Confindustria chiede un “patto in fabbrica”: insieme ai sindacati per salvare il Paese

Confindustria chiede un “patto in fabbrica”: insieme ai sindacati per salvare il Paese

Un minuto di silenzio al convegno della Piccola Industria: “Un silenzio di denuncia”, di fronte alla “forte emergenza economica”, alle imprese “che hanno chiuso i battenti”, a “quanti non ce l’hanno fatta” e a chi “continua a resistere”, dice il presidente Vincenzo Boccia. E la proposta di asse con i sindacati si fa concreta

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APPROFONDIMENTI

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MILANOUn minuto di silenzio di fronte alla “forte emergenza economica” e in nome di quelle imprese che hanno dovuto chiudere di fronte all’incedere della crisi economica. E un ponte gettato alle parti sociali, una mano tesa per serrare idealmente le fila in fabbrica: operai e “padronato” al fianco per superare la crisi, mentre la politica resta impantanata nell’impasse. Assume toni più elevati la dialettica tra sindacato e industriali, dopo qualche giorno di abboccamenti. A rilanciare la sfida, intesa in senso positivo, è stato Vincenzo Boccia, il presidente di Piccola Industria all’interno dell’organizzazione degli imprenditori, che non è nuovo ad accuse all’immobilismo della politica.

“Nel momento più difficile della storia della nostra Repubblica abbiamo il dovere e la responsabilità, a partire dalle parti sociali, di stringere un patto dei produttori”, ha detto in un convegno a Torino. “Un patto – ha proseguito – tra tutti gli attori della fabbrica con il quale ci si impegna per ricostruire il Paese e contribuire alla nascita di una nuova rivoluzione industriale. Un patto che deve basare le sue fondamenta sulla corresponsabilità di tutti per la convergenza e la competitività, per essere un Paese che vive di confronto e non muore di conflitto”. Dopo aver annunciato il gesto forte di protesta e denuncia, quel minuto di silenzio contro lo “stallo irresponsabile” che blocca il governo, arriva così la proposta da prendere o lasciare.

Una mossa che effettivamente pare preparata dagli ultimi interventi dei massimi esponenti, tanto del sindacato quanto degli imprenditori. Proprio nella mattinata di oggi, su varie testate, sono apparsi gli inviti di Giorgio Squinzi e Susanna Camusso a deporre le armi. “E’ finito il tempo degli scontri”, ha detto il leader degli industriali chiedendo al sindacato di “remare nella stessa direzione”. “Posizioni comuni per affrontare le emergenze”, l’auspicio del segretario della Cgil. Parole che Camusso ha rafforzato anche in un’uscita di stamane, quando ha detto che “c’è bisogno di parlarsi per mettere insieme alcune richieste comuni sulle priorità e sulle urgenze”. Temi che lei stessa dirà “domani a Torino (dove si tiene il convegno confindustriale, ndr) ed è ciò che ho sentito dire anche dal presidente della Confindustria“.

Non solo Squinzi e Camusso hanno avviato il dialogo. Il primo a sollevare il tema del “Patto della fabbrica” era stato Raffaele Bonanni, pochi giorni fa: “Spero si possa dare una sveglia al Paese attraverso un’alleanza vera e propria tra noi e gli imprenditori” ha detto il segretario della Cisl, aggiungendo poi: “Le aziende sono in difficoltà, le tasse su lavoratori e imprese sono eccessive, la crisi politica è senza fine, la situazione è irrespirabile”. D’altra parte, i dati sono chiari: tanto il crollo della produzione industriale, tema sensibile per Confindustria, quanto l’allarme occupazionale, caro al sindacato, hanno raggiunto livelli insopportabili per il Paese. (12 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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