Archivio | aprile 12, 2013

I 10 ‘SAGGI’ – La Banda degli Stolti: inciucio sulla giustizia e denari ai partiti

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La Banda degli Stolti: inciucio sulla giustizia e denari ai partiti

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di | 12 aprile 2013

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Come volevasi dimostrare: i 10 supposti saggi di Giorgio Napolitano si sono smascherati da soli. E quello che c’è sotto non è bello da vedere.

Dovevano partorire un elenco di 4 o 5 cose da fare subito per fronteggiare la crisi economica e politica. Un breve documento attorno al quale mettere in piedi un governo di scopo che, una volta approvata la nuova legge elettorale, riportasse il paese alle elezioni. Invece, dai loro 10 giorni di lavoro, sono saltate fuori 130 pagine in cui di chiaro ci sono solo due passaggi. Quelli in cui i prescelti dal futuro ex Presidente della seconda nazione più corrotta d’Europa indicano, con dovizia di particolari, i provvedimenti con cui depotenziare le intercettazioni telefoniche, abbreviare i tempi d’indagine, mettere una mordacchia alla stampa, intimorire i magistrati (c’è la creazione di una sorta di Csm di secondo grado i cui membri sono nominati un terzo dal parlamento e un terzo dal Capo dello Stato), abolire in caso di assoluzione l’appello e salvare i soldi della partitocrazia.

I rappresentanti (solo maschi) della partitocrazia che ha portato il Paese allo sfascio hanno infatti stabilito – ovviamente con saggezza- che il risultato del referendum del ’93 sull’abolizione finanziamento pubblico ai partiti non conta. E che non conta nemmeno l’opinione degli attuali elettori schierati (secondo tutti i sondaggi) per la cancellazione dei (finti) rimborsi elettorali. O quella del Movimento 5 stelle, dei parlamentari renziani, di quelli di Scelta Civica e persino del Pdl , chiamati al momento della candidatura a impegnarsi in questo senso per iscritto.

La cosa però non turba il saggio senatore Pdl, Gaetano Quagliariello, che preferisce giustamente ricordare come “il capitolo nel quale più significativa è risultata la piena legittimazione di importanti posizioni fin qui oggetto di pregiudizio è quello della giustizia”. E poi elenca felice tutti i punti dell’accordo, compresi il “più stretto controllo dei provvedimenti cautelari, i rapporti tra magistratura e mezzi di comunicazione, i limiti alla giurisprudenza creativa”. Come dire: ladri di partito, colletti bianchi, tirate un sospiro di sollievo, ci saranno meno indagini, meno galera e meno cattiva stampa per tutti.

Ovviamente per fare una riforma simile ci vogliono mesi. Ma è stata trovata una soluzione. Sulla fondamentale legge elettorale, indicata fino a ieri come un’urgenza, salta fuori l’ennesima ipotesi pastrocchio un po’ proporzionale e un po’ maggioritaria. L’idea che, per fare in fretta, si potesse copiare in toto le norme di un altro paese (magari la Francia) non ha sfiorato i rispettati esponenti della Casta che hanno redatto questo eccellente programma dell’inciucio. E anzi, giusto per far capire che se la cosa si fa durerà cinque anni, sono state previste in parallelo una serie di riforme costituzionali, ovviamente lunghissime da approvare.

Così almeno ci sarà il tempo di capire quali provvedimenti prendere davvero sull’economia. Nell’agenda dell’inciucio di indicazioni concrete, tra mille principi spesso condivisibili, non ve ne sono. Tutto è fumoso, come nella migliore tradizione dei partiti di italica concezione, e giusto per dimostrare al mondo che non si è capito nemmeno in quale anno si vive la parola internet, in 89 pagine, non compare mai. C’è però un accenno molto vintage alla trasparenza degli atti della pubblica amministrazione da ottenere “anche grazie all’uso del web”.

Povera italia, verrebbe da dire. L’hanno umiliata e offesa. E adesso la vogliono uccidere.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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IL DIRITTO INASCOLTATO – Porcellum “anticostituzionale”. Ma il ricorso dei cittadini giace in Cassazione. I più penalizzati? I Cinque stelle

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Porcellum “anticostituzionale”. Ma il ricorso dei cittadini giace in Cassazione

Il presidente della Consulta Franco Gallo esprime pesanti dubbi sul “Porcellum”. Intanto un gruppo di cittadini attende la decisione dei giudici supremi. La memoria dei loro legali sottolinea che l’attuale normativa ha prodotto “ingovernabilità” e il premio di maggioranza regionale cancella l’uguaglianza dei cittadini-elettori. In più produce risultati distorti tra voti presi e seggi attribuiti. I più penalizzati? I Cinque stelle

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Il Porcellum è di “dubbia costituzionalità”. Lo dice il presidente della Consulta Franco Gallo. Intanto pende davanti alla Corte di cassazione il ricorso di 27 cittadini contro la Presidenza del consiglio dei ministri e il ministero dell’Interno, che denuncia proprio l’anticostituzionalità della legge elettorale attualmente in vigore e ne sottilinea diversi profili di “irrazionalità” e “irragionevolezza”. Una legge nata per garantire la governabilità, ma che nelle consultazioni di febbraio ha prodotto “al contrario l’ingovernabilità”.

Il ricorso, intentato dagli avvocati Aldo Bozzi, Giuseppe Bozzi e Claudio Tani, è in discussione davanti alla prima sezione civile della Cassazione, dopo essere stato respinto nei primi due gradi di giudizio. E il procuratore generale ha sollecitato proprio il rinvio alla Corte costituzionale.

E’ lungo l’elenco della accuse al testo partorito nel 2005 dal leghista Roberto Calderoli, poi da lui stesso definito “una porcata“. Ma tuttora in vigore, dopo che sono caduti nel vuoto i numerosi appelli del Presidente della repubblica Giorgio Napolitano ai partiti perché partorissero una nuova legge prima del voto di febbraio. E così dal Porcellum è uscita una situazione di stallo di cui, un mese e mezzo dopo le elezioni, non si vede la soluzione.

La “irragionevolezza” della legge Calderoli, scrivono i legali nella memoria presentata in Cassazione, sta innanzitutto “nella previsione di un premio di maggioranza” alla Camera “senza una soglia minima di voti”. Il partito che vince, anche di poco, anche con poco scarto dal secondo, conquista a Montecitorio una supremazia schiacciante. A questo si aggiunge il nodo del Senato, dove sono previsti “18 premi di maggioranza” su base regionale, in contrasto con il principio dichiarato di garantire la governabilità.

Non solo. Dato che il premio di maggioranza al Senato è tanto più consistente quanto più una regione è popolosa, il risultato è che “un elettore residente in Lombardia vale circa dieci volte di più di quello di un cittadino residente in Umbria o in Basilicata“. E qui i legali ravvisano una violazione “dell’articolo 48 della Costituzione”, secondo il quale il voto deve essere “eguale” per tutti i cittadini.

A riprova delle loro tesi, i cittadini anti-Porcellum portano numerosi paradossi usciti dalle urne del 24 e 25 febbraio. Alla Camera, il Movimento 5 stelle ha preso circa 8.689.000 e 109 deputati, il Pd 44mila voti in meno e ben 297 deputati, per effetto della legge che premia fortemente i partiti che si presentano in coalizione. Scelta civica ha preso 39 deputati con oltre 2.800.000 voti, Sel ne ha guadagnati 37 con poco più di un milione di voti.

Se poi si passa al Senato, i risultati sembrano più quelli di una lotteria che di un voto politico. Penalizzati, ancora una volta, i “solitari” Cinque Stelle, che con circa 7.374.000 consensi hanno guadagnato 54 senatori. Il Pd li ha doppiati – 109 senatori – prendendo solo un milione 300 mila voti in più. Il Pdl ha preso addirittura 98 senatori con 400mila voti in meno dei grillini. Rispetto alle coalizioni, altro paradosso: quella di Berlusconi prende più voti e meno seggi a palazzo Madama rispetto a quella guidata da Bersani. La legge elettorale, chiedono dunque i legali dei 27 cittadini che hanno promosso il ricorso, deve essere dunque “ricondotta con urgenza nell’ambito della costituzionalità”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Francia, sì a nozze gay e adozioni. Legali in una dozzina di paesi nel mondo

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Francia, sì a nozze gay e adozioni
Legali in una dozzina di paesi nel mondo

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PARIGI – Il progetto di legge che apre alle nozze e all’adozione da parte di coppie gay è stato approvato definitivamente dal Senato francese.

Il testo
è stato adottato dai senatori con pochissime modifiche, nessuna delle quali ha riguardato gli articoli principali della legge che consentirà il matrimonio e l’adozione di figli alle coppie omosessuali. Per queste modifiche minori, il testo dovrà tornare ora all’Assemblea nazionale per il via libera finale. La legge è stata votata da tutti i gruppi della sinistra in Senato, che ha però dovuto far fronte a qualche defezione che ha messo in dubbio l’esito finale, dal momento che sulla carta la maggioranza della gauche in questo ramo del Parlamento è di soli 6 voti. Hanno compensato diversi senatori della destra e del centro che hanno votato in favore del testo.

La Francia diventa quindi l’ultimo Paese in ordine di tempo a legalizzare i matrimoni omosessuali e le adozioni da parte di coppie gay sposate, una possibilità che esiste giùin una dozzina di paesi.
URUGUAY – Ha preceduto la Francia di sole 24 ore. Ieri è infatti diventato il secondo Paese latinoamericano apermettere le nozze tra omosessuali. La nuova legge – che deve essere promulgata dal presidente – prevede l’eliminazione di ogni riferimento al sesso delle persone negli articoli del Codice Civile che riguardano il matrimonio.
OLANDA – È stato il primo Paese, nell’aprile del 2001, ad aprire al matrimonio civile per le coppie gay con stessi diritti e doveri delle coppie etero, tra cui l’adozione.
BELGIO – Il matrimonio omosessuale è in vigore dal 2003, mentre il via libera alle adozioni gay è arrivato nel 2006.
SPAGNA – Le nozze gay sono in vigore da luglio 2005. E le coppie gay, sposate o no, possono adottare bambini.
CANADA – La legge sul matrimonio gay è del luglio 2005, ma la maggioranza delle province canadesi autorizzavano già l’unione tra persone dello stesso sesso.
SUDAFRICA – Nel novembre 2006 il Sudafrica è diventato il primo Paese africano a legalizzare le unioni gay attraverso «matrimonio» o «partenariato civile». Le coppie possono anche adottare.
NORVEGIA – Da gennaio 2009 omosessuali ed eterosessuali sono equiparati davanti alla legge in materia di matrimonio, di adozione e di fecondazione assistita.
SVEZIA – Le coppie gay possono sposarsi con matrimonio civile o religioso da maggio 2009. L’adozione era già legale dal 2003.
PORTOGALLO – Una legge del 2010 ha abolito il riferimento a «sesso diverso» nella definizione di matrimonio. Ma è esclusa la possibilità di adottare.
ISLANDA – Le nozze gay sono legalizzate dal 2010, ma le unioni omosessuali erano già riconosciute dal 1996, senza riferimento al matrimonio. Le adozioni sono legali dal 2006.
ARGENTINA – Il 15 luglio 2010 l’Argentina è diventato il primo Paese sudamericano ad autorizzare il matrimonio gay e le adozioni da parte di omosessuali.
In MESSICO le nozze gay sono possibili sono nella capitale, Città del Messico. Negli STATI UNITI solo in 9 Stati e a Washington Dc.

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fonte ilmessaggero.it

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CERIMONIA A BOLOGNA IL 22 APRILE – Cittadinanza a Patrizia Moretti, ci sarà anche il ministro Cancellieri

Cittadinanza a Patrizia Moretti, ci sarà anche il ministro Cancellieri

Cittadinanza a Patrizia Moretti,
ci sarà anche il ministro Cancellieri

La cerimonia di consegna alla madre di Federico Aldrovandi il pomeriggio del 22 aprile

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Sarà presente anche il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, che di Bologna è stata commissario fra il breve mandato Delbono e l’elezione a sindaco di Virginio Merola, alla consegna della cittadinanza onoraria di Bologna a Patrizia Moretti. La cerimonia si svolgerà il 22 aprile alle 16.

Repubblica Bologna è su Facebook e Twitter

L’onoreficenza alla madre di Federico Aldrovandi – il 18enne rimasto ucciso nel settembre del 2005 durante un controllo di polizia a Ferrara – è stata decisa nei giorni scorsi dal Consiglio comunale, non senza polemiche: la Lega lasciò l’aula al grido “E’ una marchetta”.

Con quel gesto l’assemblea di Palazzo d’Accursio voleva rendere omaggio alla battaglia per la verità della madre di Federico, nei giorni in cui un sindacato minoritario di polizia, il Coisp, manifestava a favore degli agenti condannati in via definitiva sotto le finestre del suo ufficio. (12 aprile 2013)

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fonte bologna.repubblica.it

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DATI CHOC – Pane all’arsenico: a Viterbo è emergenza

tg3 tg3

Pubblicato in data 02/gen/2013

L’acqua che esce dai rubinetti di molti comuni del Lazio, soprattutto nella provincia di Viterbo, è dall’inizio dell’anno fuorilegge. Troppo alti sono i livelli di arsenico e così l’Unione Europea, dopo molte proroghe, ha detto basta. E per i cittadini adesso servono autobotti e nuove fontane pubbliche con acqua potabile.
Servizio di Francesca Sancin ed Ettore Cianchi

GUARDA TUTTI I SERVIZI DEL TG3 SU http://www.tg3.rai.it

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/…

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Pane all’arsenico: a Viterbo è emergenza

I dati choc dell’Istituto Superiore di Sanità: la concentrazione è oltre il doppio rispetto a quella nella popolazione generale

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Con le taniche si fa la coda all'autobotte che porta l'acuqa potabile (Proto)Con le taniche si fa la coda all’autobotte che porta l’acuqa potabile (Proto)
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ROMA – L’arsenico ha contaminato con maggiori concentrazioni i cittadini di Viterbo e provincia. Lo decretano i dati choc dell’Iss, l’Istituto Superiore di Sanità, che ha condotto uno studio, in collaborazione con gli Ordini dei medici, per monitorare lo stato di salute dei residenti di 5 comuni della provincia di Latina, Roma e delle aree del viterbese (16 comuni). Tutte zone interessate dal problema dell’eccessiva presenza di arsenico nelle acque pubbliche: a dicembre 2012 era infatti scaduta la terza deroga europea in dieci anni, che consentiva di erogare acqua con livelli della sostanza tossica superiore a 10 microgrammi per litro. Un provvedimento scaturito anche a seguito dell’introduzione dell’arsenico tra le sostanze cancerogene da parte dell’Oms fin dal 2001. A inizio gennaio erano scattate le ordinanze dei sindaci e i divieti per i cittadini di utilizzare l’acqua dei rubinetti. Persa la corsa contro il tempo per la creazione di dearsinificatori e la messa a norma degli acquedotti, agli abitanti non è rimasto altro che rifornirsi quotidianamente alle fontanelle non fuorilegge.

BAMBINI A RISCHIO – A Viterbo e provincia, secondo l’Iss, la concentrazione della sostanza nell’organismo dei residenti è oltre il doppio rispetto a quella nella popolazione generale. Maggiori concentrazioni sono state rilevate anche nei bambini. Le analisi sono state condotte su campioni di unghie e urine di 269 soggetti sani (da 1 a 88 anni di età) residenti nelle aree a rischio. Nei viterbesi, la concentrazione della sostanza nelle unghie è risultata pari a 200 nanogrammi per grammo contro gli 82 nanogrammi di un gruppo di controllo nella popolazione generale. Livelli alti anche nelle urine, ma solo dei soggetti che usano l’acqua sia per bere che per cucinare: 20 microgrammi per litro contro i 15 microgrammi come livello atteso più elevato nella popolazione generale.

PANE ALL’ARSENICO – La salute dei cittadini però non è stata messa a rischio solo dall’acqua. Le analisi dell’Iss rivelano alte concentrazioni della sostanza pericolosa anche nella catena alimentare, con livelli superiori ai limiti di legge nel pane prodotto nell’area del viterbese. Ulteriori esami sono in corso su vari tipi di prodotti alimentari, ma dai dati preliminari emergono alti livelli di arsenico nel pane superiore a quello di aree con livelli di fondo, mentre sono in corso le analisi di ortaggi coltivati in tali aree. «La causa è da individuarsi nella maggiore presenza di arsenico nei terreni ma pure nell’uso di acqua erogata dalla rete idrica – e fuori norma rispetto alla concentrazione di arsenico – utilizzata per irrigare», spiegano dall’Iss.

Rifornimento ad una fontana non inquinata (Proto)Rifornimento ad una fontana non inquinata (Proto)

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EMERGENZA DA GESTIRE – «Il sistema si è attivato, no agli allarmismi: ora ci sono i dati per intervenire in maniera adeguata ed equilibrata», ha sottolineato Francesco Cubadda, responsabile dell’analisi dell’Iss. «Lo studio è la dimostrazione – rileva Cubadda – che il sistema si è attivato per condurre ricerche mirate per caratterizzare il rischio della popolazione, condizione essenziale per l’adozione di misure di tutela sanitaria adeguate ed equilibrate». Esposizione, precisa l’esperto, non equivale automaticamente a rischio per la salute, «poichè vi è ancora incertezza sull’esistenza o meno di effetti dell’arsenico inorganico ai livelli espositivi misurati nelle province del Lazio interessate dallo studio».

DENUNCE INASCOLTATE – «Adesso, con questi risultati – conclude Cubadda – abbiamo un riferimento rispetto al quale possiamo valutare l’efficacia nel tempo degli interventi che sono stati già intrapresi e di quelli che seguiranno, volti a ridurre l’esposizione all’arsenico inorganico». Da anni in realtà c’era chi tra i tanti, come Raimondo Chiricozzi del Comitato Acqua Potabile di Ronciglione, sottolineava i dati inquietanti degli studi clinici. «Le analisi del Dipartimento Epidemiologico della Regione Lazio degli ultimi anni indicano un alto eccesso di mortalità per tumori nella Tuscia, frutto della contaminazione da arsenico», ha segnalato Chiricozzi.

L'ordinanza che vieta il consumo di acqua dell'acquedotto pubblico a Bracciano (Proto)L’ordinanza che vieta il consumo di acqua dell’acquedotto pubblico a Bracciano (Proto)
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RISARCIMENTI MILIONARI – Mentre tra Viterbo, Civitavecchia e Latina si corre ai ripari con i dearsinificatori (solo ad Aprilia l’impianto è costato 3 milioni di euro), i cittadini hanno già preparato ricorsi e richieste di risarcimento. Sui rischi per la salute derivanti dall’utilizzo di cibi tossici, il Codacons chiede alle Asl territoriali di intervenire, disponendo la chiusura di quegli esercizi commerciali costretti ad utilizzare acque contaminate per la produzione di alimenti. «Ma le attività come panetterie, ristoranti, bar operanti nel Lazio non hanno alcuna colpa per la grave situazione determinatasi: – spiega il presidente Carlo Rienzi – per questo abbiamo deciso di intervenire in loro soccorso, avviando una azione risarcitoria contro i Ministeri competenti e la Regione Lazio, per far ottenere ai gestori di esercizi commerciali adibiti alla produzione di beni alimentari che prevedono l’uso di acqua, il risarcimento dei danni subiti, fino ad un massimo di 1 milione di euro ad attività».

12 aprile 2013 | 16:12

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fonte corriere.it

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Confindustria chiede un “patto in fabbrica”: insieme ai sindacati per salvare il Paese

Confindustria chiede un “patto in fabbrica”: insieme ai sindacati per salvare il Paese

Un minuto di silenzio al convegno della Piccola Industria: “Un silenzio di denuncia”, di fronte alla “forte emergenza economica”, alle imprese “che hanno chiuso i battenti”, a “quanti non ce l’hanno fatta” e a chi “continua a resistere”, dice il presidente Vincenzo Boccia. E la proposta di asse con i sindacati si fa concreta

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APPROFONDIMENTI

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MILANOUn minuto di silenzio di fronte alla “forte emergenza economica” e in nome di quelle imprese che hanno dovuto chiudere di fronte all’incedere della crisi economica. E un ponte gettato alle parti sociali, una mano tesa per serrare idealmente le fila in fabbrica: operai e “padronato” al fianco per superare la crisi, mentre la politica resta impantanata nell’impasse. Assume toni più elevati la dialettica tra sindacato e industriali, dopo qualche giorno di abboccamenti. A rilanciare la sfida, intesa in senso positivo, è stato Vincenzo Boccia, il presidente di Piccola Industria all’interno dell’organizzazione degli imprenditori, che non è nuovo ad accuse all’immobilismo della politica.

“Nel momento più difficile della storia della nostra Repubblica abbiamo il dovere e la responsabilità, a partire dalle parti sociali, di stringere un patto dei produttori”, ha detto in un convegno a Torino. “Un patto – ha proseguito – tra tutti gli attori della fabbrica con il quale ci si impegna per ricostruire il Paese e contribuire alla nascita di una nuova rivoluzione industriale. Un patto che deve basare le sue fondamenta sulla corresponsabilità di tutti per la convergenza e la competitività, per essere un Paese che vive di confronto e non muore di conflitto”. Dopo aver annunciato il gesto forte di protesta e denuncia, quel minuto di silenzio contro lo “stallo irresponsabile” che blocca il governo, arriva così la proposta da prendere o lasciare.

Una mossa che effettivamente pare preparata dagli ultimi interventi dei massimi esponenti, tanto del sindacato quanto degli imprenditori. Proprio nella mattinata di oggi, su varie testate, sono apparsi gli inviti di Giorgio Squinzi e Susanna Camusso a deporre le armi. “E’ finito il tempo degli scontri”, ha detto il leader degli industriali chiedendo al sindacato di “remare nella stessa direzione”. “Posizioni comuni per affrontare le emergenze”, l’auspicio del segretario della Cgil. Parole che Camusso ha rafforzato anche in un’uscita di stamane, quando ha detto che “c’è bisogno di parlarsi per mettere insieme alcune richieste comuni sulle priorità e sulle urgenze”. Temi che lei stessa dirà “domani a Torino (dove si tiene il convegno confindustriale, ndr) ed è ciò che ho sentito dire anche dal presidente della Confindustria“.

Non solo Squinzi e Camusso hanno avviato il dialogo. Il primo a sollevare il tema del “Patto della fabbrica” era stato Raffaele Bonanni, pochi giorni fa: “Spero si possa dare una sveglia al Paese attraverso un’alleanza vera e propria tra noi e gli imprenditori” ha detto il segretario della Cisl, aggiungendo poi: “Le aziende sono in difficoltà, le tasse su lavoratori e imprese sono eccessive, la crisi politica è senza fine, la situazione è irrespirabile”. D’altra parte, i dati sono chiari: tanto il crollo della produzione industriale, tema sensibile per Confindustria, quanto l’allarme occupazionale, caro al sindacato, hanno raggiunto livelli insopportabili per il Paese. (12 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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FOTOGRAFIA E STORIA – Ecco gli scatti di Robert Capa scomparsi per decenni: il mistero della valigia messicana / PHOTO: The story of the “Mexican Suitcase”

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Ecco gli scatti di Robert Capa scomparsi per decenni: il mistero della valigia messicana

“Sono stati pubblicati gli scatti che Capa consegnò ad un amico prima di lasciare l’Europa per scappare dal regime nazista”

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di Michele Tarantini, pubblicata il 11 Aprile 2013, alle 09:11
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La fotografia, ed in particolar modo il mondo del reportage, sono certamente legati al momento storico in cui sono stati realizzati; esistono casi in cui gli avvenimenti hanno influenzato non solamente il linguaggio fotografico ma anche le vicessitudini delle fotografie vere e proprie, come il caso di cui vi parliamo oggi. Sono infatti stati pubblicati alcuni scatti realizzati intorno agli anni ’30 da Robert Capa, ed andati –quasi- persi per circa cinquant’anni.

Robert Capa, un maestro non solo del reportage ma della fotografia in toto, realizzò infatti una serie di scatti nella Spagna di Franco devastata dalla guerra civile, immagini doppiamente preziose dato che la maggior parte della documentazione fotogiornalistica di quegli anni è concentrata principalmente su quanto stava accadendo nel centro Europa.

Robert Capa, prima di vedersi costretto ad abbandonare il vecchio continente per poter fuggire dal regime nazista, consegnò gli scatti realizzati in Spagna ad un suo amico, Imre Wiess, in modo tale da poterli salvare nel caso gli fosse capitato qualcosa.

Gli scatti furomo poi consegnati da Weiss a terzi e scomparirono per molto tempo. Diversi anni dopo la morte di Robert Capa, il fratello Cornell (fondatore del Centro di Fotografia di New York) è riuscito finalmete a venire in possesso dei negativi perduti. Maggiori informazioni riguardanti la rocambolesca storia di quello che viene chiamato “mexican suitcase” possono essere trovate a questo indirizzo

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fonte fotografidigitali.it

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The Mexican Suitcase trailer

The212BERLIN The212BERLIN

Caricato in data 04/ago/2011

If it were a children’s story, we might ask why they hid themselves for so long.
The Recovered Lost Photographs from the Spanish Civil War: Exile and Memory.

A documentary by Trisha Ziff

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The story of the “Mexican Suitcase”

In late December 2007, three small cardboard boxes arrived at the International Center of Photography from Mexico City after a long and mysterious journey. These tattered boxes—the so-called Mexican Suitcase—contained the legendary Spanish Civil War negatives of Robert Capa. Rumors had circulated for years of the survival of the negatives, which had disappeared from Capa’s Paris studio at the beginning of World War II. Cornell Capa, Robert’s brother and the founder of ICP, had diligently tracked down each tale and vigorously sought out the negatives, but to no avail. When, at last, the boxes were opened for the 89-year-old Cornell Capa, they revealed 126 rolls of film—not only by Robert Capa, but also by Gerda Taro and David Seymour (known as “Chim”), three of the major photographers of the Spanish Civil War. Together, these roles of film constitute an inestimable record of photographic innovation and war photography, but also of the great political struggle to determine the course of Spanish history and to turn back the expansion of global fascism.

Taro and Capa

We have determined that the film rolls in the Mexican Suitcase break down roughly into a third each by Chim, Capa, and Taro. Almost all of the film is from the Spanish Civil War, taken between May 1936 and spring 1939. There are two exceptions: two rolls of film by Fred Stein taken in Paris in late 1935, which include both the famous image of Gerda Taro at a typewriter and the picture of Taro and Capa at a café, and another two rolls from Capa’s trip to Belgium in May 1939. It is not immediately apparent why these four rolls were packed with the work from Spain.

The Suitcase does not contain a complete collection of any of Capa’s, Taro’s, or Chim’s Spanish Civil War coverage, but includes many of the important stories. From Capa, we see images of destroyed buildings in Madrid, the Battle of Teruel, the Battle of Rio Segre, and the mobilization for the defense of Barcelona in January 1939, as well as the mass exodus of people from Tarragona to Barcelona and the French border. There are several rolls of Capa’s coverage of the French internment camps for Spanish refugees in Argelès-sur-Mer and Barcarès taken in March 1939. We have found Chim’s famous image of the woman nursing a baby during a land reform meeting in Estremadura taken in May 1936, as well as his portraits of Dolores Ibárruri, known as La Pasionaria. There are many images of his coverage of the Basque country and the Battle in Oviedo. From Taro, we have dynamic images of the new People’s Army training in Valencia, the Navacerrada Pass on the Segovia front, and her last photographs taken while covering the Battle of Brunete, where she was killed on July 25, 1937.

Robert Capa

Jewish immigrants from Hungary, Germany, and Poland, the three photographers found a home in the culturally open Paris of the early 1930s. Friends and colleagues, they often traveled together in Spain. They published in the major European and American publications covering the war, regularly contributing to Regards, Ce Soir, and Vu, and then Life. Their combined work in Spain constitutes some of the most important visual documentation of the war. These negatives had been considered all but lost until 1995.

Exactly how the negatives reached Mexico City is not yet definitively known. In October 1939, as German forces were approaching Paris, Robert Capa sailed to New York to avoid capture by the Germans and internment as an enemy alien or Communist sympathizer.1 As far as we understand, Capa left all his negatives in his Paris studio at 37 rue Froidevaux, under the supervision of his darkroom manager and fellow photographer Imre “Csiki” Weiss (1911–2006). In a letter dated July 5, 1975, Weiss recalled, “In 1939, when the Germans approached Paris, I put all Bob’s negatives in a rucksack and bicycled it to Bordeaux to try to get it on a ship to Mexico. I met a Chilean in the street and asked him to take my film packages to his consulate for safekeeping. He agreed.”2 Csiki, also a Jewish Hungarian émigré, never made it out of French-controlled territory and was interned in Morocco until 1941, when he was released with the help of both Capa brothers and arrived in Mexico late that year.

Csiki’s 1975 letter may be the earliest known document of the story of the missing negatives. Neither John Morris, a picture editor who first met Capa in New York in 1939 and remained a close friend and colleague until Capa’s death, nor Inge Bondi, who joined the New York Magnum office in 1950 and worked there for twenty years, recalls Capa ever mentioning the missing negatives or expressing any remorse that many of his most famous images of the Spanish Civil War had disappeared.3

In 1979, on the occasion of the inclusion of Capa’s work in the Venice Biennale, Cornell published a call to the photographic community seeking any information on his brother’s lost negatives following the appearance of a text about Capa’s work by John Steinbeck in the French magazine Photo. “In 1940,” Capa wrote, “before the advance of the German army, my brother gave to one of his friends a suitcase full of documents and negatives. En route to Marseilles, he entrusted the suitcase to a former Spanish Civil War soldier, who was to hide it in the cellar of a Latin-American consulate. The story ends here. The suitcase has never been found despite the searches undertaken. Of course a miracle is possible. Anyone who has information regarding the suitcase should contact me and will be blessed in advance.”4 Unfortunately, no new information surfaced. There were discussions of a trip to Chile to seek out the “Latin-American consulate.” There was even a dig in the French countryside following reports that the negatives had been buried there.5 Nothing was found.

As for the suitcase, we now know that at some point it was turned over to General Francisco Aguilar González, the Mexican ambassador to the Vichy government in 1941–42. We do not know when or under what circumstances this happened. It is highly plausible that in the anxious, underground environment of the thousands of Jewish and foreign refugees seeking exit visas out of France in the south, Csiki sensed the danger of his situation and passed the negatives to someone who could either bring them to safety or immediately put them in hiding. Whether Aguilar was the knowing receiver of the negatives or whether he ever had any idea of their significance (or even that he possessed them) is not yet clear. It is perhaps because the value of the negatives was understood that they survived, yet it is also possible that they survived because it was not known what they were and they quietly escaped attention. Aguilar later returned to Mexico City, the negatives presumably packed among his belongings. He died in 1971. The whereabouts of the negatives were never known during Capa’s lifetime.

Robert Capa notebook

In the ensuing years, there have been three other stories of major troves of Capa/Taro/Chim work being found in unexpected locations. In 1970, Carlos Serrano, a Spanish researcher in the Archives nationales in Paris, uncovered eight notebooks of contact prints of negatives made in Spain by Capa, Taro, and Chim. The small notebooks, about 8 x 10 inches, contain some 2,500 tiny images from 1936–39 pasted onto the pages, which functioned basically as contact sheets. These notebooks were produced to show the full coverage of stories to potential editors and to keep track of which images were used by the publications. Some of the images are annotated with consecutive numbers, others with publication information and other markings; some are identified by photographer and some are not. In total, these notebooks are the most personal and comprehensive artifacts of the work by these three photographers. In Capa’s possessions was a similar notebook with images from August 1936 by Capa and Taro. This is now in the collection of the International Center of Photography. The eight other notebooks remain in the Archives nationales in Paris.

The history of the notebooks is also interesting. The record numbers of the notebooks indicate that they are partof a collection from the French Ministry of the Interior and Security of the State, which were entered into the Archives in 1952 without any indication of when or why the material was collected.6 The record numbers of the notebooks fall between the personal papers of Gustav Rengler, arrested by the French police in September 1939, and a folder from the Agence Espagne, the Communist agency in France that distributed news and photographs about the Spanish Civil War, which may have been raided during the same period.7 Richard Whelan, Capa’s biographer, has suggested that since the notebooks were used as a tool to sell pictures, it is possible they had been borrowed by the agency and never returned.

Additional Capa material was found in Paris in 1978. Bernard Matussiere, who lives in Capa’s old studio at 37 rue Froidevaux, discovered 97 negatives, 27 vintage prints, and one contact notebook from China in the attic.8 Matussiere had inherited the apartment from photographer Émile Muller, for whom he had worked as an assistant for eighteen years. Muller not only knew Capa, but was also left in charge of the contents of Capa’s apartment when both Capa and Weiss left Paris in 1939.9 The images found in the messy attic were of Capa’s coverage of the Front Populaire in Paris, the Spanish Civil War, and the Sino-Japanese War. Matussiere made his find public in an article in Photo in June 1983. Following publication, Matussiere turned over the negatives to Cornell Capa.10 The negatives and notebooks are now in the collection at ICP.

In 1979, about 97 photographs of the Spanish Civil War were found in the Swedish Ministry of Foreign Affairs. This collection of prints was part of a case of documents and letters belonging to Juan Negrín, prime minster of Spain’s Second Republic, who lived in exile in France after the civil war until his death in 1956. According to Lennart Petri, the Swedish ambassador to Spain, a small suitcase containing the documents was delivered—we do not know by whom or in what circumstances—to the Legation of Sweden in Vichy. At the end of World War II, this case was sent to the Archives of the Swedish Ministry of Foreign Affairs.11 The documents and letters mostly date from the last months of the war, especially January 1939, and were organized into three sections: documents pertaining to the Ministry of National Defense, documents from other ministries, and general correspondence arranged alphabetically. It is not clear why Negrín had the prints, although there is speculation that Capa actually gave him the prints in 1938 or 1939, possibly for distribution or for an eventual publication or exhibition.12 The images are from August 1936 through January 1938 and are by Capa, Taro, Chim, and the unexpected fourth member of this group of photographers, Fred Stein. The images span the war: Capa’s coverage of the bombing of Madrid in late 1936 and the Battle of Teruel in the winter of 1937, Taro’s of Segovia and Madrid in 1937, and Chim’s photographs of the Basque country. (Included in the group is one of two known vintage prints of The Falling Soldier.) The documents now reside in the Archives of the Spanish Civil War in Salamanca.

Nicholas Silberfaden

The negatives contained in the so called Mexican Suitcase were discovered among General Aguilar’s effects by the Mexican filmmaker Benjamin Tarver, which he inherited after the death of his aunt who was a friend of the General. After seeing an exhibition of Spanish Civil War work by Dutch photojournalist Carel Blazer in Mexico City, Tarver contacted Queens College professor Jerald R. Green in February 1995 seeking advice on how to catalogue the material and make it accessible to the public. “Naturally it would seem prudent to have this material…become an archive available to students and researchers of the Spanish Civil War,” Tarver wrote.13 Green, a friend of Cornell Capa, contacted Cornell and told him of this letter.

Cornell Capa subsequently made numerous attempts to contact Tarver and obtain possession of the film, but, oddly enough, Tarver proved elusive and disinterested. In the fall of 2003, in preparation for the 2007 exhibitions at ICP on the work of Capa and Taro, the late Capa biographer Richard Whelan and chief curator Brian Wallis launched a new effort to return the negatives to Cornell Capa. In early 2007, Wallis enlisted the aid of independent curator and filmmaker Trisha Ziff, based in Mexico City. Ziff first met Tarver in May 2007,14 and over the next several months helped to persuade him that the negatives belonged at ICP with the rest of the Capa and Taro Archives and a large Chim collection. No money was exchanged. On December 19, Ziff arrived at ICP with the Mexican Suitcase. The missing negatives had finally come home.

Cynthia Young
Assistant Curator, The Robert Capa and Cornell Capa Archive
2008

Photo © Nicolas Silberfaden

ICP is also grateful to the help of Alene Davidoff, Karl Katz, and Ben Shneiderman for their help in recovering the Suitcase.

1. His application for accreditation as a photographer to the French Ministry of Foreign Affairs had been denied, as his associations with Communist publications was suspect. By September 1939, 15,000 foreigners living in France had been deported to concentration camps in the south. Among the well-known artists in Mille interned in 1939 were Hans Bellmer, Max Ernst, and Wols.

2. Letter from Csiki Weiss to Cornell Capa, July 5, 1975, Cornell Capa Archives, International Center of Photography, New York. This letter was written in response to the controversy spurred by the publication of Phillip Knightley’s The First Casualty: From the Crimea to Vietnam: The War Correspondent as Hero, Propagandist, and Myth Maker (New York: Harcourt Brace Jovanovich, 1975), where he suggests that Capa’s Falling Soldier was staged. In the letter, Weiss attests to the fact that Capa shot the negative and certifies its authenticity.

3. Emails and discussions with the author April–May 2008.

4. Photo, no. 143 (August 1979).

5. Email from Jean-Jacques Naudet, editor of Photo, February 28, 2008.

6. Carlos Serrano, Robert Capa: Cuadernos de Guerra en España (1936–1939) (Valencia: Sala Parpallo, 1987), p. 26.

7. Michel Lefebvre, “L’héritier de Robert Capa réclame 4,500 photos à la France,” Le Monde, November 8, 2005.

8. Photo, no. 189 (June 1983).

9. Michel Lefebvre, “Les tribulations de la ‘valise mexicaine’ de Robert Capa,” Le Monde 2, February 9–15, 2008, pp. 24–26.

10. David Markus, “The Capa Cache,” American Photo (October 1983), pp. 90–95.

11. Fotografías de Robert Capa sobre la Guerra Civil española (Madrid: Ediciones el Viso, 1990), p. 11, and Isabel Soto, “A Photographic Legacy from Spain’s Civil War,” New York Times, December 26, 1990.

12. Richard Whelan, This Is War! Robert Capa at Work (New York: International Center of Photography, 2007), p. 87, note 15. Capa photographed Negrín delivering a speech at the farewell ceremony to the International Brigades on October 25, 1938.

13. Letter from Tarver to Green, ICP Archives.

14. See Trisha Ziff’s account of her involvement at www.zonezero.com/magazine/fs_essays.html.

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fonte museum.icp.org

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