Lega, insulti e disordini a Pontida, scontri per volantino satirico. Bossi a Maroni: guerra anche a Roma

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Lega, insulti e disordini a Pontida
scontri per volantino satirico
Bossi a Maroni: guerra anche a Roma

Il segretario del Carroccio al raduno con i diamanti di Belsito: andranno ai militanti più meritevoli

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ROMA – Sono volati insulti e anche qualche spintone fra una ventina di militanti leghisti al raduno di Pontida, dopo che alcuni di loro – probabilmente veneti – hanno esposto un manifesto che raffigura il segretario Roberto Maroni come Pinocchio. La scenetta è avvenuta in un angolo del pratone mentre dal palco parlavano alcuni dirigenti di secondo piano del movimento: la situazione poi è tornata alla calma. Un nutrito gruppo di militanti veneti ha poi fischiato il sindaco di Verona Flavio Tosi per la durata del suo intervento a Pontida. «Fuori, fuori» gli hanno urlato. «Tosi, Tosi» la risposta degli altri militanti.

Anche il presidente della Lega Umberto Bossi è presente al raduno nel bergamasco, dove gli interventi dei big sono previsti per il primo pomeriggio. Tra i presenti anche Roberto Calderoli e Matteo Salvini e il segretario federale Roberto Maroni. In attesa di guadagnare il palco solo una battuta ai giornalisti: «È la Pontida di sempre? «No…».

Bossi sul palco. «Chi ha detto che tutto va bene è un leccaculo. Ma tutto è ancora rimediabile – ha esordito il leader storico del Carroccio, che ha poi lanciato una proposta – Ogni anno la base dovrà dare un giudizio sui suoi eletti, perché non possiamo dipendere solo dal Consiglio Federale. Non ho fatto la Lega per romperla, la miglioreremo». Ai militanti che protestavano ha detto che la loro contestazione «è stata capita: la base deve contare di più e conterà» poi: «niente insulti e niente fischi», ha chiesto prima di abbracciare Maroni. «Non la penso come Maroni quando dice che ce ne stiamo al nord e ce ne freghiamo di Roma: noi dobbiamo combattere su tutti i fronti, anche a Roma».

Proprio perché «è stata capita» la protesta di quei militanti che sono arrivati fino a Pontida per fischiare, dal palco Bossi si è rivolto in particolare ai veneti, per assicurare il suo appoggio alla richiesta di congressi. «Ai fratelli veneti dico che ormai tutto è commissariato – ha spiegato il presidente della Lega – ed è arrivato il momento che si facciano i congressi». «La Lega non si sta dividendo, come i lecchini del regime scrivono sui giornali», ha assicurato Bossi, che però ha sostenuto che nel Carroccio ci sono problemi di democrazia interna. «A me spiace che la base venga trattata un po’ male perchè non ha strumenti per difendersi», ha spiegato. Per questo ha proposto che ogni anno i militanti possano valutare i loro dirigenti e «poterli mandare via se non vanno bene». Certo, ha concluso Bossi, «c’è il rischio di litigare ma non siamo ancora a quel livello, siamo in grado di modificare le cose».

Il discorso del segretario. «Siamo qui in tanti, abbiamo smentito i gufi che volevano la Lega finita e divisa: andate a quel paese, giornalisti di regime!». Così Roberto Maroni dal palco, dove ha aggiunto: «siamo qui per testimoniare la nostra unità, il nostro grande progetto di macroregione» per «per realizzare il nostro grande sogno, la Padania».

Fisco. «Se serve faremo guerra a Roma e al governo»: lo ha detto il segretario della Lega Roberto Maroni a Pontida. Sul 75% delle tasse e il patto di stabilità «tratteremo – ha aggiunto -, fino al 31 dicembre abbiamo tempo per trattare, altrimenti ci impegnamo a superare autonomamente i vincoli imposti da Roma». Maroni ha utilizzato gran parte del suo discorso conclusivo a Pontida per spiegare che la creazione di una macroregione del nord e l’ottenimento di «almeno il 75% del gettito fiscale sul territorio» sono i traguardi che la Lega non potrà mancare nei confronti del solito nemico di Roma. E ha utilizzato le sue parole ultimative nei confronti del governo centrale anche per rispondere ad Umberto Bossi che poco prima, dallo stesso palco, lo aveva invitato a non rinunciare a dar battaglia anche a Roma senza arroccarsi al nord. «È chiaro – ha detto Maroni – che i nostri parlamentari a Roma agiranno insieme a noi al nord. Caro Umberto, devi andare giù a fare guerra al governo insieme a noi e ai nostri parlamentari».

Debiti Pa. «Hanno fatto il decreto per dare i soldi a quei comuni del sud che non li hanno – ha poi attaccato Maroni – I nostri comuni i soldi li hanno. Ecco il grande inganno del governo che deve andare subito a casa».

Roberto Maroni a Pontida ha portato alcune buste contenenti «i diamanti di Belsito». Nel dare l’annuncio ha ricordato l’impegno preso un anno fa quando la Lega venne travolta dalle inchieste sulla gestione dell’ex tesoriere. Maroni ha invitato i segretari nazionali a consegnare i 13 diamanti alle «sezioni più meritevoli». «I veri diamanti – ha detto Maroni – sono i militanti. Eccoli qua i diamanti di Belsito. Sono per i militanti, per le sezioni». Poi ha aggiunto: «Valgono 10 mila euro l’uno e li voglio dare alle sezioni. Li consegnerò ai militanti che si sono impegnati, che si rimboccati le maniche e tengono alto l’onore della Lega. Si impegnano non per se stessi o per le proprie poltrone». Al termine del comizio Maroni ha preso in mano alcune buste con dentro i diamanti e, ridendo, ha fatto il gesto di lanciarli tra i militanti.

Domenica 07 Aprile 2013 – 14:09
Ultimo aggiornamento: 22:12
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