Archivio | aprile 9, 2013

Berlusconi- Bersani, primo faccia faccia. E Bossi: «Se fossi Silvio voterei il leader pd»

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Incontro di un’ora a Montecitorio. Il pd: «siamo all’inizio…»

Berlusconi- Bersani, primo faccia faccia
E Bossi: «Se fossi Silvio voterei il leader pd»

Letta: «Obiettivo un presidente condiviso». Il Senatùr: «Marini al Quirinale? Potrebbe essere il meno peggio».

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Si è concluso intorno alle 18.00 il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani. Si è svolto a Montecitorio ed è durato circa un’ora. «È stato un buon incontro, mi sembra. Però siamo all’inizio», ha detto il vicesegretario del Pd, Enrico Letta. Il tema centrale è stato il Colle: «Tra Berlusconi e Bersani si è parlato di presidenza della Repubblica: di criteri – ha aggiunto Letta -. Ci saranno altri incontri per arrivare al nome: bisogna tentarle tutte perché il capo dello Stato sia eletto con un largo consenso».

Il vicesegretario pd ha poi specificato: «Quello di oggi è un incontro utile per trovare una rosa per arrivare ad una personalità importante per il Quirinale». «Deve trattarsi di una personalità di indiscusso prestigio e di riconosciuta competenza istituzionale», ha ribadito il segretario politico del Pdl Angelino Alfano. Poi ha precisato: «Durante l’incontro non sono stati fatti nomi di possibili candidati ma «il presidente della Repubblica deve rappresentare l’unità nazionale e dunque non può essere, e neanche può apparire, ostile a una parte significativa del popolo italiano». Il Cavaliere avrebbe dunque accantonato la trattativa parallela Colle-Governo accettando di far viaggiare la seconda su un altro binario. Certo, la strada è ancora in salita, e Berlusconi non avrebbe nascosto ai suoi fedelissimi la diffidenza e lo scetticismo nell’arrivare a chiudere un’intesa con il Pd.

I CONFRONTI CON M5S E LEGA «Noi siamo a disposizione, ma no a governissimi», scrive su Twitter il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Già alla vigilia dell’incontro con il Pdl aveva detto: «Che non ci venissero a proporre dei governissimi». «Se c’è qualche altra fantasia, ce la dicessero. Ma chi può credere che con Brunetta si possa fare un governo e riusciamo a imbroccare qualcosa?». «A proposito di larghe intese, e governissimi, io ho vissuto la fase del governo Monti», aveva aggiunto il leader pd. «Noi siamo rimasti lì, e Berlusconi s’è dato tre mesi prima. E quando lo incontro glielo dico: “ti conosciamo mascherina”». Comunque quello con la delegazione pdl guidata da Silvio Berlusconi è stato solo un «primo passo», e ci saranno altri incontri, a partire dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle «e anche nuovamente con Berlusconi», dice Enrico Letta. Tutti per fare il punto su un «metodo condiviso» per l’elezione del Capo dello Stato. Bersani incontrerà giovedì il leader della Lega Roberto Maroni per un confronto per cercare una personalità condivisa come nuovo presidente della Repubblica.

LE PAROLE DEL SENATUR Nel pomeriggio anche Bossi si è espresso sulla questione della successione a Napolitano. Marini al Quirinale? «Potrebbe essere il meno peggio», ha detto a Montecitorio parlando con i cronisti mentre si stava svolgendo l’incontro tra Bersani e Berlusconi. E sul leader pdl: «Lui vuole uno dei suoi. Bisogna che parli un po’ sia con Bersani che con Berlusconi per aver una idea di chi propongono». Una donna al Colle? «Potrebbe anche essere una donna», è la risposta di Bossi. Si fanno nomi? «Non lo so». Poi il «consiglio» al Cavaliere: «Se fossi in Berlusconi darei i voti per il governo a Bersani tanto in pochi mesi va a schiantarsi, e poi vinco. Se fosse furbo dall’incontro con Bersani uscirebbe qualcosa». Quanto alla possibilità che la Lega possa appoggiare il Pd al Senato, «permettetemi di non rispondere…».

Redazione Online

9 aprile 2013 | 22:37

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fonte corriere.it

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Finlandia, la radio parla latino. La “lingua morta” racconta l’attualità

Finlandia, la radio parla latino. La "lingua morta" racconta l'attualità

Finlandia, la radio parla latino.
La “lingua morta” racconta l’attualità

C’è l’elezione di Papa Francesco e la sede Petrina vacante, ma anche l’insediamento di Obama e gli esperimenti nucleari in Corea. Sulla radio nazionale finlandese le notizie più importanti, una volta a settimana, vengono lette nella lingua degli antichi romani. E su Internet audio e testi da consultare in ogni momento

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HELSINKI‘Novus papa Franciscus’, ma non solo. Anche ‘Comitia Italiae parlamentaria’ e ‘Corea Septentrionalis contumax’: sono titoli di notizie recenti, ma raccontate in ‘lingua morta’. Accade in Finlandia dove la Radio nazionale, da oltre vent’anni, ha deciso di dedicare al latino un giornale radio, ‘Nuntii latini’.

La rassegna delle notizie più importanti degli ultimi sette giorni, lette nell’antica lingua dei romani, può essere ascoltata sintonizzandosi sulle frequenze radio, scaricata via iPod, ma anche collegandosi al sito Internet dove, oltre, a udire la voce del team di studiosi che segue il progetto, si possono leggere i testi fedelmente tradotti.

AUDIOL’attualità parla latino

Nessuno sa con precisione quanti ascoltatori seguono il programma. “Credo che siano decine di migliaia – spiega Sami Koivisto, giornalista del notiziario – E’ chiaro che il web sta dando linfa nuova a un linguaggio considerato morto”. Il venerdì sera, prima delle notizie principali, la Radio nazionale presenta sei brevi approfondimenti in latino. Nelle ultime settimane si è parlato della crisi a Cipro e dell’elezione di Papa Francesco.

Certo la pronuncia non è proprio perfetta (l’accento nordico è abbastanza marcato), ma il successo riscosso dall’emittente fa pensare che nel mondo gli amanti del latino siano molti di più di quanto non si creda. E sebbene sia ipotizzabile che Cicerone poco capirebbe leggendo o ascoltando ‘De experimentis nuclearibus’, per chi vuole rinfrescare le proprie reminiscenze scolastiche o allenarsi un po’ con le traduzioni, è un esercizio perfetto. (09 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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LONDRA – “Non buttatelo quando si rompe”. Ecco la scuola degli aggiustatutto

"Non buttatelo quando si rompe".  Ecco la scuola degli aggiustatutto

“Non buttatelo quando si rompe”.
Ecco la scuola degli aggiustatutto

Dal computer all’elettrodomestico, a Londra si organizzano workshop che svelano i segreti dei gadget elettronici. Per risparmiare e tutelare l’ambiente

ROSALBA CASTELLETTI
inviata de la Repubblica

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LONDRA Bollitore rotto? Computer lento? Non c’è bisogno di precipitarsi in negozio per rimpiazzarlo con l’ultimo modello. In tempi di crisi economica ed ecologica, il motto è “riparalo, non disperare”. E “Repair, don’t despair” è per  l’appunto lo slogan adottato da due trentenni. .

Ugo Vallauri e Janet Gunter, questi i loro nomi, l’anno scorso hanno dato vita al “Restart Project”.  Sulle orme dei “Repair Café” di Amsterdam o dei “Fixers Collective” di Brooklyn, organizzano nella capitale britannica dei “Restart Party”: workshop mensili itineranti dove si impara gratuitamente a riparare il proprio gadget elettronico o elettrodomestico rotto.

C’è chi arriva lamentandosi della lentezza del proprio portatile per poi scoprire che basta aumentarne la memoria o chi si presenta con un rasoio elettrico malfunzionante e, con l’aiuto dei volontari e di qualche tutorial pescato su Internet, riesce a farlo operare nuovamente. Con un po’ di pazienza e di fortuna, alla fine si trova una soluzione all’80 percento dei problemi.

“L’idea – spiega Vallauri, trapiantato a Londra da Bra – mi è venuta dopo la mia collaborazione in Africa con la organizzazione non governativa britannica Computer Aid. In Kenya ho imparato approcci meno spreconi dei nostri. Lì non ci si sbarazza facilmente di qualcosa che può essere riparato. Si aggiusta tutto. Mentre noi spesso compriamo oggetti non dettati dalla necessità, ma dalla pigrizia e dalla mancanza delle conoscenze necessarie per la manutenzione di quelli che abbiamo già. Il nostro obiettivo non è offrire delle riparazioni gratuite, ma sconfiggere l’obsolescenza programmata e recuperare la manualità in una società esasperata dal consumismo”.

Il primo Restart Party si è tenuto lo scorso giugno ed è stato subito un successo. “Sin dall’inizio abbiamo raccolto l’interesse – continua Vallauri – non solo di chi spesso è frustrato dalla macchinosa e scoraggiante burocrazia delle garanzie previste dalle aziende produttrici, ma anche di chi vuole mettere la propria manualità e il proprio saper fare al servizio degli altri”. E il prossimo passo dell’organizzazione sarà proprio creare sul sito therestartproject. com una rete che metta in contatto chi cerca servizi con chi li offre: appassionati di riparazioni, sviluppatori di software, etc.

Complice la crisi economica, la cultura della riparazione sta soppiantando quella dell’usa e getta anche Oltremanica. In Olanda gli antesignani Repair Cafe sono oramai una trentina e hanno persino ricevuto una sovvenzione governativa di quasi mezzo milione di euro.

Gli australiani imparano a recuperare i loro gioielli agli incontri mensili organizzati da “The Tresaury” a Melbourne o ad aggiustare e reinventare i loro oggetti al Bower Reuse and Repair Centre di Sidney. Mentre a New York i Fixers Collective si incontrano una volta a mese.

Anche in Italia, dove ogni anno vengono prodotti un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti elettronici, non mancano iniziative simili. Come la PcOfficina che organizza incontri settimanali a Milano dove, sul modello della ciclofficina, si riparano computer tra una birra e una chiacchiera. O come l’Oratorio digitale lanciato dall’associazione Ohibò che insegna ai ragazzi sopra gli 11 anni ad allungare la vita del cellulare o del lettore mp3 che già possiedono invece di inseguire le pubblicità dell’ultimo modello. La riparazione insomma è diventata un vero e proprio movimento. Perché fa bene all’ambiente e al portafoglio.
(09 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Stop alle commissioni. Grillo:”E’ un golpe”

Beppe Grillo Beppe Grillo

M5S occupano. Grasso-Boldrini: aule per dialogo

Stop alle commissioni. Grillo:”E’ un golpe”

Dai capigruppo di Camera e Senato no alle commissioni permanenti senza governo, i parlamentari 5Stelle occupano le aule ‘delegittimate’. No alleanze, iniziata la demolizione. Count down per il nome per il Quirinale

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Roma, 09-04-2013

I Cinque Stelle occupano ‘simbolicamente’ le Camere ma Beppe Grillo grida al ‘golpe’: il Parlamento e’ delegittimato e svuotato e la Repubblica italiana non e’ piu’, dice, una Repubblica parlamentare ma una Repubblica partitica. E in serata Grillo raddoppia: “non ci alleiamo con nessuno, la demolizione e’ cominciata. Abbiamo promesso di mandarli tutti a casa e li manderemo tutti a casa”.

L’offensiva del M5S contro i partiti che si’, loro, hanno occupato il Parlamento spossessandolo della sua funzione legislativa, parte come previsto: finiti i lavori deputati e senatori sono rimasti in Aula per protesta. Vogliono ricordare ai cittadini che non si consente al Parlamento di lavorare, nonostante l’urgenza della crisi che preme, impedendo l’istituzione delle Commissioni permanenti per mere ragioni partitiche e ‘spartitorie’.

“I partiti hanno occupato il Parlamento con delle sagome di cartone e spossessato della sua funzione legislativa. Se questo non è un golpe cosa lo è?” attacca Grillo che dal suo blog sostiene l’iniziativa dei parlamentari, a loro volta sostenuti dal un sit-in di protesta fuori da Montecitorio. Nonostante le azioni dimostrative, tuttavia, il piano del M5S viene bloccato.

Alla Camera i CinqueStelle chiedono che la seduta dell’Aula sia sospesa e che si convochi subito la Giunta per il regolamento per esaminare la questione delle Commissioni. Sul tavolo anche l’ampliamento dei poteri della commissione speciale che l’M5S non vuole ma l’Aula approva. Il M5S chiede anche di sollecitare i deputati che hanno doppi incarichi a compiere la propria scelta in modo da evitare l’alterazione del corpo elettorale in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica.

Anche a questo dovrebbe ovviare l’istituzione delle Commissioni, rileva il M5S che anche al Senato protesta. La giornata e’ tutta concentrata su questa battaglia e passano in secondo piano i dibattiti sui dissidenti, le alchimie sugli emolumenti, l’imminenza del voto sulla presidenza della Repubblica. Il Pd vuole confrontarsi, il M5S non rifiuta ma il capogruppo al Senato Vito Crimi e’ chiaro: “Ci possiamo anche incontrare ma noi avremo il nostro candidato. Sara’ un nome all’altezza su cui anche gli altri partiti potranno convergere”. Le procedure per la scelta del candidato al Quirinale dei Cinque Stelle partira’ dopodomani e il movimento non pensa a qualche forma di accordo con gli altri partiti.

“Il M5s dovrebbe allearsi con partiti che impediscono il funzionamento del parlamento? Hanno sospeso la democrazia ci vuole un nuovo tsunami” e’ il grido di battaglia che lancia sul web Paolo Becchi, ordinario di filosofia del diritto a Genova, considerato l’ideologo del M5s. Anche per il Qurinale “dobbiamo trovare un nome che li freghi. Finora ci hanno costretto a votare i loro, invece spero in un metodo Grasso al rovescio”. Insomma, serve “un nome nostro che possa trovare consenso nelle altre forze politiche”.

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fonte rainews24.it

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Quei pesticidi killer delle api, Greenpeace lancia l’allarme

Quei pesticidi killer delle api, Greenpeace lancia l'allarme

Quei pesticidi killer delle api,
Greenpeace lancia l’allarme

Sono sette i tipi di fitofarmaci che stanno decimando questi insetti. I rischi? Tanti: dal  60 al 90 % delle piante selvatiche hanno bisogno del loro aiuto per riprodursi. E fino al 75% delle nostre colture subirebbe una riduzione di produttività per un danno globale calcolato in 265 miliardi di euro

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di ANTONIO CIANCIULLO

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SETTE killer per le api. Già indebolite dal cambiamento climatico, le api continuano a essere sterminate da sette pesticidi: una moria che non si arresta. Da qui l’appello di Greenpeace che con un rapporto reso noto oggi chiede di vietare l’uso dei fitofarmaci che mettono a rischio gli impollinatori. Se la strage non si fermerà il danno immediato sarà molto alto. Dal  60 al 90 % delle piante selvatiche hanno bisogno dell’aiuto degli insetti per riprodursi. E fino al 75% delle nostre colture subirebbe una riduzione di produttività (a rischio in particolare mele, fragole, pomodori e mandorle). Per un danno globale calcolato in 265 miliardi di euro.

Stime troppo allarmistiche? Negli Stati Uniti nel 2006 si è registrata una perdita del 30-40 % delle colonie di api. E negli ultimi inverni in Europa la mortalità è stata in media di circa il 20%. Un allarme che ha chiamato in causa vari possibili responsabili: dalle infezioni all’aggressione chimica.

Ma le prove a carico di alcuni pesticidi si sono andate via via delineando con maggior chiarezza. Molti biologi ritengono che l’azione di alcuni pesticidi dia un contributo determinante nel far impazzire le api, che perdono il senso dell’orientamento e non riescono più a tornare a casa. Ad esempio l’esposizione combinata al pesticida imidacloprid e al parassita Nosema le indebolisce significativamente, causando alta mortalità e stress.

E’ una pressione alla quale le api non possono sfuggire. I campi coltivati e le aree a pascolo occupano infatti circa il 35 % delle terre emerse non ricoperte da ghiaccio. E l’agricoltura si è trasformata in misura crescente: maggior utilizzo di fertilizzanti chimici, più sostanze chimiche tossiche, monocolture ed espansione delle aree agricole a scapito di altri ecosistemi. Inoltre molte conseguenze dei cambiamenti climatici, come l’innalzamento delle temperature, precipitazioni più irregolari e crescita degli eventi meteo estremi, potrebbero causare impatti sempre maggiori sugli impollinatori.

Greenpeace ha individuato sette insetticidi il cui uso dovrebbe essere limitato (imidacloprid, thiamethoxam, clothianidin, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina) e in particolare chiede di vietare subito l’impiego di tre neonicotinoidi come proposto dalla Commissione europea il 15 marzo scorso (in Italia sono stati sospesi dal 2008 per il trattamento delle sementi, ma le stesse sostanze vengono diffuse in ambiente attraverso formulazioni differenti).

“L’Italia e gli altri paesi europei devono agire per vietare queste sostanze killer”, propone Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace. “La drastica riduzione delle api è il sintomo del fallimento di un sistema agricolo basato sull’uso intensivo di prodotti chimici che rispondono soprattutto agli interessi di grandi multinazionali. Incrementare subito metodi agricoli sostenibili è l’unica soluzione a lungo termine per salvare le api e l’agricoltura in Europa”.
(09 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Terremoto devasta il Sud dell’Iran. Oltre trenta morti e città distrutte

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Terremoto devasta il Sud dell’Iran
Oltre trenta morti e città distrutte

Sisma di magnitudo 6.3. L’epicentro è stato localizzato a circa 90 km dalla centrale nucleare di Bushehr

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Un forte sisma nel sud-ovest dell’Iran -nell’area di Kaki, provincia di Bushehr dove sorge il sito nucleare omonimo- ha fatto almeno 30 morti e 800 feriti. L’impianto, l’unica centrale nucleare del Paese, è rimasto intatto, almeno a sentire gli uomini di Teheran. Ma il timore è che il bilancio possa essere più pesante considerato che l’area, abitata da circa 12mila persone, è disseminata da una miriade di villaggi, due dei quali sembrano esser stati rasi al suolo. Interrotte le linee telefoniche e l’elettricità nella zona, le autorità hanno spedito i generatori insieme alle squadre di soccorso, perché i soccorsi possano andare avanti tutta la notte. Secondo l’agenzia Ilna, migliaia di persone hanno perso le case o le hanno abbandonate e trascorreranno la notte all’addiaccio.

Il sisma e le successive scosse di assestamento sono state sentite in tutto il Golfo Persico, in Bahrein, in Kuwait, in Qatar e negli Emirati Arabi; a Dubai, a centinaia di chilometri più a sud della città portuale di Bushehr, dove c’è il più alto grattacielo del mondo, il Burj Khalifa (alto oltre 800 metri), alcuni edifici sono stati brevemente evacuati. Non è chiaro dove siano state registrate le vittime, ma il direttore della Mezzaluna Rossa, Mahmud Mozafar, ha riferito che – poiché il terremoto è avvenuto in una zona di montagne vicino al mare- i suoi effetti potrebbero essere stati meno devastanti di quello che farebbe pensare la sua magnitudo. È certo però che i minuscoli villaggi dell’area sono in gran parte costruiti con mattoni di fango. Già spedite tende, lenzuola, cibo e farmaci. Due elicotteri, decollati dalle province di Fars e Khuzestan, stanno sorvolando l’area per accertare i danni.

La distanza tra l’epicentro e la centrale nucleare di Bushehr è di circa 80km ma «al momento» -ha garantito Abdulkarim Jomeiri, un deputato eletto proprio a Bushehr- «non si sono registrati danni all’impianto». Il sisma -di magnitudo 6,1 gradi sulla scala Richter secondo il Centro Sismologico Iraniano- ha fatto fermare i sismografi alle 16:22 ora locale (le 13:52 in Italia) a una profondità di 12 km, nell’area di Kaki, ed è stata seguita da una quindicina di scosse di assestamento, la più forte delle quali a 5,3 gradi di magnitudo. Secondo l’Usgs, l’istituto di geofisica americano, il sisma è stato ancora più potente, 6,3 gradi. Nella centrale nucleare, che è ancora in fase di prova prima di essere collegata alla rete elettrica del Paese, la situazione è normale, secondo l’agenzia locale Fars. Anche l’azienda russa che ha costruito l’impianto nucleare, situato a 18km da Bushehr, ha detto che il reattore dell’impianto non ha subito danni. «Il personale continua a lavorare a regime normale e i livelli di radiazione sono pienamente entro la norma», ha detto all’agenzia russa Ria una fonte dell’Atomstroyexport.

Un residente a Bushehr ha raccontato che la casa sua e quella dei vicini sono state scosse visibilmente ma non danneggiate. Il sisma è stato decisamente meno violento di quello che, due anni fa, colpì il Giappone, scatenando uno tsunami che fece saltare l’elettricità e mandò in tilt i sistemi di raffreddamento dell’impianto nucleare di Fukushima, facendo fondere tre reattori. L’Iran è l’unico Paese al mondo che gestisce una centrale nucleare che non aderisce alla Convenzione sulla Sicurezza Nucleare, siglata dopo il disastro di Chernobyl, nel 1986. Ma Teheran ha ripetutamente respinto le preoccupazioni per la sicurezza dell’impianto, costruito tra l’altro in una zona altamente sismica: uno studio pubblicato la scorsa settimana da un think-tank americano (Carnegie Endowment e la Federation of American Scientists) ha denunciato che l’impianto di Bushehr riposa `sinistramente´ sull’intersezione di tre faglie tetoniche. Del resto tutto l’Iran è in una zona altamente sismica e i terremoti sono comuni: alcuni di essi, di potenza devastante, hanno causato migliaia di morti negli ultimi decenni. L’ultimo con gravi conseguenze, con una magnitudo molto simile a quella odierna, fu nell’agosto dell’anno scorso, nella provincia dell’Azerbaijan orientale, quando morirono 306 persone e 4.500 rimasero ferite. Ma in attesa di notizie più fresche dalla zona, il ricordo corre al dicembre 2003, quando un potente terremoto mise in ginocchio l’oasi di Bam: morirono 31mila persone, un quarto della popolazione, e venne rasa al suolo l’antica cittadella di fango, orgoglio millenario della città.

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fonte lastampa.it

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Camera e Senato, commissioni ferme. Pd a Grillo: occupare non è democratico

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Camera e Senato, commissioni ferme
Pd a Grillo: occupare non è democratico

«Si faranno solo dopo la formazione del governo»

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ROMA – Commissioni ferme alla Camera e al Senato fino a che non ci sarà un governo. Nonostante le richieste del Movimento 5 stelle di formare le commissioni, anche in assenza di un esecutivo, Pd e Pdl hanno deciso di aspettare. La richiesta di far partire intanto il lavoro della commissioni era arrivata nei giorni scorsi anche da una parte dei deputati Pd, che aveva lanciato un appello.

«Si è convenuto a larga maggioranza che l’intreccio del meccanismo regolamentare e della prassi suggerisce di costituire le commissioni solo dopo la formazione del governo». Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda uscendo dalla Conferenza dei capigruppo del Senato. «Quella di occupare l’Aula è una minaccia non democratica», ha aggiunto.

Le commissioni potranno essere istituite solo dopo l’insediamento del nuovo Governo. È l’orientamento di maggioranza emerso anche nella conferenza dei capigruppo della Camera. In particolare il Pdl non intende dare i nomi dei suoi componenti, pur già designati, prima del giuramento dell’esecutivo. Per il Pd resta il nodo del rapporto tra Governo e Parlamento: «L’articolo 20 del nostro regolamento prevede che per la costituzione delle commissioni dev’essere eletto l’ufficio di presidenza e per questo servono maggioranza e opposizione», ha rilevato il capogruppo del Pd, Roberto Speranza.

Zanda ha detto di aver posto «pregiudizialmente» la questione delle azioni di protesta annunciate dal Movimento Cinque Stelle: «Possiamo discutere di tutto, e anche rivedere le nostre posizioni, ma dobbiamo evitare di farlo in condizioni di minaccia di occupazione dell’aula o anche di violenza passiva». Il capogruppo Pd ha sottolineato che ci sono tutti gli organi preposti per affrontare e discutere i problemi, dall’aula, alla Giunta per il Regolamento alla stessa conferenza dei capigruppo, ma «minacciare l’occupazione dell’aula non è democratico». «Il presidente del Senato Pietro Grasso sentirà il presidente della commissione Speciale per valutare se sarà il caso di costituire altre commissioni speciali», ha poi aggiunto il presidente dei senatori Pd.

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fonte ilmessaggero.it

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Corea del Nord, sale la tensione. Il Giappone piazza i Patriot a Tokyo

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Corea del Nord, sale la tensione
Il Giappone piazza i Patriot a Tokyo

Il centro della Capitale difeso in vista di eventuali attacchi
I lavoratori nordcoreani disertano il complesso di Kaesong

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Sale ancora la tensione in Asia a causa delle minacce nucleari della Corea del Nord. Il ministero della Difesa giapponese ha sistemato batterie anti-missile Patriot Advanced Capability-3 (Pac3) nel quartier generale di Ichigaya, nel centro di Tokyo, e in altri punti dell’area metropolitana (Asaka e Narashino). La mossa, decisa dal ministro Itsunori Onodera, punta a «neutralizzare» eventuali lanci balistici da parte della Corea del Nord, possibili – secondo Seul – intorno al 10 aprile. Tokyo ha anche sistemato due cacciatorpedinieri con standard Aegis, dotati di missili intercettori, nel mar del Giappone.

KAESONG FERMA Intanto lavoratori nordcoreani del distretto coreano a sviluppo congiunto di Kaesong non si sono presentati al lavoro martedì mattina, secondo quanto riferito dall’agenzia Yonhap. Il regime di Pyongyang aveva annunciato lunedì di voler temporaneamente sospendere le operazioni nella zona ritirando i suoi operai dal complesso industriale dove sono già 13 le aziende sudcoreane che hanno fermato le loro attività a causa del divieto di accesso ai sudcoreani emanato una settimana fa. Seul ha bollato la decisione di richiamare i 53 mila operai nordcoreani come «ingiustificabile».

Redazione Online

9 aprile 2013 | 7:43

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fonte corriere.it

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