Quirinale, Bersani ha una rosa di nomi

Pier Luigi BersaniPier Luigi Bersani

Doppio binario, vaste convergenze, governo di scopo

Quirinale, Bersani ha una rosa di nomi

Dopo giorni di ambasciate e ambasciatori, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno finalmente avuto il loro incontro faccia a faccia per discutere – in primis – del prossimo candidato al Quirinale

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Roma, 10-04-2013

“Le linea del Pd è un no a un governissimo Pd-Pdl. Ma questo non significa che non ci voglia la responsabilità di tutti, a partire dal leader che ha vinto le elezioni, per aprire un dialogo costruttivo sulle riforme istituzionali e sulle misure urgenti per aiutare il Paese”. Alessandra Moretti, già portavoce e responsabile della campagna
per le primarie di Bersani, ribadisce in un’intervista alla Stampa il credo della segreteria: doppio binario, nessun governissimo con il PdL, ricerca di intese sul Quirinale. Su un nome espresso dal Pd.

Faccia a faccia
Il colloquio Bersani-Berlusconi si è tenuto in una sede istituzionale: la Camera. Dopo giorni di ambasciate e ambasciatori, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno finalmente avuto il loro incontro faccia a faccia per discutere – in primis – del prossimo candidato al Quirinale. Molti depistaggi e poche conferme: nelle stanze della commissione Trasporti al quinto piano ci sarebbe stata una prima fase ‘allargata’ – alla presenza di Enrico Letta e Angelino Alfano – e una seconda in cui B.& B. sarebbero rimasti da soli.

Primo passo
Un colloquio durato complessivamente oltre un’ora che – al netto delle comunicazioni ufficiali rispettivamente di Letta e Alfano – viene definito ‘interlocutorio’, tipica parola del politichese che si usa per dire che non è andato bene, ma neanche troppo male, di certo che non è stato ‘risolutivo’. Infatti i due si dovranno rincontrare, probabilmente più a ridosso del 18 aprile, giorno in cui cominceranno le votazioni per il presidente della Repubblica. Nel frattempo la manifestazione del Pdl prevista persabato a Bari sarà all’insegna dei toni soft.

Perplessità
Al suo rientro a palazzo Grazioli, dicono, Silvio Berlusconi non si è mostrato particolarmente soddisfatto dell’esito. Nessun problema dal punto di vista umano, sia chiaro. Ma restano degli scogli nella definizione della doppia partita Quirinale e governo. Non a caso da entrambe le parti si affrettano a dire che si sarebbe parlato solo dell’elezione del prossimo capo dello Stato. Le comunicazioni ufficiali, infatti, concordano sostanzialmente sulla necessità di cercare un nome che sia il più condiviso possibile, di alto profilo e garante di unità. Angelino Alfano è ancora più esplicito: non può essere “ostile” al Pdl. Berlusconi, insomma, avrebbe chiesto garanzie sul fatto che non spunti un nome alla Prodi e nemmeno alla Zagrebelsky, per strizzare l’occhio ai grillini.

Niente governissimo
Ma è sulla questione della formazione del governo che la discussione si sarebbe arenata, facendo convenire sulla necessità di un ulteriore incontro. Ancora una volta il Cavaliere avrebbe spiegato che, in virtù del suo 30% di consensi e dei milioni di voti ottenuti alle elezioni, al Pdl va garantito un peso specifico. E questo si può tradurre in due modi: o presidente della Repubblica espressione del centrodestra oppure un capo dello Stato non ostile ma accompagnato alla nascita di un governo in cui il Pdl sia rappresentato.

Strategia bersaniana
Ma su questo tasto Bersani non sente: prima un’intesa sul nome del prossimo inquilino del Colle, poi si tornerà al nodo governo. Nella segreteria Pd c’è la ferma convinzione che il nuovo presidente non scioglierà le Camere e confermerà l’incarico a Bersani. Di più, la speranza bersaniana è che il nuovo presidente non condivida la linea di Napolitano, ferma sulla necessità di un governo con maggiornaza certa, e possa magari inviare il premier incaricato alle Camere, alla ricerca di una fiducia che apra lo scenario di un governo di minoranza. Una volta al lavoro, l’agenda Bersani dispiegherebbe già nelle prime settimane il suo potere di attrazione sui senatori grillini più possibiilsti circa una collaborazione con il Pd.

I timori berlusconiani
Il Cavaliere avrebbe cercato di convincere il segretario Pd dell’opportunità di appoggiare larghe intese e di dare vita a un governo che abbia una durata almeno di un paio di anni. D’altra parte – avrebbe sottolineato – quell’esecutivo potrebbe essere guidato dallo stesso segretario democratico ed evitare quel ritorno alle urne che vedrebbe l’arrivo prepotente in campo di Matteo Renzi. Insomma, il Cavaliere spera che con il passare dei giorni – e vista la debolezza di Bersani all’interno del suo stesso partito – il segretario venga a più miti consigli. Di converso, il numero uno Pd sa che quella del voto in estate e un’arma che rischia di essere spuntata vista la ristrettezza della finestra temporale, e che sia il Cavaliere – una volta nominato un ‘garante’ sul Colle – ad abbassare le sue pretese, magari accontendadosi di tecnici d’area e consentendo la nascita di un governo di scopo.

Per questo, dopo Mario Monti e Berlusconi, Bersani vedra’ giovedi’ Roberto Maroni. Sarà affidato invece ai capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda il contatto con Roberta Lombardi e Vito Crimi del Movimento 5 Stelle. Il leader del Pd e l’ex premier si sono lasciati con l’intenzione di rivedersi a ridosso dell’elezione del Presidente e a quel punto si parlerà di nomi.

Papabili
Al momento i più accreditati restano Giuliano Amato, Massimo D’Alema, Pietro Grasso e Franco Marini, che raccoglierebbe un consenso trasversale. Ma rumors parlamentari dicono che ieri Bersani con Silvio Berlusconi abbia fatto due nomi, entrambi di donne, come candidate per la presidenza della Repubblica: Emma Bonino e Paola Severino.

Nonostante lo sforzo di Bersani di sgomberare il campo dal tema governo, sono in molti a pensare che dall’esito della partita del Quirinale dipendano le sorti della legislatura. “Se eleggiamo il presidente della Repubblica entro i primi tre scrutini bene, altrimenti i voti non li controlla nessuno e si va a elezioni a giugno”, ha spiegato un ex popolare.

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fonte rainews24.it

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One response to “Quirinale, Bersani ha una rosa di nomi”

  1. gianni tirelli says :

    E GRILLO LO SA!!! GRILLO PENSA.. GRILLO VEDE LUNGO –

    Quando Grillo sostiene che questa classe politica va azzerata e mandata a casa (nessuno escluso), afferma, non solo una cosa eticamente sacrosanta, ma tecnicamente ineccepibile.
    Se nonostante le varie potature di facciata, i frutti della pianta sono bacati e i fiori rinsecchiti, significa che il problema è ben più profondo! Se la radice è marcia, in fase di necrosi, qualsiasi altro intervento, che non sia la rimozione dell’albero malato, risulterà improduttivo, dispendioso e insensato. Nessun nuovo innesto potrà mai attecchire, germogliare e crescere.
    Pertanto, la vecchia pianta in fase terminale va scalzata di netto, e un’altra, più giovane, messa a dimora. La cura e la passione le daranno il vigore e la forza necessari perché, a tempo debito, possa dare i suoi frutti migliori, restituendoci così il dovuto, e ripagandoci del nostro impegno.
    Quando Grillo parla di un orizzonte a 30 anni per riformare il paese, renderlo efficiente, produttivo, competitivo e ripulito da scorie, rifiuti industriali e spazzatura.. umana, intende esattamente questo: eliminare il marcio e mettere il sano. E’ un progetto pragmatico, chiaro, oggettivo, che ha una visione disincantata della realtà, rivolto alle generazioni a venire, al loro futuro, e al loro diritto alla felicità.
    Il M5S è quella giovane pianta: la sola che abbiamo, per potere credere e sperare in un radicale cambiamento strutturale, etico e ambientale – una visione non utopica, ma rivoluzionaria, non di sistema, ma del Sistema, non per pochi, ma per tutti.
    Concedere la fiducia a una qualsiasi formazione di questa classe politica, significherebbe fare la fine della gemma innestata sulla pianta moribonda dalle radici marciscenti.
    E Grillo lo sa!!! Grillo pensa.. Grillo vede lungo – sa perfettamente che l’immobilità produttiva è, per il momento, la sola via di uscita per non rimanere impantanati dentro le sabbie mobili dell’opportunismo e dell’inciucio.
    In quanti, nella prestigiosa posizione in cui si trova oggi il M5S dopo le politiche, avrebbero mantenuto un tale comportamento di coerenza, correttezza e disciplina morale? Tutto sarebbe finito a “tarallucci e vino”, con grande giubilo di quel nutrito popolo di amorfi, che da sempre ha trasformato la politica in un derby calcistico e mero vantaggio particolare, incurante degli effetti postumi, nefasti, sullo stato di diritto e sulla sacralità del bene comune.
    Per capire a fondo la strategia e le “mosse” di Grillo è assolutamente necessario avere il polso della disastrosa situazione contingente in cui versa i paese, messo sotto scacco per lunghi 30 anni da una classe politica escrementizia, che al bene comune e allo stato di diritto ha anteposto l’interesse particolare, il privilegio e l’impunità. La Verità, poi, è che una gran parte dei cittadini, in virtù del loro qualunquismo e pressapochismo ideologico, si sono resi responsabili e complici di questi 20 anni di imbarbarimento socio/etico/politico e finanziario. Pertanto non hanno parola in capitolo nell’indicare al M5S di Grillo, le scelte da farsi. Proprio loro, il branco di ottusi, che non ne hanno mai azzeccata una e, oggi, dall’alto di una ipocrita supponenza si ergono a giudici inquisitori.
    Chi pensa poi, che per avere votato Grillo M5S, debba passare all’incasso dopo 15 giorni dalle elezioni, ha fatto male i suoi conti, e sempre i suoi compiti!!!
    E’ il tipico atteggiamento dell’italiano medio, furbastro, frustrato, amorfo e opportunista; quello che mercifica il suo voto al miglior offerente, danneggiando la comunità, e poi pretende miracoli .. e soddisfazione di quei diritti e principi che lui stesso ha calpestato.
    Questi soggetti, hanno proliferato nel nostro paese (in forma esponenziale) negli ultimi due decenni, e in virtù dei loro atteggiamenti dissennati, hanno concorso a depredare la nazione, lasciandone carcassa!! Dunque.. zitti!! Educati e rispettosi!!
    La condizione italiana è oggi ai limiti di una grottesca tragedia sociale, e che, a breve, esploderà in tutta l’eurozona senza differenze di sorta. La strada indicata da Grillo nel suo programma, va ben oltre in confini italiani e i meri politicismi, ma si erge a rivoluzione antropologica, che intende scardinare l’impianto corporativo di potere, per restituire al cittadino il mal tolto e la sua dignità. Presto, molti altri signori nei vari paesi europei la dovranno intraprendere (volenti o nolenti), allineandosi alle logiche dell’uomo ragionevole, oggi soppiantate dall’arroganza e dall’ingordigia di un Liberismo fratricida, colluso, concusso e corrotto, in affari con la politica, la finanza e la criminalità organizzata.
    Certo, è un percorso lungo e impervio, ma le circostanze contingenti non concedono alternative di sorta. Un sogno che deve assolutamente prendere forma, che necessita di tutta la nostra fiducia e convinzione, volontà e determinazione, per potere quel giorno raccogliere i frutti di quel piccolo albero in cui avevamo riposto le nostre speranze e il futuro dei nostri figli.
    Tutta la mia ammirazione dunque per i ragazzi del M5S, che invito a tenere dritta la schiena, procedendo lungo la strada tracciata, con quella passione che ha contraddistinto e premiato l’inizio di questa fantastica avventura.

    Gianni Tirelli

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