Quei pesticidi killer delle api, Greenpeace lancia l’allarme

Quei pesticidi killer delle api, Greenpeace lancia l'allarme

Quei pesticidi killer delle api,
Greenpeace lancia l’allarme

Sono sette i tipi di fitofarmaci che stanno decimando questi insetti. I rischi? Tanti: dal  60 al 90 % delle piante selvatiche hanno bisogno del loro aiuto per riprodursi. E fino al 75% delle nostre colture subirebbe una riduzione di produttività per un danno globale calcolato in 265 miliardi di euro

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di ANTONIO CIANCIULLO

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SETTE killer per le api. Già indebolite dal cambiamento climatico, le api continuano a essere sterminate da sette pesticidi: una moria che non si arresta. Da qui l’appello di Greenpeace che con un rapporto reso noto oggi chiede di vietare l’uso dei fitofarmaci che mettono a rischio gli impollinatori. Se la strage non si fermerà il danno immediato sarà molto alto. Dal  60 al 90 % delle piante selvatiche hanno bisogno dell’aiuto degli insetti per riprodursi. E fino al 75% delle nostre colture subirebbe una riduzione di produttività (a rischio in particolare mele, fragole, pomodori e mandorle). Per un danno globale calcolato in 265 miliardi di euro.

Stime troppo allarmistiche? Negli Stati Uniti nel 2006 si è registrata una perdita del 30-40 % delle colonie di api. E negli ultimi inverni in Europa la mortalità è stata in media di circa il 20%. Un allarme che ha chiamato in causa vari possibili responsabili: dalle infezioni all’aggressione chimica.

Ma le prove a carico di alcuni pesticidi si sono andate via via delineando con maggior chiarezza. Molti biologi ritengono che l’azione di alcuni pesticidi dia un contributo determinante nel far impazzire le api, che perdono il senso dell’orientamento e non riescono più a tornare a casa. Ad esempio l’esposizione combinata al pesticida imidacloprid e al parassita Nosema le indebolisce significativamente, causando alta mortalità e stress.

E’ una pressione alla quale le api non possono sfuggire. I campi coltivati e le aree a pascolo occupano infatti circa il 35 % delle terre emerse non ricoperte da ghiaccio. E l’agricoltura si è trasformata in misura crescente: maggior utilizzo di fertilizzanti chimici, più sostanze chimiche tossiche, monocolture ed espansione delle aree agricole a scapito di altri ecosistemi. Inoltre molte conseguenze dei cambiamenti climatici, come l’innalzamento delle temperature, precipitazioni più irregolari e crescita degli eventi meteo estremi, potrebbero causare impatti sempre maggiori sugli impollinatori.

Greenpeace ha individuato sette insetticidi il cui uso dovrebbe essere limitato (imidacloprid, thiamethoxam, clothianidin, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina) e in particolare chiede di vietare subito l’impiego di tre neonicotinoidi come proposto dalla Commissione europea il 15 marzo scorso (in Italia sono stati sospesi dal 2008 per il trattamento delle sementi, ma le stesse sostanze vengono diffuse in ambiente attraverso formulazioni differenti).

“L’Italia e gli altri paesi europei devono agire per vietare queste sostanze killer”, propone Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace. “La drastica riduzione delle api è il sintomo del fallimento di un sistema agricolo basato sull’uso intensivo di prodotti chimici che rispondono soprattutto agli interessi di grandi multinazionali. Incrementare subito metodi agricoli sostenibili è l’unica soluzione a lungo termine per salvare le api e l’agricoltura in Europa”.
(09 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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