Terremoto devasta il Sud dell’Iran. Oltre trenta morti e città distrutte

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Terremoto devasta il Sud dell’Iran
Oltre trenta morti e città distrutte

Sisma di magnitudo 6.3. L’epicentro è stato localizzato a circa 90 km dalla centrale nucleare di Bushehr

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Un forte sisma nel sud-ovest dell’Iran -nell’area di Kaki, provincia di Bushehr dove sorge il sito nucleare omonimo- ha fatto almeno 30 morti e 800 feriti. L’impianto, l’unica centrale nucleare del Paese, è rimasto intatto, almeno a sentire gli uomini di Teheran. Ma il timore è che il bilancio possa essere più pesante considerato che l’area, abitata da circa 12mila persone, è disseminata da una miriade di villaggi, due dei quali sembrano esser stati rasi al suolo. Interrotte le linee telefoniche e l’elettricità nella zona, le autorità hanno spedito i generatori insieme alle squadre di soccorso, perché i soccorsi possano andare avanti tutta la notte. Secondo l’agenzia Ilna, migliaia di persone hanno perso le case o le hanno abbandonate e trascorreranno la notte all’addiaccio.

Il sisma e le successive scosse di assestamento sono state sentite in tutto il Golfo Persico, in Bahrein, in Kuwait, in Qatar e negli Emirati Arabi; a Dubai, a centinaia di chilometri più a sud della città portuale di Bushehr, dove c’è il più alto grattacielo del mondo, il Burj Khalifa (alto oltre 800 metri), alcuni edifici sono stati brevemente evacuati. Non è chiaro dove siano state registrate le vittime, ma il direttore della Mezzaluna Rossa, Mahmud Mozafar, ha riferito che – poiché il terremoto è avvenuto in una zona di montagne vicino al mare- i suoi effetti potrebbero essere stati meno devastanti di quello che farebbe pensare la sua magnitudo. È certo però che i minuscoli villaggi dell’area sono in gran parte costruiti con mattoni di fango. Già spedite tende, lenzuola, cibo e farmaci. Due elicotteri, decollati dalle province di Fars e Khuzestan, stanno sorvolando l’area per accertare i danni.

La distanza tra l’epicentro e la centrale nucleare di Bushehr è di circa 80km ma «al momento» -ha garantito Abdulkarim Jomeiri, un deputato eletto proprio a Bushehr- «non si sono registrati danni all’impianto». Il sisma -di magnitudo 6,1 gradi sulla scala Richter secondo il Centro Sismologico Iraniano- ha fatto fermare i sismografi alle 16:22 ora locale (le 13:52 in Italia) a una profondità di 12 km, nell’area di Kaki, ed è stata seguita da una quindicina di scosse di assestamento, la più forte delle quali a 5,3 gradi di magnitudo. Secondo l’Usgs, l’istituto di geofisica americano, il sisma è stato ancora più potente, 6,3 gradi. Nella centrale nucleare, che è ancora in fase di prova prima di essere collegata alla rete elettrica del Paese, la situazione è normale, secondo l’agenzia locale Fars. Anche l’azienda russa che ha costruito l’impianto nucleare, situato a 18km da Bushehr, ha detto che il reattore dell’impianto non ha subito danni. «Il personale continua a lavorare a regime normale e i livelli di radiazione sono pienamente entro la norma», ha detto all’agenzia russa Ria una fonte dell’Atomstroyexport.

Un residente a Bushehr ha raccontato che la casa sua e quella dei vicini sono state scosse visibilmente ma non danneggiate. Il sisma è stato decisamente meno violento di quello che, due anni fa, colpì il Giappone, scatenando uno tsunami che fece saltare l’elettricità e mandò in tilt i sistemi di raffreddamento dell’impianto nucleare di Fukushima, facendo fondere tre reattori. L’Iran è l’unico Paese al mondo che gestisce una centrale nucleare che non aderisce alla Convenzione sulla Sicurezza Nucleare, siglata dopo il disastro di Chernobyl, nel 1986. Ma Teheran ha ripetutamente respinto le preoccupazioni per la sicurezza dell’impianto, costruito tra l’altro in una zona altamente sismica: uno studio pubblicato la scorsa settimana da un think-tank americano (Carnegie Endowment e la Federation of American Scientists) ha denunciato che l’impianto di Bushehr riposa `sinistramente´ sull’intersezione di tre faglie tetoniche. Del resto tutto l’Iran è in una zona altamente sismica e i terremoti sono comuni: alcuni di essi, di potenza devastante, hanno causato migliaia di morti negli ultimi decenni. L’ultimo con gravi conseguenze, con una magnitudo molto simile a quella odierna, fu nell’agosto dell’anno scorso, nella provincia dell’Azerbaijan orientale, quando morirono 306 persone e 4.500 rimasero ferite. Ma in attesa di notizie più fresche dalla zona, il ricordo corre al dicembre 2003, quando un potente terremoto mise in ginocchio l’oasi di Bam: morirono 31mila persone, un quarto della popolazione, e venne rasa al suolo l’antica cittadella di fango, orgoglio millenario della città.

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fonte lastampa.it

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