Pd, volano gli stracci. Renzi: “Dico quello che pensano milioni di italiani”

Matteo RenziMatteo Renzi

Quirinale, Marini e Finocchiaro contro il sindaco di Firenze

Pd, volano gli stracci. Renzi: “Dico quello che pensano milioni di italiani”

L’appuntamento di giovedì per l’elezione del capo dello Stato porta in superficie, ancora una volta, le crepe nel Pd. L’ultima scossa, fragorosa, è quella data da Renzi, Finocchiaro e Marini

.

Roma, 15-04-2013

“Avverto molta amarezza. E personalmente mi sembra ingiusto essere attaccato così solo per aver detto quello che penso io e che pensano milioni di italiani”. E’ la riflessione serale affidata alla sua enews del sindaco di Firenze Matteo Renzi, al centro ancora una volta di feroci polemiche con altre figure di spicco del Pd a pochi giorni, ormai, dal via alle operazioni di voto per il Quiirnale.

Miserabile e indecente

“Al repertorio di ieri (“arrogante, qualunquista, indecente”) devo sommare – scrive Renzi – oggi la sobria espressione “miserabile” che mi ha rivolto la senatrice Anna Finocchiaro. Sono miserabile perch ho detto che a mio giudizio la Finocchiaro non è un candidato all’altezza del Quirinale. Così come ero indecente agli occhi di Pierluigi Bersani per aver invitato la politica e i politici a fare presto. A non perdere più tempo. Avverto molta amarezza”.

“Ma nella libertà e nel rispetto continuo a dire a viso aperto le mie idee e le mie proposte. Se qualcuno vuole parlare la lingua dell’insulto, si accomodi. Io non raccolgo. Finch mi sarà possibile continuerò a dare il mio contributo perché
l’Italia torni a competere e a sperare. E mi impegnerò perché il Pd diventi un partito vincente”.

Lacerazioni
“Le lotte intestine al Pd, preludio ad un’inevitabile spaccatura quando Renzi proporrà una sua candidatura, paralizzano ogni decisione in un tempo che si fa di giorno in giorno più drammatico. In questo quadro, Bersani non può essere più l’interlocutore di nessuno e l’epilogo più probabile è la formazione di un governo del nuovo Presidente della Repubblica, prima di nuove elezioni”. Sandro Bondi, PdL, corre un po’ troppo. Ma che l’approssimarsi dell’appuntamento di giovedì per l’elezione del capo dello Stato chiami in causa, ancora una volta, le crepe aperte nel Pd dalla segreteria Bersani negli ultimi 2 mesi, pare un dato di fatto. L’ultima scossa, fragorosa, è quella data da Renzi, Finocchiaro e Marini.

Marini: da Renzi parole gravi e offensive
“Non posso lasciar passare in silenzio parole tanto gravi e offensive – dice l’ex presidente del Senato Franco Marini replicando a Renzi – Premetto che io non mi sono candidato a nulla. Nella mia lunga vita sindacale e politica non ho mai utilizzato l’appartenenza religiosa per chiedere o ottenere incarichi di qualunque natura”.

“Nella mia vita pubblica ho ricevuto critiche e contestazioni. Come tutti – scrive Marini – è normale e logico che sia così. Sono le regole del gioco democratico. Renzi però usa un altro registro. Insinua che starei strumentalizzando e consentendo che venga strumentalizzato il mio essere cattolico a fini politici”. Renzi in una lettera a Repubblica aveva sostenuto che è “gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione e rappresentante del Paese”.

Attacco miserabile
“Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificata Matteo Renzi sia davvero miserabile”, replica durissima, da parte sua, Anna Finocchiaro dopo le parole pronunciate ieri sera, nel corso di un’intervista al Tg5, dal sindaco di Firenze. In merito ad una possibile candidatura della senatrice del Pd al Quirinale, Renzi aveva infatti seccamente escluso la possibilità, ricordando della Finocchiaro “la splendida spesa all’Ikea con il carrello umano” e sottolineando che per il Colle “servono personaggi anti casta”.

Non sarà mai uno statista
“Ho sempre servito le istituzioni in cui ho lavorato con dignità e onore, e con tutto l’impegno di cui ero capace, non metterei mai in difficoltà il mio Paese, né il mio partito”, ha replicato oggi la Finocchiaro. A proposito dell’attacco di Renzi, ha specificato di trovare “inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito. Chi si comporta in questo modo – ha aggiunto – potrà anche vincere le elezioni ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e uomo di Stato”.

Pd nella bufera
Lo scontro Renzi-Finocchiaro-Marini è solo l’ultimo di una interminabile serie di botta e risposta che in questi giorni caratterizzano il dibattito interno al Partito democratico.
“Mi piacerebbe che Bersani facesse di più il segretario del Pd e meno il candidato premier”, dice Angelo Rughetti, deputato del Pd, in un post sull’Huffington intitolato ‘Lo spettro della scissione del Pd come una clava politica contro Renzi e contro chi dissente dal verbo bersaniano’ “.

Governo del Pd e Governo del Paese
“Il problema – scrive Rughetti – è sempre lo stesso: il Pd ha una composizione (organi e gruppo parlamentare) che non rispecchi il risultato delle primarie. Siamo rimasti al congresso Bersani-Franceschini e di conseguenza una fetta dell’elettorato e del Paese è fuori dai giochi. Sono sempre i soliti noti, tanto potere e pochi voti, a trattare in nome e per conto di un partito che è cambiato tantissimo da allora”. “Tutti sanno – aggiunge – che il governo di minoranza se non è concordato con una parte del Parlamento ‘non piddino’ non esiste e non serve”. “Non serve al Paese – osserva Rughetti – perché se alla sua nascita manca di un consenso chiaro e certo, e’ privo di un elemento di solidità che non gli consente di prendere le decisioni necessarie per uscire dall’emergenza in cui siamo, economica, sociale ed istituzionale. Un governo che non sa o non puo’ governare non è utile e non va messo in pista.”

Tenaglia
L’ultimo incontro fra Massimo D’Alema e Matteo Renzi, a Firenze, avrebbe portato a un insolito avvicinamento fra il primo e il secondo, convinti che la strategia Bersani sia rischiosa per il Pd. La via d’uscita potrebbe essere Romano Prodi al Quirinale, soprattutto dopo l’aperto ‘veto’ di Silvio Berlusconi a Bari. Se Prodi sale al Colle, le chances di Bersani di entrare a Palazzo Chigi con il sì del PdL crollano.
Anche se, fanno notare alcuni, proprio Prodi potrebbe raccogliere qui consensi 5 Stelle a lungo inseguiti da Bersani. Anzi, il Professore è entrato fra i candidati più votati on line dai grillini. A quel punto Bersani potrebbe ottenere da Prodi l’incarico di formare un Governo, incarico libero però dai vincoli posti da Napolitano: il segretario andrebbe in Parlamento a cheidere una fiducia sulla carta ‘da trovare’ nei numeri, poggiando sulle simpatie grilline e incrociando le dita sulla tenuta interna al Pd.

.

fonte rainews24.it

PRINT – EMAIL – PDF

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: