Roma, Marino candidato pd a sindaco. Ma ci sono denunce: “File di rom, voti comprati”

Roma, Marino candidato pd a sindaco. Ma ci sono denunce: "File di rom, voti comprati"

Roma, Marino candidato pd a sindaco.
Ma ci sono denunce: “File di rom, voti comprati”

Il senatore-chirurgo si avvia a ottenere oltre il 50% dei voti, seguito da David Sassoli con il 24-28%. Terzo, Paolo Gentiloni con l’8-12%. I complimenti di Bersani. Obbiettivo affluenza centrato: tra 100 e 102mila elettori. A metà pomeriggio il post della renziana Alicata: “Le solite incredibili file di nomadi: sono voti comprati”. E il centrodestra si scatena. La replica di “Roma bene comune”: “Gli immigrati residenti sono cittadini della capitale quindi votano”

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Ignazio Marino è il candidato del centrosinistra a sindaco di Roma. Il senatore-chirurgo ha avuto la meglio sugli altri 5 sfidanti: David Sassoli, Paolo Gentiloni, Gemma Azuni, Mattia Di Tommaso e Patrizia Prestipino. Secondo gli exit poll avrebbe sfondato quota 50%, doppiando Sassoli. Molto più indietro Paolo Gentiloni. E il progredire dello spoglio sembra confermare questi risultati che sarebbero – dice il comitato Marino – omogenei in tutta la città. Tanto che già a metà delle schede scrutinate, prima Sassoli, poi Gentiloni lo hanno chiamato per fargli i complimenti e ammettere la sconfitta. Poi arriva il tweet con i complimeti del segretario Bersani. Lo stesso hanno fatto il segretario del Pd capitolino Marco Miccoli e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che gli ha scritto: “Daje Ignazio”.

Toccherà dunque al senatore-chirurgo sfidare alle Comunali del 26 e 27 maggio il sindaco uscente Gianni Alemanno, il grillino Marcello De Vito, l’imprenditore Alfio Marchini e l’indipendente di sinistra Sandro Medici. E pensando a questa sfida Sassoli nel suo messaggio parla ora di “50 giorni di battaglia comune”.

L’affluenza si è attestata fra 100 e 102 mila elettori sui 223 seggi: obiettivo centrato. Gli altri 3 sfidanti alle consultazioni del centrosinistra si fermano a percentuali molto più basse: tra il 3 e il 6% per Gemma Azuni (Sel), tra il 2 e il 4 per l’ex assessore provinciale Patrizia Prestipino e tra l’1 e il 3% per il giovane del Psi Mattia Di Tommaso.

LA DIRETTA MULTIMEDIALE

La cronaca. Operazioni di voto tutto sommato tranquille per buona parte della giornata fino a quando, a metà pomeriggio, sui gazebo piomba una dichiarazione di Antonio Funicello, portavoce del Comitato GentilonixRoma che denuncia: “Ci stanno arrivando  numerosissime telefonate e segnalazioni di irregolarità e disservizi nei seggi elettorali, sarebbe davvero grave se una giornata di democrazia come quella di oggi venisse funestata da vicende poco chiare”. E anche la Azuni solleva qualche caso. Poi l’affondo.

Che arriva in un post tagliente della renziana Cristiana Alicata: “Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica” scrive su Fb la blogger membro della direzione regionale del Pd Lazio. Poi, sempre sui social netwok, rispondendo a qualcuno che la tacciava di razzismo si fa più esplicita: “Il razzismo non c’entra nulla. Sono voti comprati. Punto. Chi lo nega è complice dello sfruttamento della povertà che fa il clientelismo in politica”. Non aggiunge però, Alicata, nomi o indizi su quale dei candidati avrebbe secondo lei trattato con i nomadi.  Da quel momento sui social network è tutto un rincorrersi di commenti, accuse e rimpalli. E mentre Marino, condividendo l’appello alla vigilanza espresso da Gentiloni, si augura che “questa giornata resti una festa di partecipazione democratica”, il centrodestra si scatena con commenti al vetriolo.

“Aridatece Ciriaco” staffila in un tweet Francesco Storace, sconfitto nel Lazio da Nicola Zingaretti. E Andrea Augello, senatore Pdl e fedelissimo di Alemanno, argomenta: “Non c’è bisogno di insinuare una compravendita dei voti dei rom per spiegare la loro massiccia presenza ai seggi del Pd: la spiegazione sia più semplice. E’ che alcune associazioni e cooperative che hanno visto come fumo negli occhi la costante azione di difesa della legalità della giunta Alemanno con la chiusura di vergogne nazionali, come i campi di Tor dè Cenci e Casilino 900, e stanno mobilitando i campi nomadi per far pesare i loro voti sul vincitore”. Su twitter il consigliere regionale de La Destra Fabrizio Santori ha addirittura coniato l’hashtag “primarierom”.

Il partito replica al centrodestra quasi a seggi chiusi: “Storace e Augello tentano di denigrarci utilizzando la loro cultura parafascista contro il voto degli immigrati, in particolare dei rom. La coalizione “Roma Bene Comune” fa votare gli immigrati, regolarmente residenti, perché li considera cittadini di Roma. Evidentemente, le nostre primarie danno fastidio a chi, da anni, le annuncia senza avere il coraggio e la capacità di organizzarle. A Roma le irregolarità e gli scandali sono quelli del sindaco Alemanno: il centrodestra di dedichi a questo”.

Gli slogan dei tre favoriti per la sfida in Campidoglio. “Non è politica, è Roma”, è la parola d’ordine di Ignazio Marino, appoggiato da nomi apparentemente lontani: tra gli altri, Stefano Rodotà, Antonio Ingroia e Goffredo Bettini. “Cambiare è Capitale” per David Sassoli, l’eurodeputato vicino a Franceschini sostenuto da ampi settori del partito, inclusi Paola Concia e Matteo Orfini e infine “C’è bisogno di un sindaco” per Paolo Gentiloni, il renziano che fu anche vice sindaco nella prima giunta Rutelli. I tre, va anche detto, sono arrivati a questa sfida divisi su tutto, anche dalle accuse reciproche sui manifesti abusivi.

Ignazio Marino ha votato, accompagnato dalla madre, nella storica sede ex Pci di via dei Giubbonari. David Sassoli nel gazebo di piazza Mazzini, dove hanno votato anche Zingaretti e D’Alema. Paolo Gentiloni in via Goito accompagnato dalla moglie. “Spero di vincere, ma comunque” ha sostenuto lui, “chiunque vinca avra’ il sostegno unitario del centrosinistra”.

In serata i candidati si sono riuniti nella sede Pd in via delle Sette Chiese. Una piccola curiosità ha riguardato il giovane candidato socialista. “Nome prego” gli hanno chiesto all’ingresso del partita. “Mattia Di Tommaso” ha risposto. “Sei un giornalista?”. “No, un candidato…”. (07 aprile 2013)

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fonte roma.repubblica.it

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