E Berlusconi disse: non consentirò un esecutivo di minoranza

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E Berlusconi disse: non consentirò un esecutivo di minoranza

Prove di accordo, i paletti su palazzo Chigi però restano inalterati

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di Marco Conti

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ROMA – Un pareggio, come quello tra Roma e Lazio. Un pareggio che non serve a nessuno per fare passi in avanti nella scelta del successore di Napolitano. Ma che basta a Bersani e Berlusconi per tornare dalle rispettive tifoserie senza aver perso la faccia e, soprattutto, senza che uno scatto o un’immagine comunichi più di quello che dopo un’ora faranno i comunicati disgiunti dei due ”accompagnatori” d’eccezione: Enrico Letta e Angelino Alfano. Poco più di un’ora di colloquio a quattro che inizia con Berlusconi che prova a ribadire il concetto di sempre: «Noi siamo disponibili a trovare con voi un nome per il Quirinale che garantisca tutti, ma è assurdo slegarlo dal governo». Un incipit che permette al Cavaliere di tenere il punto, ma il tono non impedisce a Bersani di chiedere al suo interlocutore di procedere «un passo alla volta. Ora pensiamo al Quirinale, poi il governo».

CONSULTAZIONI
Berlusconi acconsente, anche perché al primo incontro con il leader del Pd sembra volersi accontentare della centralità ritrovata anche se il segretario del Pd gli dice che intende incontrare anche la Lega di Roberto Maroni e, se lo vorranno, i grillini, che però lascerebbe volentieri ai due capigruppo del Pd Speranza e Zanda. Il segretario del Pd parla a lungo di «metodo» e non un nome esce dalla sua bocca. Ricorda precedenti elezioni e sottolinea più volte la necessità che ha il Paese di «non lacerarsi» nella scelta del Capo dello Stato. Berlusconi e Alfano, ancora diffidenti e per certi versi incerti tra la tentazione della piazza (sabato saranno a Bari) e la voglia di non rimanere tagliati del tutto fuori dalla trattativa del Quirinale, assecondano l’auspicio fatto il giorno prima dal Capo dello Stato.

GRUPPI PD
Oltre le due delegazioni non sono andate, anche perché ha spiegato Bersani: «Non posso non tener del dovuto conto che noi arriveremo in aula con 490 grandi elettori, ed è giusto che per prima cosa senta quali sono le indicazioni dei miei». Una sottolineatura che ha preoccupato la coppia Berlusconi-Alfano che teme la ricerca da parte dei gruppi del Pd di un candidato che possa concedere a Bersani l’incarico per metter su un governo anche di minoranza. «Scegliere un nome di garanzia va bene, ma sia chiaro – ha ribadito Alfano . che ciò non ci impedirà di rivolgerci poi a lui per dire tutta la nostra contrarietà al govero di minoranza».

Scongelati i rapporti e promesso un nuovo incontro, «stavolta con una rosa di nomi», la riunione nell’ufficio di Bersani della Camera si è sciolta con grandi strette di mano e un Cavaliere non perfettamente soddisfatto dell’incontro, malgrado Alfano abbia più volte sottolineato che, mancando ancora dieci giorni al voto in aula, difficilmente si sarebbe potuto andare oltre. Il disgelo tra i due, che comunque si stanno reciprocamente simpatici, non sembra però aver rimosso più di tanto i paletti iniziali.

PAURE PDL
Ieri mattina le bordate rifilate in tv dal segretario del Pd al «governissimo» e quel «ti conosco mascherina» rifilato al Cavaliere, avevano fatto traballare l’appuntamento che in un primo tempo da pomeridiano era divenuto serale. Poi la scelta di Berlusconi di rompere ogni indugio recandosi alle cinque e mezza nell’ufficio di Bersani con il segretario del Pdl, per poi ritrovarsi a palazzo Grazioli con i più stretti collaboratori, Gianni Letta in testa, per valutare sino a che punto si può contare sulla contrarietà dei grillini a qualsiasi intesa con il Pd. Memore di come è andata nell’elezione dei presidenti di Camera e Senato, il Cavaliere non si fida molto della compattezza del M5S e teme che i gruppi del Pd possano alla fine ritrovarsi su un nome che intercetti non solo i centristi di Monti, ma anche i grillini. Con i quali il Pd sta flertando sul tema-commissioni.

TIMORI PD
Rinviata sine die la direzione del partito e silenziati di nuovo i vecchi big del partito, Bersani ha ora il non facile compito di far nascere dentro i corposi gruppo del centrosinistra una rosa di candidature in grado di tenere insieme le diverse anime del partito e, soprattutto, che nella rosa ci siano anche nomi di possibili presidenti – come forse Marini, Monti e Prodi – che abbiano poi voglia di tentare la strada del governo di minoranza.

Mercoledì 10 Aprile 2013 – 08:13
Ultimo aggiornamento: 08:13

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fonte ilmessaggero.it

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