto dal Presiente Napolitano. gar/vlm

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fonte asca.it

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CASO ENI – Gabanelli: «Difendo il diritto di fare inchieste in un Paese civile»

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Milena Gabanelli – fonte immagine

L’intervista – la citazione per «Report»

Gabanelli: «Difendo il diritto di fare inchieste in un Paese civile»

La giornalista, l’Eni e la causa da 25 milioni: «Non invoco nessuna immunità, se sbaglio voglio essere punita»

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Paolo Scaroni – fonte immagine

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di Sergio Rizzo

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ROMA – «Leggi tu stesso», mi fa Milena Gabanelli. E sfoglia un atto di citazione lungo una Quaresima. Pagina 8: «L’incredibile attacco a Eni, peraltro, non si è arrestato (…) quando è andato in onda il servizio “Ritardi con Eni”, ma è proseguito con la dott.ssa Gabanelli ancora protagonista (…) dichiarando in una intervista rilasciata al Corriere della Sera Sette (…) che l’inchiesta più difficile è stata “quella su Eni, perché nessun diretto interessato ha voluto parlare con noi. Per un’azienda dove il maggior azionista è lo Stato, dovrebbe esserci più disponibilità a un confronto critico. Inoltre perché, per una settimana, ho ricevuto quotidianamente lettere minatorie”».

Ho letto. Allora?
«Non capisco dove stia l’incredibile attacco ad Eni. Sottoscrivo ogni parola, che peraltro andrebbe riportata correttamente. Come vedi nell’intervista al Corriere non c’è scritto “lettere minatorie”, ma “intimidatorie”».

Lana caprina, direbbero.
«Eh no, se mi permetti “minatorie” significa che contengono minacce, “intimidatorie” che hanno l’obiettivo di intimorire, lasciando intendere che quello che scrivi potrebbe avere conseguenze…».

Una scivolata. Succede, no?
«Una scivolata in una citazione nella quale l’Eni chiede venticinque milioni di danni per una trasmissione televisiva? Una scivolata a causa della quale la sottoscritta dovrebbe meritare un trattamento speciale a parte, visto che quella parola da me non pronunciata è considerata così gravemente lesiva da “costituire autonomo e ulteriore titolo di responsabilità”?».

Ammetto che la cosa possa lasciare basiti.
«Non è l’unica, e visto che io e Paolo Mondani (l’autore del servizio, ndr ) siamo stati accusati di aver danneggiato l’immagine dell’azienda, mi chiedo: è normale che una compagnia indagata insieme al suo amministratore delegato per corruzione relativamente ai 197 milioni di tangenti pagati in Algeria, un’azienda che ha patteggiato nel 2012 con la Sec e il dipartimento della giustizia americana 365 milioni per corruzione, e questo sì lede l’immagine di un’impresa controllata dallo Stato, voglia trascinare in tribunale la tivù pubblica per aver raccontato fatti sui quali nessuno dei vertici ha voluto accettare un confronto?».

Davvero è andata così?
«Ci hanno detto “rispondiamo solo a domande scritte”, oppure “Scaroni risponde in diretta”. Ma in nessun Paese del mondo i programmi d’inchiesta sono in diretta! Allora cosa devo fare, leggere dei comunicati? Anche se ci tengo a precisare che abbiamo dato conto, dove era possibile, della loro versione».

Ma perché mettere sotto i fari proprio la gestione Scaroni?
«Perché è al terzo mandato, e Scaroni viaggia con la sua storia, nella quale c’è anche un patteggiamento a un anno e 4 mesi per tangenti Enel. Perché dal 2002 è stato ininterrottamente ai vertici delle due più grandi imprese a controllo pubblico. Non è doveroso che la Rai tenga un faro acceso, tanto più in un Paese nel quale le maggiori aziende pubbliche sono coinvolte in grossi guai giudiziari?».

Veniamo ai fatti.
«Nella citazione che ci è arrivata contestano tutto. A partire dal titolo. Contestano che il maggior costo del gas dovuto ai contratti take or pay con la Russia finisca sulle bollette, quando lo stesso Scaroni ha chiesto in un’audizione al Senato che non siano gli azionisti a farsene carico. La ricostruzione della opacità nei contratti con il Kazakistan. Le critiche alla campagna sconti della scorsa estate. La questione ambientale in Basilicata. Perfino la remunerazione di Scaroni, pubblicata sul sito dell’Eni, e di cui abbiamo spiegato il meccanismo delle stock option pagate per cassa. Ce n’è di spazio in 145 pagine…».

Centoquarantacinque pagine? Li hai fatti arrabbiare di brutto.
«Premesso che come giornalista non invoco nessuna immunità, e se sbaglio voglio essere giustamente punita. Nel caso specifico il giudice valuterà, per quel che ci riguarda risponderemo punto per punto e poi chiederemo a nostra volta i danni poiché riteniamo che sia la classica lite temeraria. Per quale motivo non ci possiamo chiedere perché paghiamo il gas così caro? O se esistono criticità ambientali? Oppure perché c’è una indagine per tangenti? Devo forse ignorare il rapporto privilegiato che Putin ha con Berlusconi, che questo management è stato nominato da Berlusconi e che per il gas l’Italia dipende dalla Russia? E visto che è una società controllata dallo Stato perché non posso fare qualche domanda sulla retribuzione del suo vertice, che si è quintuplicata?».

Scaroni dice che è pagato meno dei suoi colleghi esteri.
«A parte che non è sempre vero, come nel caso della francese Total, azienda a partecipazione pubblica. E poi, si può contestare una retribuzione così alta, tanto più in un periodo di crisi devastante per il Paese? In Svizzera hanno appena fatto un referendum per cui lo stipendio del manager è deciso dall’assemblea in base ai risultati non costruiti ad hoc per far salire la retribuzione, e comunque in misura non superiore a 12 volte la paga minima aziendale. Qui siamo a multipli centenari».

Non ci troviamo in Svizzera.
«La domanda resta: è possibile essere critici sulla gestione Scaroni senza finire in tribunale?».

Dovresti sapere che non siamo neppure in Gran Bretagna.
«Anche lì hanno le loro rogne, ma il diritto anglosassone prevede che chi porta un giornalista in tribunale senza motivo rischia di pagare un multiplo di quanto chiede; perché intimorisce il giornalista e quindi lede il principio supremo della libertà di informazione».

L’ultimo rapporto di «Reporter senza Frontiere» sulla libertà di stampa colloca invece l’Italia soltanto al 61° posto nel mondo.
«Non considero queste classifiche una Bibbia, ma non c’è dubbio che per noi la questione è da una parte culturale, ovvero il potere non accetta la critica, dall’altra normativa. Anche il nostro codice prevede la sanzione per lite temeraria, ma non viene quasi mai applicata, o al massimo si rischia un piccola multa. Se invece l’Eni rischiasse di pagare 50 milioni, forse ci penserebbe bene prima di mettere in moto una causa del genere… Senza considerare che nel caso specifico siamo di fronte a un’azienda a controllo pubblico che chiede i danni a un’altra azienda pubblica che è la Rai, e che gli avvocati dell’Eni li pagano gli azionisti e quindi anche i cittadini. Ma poi, se il servizio era così diffamatorio, perché non mi hanno querelata?».

Le querele non sono più di moda. Adesso vanno forte le cause civili. Basta dare uno sguardo ai bilanci delle nostre aziende per comprenderne la ragione.
«Scappano dal penale perché è più rigido e più veloce. Invece in un processo civile puoi chiedere qualunque cifra, e questo tiene il giornalista sulla graticola e costringe l’editore ad accantonare una percentuale nel fondo rischi, in attesa di sentenza, che può arrivare anche dopo 10 anni».

La conclusione?
«Che il giornalista invece di fare il cane da guardia preferisce occuparsi di allergie da polline».

Allergie da polline: non ci avevo mai pensato. Sicura che non si rischia una causa civile da qualche floricoltore?
«Almeno si è sicuri che non è il capo della più grande azienda di Stato».

2 aprile 2013 | 10:02

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fonte corriere.it

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In carica i dieci saggi di Napolitano: “8-10 giorni di tempo, mi dispiace assenza donne”

In carica i dieci saggi di Napolitano: "8-10 giorni di tempo, mi dispiace assenza donne"
Napolitano riceve i “saggi” al Quirinale (ansa)

In carica i dieci saggi di Napolitano: “8-10 giorni di tempo, mi dispiace assenza donne”

I due gruppi nominati dal capo dello Stato, dopo un incontro al Colle, hanno iniziato a lavorare: “I gruppi non indicheranno una soluzione di governo, ma indicheranno le cose urgenti su cui concentrarsi”. Scetticismo dai partiti, ma il vero scontro è già proiettato sulla scelta del nuovo presidente. Ira del Pdl sull’ipotesi Prodi per il Quirinale

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ROMA – Entra nel vivo l’attività dei due gruppi di lavoro, i cosiddetti dieci saggi, voluti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Gli esperti sono saliti oggi al Quirinale per ricevere dal capo dello Stato i dettagli del mandato. I primi a riunirsi sono stati i sei saggi incaricati di occuparsi delle tematiche economico sociali. Si tratta di Enrico Giovannini, Giovanni Pietruzzella, Salvatore Rossi, Enrico Moavero Milanese, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico. A seguire, la riunione del gruppo dei saggi che si occupano delle tematiche istituzionali composto da Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante.

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E dopo l’incontro con i due gruppi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha rilasciato un comunicato stampa in cui quantifica in otto o dieci giorni il tempo giusto per il lavoro della task force e spiega la sua decisione, molto criticata nelle ultime 72 ore: “L’indubbio valore dei nomi da me subito resi noti, non mi ha messo al riparo da equivoci e dubbi circa i criteri della scelta o la non presenza di altri nomi certamente validi. Comprendo il disappunto che con accenti polemici si è espresso per non aver inserito in quella rosa delle personalità femminili, anche individuandole al di fuori di vertici istituzionali cui non abbiano avuto finora accesso. Mi dispiace e me ne scuso, pur trattandosi di organismi non formalizzati e di breve durata cui ho dato vita con obbligata estrema rapidità. Per nomine più sostanziali e di lungo periodo, come quelle che mi è spettato fare per la Corte Costituzionale e per il Cnel, ho dato il giusto peso alla componente femminile. E ai gruppi di lavoro ora istituiti saranno certamente ben presenti gli apporti venuti su molteplici temi da personalità femminili”.

Il presidente ha poi ribadito che con la scelta dei dieci ‘saggi’ non c’è un’esautorazione del Parlamento, ma solo il tentativo di favorire un accordo politico per la formazione di un governo. “Questo non significa – ha detto Napolitano nell’incontro con i 10 esperti – che questi gruppi di lavoro indicheranno un tipo o un altro di soluzioni di governo. Indicheranno quali sono, rimettendo un po’ al centro dell’attenzione problemi seri, urgenti e di fondo del paese, questioni da affrontare, sia di carattere istituzionale sia di carattere economico-sociale nel contesto europeo, anche permettendo una misurazione delle divergenze e convergenze in proposito”.

Sul loro incarico non si placa però la polemica politica. I partiti non sono convinti della mossa di Napolitano e lanciano forti critiche, mentre il capo dello Stato precisa che la loro funzione è ricognitiva. Le posizioni delle forze politiche sembrano però cristallizate. Il Pdl definisce l’iniziativa del Colle una sostanziale perdita di tempo e insiste per una coalizione di governo ampia e la scelta di un nuovo presidente della Repubblica espressione dei moderati, chiedendo in alternativa che si vada subito a votare.

Ma il Pdl, con il segretario Angelino Alfano, è particolarmente duro anche con Pier Luigi Bersani, per il “no” del segretario del Pd al “governissimo” in quanto “zattera” della vecchia politica e per l’inaccettabilità di una candidatura dal Pdl per il Colle. “Ancora una volta ribadisco una disponibilità a collaborare nell’interesse dell’Italia – afferma Alfano -. Ma se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c’è alcuno spazio per il dialogo”.

Attacchi molto duri sono arrivati anche dal Movimento 5 Stelle, che con il capogruppo Vito Crimi si è spinto fino al punto di affermare che il capo dello Stato, piuttosto che riconfermare fiducia al governo Monti, avrebbe fatto meglio a far decollare il tentativo di Pierluigi Bersani.

I democratici, anche se al loro interno sono piuttosto divisi sulle prossime strategie, si mostrano comunque collaborativi con il Colle. “Il Pd è vicino alla scelta fatta dal presidente Napolitano in questo passaggio difficile e delicato. Ci auguriamo che la commissione dei 10 saggi dia un contributo per far partire la convenzione delle riforme”, ha detto il capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, insistendo poi sul fatto che “il Paese ha bisogno di un governo del cambiamento”.

Gli unici convinti fino in fondo della scelta del Quirinale sembrano in realtà essere i centristi di Scelta civica. “Il presidente Napolitano ha perfettamente ragione sulla paradossalità della situazione. Il Capo dello Stato oggi mette in luce una certa ipocrisia che c’è nei partiti: tutti pronti nell’elogio e poi si comportano in modo diametralmente opposto. Mi pare sia questo il suo principale motivo di amarezza”, afferma il coordinatore Andrea Olivero.

Ma come detto il vero problema, più che il ruolo e i tempi a disposizione dei 10 saggi, sembra riguardare l’imminente partita per il nuovo inquilino del Quirinale. Stando ad indiscrezioni raccolte dal Corsera Bersani sarebbe tornato a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di una candidatura di Romano Prodi che potrebbe raccogliere consensi nel M5S (ma fonti anonime del Movimento oggi hanno smentito, definendo il Professore “troppo legato ai vecchi partiti”), aprendo però uno scontro frontale con il centrodestra. “Sarebbe un atteggiamento irresponsabile del Pd fare il pieno delle cariche con un solo terzo dei voti”, ha avvertito ancora oggi Maurizio Gasparri. “Saremmo – aggiunge l’ex ministro – di fronte a uno strappo delle norme della democrazia. Non vogliamo nemmeno prendere in considerazione questa ipotesi obbrobriosa”. (02 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Il detenuto palestinese Maysara Abu Hamdya muore in carcere

Il detenuto palestinese Maysara Abu Hamdya muore in carcere

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Evidenza Prigionieri palestinesi – 2/4/2013
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Ramallah-InfoPal
. Nella mattinata di martedì 2 aprile, il detenuto palestinese, Maysara Abu Hamdya, è deceduto nell’ospedale israeliano di Soroka, a Be’er Sheva. Il prigioniero soffriva di un tumore, mentre le autorità di occupazione hanno rifiutato di rilasciarlo nonostante la gravità del suo stato di salute.

Qaddoura Fares, direttore della Società dei prigionieri palestinesi ha confermato la notizia, attribuendo la piena responsabilità del decesso alle autorità israeliane.

Abu Hamdya, 65 anni, era un ufficiale del servizio di sicurezza preventiva, appartenente all’Autorità palestinese (Anp). Fu arrestato il 26 maggio 2002, quando le forze israeliane effettuarono vaste incursioni in Cisgiordania, distruggendo il quartier generale dell’Anp. Con  l’accusa di aver ucciso due israeliani e per le sue attività durante l’intifada, fu condannato al carcere a vita.

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fonte infopal.it

La Croazia in Ue dal primo luglio (corruzione e traffici illeciti permettendo)

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La Croazia in Ue dal primo luglio (corruzione e traffici illeciti permettendo)

La Commissione europea ha dato il proprio via libera all’ammissione di Zagabria, ma i critici temono che dopo l’adesione il Paese non porti più a termine o rallenti le riforme richieste

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di | 1 aprile 2013

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La Commissione europea ha dato il proprio via libera all’ammissione della Croazia nell’Unione europea dal prossimo primo luglio. “Zagabria è pronta per l’adesione” dice il rapporto finale di monitoraggio presentato in settimana. Nel documento, tuttavia, ci sono dei ‘ma’. Quando mancano tre mesi al traguardo, il rapporto ha esortato il Paese balcanico a fare di più per contrastare corruzione e traffico di esseri umani. La Commissione è però “fiduciosa nel fatto che la Croazia sarà pronta per l’adesione” entro la data fissata.

Gli ultimi Paesi a entrare nell’Unione furono nel 2007 la Bulgaria e la Romania. I passi critici del rapporto, sottolinea il sito EuObserver, rischiano di mettere in allerta chi prende come esempi negativi i due Paesi dell’Est Europa, che ai primi di marzo sono stati tenuti nuovamente fuori dalla zona Schengen. Una decisione, o meglio una non decisione, su cui pesano le prese di posizione di Paesi Bassi e Germania. I due Paesi legano il sì all’entrata di Bulgaria e Romania a Schengen alla pubblicazione della prossima relazione sui progressi nel sistema giudiziario e nella lotta alla criminalità organizzata. Nel caso croato i critici temono che dopo l’adesione Zagabria non porti più a termine o rallenti le riforme richieste.

L’allargamento al 28esimo Stato dell’Unione, si legge nelle 15 pagine del rapporto, “è il risultato di un processo rigoroso, durato 10 anni”. Un processo segnato dal referendum del gennaio 2012, quando il 66 per cento dei croati disse sì all’Europa allora già segnata dalla crisi. O meglio lo disse la maggioranza di quel 44 per cento degli aventi diritto che si recò ai seggi. Il percorso europeo di Zagabria ha inoltre conosciuto l’ostruzionismo sloveno a causa di un contenzioso bancario che risale agli anni del disfacimento dell’ormai ex Jugoslavia e per il quale Lubiana ha minacciato di bloccare la ratifica del trattato di adesione. Il contenzioso riguarda i mancati rimborsi a 130mila croati per il fallimento della Ljubljanska Banka. Lo scorso 11 marzo i due governi hanno trovato un accordo che sembra aver sbloccato la situazione.

L’adesione, continua il rapporto, “è un ulteriore incentivo a continuare le riforme”. Simbolo di questi impegni è stata la condanna a dieci anni di carcere per corruzione dell’ex primo ministro Ivo Sanader, tra gli artefici del percorso d’ingresso nell’Ue. Casi da prima pagina a parte serve maggiore impegno nella lotta contro la corruzione a livello locale, si legge nel documento, in particolare nel settore ancora vulnerabile degli appalti pubblici. Così come serve un meccanismo per evitare casi di malaffare nelle aziende di Stato.

Se è vero che le riforme chieste dall’Europa sono andate spedite, l’organizzazione non governativa Transparency International sottolinea che forse questo processo è andato troppo veloce. Dal 2008 al 2010, si legge nella scheda Paese, Zagabria ha approvato 1.200 leggi. La media è di tre al giorno. Una rapidità che spesso è andata a discapito delle discussioni e che rischia di dare spazio ad abusi o di aver ripercussioni sull’effettiva qualità delle leggi.

Secondo tema su cui la Commissione ha sollevato perplessità è l’efficacia della lotta contro la criminalità organizzata e il traffico di esseri umani. Basso è il numero di condanne per casi di criminalità organizzata, basso il totale dei beni sequestrati, basso è anche il numero delle vittime di traffico di esseri umani identificate. Nel complesso il rapporto è considerato positivo, come recita la nota del commissario all’allargamento, Stefan Fule, che presenta il Paese balcanico come un successo dell’ampliamento dei confine dell’Unione e un esempio per i Balcani ad avvicinarsi all’Ue. Adesso si attende che il trattato di ‘adesione si ratificato dagli Stati membri. In 19 l’hanno già fatto, si attendono gli altri. Allora la Croazia sarà il secondo Paese dell’ex Jugoslavia a entrare nell’Unione. Seguendo la strada della Slovenia nel 2004.

di Andrea Pira

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fonte ilfattoquotidiano.it

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