Perché B. si agita tanto

http://marilouise.files.wordpress.com/2011/11/ecco-il-vero-spot-tv-di-berlusconi-sulle-bell-l-xhz0zm.jpeg
fonte immagine

L’Editoriale de l’Espresso

Perché B. si agita tanto

E’ in arrivo la sentenza d’appello sui diritti Mediaset, con il rischio della interdizione dai pubblici uffici. Il processo Ruby non si sta mettendo bene. E a Napoli rischia un altro rinvio a giudizio. Allora il Cav…

(05 aprile 2013)

.

di Bruno Manfellotto
Twitter @bmanfellotto

.

Il primo a parlare di un salvacondotto per Silvio Berlusconi – un qualche fantasioso sistema per concedergli una sorta di immunità dai processi in cambio dell’abbandono della vita politica – fu Francesco Cossiga, non più presidente della Repubblica ma senatore a vita, e non esplicitamente ma ricordando l’epopea di Bettino Craxi costretto all’esilio dalle inchieste di Tangentopoli. A mo’ di metafora, dieci anni dopo Mani Pulite.Correva l’anno 2002 e il problema era già quello, ancora quello, sempre quello: le grane giudiziarie del Cav. Tutti capirono, ma fecero finta che fosse l’ennesimo paradosso del Grande Esternatore. Qualche anno dopo ci riprovò candidamente Rocco Buttiglione. Gli fecero eco altri big dell’Udc quando ormai Fini e Casini correvano allegri verso il baratro della consunzione politica. Intanto, leggi ad personam, lodi protettivi, leggi salva B.

Sei mesi fa, ottobre 2012, un Berlusconi depresso, stanco e ammaccato, sostenitore svogliato del governo Monti, annunciava che avrebbe abbandonato per sempre la vita politica e lasciato il suo partito – da lui creato e pasciuto – nelle mani di Angelino Alfano. Pochi gli diedero credito, molti avrebbero voluto dargliene. Due mesi dopo il vero colpo di scena, il ritorno di B. su un campo da gioco che non aveva mai abbandonato.

Alcuni dissero che lo avevano convinto la sconfitta di Renzi alle primarie del Pd e la vittoria di Bersani che per toni sensazioni e sentimenti lo riportava alla stagione della prima vittoriosa discesa in campo: lui contro i comunisti, l’imprenditore contro i professionisti della politica, il vindice di Equitalia contro i tassatori convinti. Altri fecero invece notare che di lì a poco il Tribunale di Milano avrebbe ascoltato la requisitoria di Ilda Boccassini nel processo Ruby…

Diciotto anni dopo il debutto in politica del Cavaliere – annunciato da un’inchiesta per traffico di droga archiviata nel 1991, e santificato poi il 22 novembre del 1994 con un invito a comparire nell’ambito di un’inchiesta su Telepiù, di cui il fresco presidente del Consiglio fu informato a Napoli durante un convegno sulla criminalità organizzata – e dieci dopo la provocazione di Cossiga sul salvacondotto, siamo sempre lì. E Berlusconi si chiede ancora che cosa gli convenga fare per sfuggire alla giustizia: votare subito, o battersi per un governissimo o spingere perché sul colle più alto salga un candidato non ostile.

Del resto la resa dei conti si avvicina. Incombe a Milano il processo Ruby, nipote di Mubarak a sua insaputa; a Napoli il Gup deciderà tra breve se accogliere o no la richiesta del pm di rinvio a giudizio per la compravendita di parlamentari; e sta per arrivare anche la sentenza sui diritti Mediaset che è già costata a Berlusconi una condanna in primo grado a quattro anni di reclusione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici. Se la pena dovesse essere confermata anche in appello, il Cav. dovrebbe dire ciao ciao a ogni sogno di gloria.

E dunque eccolo agitarsi nel tentativo di strappare un accordo che Bersani non gli può dare proprio per l’impossibilità di raggiungere un’intesa con chi insulta la magistratura davanti al Palazzo di Giustizia. Inconciliabilità degli opposti. Si era sperato che fossero le elezioni a sgombrare il campo, ma così non è stato.
Non resta dunque che l’ultimo tentativo di Napolitano, rinviare il problema del governo e spingere i partiti a trovare prima l’accordo per il suo successore al Quirinale. In fondo, due anni e mezzo fa invece di mandare a casa Berlusconi gli concesse una proroga; adesso le Camere non le può sciogliere, ma può prendere ancora un po’ di tempo prima di licenziare Bersani e il suo preincarico.

Grazie a quel provvidenziale rinvio B. conquistò Razzi & Scilipoti e sopravvisse un anno; Bersani dovrebbe trovare il nome giusto per il Quirinale (e poi pensare a Palazzo Chigi). Prima che sia il Cav. a lanciargli tra i piedi una candidatura alla quale il Pd non possa proprio dire di no.

.

IN EDICOLA
Il giornale in edicola

.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: