Archivio | aprile 4, 2013

Usa: dopo Obama anche ministri si riducono stipendio

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Usa: dopo Obama anche ministri si riducono stipendio

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L’esempio del presidente Barack Obama ha dato i suoi frutti. Dopo l’annuncio che l’inquilino della Casa Bianca restituirà al Tesoro Usa il 5% del suo salario in segno di solidarietà, con i dipendenti federali costretti a congedi senza stipendio per i tagli automatici alla spesa, diversi ministri dell’amministrazione hanno fatto sapere che faranno altrettanto. In prima fila c’è il segretario di Stato John Kerry, che ha oggi annunciato tramite la sua portavoce Victoria Nuland di avere intenzione di devolvere a sua volta il 5% del suo stipendio ad un fondo di solidarietà per i dipendenti del Dipartimento di Stato. E anche il ministro della Giustizia Erci Holder ha affermato che farà altrettanto, se dei dipendenti del suo dipartimento saranno messi a loro volta in congedo temporaneo non retribuito.

Giovedì 04 aprile 2013 21:23

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fonte unionesarda.it

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GdF accerta rialzo fraudolento prezzi benzina, class action del Codacons

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GdF accerta rialzo fraudolento prezzi benzina, class action del Codacons

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Di Francesca Gerosa

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Compagnie petrolifere nel mirino della Guardia di Finanza. La GdF e la Procura della Repubblica di Varese hanno accertato, dopo un anno di indagine su diverse compagnie petrolifere, un rialzo fraudolento del prezzo dei carburanti avvenuto nel periodo gennaio 2011 e marzo 2012. Secondo i militari infatti venivano scaricati sugli utenti gli oneri di operazioni di finanza derivata.

Un’indagine a 360 gradi, iniziata dopo un esposto del Codacons, che ha esaminato le variazioni in aumento e in diminuzione del prezzo dei carburanti in quel periodo. Dopo aver analizzato le modalità di formazione del prezzo alla pompa e di organizzazione della rete distributiva, i finanzieri hanno proceduto al confronto con i prezzi praticati negli altri Paesi dell’Unione Europea nello stesso periodo, rilevando valori più alti in Italia.

Poi sono state esaminate le transazioni commerciali tra diverse società, basate su acquisti e cessioni di prodotti petroliferi tra consociate con sedi in diversi Paesi europei, rilevando che l’aumento non era attribuibile soltanto alla crescente domanda di energia dei cosiddetti Paesi emergenti, bensì al ruolo rilevante dei fondi di investimento quotati sul petrolio, fortemente influenzati da manovre speculative da parte delle compagnie petrolifere mediante operazioni di finanza derivata per mantenere sul mercato prezzi più elevati del greggio di loro proprietà e, alla fine della catena, prezzi più alti nella rete di distribuzione.

Gli investigatori hanno prima esaminato le istruttorie intraprese nel tempo dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dal Ministero dello Sviluppo Economico, poi si sono concentrati sull’analisi dell’organizzazione dell’intera filiera distributiva. L’obiettivo era quello di individuare eventuali ostacoli allo sviluppo dei cosiddetti impianti no logo e verificare l’esistenza di meccanismi per impedire un corretto stimolo concorrenziale e le modalità di determinazione dei prezzi. I finanzieri hanno quindi proceduto al raffronto con i prezzi praticati negli altri Paesi dell’Unione Europea nello stesso periodo.

L’indagine ha fatto emergere come la causa principale dell’aumento sia attribuibile, oltre che a una crescente domanda di energia dei cosiddetti Paesi emergenti, al ruolo rilevante dei fondi di investimento in commodity (materia prime come petrolio, rame, argento, oro) e gli Etf sul petrolio (fondi indicizzati quotati in Borsa, in tempo reale, come semplici azioni). Questi, risultando fortemente influenzati da azioni speculative, stante la loro elevata redditività, da un lato hanno attratto investitori in grado di determinare un aumento del prezzo del petrolio pur restando estranei al suo mercato reale, come talune banche d’affari, dall’altro hanno determinato un intervento speculativo da parte delle compagnie petrolifere.

Al termine delle indagini il Gip del Tribunale di Varese ha riconosciuto l’esistenza di un rialzo fraudolento dei prezzi dei carburanti attraverso manovre speculative in danno degli utenti finali, commesse dagli organi apicali delle compagnie petrolifere, le cui sedi sono ubicate fuori dal territorio di Varese. Per tali ragioni, gli atti inerenti l’indagine sono stati trasmessi per competenza territoriale alle Procure della Repubblica di Milano e Roma.

Dopo la notizia il Codacons ha lanciato sul proprio sito internet una class action alla quale possono aderire oltre 34 milioni di automobilisti italiani. Tutti coloro che negli ultimi 5 anni hanno fatto rifornimento di carburante presso i distributori delle compagnie petrolifere coinvolte nell’inchiesta, ha sottolineato l’associazione dei consumatori, possono ora costituirsi parte offesa nel procedimento e chiedere il risarcimento in quanto soggetti danneggiati.

“Questo perché le manovre speculative hanno determinato un ingiustificato rialzo dei listini alla pompa e un maggior esborso economico a danno degli automobilisti”. Il Codacons spinge poi sull’acceleratore per ottenere il sequestro dei documenti relativi alla formazione dei prezzi dei carburanti nel nostro Paese.

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fonte milanofinanza.it

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Roma: Idi, Gdf arresta padre Decaminada per appropriazione indebita di 14 milioni di euro

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Roma: Idi, Gdf arresta padre Decaminada per buco finanziario istituto

04 Aprile 2013 – 09:42

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(ASCA)- Roma, 4 apr – E’ ancora in corso l’operazione ‘Todo modo’ della Guardia di finanza di Roma che ha portato all’arresto di padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell’Idi fino al 2011, con l’accusa di appropriazione indebita di 14 milioni di euro. Nel quadro delle indagini sul dissesto finanziario dell’Istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi) sono stati arrestati – su disposizione del Gip, Antonella Capri – anche i due imprenditori Domenico Temperini e Antonio Nicolella: solo il primo e’ stato traferito in carcere, mentre l’altro, cosi’ come Decaminada, e’ agli arresti domiciliari. Nel medesimo contesto e’ stato anche posto sotto sequestro un immobile, denominato ‘Ombrellino’, sito in Magliano in Toscana (GR), del valore di oltre 1 milione di euro, acquistato, in massima parte, con denaro provento di reato. Sono in corso anche 14 perquisizioni domiciliari e locali, presso abitazioni private ed uno studio commerciale e notarile, tutte in provincia di Roma, con l’impiego di circa 50 militari. I reati contestati ai tre arrestati vanno dall’appropriazione indebita aggravata alla bancarotta patrimoniale fraudolenta, dall’emissione ed utilizzo di fatture false all’occultamento delle scritture contabili; altre 10 persone sono state denunciate, inoltre, a vario titolo, per i delitti di riciclaggio, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, occultamento delle scritture contabili ed appropriazione indebita. Dalle indagini e’ emerso che padre Decaminada avrebbe accumulato 4 milioni di euro e destinato parte dell’ingente somma all’acquisto ed alla ristrutturazione dell’immobile sequestrato in Toscana. com-stt/res

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fonte asca.it

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Ruby: basta strumentalizzazione, mai rapporti con Berlusconi

Sarebbe interessante conoscere l’opinione delle prostitute (quelle vere) sulla vicenda Ruby…

mauro

PhotoREUTERS/Alessandro Garofalo

Ruby: basta strumentalizzazione, mai rapporti con Berlusconi

giovedì 4 aprile 2013 12:08

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MILANO (Reuters) – Karima El Marough – meglio conosciuta come Ruby Rubacuori, protagonista di una vicenda giudiziaria che vede unico imputato Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile – ha manifestato stamane davanti al tribunale di Milano per chiedere di essere sentita dai magistrati, ribadendo di non essere una prostituta e di non aver mai avuto rapporti sessuali con l’ex-premier.

“La colpa della mia sofferenza è anche di quei magistrati che, mossi da intenti che non corrispondono a valori di giustizia, mi hanno attribuito la qualifica di prostituta nonostante abbia sempre negato di aver avuto rapporti sessuali a pagamento e soprattutto di averne avuti con Silvio Berlusconi”, ha detto la giovane marocchina sui gradini del Palazzo di Giustizia, leggendo un lungo comunicato assediata dai giornalisti.

Chiedendo di essere ascoltata in aula, dove avrebbe dovuto essere sentita in una testimonianza più volte rimandata e poi cancellata al processo in cui è imputato Berlusconi, Ruby ha domandato inoltre che “cessi la strumentalizzazione che ho subito”.

“Non mi vergogno di me…Ho raccontato bugie per sentirmi diversa e mi spiace di averle raccontate anche a Berlusconi”, ha spiegato riferendosi anche al fatto di aver detto di essere la nipote dell’ex-presidente egiziano Hosni Mubarak. “Ora so che lui mi avrebbe aiutato anche se gli avessi detto la verità”.

“Chiedo che qualcuno ascolti quello che ho da dire in sede istituzionale, che venga messo a verbale quello che ho subìto, anche la violenza psicologica. Non posso accettare che si nasconda la verità”, ha aggiunto.

Il processo Ruby è sospeso fino al prossimo 22 aprile in attesa della decisione della Cassazione sulla richiesta della difesa di Berlusconi di trasferire il processo a Brescia per legittima suspicione.

Nel processo, l’accusa sostiene che Berlusconi avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con Ruby, quando la giovane era ancora minorenne, e che abbia cercato illegittimamente di ottenerne il rilascio dalla questura di Milano, dove era stata fermata per furto, con l’obiettivo di occultare la sua relazione con la ragazza. Berlusconi ha sempre negato entrambe le accuse e Ruby ha sempre detto di non avere avuto alcuna relazione sessuale con l’ex-premier.

Nella loro requisitoria – iniziata i primi di marzo e non ancora conclusa a causa dei continui rinvii del processo per gli impegni politici e i problemi agli occhi di Berlusconi – i pm di Milano hanno sostenuto che nella residenza di Arcore dell’ex-premier vi era un “collaudato sistema prostitutivo” che vedeva come parte integrante anche Ruby.

(Ilaria Polleschi)

– Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte it.reuters.com

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Niente scuola per bimba non vedente: “Non c’è posto”. Ma legge tutela disabili

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Niente scuola per bimba non vedente: “Non c’è posto”. Ma legge tutela disabili

L’iscrizione della bambina in prima media è stata respinta da un istituto della Valle Susa. Eppure la legge però è chiara: “Nessuna scuola può rifiutare, neppure per motivi tecnico-logistici, l’iscrizione di un alunno disabile”.Un mese fa l’allarme dell’Anief sul blocco delle assunzione degli insegnanti di sostegno

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di | 3 aprile 2013

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“La scuola è aperta a tutti” recita il primo paragrafo dell’articolo 34 Costituzione italiana. Forse non lo ricordano o non lo sanno quelli che hanno risposto a due genitori che non c’era posto per la figlia in una scuola della Valle Susa. E questo anche se l’alunna in questione è cieca. L’iscrizione della bambina alla prima media è stata quindi respinta. La legge però è chiara: “Nessuna scuola può rifiutare, neppure per motivi tecnico-logistici, l’iscrizione di un alunno disabile”. A denunciare una storia di ordinaria assurdità è l’Apri, Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovedenti, che ha raccolto la protesta dei genitori, che vivono in un piccolo paese della Valle Susa. La risposta dell’istituto “è gravissima – sostiene Marco Bongi, presidente dell’Apri -. Il diritto alla frequenza è sancito dalla legge n. 104/1992, dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 215/ 1987 e dalla Circolare Ministeriale n. 262 del 1988. Non escludo che si possano ravvisare anche responsabilità di carattere penale”.

L’istituto, nella lettera ai genitori, argomenta la decisione spiegando che la domanda “non può essere accolta perché il numero delle iscrizioni supera la capacità recettiva dell’aula”. “Siamo davvero stanchi – dice la mamma – di essere palleggiati da un plesso all’altro. Mia figlia, già sfortunata per la sua malattia, avrebbe bisogno di tranquillità e stabilità. Invece abbiamo trovato solo problemi e poca considerazione”. Che può essere spiegata anche con la carenza di persone. Anche se esiste una circolare recentissima del marzo scorso che ribadisce come bisogna intervenire e cosa fare con gli studenti disabili.

Poco più di un mese fa il ministero dell’Istruzione aveva informato che contavano già un milione di domande arrivate online per la formazione delle prime classi del prossimo anno scolastico. Il numero complessivo degli iscritti che da settembre siederanno sui banchi di scuola: ci saranno 27mila studenti in più rispetto agli attuali. L’Anief, una delle associazioni professionali più attive nel mondo della scuola, aveva quindi lanciato l’allarme l’allarme: “Sono dati davvero sconfortanti quelli che il ministero ha fornito ai sindacati in vista del prossimo anno scolastico: gli alunni della scuola italiana previsti sono oltre 6 milioni e 858mila. Rispetto all’anno in corso aumenteranno di quasi 30mila unità, soprattutto alla primaria (con leggero calo alle medie), ma per effetto del blocco normativo approvato con la legge 111/2011 il numero di docenti rimarrà bloccato. L’organico sarà lo stesso di quest’anno: 600.839 posti di docente comuni e 63.348 di sostegno. Ciò comporterà un ulteriore innalzamento del numero di alunni per classe. E diventerà soprattutto sempre maggiore la distanza tra il numero di alunni disabili e i docenti di sostegno di ruolo”. “In molti casi la didattica non potrà essere garantita – sosteneva profetico Marcello Pacifico, presidente Anief – in particolare laddove le ore di sostegno che lo Stato concederà agli alunni portatori di handicap o con problemi di apprendimento saranno molte di meno rispetto a quelle che la legge prevede”.

Questo avviene anche e soprattutto perché a oggi è stato stabilizzato solo il 65% dell’organico di docenti di sostegno. Almeno 35mila insegnanti specializzati attendono di essere assunti, malgrado i posti di lavoro siano vacanti e disponibili. E con un docente precario ogni tre, quello che si produce è un risultato di forti disagi per i ragazzi e per le loro famiglie”. “Non occorre essere esperti di formazione scolastica per capire che in questa situazione non si riesce a sviluppare un valido progetto didattico” continuava Pacifico aggiungendo che così “a fare da garante per famiglie e studenti continuano ad essere i giudici”.

La circolare ministeriale per gli alunni disabili

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fonte ilfattoquotidiano.it

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