Emergency riparte dall’Italia. “Il paziente classico? Non più solo gli immigrati” “Non c’è più tempo da perdere per nessun tipo di gioco di potere, per nessun motivo…”

Emergency riparte dall’Italia. “Il paziente classico? Non più solo gli immigrati”

“Non c’è più tempo da perdere per nessun tipo di gioco di potere, per nessun motivo…”

08/04/2013 ore 09.18

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“Non c’è più tempo da perdere per nessun tipo di gioco di potere, per nessun motivo. Siamo un paese che ha un bisogno urgentissimo di misure concrete per il lavoro, perché è il lavoro – come dice la nostra Costituzione – la base di tutto. Solo misure urgenti per il lavoro possono forse salvare, se siamo ancora in tempo, questo paese. Poi sento tanti discorsi che non centrano l’obiettivo. Per me non c’è da inventare niente, è tutto già scritto nei principi fondamentali della nostra Costituzione, che se fossero veramente applicati è quella lì la strada da seguire: il lavoro, la tutela della salute, le cure gratuite da garantire agli indigenti, il sostegno alla scuola, perché solo l’istruzione ci può garantire un futuro. Quando ne parlo con i politici mi dicono che la faccio troppo semplice. Forse la faccio troppo semplice: lavoro, scuola salute, per me queste sono le immediate, assolute priorità dei cittadini italiani, ma davvero bisogna fare qualcosa concretamente e in modo molto urgente, tutto il resto è una perdita di tempo che il nostro paese non si può più permettere”. Lo dice a Radio 24 Cecilia Strada, presidente di Emergency (la Onlus fondata nel ’94 da suo padre, Gino Strada, ndr) presentando in anteprima la campagna di sensibilizzazione che partirà lunedì 8 aprile, per concludersi il 28, sulle nuove povertà in Italia. “Io mi trovo davvero a disagio come Emergency a dover lavorare in questo paese, mi trovo a disagio quando guardo le facce di persone cinquantenni italiane che perdono il lavoro e che vengono da Emergency a chiedere cure odontoiatriche, o un paio occhiali, che non vengono più passati neanche a chi ha il reddito minimo. Nelle sale d’attesa degli ambulatori di Emergency oggi troviamo qualcuno che due anni fa era un nostro sostenitore e che adesso è un nostro paziente. E’ una situazione brutta, di cui si parla troppo poco.

E’ stato un trauma anche per noi trovarci a lavorare in Italia, trovarci nel nostro paese con i cittadini italiani che ci chiedono aiuto, visto che siamo nati per aiutare le vittime di guerra, delle mine anti-uomo e siamo, nella realtà e nell’immaginario collettivo, quelli che lavorano in Afghanistan, sotto le bombe, in paesi poverissimi. ” – continua ancora Cecilia Strada, che ha ricordato come Emergency abbia iniziato a lavorare in Italia nel 2006 – “con un poliambulatorio a Palermo, rivolto originariamente soprattutto ai migranti irregolari, che per ovvi motivi non riescono ad accedere a cure nel sistema sanitario nazionale. Subito ci siamo trovati a lavorare molto anche con i migranti regolari, che per una quantità di ragioni – dalla scarsa conoscenza dei propri diritti alla difficoltà linguistica e ad orientarsi tra la burocrazia del sistema sanitario nazionale – non potevano accedere alle cure a cui avevano diritto. Alla fine del 2009 abbiamo aperto un secondo poliambulatorio a Marghera e poi due ambulatori mobili. La novità grave degli ultimi anni è che sono sempre di più i pazienti italiani: ad esempio al poliambulatorio di Marghera, vicino a Venezia, un paziente su cinque è un italiano. La parola chiave è povertà”. Quali sono gli obiettivi della nuova campagna di raccolta fondi? ” Permetterci di gestire i costi dei poliambulatori di Palermo e Marghera e dei due ambulatori mobili che già abbiamo, di gestire per 5 mesi nuovi poliambulatori che stiamo per avviare a Ponticelli, vicino Napoli, e a Polistena, e acquistare e allestire due nuovi ambulatori mobili, perché abbiamo visto che funziona molto bene l’ambulatorio su ruote per tutti quei pazienti che non riescono ad arrivare all’ambulatorio. Allora devi mandare l’ambulatorio da loro. Il paziente classico è il bracciante dell’agricoltura. In Italia è un dato che fa spavento: ci sono 400mila persone coinvolte in qualche forma di caporalato nel settore agricolo, che poi è dominato dalle mafie dell’agricoltura, e ci sono persone che sono di fatto ostaggio dei loro caporali. Se si ammalano, se si fanno male non hanno nessun tipo di accesso alla salute, e allora noi mettiamo l’ambulatorio su ruote e lo portiamo dove serve: nelle campagne, nei campi nomadi, serre.

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fonte radio24.ilsole24ore.com

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