Archivio | aprile 16, 2013

Caso Stamina, duro attacco di Nature «Malati usati come cavie di laboratorio»

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La questione delle cure con cellule staminali

Caso Stamina, duro attacco di Nature
«Malati usati come cavie di laboratorio»

La rivista scientifica contro il governo: «Il Parlamento ascolti gli scienziati prima di votare il decreto Balduzzi»

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MILANO – No a malati usati come cavie e il Parlamento ascolti la voce degli scienziati prima di votare il decreto Balduzzi sulle terapie a base di cellule staminali. È l’appello lanciato dalla rivista scientifica Nature, che denuncia lo «choc» degli scienziati di tutto il mondo sulla vicenda delle cure con staminali del metodo Stamina.

EDITORIALI – «Molti scienziati in tutto il mondo sono scioccati da quello che sta succedendo a Roma, e giustamente» si legge in un passaggio dell’editoriale anticipato online dal titolo «Smoke and mirrors» (fumo e specchi), dopo le decisioni del Ministero della Salute di autorizzare le cure con staminali per le famiglie che ne hanno fatto richiesta e un meeting sulle staminali adulte che si è svolto al Vaticano. «È sbagliato sfruttare la disperazione di disabili e malati terminali e alimentare false speranze di rapide guarigioni. Ed è sbagliato – incalza Nature – cercare di usare questi pazienti come animali da laboratorio, bypassando le agenzie regolatorie, come il Parlamento italiano sembra voler fare».

«DEREGULATION» – Si tratta del secondo intervento della rivista internazionale sulla vicenda Stamina. «Trattamenti non regolamentati, come quelli offerti su base compassionevole dalla Stamina Foundation di Brescia – si legge – sono preoccupanti». Dopo il via libera del Senato al Dl, dunque, «la seconda Camera del Parlamento italiano deve ascoltare il monito indipendente degli esperti prima di votare per una “deregulation” delle terapie con staminali». Nell’editoriale si ricorda come i parlamentari del Senato, «il 10 aprile, hanno modificato un decreto già controverso con una clausola che svincolerebbe le terapie a base di staminali da ogni supervisione regolatoria, riclassificandole come un trapianto di tessuti», invece che come somministrazione di trattamenti paragonabili a medicinali. «Se la seconda Camera del Parlamento approva questo emendamento, l’Italia entrerà in disaccordo con le regole dell’Unione europea e della Food and Drug Administration americana, che definiscono le cellule staminali modificate al di fuori dal corpo come farmaci».

SENZA VERGOGNA – Un nuovo, durissimo attacco, che non risparmia appunto il Vaticano, dove si è tenuto il secondo meeting internazionale sulle staminali adulte. «Coloro che hanno acceso il fuoco del dibattito sostengono che stanno promuovendo il trasferimento della ricerca sulle staminali nella pratica clinica, così che malattie oggi incurabili possano essere trattate. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità», tuona Nature definendo il convegno «una performance senza vergogna». «Bambini malati – si legge – sono stati fatti sfilare per la televisione, condividendo il palco con aziende e scienziati che cercavano in tutti i modi di caldeggiare un passaggio accelerato alla pratica clinica delle loro terapie». Nel frattempo, «a pochi chilometri di distanza, al Senato italiano, i parlamentari erodevano ulteriormente la tutela per i pazienti fragili “bersaglio” delle compagnie attive nel campo delle staminali».

Redazione Salute Online

16 aprile 2013 | 17:55

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fonte corriere.it

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ASSURDITA’ ITALIANE – Dalla Costituzione alla prostituzione: il piano dei Saggi per il patrimonio

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Dalla Costituzione alla prostituzione: il piano dei Saggi per il patrimonio

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di | 16 aprile 2013

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Tra le perle contenute nell’agenda economica prodotta dal collegio di cervelli nominati da Napolitano c’è anche questa ideona: «Allo scopo di moltiplicare i luoghi in cui rendere accessibile il patrimonio culturale disponibile, si potrebbero sperimentare forme di prestito oneroso ai privati … di parte delle opere attualmente chiuse nei magazzini, così da finanziare con il ricavato attività e gestione dei musei esistenti».

Non è una novità: la stessa proposta era contenuta in un disegno di legge presentato il 22 giugno 2010 da un certo Domenico Scilipoti. In compenso è una genialata perfettamente bipartisan, visto che era contenuta anche nel programma di Laura Puppato per le Primarie poi vinte da Bersani: «Altra proposta dissacrante è l’utilizzazione intelligente delle opere d’arte e dei reperti archeologici custoditi nei magazzini dei musei e che non vengono esposti per mancanza di spazio. Si potrebbe affidarli a fronte di adeguato compenso, in locazione ad organizzazioni private che ne curerebbero l’esibizione al pubblico, oppure con apposita convenzione affidarli a enti, istituzioni, fonti termali e alberghi affinché ne curino l’esposizione».

Chi avanza proposte del genere dimostra di non avere neanche la più pallida idea di che cosa sia il nostro patrimonio. Che non ha bisogno di «moltiplicare i luoghi» di fruizione (che andrebbero semmai razionalizzati, e forse diminuiti), perché è già iper capillarmente diffuso sul territorio. Sviati dal modello americano, la nostra percezione è invece museo-centrica: pensiamo di salvare il patrimonio trasformando i grandi musei in fondazioni, e ci preoccupiamo per le opere conservate nei depositi. Ma la percentuale di arte musealizzata è minima, ed è quella più al sicuro. E non c’è nulla di scandaloso nel fatto che i musei abbiano depositi: che non sono magazzini, e tantomeno scantinati umidi, o soffitte polverose, ma sono polmoni attraverso cui il percorso espositivo del museo ‘respira’.

Ma andiamo al cuore del problema: è sensato mettere a reddito il patrimonio, per esempio noleggiando le opere d’arte pubbliche ai privati? Io credo di no.

Nel 1948 la Costituzione ha spaccato in due la storia dell’arte italiana, assegnando al patrimonio storico e artistico della Nazione una missione nuova al servizio del nuovo sovrano, il popolo. La storia dell’arte è in grande parte la storia dell’autorappresentazione delle classe dominanti, e per un lungo tratto i suoi monumenti sono stati costruiti con denaro sottratto all’interesse comune. Ma la Costituzione ha redento questa storia: le ha dato un senso di lettura radicalmente nuovo. Il patrimonio artistico è divenuto un luogo dei diritti della persona, una leva di costruzione dell’eguaglianza, un mezzo per includere coloro che erano sempre stati sottomessi ed espropriati.

Ma se noi torniamo a rimettere quel patrimonio nelle mani dei ricchi, se lo privatizziamo, se lo riduciamo ad un’attrezzeria scenica da noleggiare a pagamento, ebbene prendiamo il progetto della Costituzione e lo buttiamo nel cesso. Del resto lo facciamo già: in questi giorni le piazze e i monumenti di Firenze sono, per esempio, privatizzati da un miliardario indiano che ha noleggiato (per un tozzo di pane) mezza città come una location di stralusso in cui organizzare il proprio matrimonio. E il Comune è felicissimo: è l’occasione perfetta per una città il cui unico progetto sul futuro è lo sciacallaggio del passato. Il modello è la Venezia di Cacciari & c., insomma: la conversione della città in un luna park a gettone.

Allora cosa fare, dove trovare i soldi? Partiamo dai numeri. L’Italia spende in cultura l’1,1% del Pil, la metà della media europea (2,2%). Per l’anno in corso saranno tolti altri sessanta milioni alla tutela e alla valorizzazione dei beni storici e artistici, che già cadono a pezzi. L’intero bilancio del Ministero per i Beni culturali (già dimezzato da Bondi e Berlusconi) sarà ulteriormente tagliato, arrivando a un miliardo e 589 milioni di euro. Il patrimonio recentemente sequestrato ad un singolo imprenditore dell’eolico accusato (tra l’altro) di aver devastato il paesaggio italiano è pari a un miliardo e 300 milioni: cioè, noi difendiamo il paesaggio e il patrimonio di tutti con gli stessi soldi messi in campo da uno solo tra le sue migliaia di nemici!

Dove trovarli, dunque, questi soldi? L’Italia ha l’evasione fiscale più grande del mondo: peggio di noi solo la Turchia e il Messico. Con il 2,5 % dell’evasione annuale italiana (che ammonta a 150 miliardi di euro) il patrimonio si potrebbe mantenere sontuosamente: senza regalarlo a speculatori privati, senza ricorrere alla beneficenza, senza ridurci ad avidi usufruttuari del passato.

Ma è molto più facile trattare le opere d’arte come orsi ballerini che si aggirano nei cocktail col piattino delle offerte tra le zampe: e non importa se questo significa umiliarle fino a privarle di quei poteri di umanizzazione, liberazione morale ed educazione intellettuale che le rendono presenze uniche ed insostituibili nella nostra vita spirituale.

Un suggerimento per i saggi del Quirinale: ora che il presidente Napolitano va in pensione, perché non noleggiarlo a pagamento per impreziosire le serate dei vip e ripianare i conti dello Stato?

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Mafia, “aziende legate a Messina Denaro negli appalti di Imperia”

Buffo, sono anni che si ‘mormora’ che il superlatitante Messina Denaro risieda stabilmente in quel di San Remo, patria di uccelli canterini che, però, ‘cantano’ solo quando fa comodo…

mauro

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Identikit di Matteo Messina Denaro -fonte immagine

Mafia, “aziende legate a Messina Denaro negli appalti di Imperia”

Misure cautelari per quattro imprenditori residenti nella città ligure. La Procura li considera legati all’ultimo grande latitante di Cosa nostra. Secondo l’accusa, avevano creato un sistema per aggiudicarsi le gare pubbliche con maxi ribassi. Nel mirino anche l’acquedotto di Pieve di Teco

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di | 16 aprile 2013

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Un filo che univa la Liguria alla Sicilia. Da una parte, a Imperia, un gruppo di imprenditori e professionisti con il pallino degli appalti pilotati, questo secondo almeno le indagini condotte dalla Procura della città ligure. Dall’altra parte, ad Agrigento, altri imprenditori che si prestavano a favorire i loro “colleghi” fornendo loro preventivi per forniture che dovevano servire a giustificare maxi ribassi d’asta. Solo che gli imprenditori agrigentini finiti nel mirino della Guardia di Finanza ligure sarebbero in odor di mafia: i loro nomi comparirebbero in indagini siciliane relative al super boss latitante Matteo Messina Denaro.

Potrebbero dunque esserci interessi mafiosi dietro il tentativo di mettere le mani sulla gestione di un acquedotto, quello di Pieve di Teco. Un “affare” però non andato in porto perché l’impresa aggiudicataria si è vista negare dall’amministrazione l’assegnazione della gara. Qualche giorno dopo ignoti hanno bruciato il portone del Municipio, danneggiamento che oggi viene contestato agli indagati. Il pm della Procura di Imperia Maria Di Lazzato ha chiesto e ottenuto dal gip Massimiliano Botti una misura cautelare per quattro persone: Giuseppe Piazza, imprenditore, ritenuto la “mente” del clan, di 51 anni, per il quale è stato disposto il divieto di esercitare la professione di geometra e di ricoprire incarichi direttivi; obbligo di firma, invece, per Luca RiccaAlessandro Lauricella, e obbligo di dimora per Salvatore Crispino, accusati di turbativa d’asta e bancarotta fraudolenta. Tutti imprenditori e tutti residententi a Imperia.

Il gruppo costituiva società, svuotandole però puntualmente, e con le stesse, approfittando della “verginità imprenditoriale”, ottenevano i certificati antimafia e partecipavano a gare di appalto, che in qualche caso sarebbero riusciti a ottenere con vertiginosi ribassi, anche del 40 per cento. I loro guadagni accertati superano il milione di euro. Quando le commissioni di gara contestavano le cosidette anomalie, l’impresa concorrente si giustificava producendo preventivi di comodo, per giustificare così l’offerta presentata, preventivi che giungevano dall’agrigentino, teatro oggi di diverse perquisizioni della Finanza.

Le imprese sarebbero state controllate da Alessandro Lauricella, originario dell’agrigentino. Una inchiesta alla quale un apporto sarebbe giunto dal collaboratore di giustizia Giovanni Ingrasciotta, lo stesso che ha deposto nell’ambito dell’istruttoria contro il parlamentare trapanese Antonio D’Alì e dei contatti tra questi e il latitante Messina Denaro. Un’inchiesta che è partita dal fallimento della “Generali Costruzioni”, che ha lasciato dietro di se ad Imperia un buco da 7 milioni di euro.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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RITORNA IL METODO ‘CIA’ – Venezuela, sette morti negli scontri in piazza dopo le elezioni contestate. Proteste contro Maduro

Clashes in Venezuela after Maduro’s contested victory

Euronews Euronews

Pubblicato in data 16/apr/2013

After the tightest of presidential election outcomes hundreds of protesters have clashed with police in the Venezuelan capital.

Violence erupted after the losing candidate Henrique Capriles called for a recount.

Capriles lost Sunday’s poll to replace the late Hugo Chavez by less than two per cent and after claiming to have evidence of numerous voting irregularities he has refused to acknowledge Nicolas Maduro as the victor.

“If you’re going to rush like a coward to claim victory,” said Capriles of Maduro, ” you are an illegitimate president. And Venezuela and the world will denounce you.”

For his part Maduro who was hand picked by Chavez to continue his so-called socialist revolution has condemned Capriles and what he called his divisive stance.

President-elect Nicolas Maduro lashed out at his rival saying:
“It wasn’t an election campaign, it was a war, and they fed hatred to a large part of the sector that voted for them, who are now ready to kill.”

But despite his win being speedily confirmed by Venezuela’s electoral council the slim victory raises the possibility that the oil rich country could be in for a period of political instability.

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Venezuela, sette morti negli scontri in piazza dopo le elezioni contestate. Proteste contro Maduro

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CARACAS – Sono sette le persone morte durante la notte scorsa a causa delle violenze scatenate dalla protesta dell’opposizione venezuelana dopo le elezioni presidenziali di domenica scorsa, ha informato oggi Luisa Ortega Diaz, responsabile della Procura Generale del paese, in una conferenza stampa trasmessa in diretta dalla televisione pubblica.

Le vittime sarebbero state provocate dagli scontri tra sostenitori del leader dell’opposizione Capriles e l’erede di Hugo Chavez, Maduro, vincitore per un soffio delle elezioni di domenica.

La tensione è ormai alle stelle in Venezuela, spaccato in due dopo le elezioni di ieri. Nicolas Maduro è stato proclamato presidente a dispetto delle contestazione e delle richieste di riconteggio dei voti del suo rivale, Henrique Capriles,che lo definisce capo dello Stato «illegittimo». E a Caracas sono subito scattati i primi ‘cacerolazos’ di protesta, animati dai simpatizzanti di Capriles, scesi in piazza al grido di «frode-frode» e accolti dai lacrimogeni della polizia. Il presidente eletto Maduro ha fatto appello alla mobilitazione «in tutto il paese» contro le proteste lanciate dai sostenitori dell’opposizione. «Continuo a fare appello alla pace: faccio appello al popolo a combattere nella pace», ha dichiarato Maduro nel corso di una conferenza stampa al palazzo presidenziale, chiedendo «manifestazioni attraverso tutto il paese» oggi e domani.

Capriles aveva invitato i venezuelani a partecipare a questa e ad altre iniziative di piazza se Maduro non avesse rinunciato proclamarsi presidente in fretta e furia, sulla base del risicato (e contestatissimo) successo elettorale accordatogli dai dati ufficiali. L’erede di Hugo Chavez non ha tuttavia accolto la richiesta e ha invece incassato la proclamazione con rapida cerimonia presso la sede del Consiglio nazionale elettorale (Cne). La responsabile del Cne, Tibasay Lucena, ha pronunciato nell’occasione un duro discorso nel quale ha contestato Capriles, accusato dai chavisti di tramare «un golpe» e definendo inoltre «una ingerenza» la presa di posizione degli Usa, che nel pomeriggio avevano sostenuto la richiesta di una verifica indipendente delle schede.

Maduro. Nel suo intervento dopo la proclamazione, lo stesso Maduro ha accantonato gli inviti alla pacificazione e ha attaccato a muso duro Capriles, che – a suo dire – porterebbe avanti «un progetto borghese di natura imperialista». Nel corso della giornata c’è stato un crescendo di dichiarazioni, dalle quali è risultato evidente che le due parti sono ormai in rotta di collisione: il chavismo puntava a chiudere il capitolo elezioni e a convalidare la contestata vittoria sul filo di lana, accreditata dai dati ufficiali a Maduro. L’opposizione denunciava invece l’annuncio della proclamazione formale immediata come un atto «vigliacco».Fin dalle prime ore della mattina, l’emittente statale VTV ha tambureggiato sulla proclamazione di «Maduro presidente presidente» in giornata, invitando i simpatizzanti chavisti a partecipare a una cerimonia nella ‘Plaza Caracas’. Capriles da parte sua ha detto di non riconoscere la vittoria «fino a che non sarà verificato il 100% dei voti».

Il ministro degli Esteri venezuelano, Elias Jaua, ha accusato oggi il leader dell’opposizione Henrique Capriles di istigare le violenze scoppiate dalla notte scorsa, dopo la contestata vittoria elettorale del delfino di Hugo Chavez, Nicolas Maduro, e la sua proclamazione-lampo a presidente. Jaua ha liquidato le proteste degli oppositori come «tipiche del fascismo», mentre il potere imputa in queste ore agli anti-chavisti la presunta uccisione di quattro persone in varie parti del Paese. In un incontro con il personale diplomatico accreditato a Caracas, Jaua ha detto che «da ieri l’opposizione venezuelana ha cessato di essere una opposizione democratica», e ha additato Capriles: «Lo consideriamo responsabile di atti di violenza che possano avvenire oggi» durante le proteste convocate davanti alle sedi del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne). Durante l’incontro, trasmesso in diretta dalla televisione pubblica, il capo della diplomazia venezuelana ha mostrato un video di 7 minuti con immagini di presunti attacchi subiti nella notte da sedi del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv, il partito del potere), del Cne e di alcuni Centri di Diagnosi Integrale (Cdi), ambulatori medici nei quali lavorano i medici cubani inviati nel Paese dal regime amico di Raul Castro.

Il voto. Maduro risulta essersi in effetti imposto per una incollatura, molto meno di quanto previsto dai sondaggi: con il 50,7% dei voti (circa 7,5 milioni) a fronte del 49.1% del rivale, il quale ha ottenuto quasi 7,3 milioni di voti. Un bel balzo rispetto ai risultati ottenuti nelle elezioni del 7 ottobre, quando Hugo Chavez – ucciso da un cancro lo scorso 5 marzo dopo l’ennesima operazione a Cuba – distanziò lo sfidante. Di fatto, con Maduro alla guida, il Partito socialista unito del Venezuela ha perso per strada, dati ufficiali alla mano, almeno 600 mila voti. A conferma – sottolineano diversi analisti – che Chavez appare un leader insostituibile per il fronte “bolivariano”. «Una verifica dei risultati elettorali in Venezuela sarebbe un passo necessario e importante», ha sottolineato intanto nel pomeriggio, e senza giri di parole, il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. Mentre analogo (e ugualmente inascoltato da Maduro) è stato il messaggio venuto dall’organizzazione degli Stati americani (Osa): a nome della quale il segretario generale dell’organismo, Josè Miguel Insulza, ha messo invano a disposizione di Caracas una «squadra di esperti elettorali internazionali, dotati di prestigio e ampia esperienza».

Martedì 16 Aprile 2013 – 11:03
Ultimo aggiornamento: 19:40
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Quirinale, Gabanelli, imbarazzata e commossa: “Ci penso stanotte. Ci vuole competenza, non penso di averla”

Quirinale, Gabanelli: "Ci penso stanotte. Ci vuole competenza, non penso di averla"
Milena Gabanelli

Quirinale, Gabanelli: “Ci penso stanotte.
Ci vuole competenza, non penso di averla”

La giornalista, imbarazzata e commossa per il risultato delle quirinarie del Movimento 5 Stelle: “È una botta in testa. In questo momento mi sento inadeguata a tutto”. E se ci fosse motivo, la candidatura non  impedirebbe una inchiesta di Report su M5S

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ROMA”Ci penso stanotte, non saprei cosa rispondere, è una cosa più grande di me e credo che per ricoprire un ruolo così alto ci voglia una competenza politica che io non credo di avere”. Milena Gabanelli, nel corso di un’intervista a Ballarò, che già stamattina si era detta commossa dai risultati delle quirinarie del Movimento 5 Stelle, che afferma, “sono una botta in testa”. Ma, aggiunge, non pensa di avere le competenze adatte al ruolo: “È un riconoscimento professionale e morale da parte dei cittadini. Gli sono grata perché per me e il mio gruppo è molto importante: è stata riconosciuta la nostra indipendenza, forse è il riconoscimento più importante ricevuto fino a oggi”.

Fuori ruolo. ”C’è mai stato un giornalista al Colle? – si chiede Gabanelli -. Forse è la prima volta che si pensa a una giornalista al Colle”. E aggiunge: ”Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato che è possibile percorrere una strada che, attraverso meccanismi diversi, ha individuato persone indipendenti e libere, è una strada molto interessante”. Ma alla candidatura non si sente pronta: ”In questo momento mi sento inadeguata a tutto – continua la candidata del Movimento 5 stelle al Quirinale – sono imbarazzata”.

Un’inchiesta su M5S. Il riconoscimento ottenuto, però, non impedirebbe una inchiesta di Report sul Movimento 5 Stelle: ”Se ce ne fosse motivo sì, non mi sono mai piegata, non ho mai fatto politica, non ho interesse a legarmi a qualche partito. Guarda caso da quattro mesi stiamo lavorando alla prossima puntata che riguarda le onorificenze di Stato”.

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fonte repubblica.it

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ALLARME CONFINDUSTRIA – Italia in emergenza liquidità

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L’allarme di Confindustria

Italia in emergenza liquidità

Debiti verso le imprese in circa 91 miliardi di euro. In cinque anni, tra il quarto trimestre del 2007 e il quarto trimestre del 2012, i fallimenti delle aziende sono raddoppiati

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Roma, 16-04-2013

L’Italia “è in emergenza liquidità”. Un’impresa su tre non ha liquidità sufficiente per operare e va in crisi per “carenza di fondi nel breve termine”.

Raddoppiati i fallimenti
In cinque anni, tra il quarto trimestre del 2007 e il quarto trimestre del 2012, i fallimenti delle aziende sono raddoppiati. A lanciare l’allarme è il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, in un’audizione alla Camera sul decreto per il pagamento dei debiti scaduti della P.A..

 “È in corso la terza ondata di credit-crunch, dopo quelle del 2007-2009 e quella del 2011-2012″, ha spiegato Panucci ricordando che “un terzo delle imprese ha liquidità insufficiente rispetto alle esigenze operative. Imprese con progetti di investimento validi, quindi con attese di fatturato tali – ha aggiunto – da poter pagare il servizio del debito, vanno in crisi per carenza di fondi nel breve termine”.

La scarsità di fondi “contribuisce all’aumento dei fallimenti: 3.596 nel quarto trimestre 2012 contro i circa 1.800 nel quarto trimestre del 2007”, ha detto Panucci.

Per rimettere in moto la fiducia delle banche e quindi il credito bancario “serve uno shock che rilanci con decisione la crescita dell’economia italiana”. Prima azione da intraprendere, secondo il direttore generale di viale dell’Astronomia, “il pagamento immediato alle imprese di almeno due terzi dei debiti commerciali della P.A.”.

91 miliardi di debiti verso le imprese
“Le p.a. italiane hanno debiti verso le imprese in circa 91 miliardi di euro alla fine del 2011, poco meno del 6% del Pil”. Un ammontare, ha detto il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci in audizione alla Camera, “che non ha eguali in Europa: è una volta e mezza i debiti commerciali della P.A. in Francia, quasi tre volte il Portogallo, oltre 4 volte la Spagna e quasi 5 quelli della Grecia”.

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fonte rainews24.it

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Terremoto 7.8 in Iran: si temono centinaia di morti / VIDEO: Iran Earthquake – Breaking News Report (PressTV – Iran)

Iran Earthquake – Breaking News Report (PressTV – Iran) [Part IV]


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“Il terremoto più potente degli ultimi 40 anni”

Terremoto 7.8 in Iran: si temono centinaia di morti

Fonti locali citate dai siti dell’area parlano al momento di almeno 81 morti e migliaia di edifici crollati. Guardian: città da mille abitanti distrutta. Il tremore, riferiscono testimoni locali, è stato avvertito in tutto il Golfo Persico

Iran colpito più volte da terremoti (archivio, 2012 foto AP)Iran colpito più volte da terremoti (archivio, 2012 foto AP)

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Teheran, 16-04-2013

Un violento sisma, di magnitudo pari a 7.8 gradi sulla scala Richter, ha scosso l’Iran. Lo riferisce l’Usgs, l’istituto geofisico statunitense, che registra continuamente i movimenti tellurici sulla crosta terrestre. Il tremore, riferiscono testimoni locali, è stato avvertito in tutto il Golfo Persico.

Si temono centinaia di morti
Il sisma  provocherà “centinaia di morti”: lo scrive Reuters India citando responsabili iraniani.

La scossa è stata registrata nei pressi della città Khash, che conta oltre 50.000 abitanti, al confine tra Iran e Pakistan. Il sisma è stato avvertito in India, con i palazzi che hanno tremato a New Delhi, a Dubai, dove sono state evacuate i grattacieli, in Bahrein. L’ipocentro, nella stima preliminare, è stato localizzato a circa 15 km di profondità.

Il centro sismico iraniano ha confermato la scossa di terremoto, fissata 7.5 gradi Richter. La zona colpita “è un’area rurale, con la gran parte delle case costruite con mattoni di fango”, scrive l’agenzia semi-ufficiale Fars, parlando di “terremoto devastante nel sud-est dell’Iran”.

Guardian: città da mille abitanti distrutta
La città di Hiduch nel sudest dell’Iran “è stata interamente distrutta” dal sisma che ha colpito l’area. Lo scrive il Guardian, citando fonti iraniane.

Bilancio provvisorio: oltre 80 morti
Sale tragicamente il bilancio delle vittime: fonti locali citate dai siti dell’area parlano al momento di almeno 81 morti e migliaia di edifici crollati.

Il terremoto più potente degli ultimi 40 anni
“E’ stato il terremoto più potente che ha colpito l’Iran da 40 anni ad oggi e ci attendiamo centinaia di vittime”, ha dichiarato un responsabile governativo iraniano che ha voluto mantenere l’anonimato. Nel 2003 un sisma di magnitudo 6,6 provocò in Iran 31mila morti.

L’Iran è un paese fortemente sismico
Solo una settimana fa un terremoto di magnitudo 6,1 Richter aveva colpito la provincia di Bushehr causando almeno 39 morti e circa 850 feriti secondo il bilancio della Fars. Anche secondo l’Aiea, l’agenzia atomica internazionale, il sisma pero’ non aveva provocato alcun danno all’unica centrale atomica iraniana, quella che sorge nell’area.

L’Iran è un paese fortemente sismico: già nell’agosto scorso vi era stato un terremoto con 306 morti e circa 4.500 feriti a Tabriz, nel nordovest. Il sisma che nel dicembre 2003 colpì l’antica città di Bam, con le sue case di fango, causò 31 mila morti e ancor più tragico fu il terremoto del giugno 1990, ancora una volta nel nord-ovest, che fece circa 37 mila vittime e più di 100 mila feriti nelle province di Gilan e Zanjan.

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fonte rainews24.it

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Bombe alla maratona di Boston. Sale a tre il bilancio delle vittime / VIDEO: RAW FOOTAGE: Terrorism Strikes Boston Marathon As Bombs Explode 2013

RAW FOOTAGE: Terrorism Strikes Boston Marathon As Bombs Explode 2013

ADGUKNEWS ADGUKNEWS

Pubblicato in data 15/apr/2013

Two bombs struck near the finish line of the Boston Marathon on Monday, turning a celebration into a bloody scene of destruction.

The blasts threw people to the ground, killing two and injuring dozens.

The Boston Globe reported that at least 90 people were being treated at area hospitals.

White House area on lockdown after blasts CNN producer: Heard big boom, saw smoke Blasts near Boston Marathon finish line Eyewitness: People ‘very badly hurt’

The terrorist attack, near the marathon’s finish line, triggered widespread screaming and chaos, shattered windows and barricades and sent smoke billowing into the air at Copley Square.

They were about 50 to 100 yards apart, officials said.
“It felt like a huge cannon,” a witness told CNN about one of the blasts.

Photos from the scene showed people being carried away on stretchers. One man in a wheelchair had blood all over his face and legs.

The bombs shook buildings, sending people to seek shelter under tables, witnesses said.

Explosions kill at least 2 at Boston Marathon; dozens injured: http://www.washingtonpost.com/world/n…

“CHECK OUT MY TWITTER AND FACEBOOK FOR UPDATES ON THIS STORY”

ADG Facebook: http://www.facebook.com/pages/Alien-D…

Follow ADG on Twitter: http://twitter.com/ADG_UK

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La polizia presidia il luogo dell’attentato, la centralissima Colpey Square

16/04/2013 – stati uniti, tornano gli attentati

Bombe alla maratona di Boston
Sale a tre il bilancio delle vittime

Usa sotto choc. Tra le vittime anche un bambino di otto anni. Oltre un centinaio i feriti. La città blindata

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http://static.belfasttelegraph.co.uk/incoming/article29200355.ece/ALTERNATES/w620h342/Boston+horror
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Il centro di Boston «trasformato in una zona di guerra», «sangue ovunque», il presidente Barack Obama che tuona «troveremo chi ha fatto questo, scopriremo perché lo ha fatto»: l’America ripiomba nell’incubo del terrore, dopo la doppia esplosione a Boston, che ha strappato la vita a un bambino di 8 anni, a una ventenne e a una terza persona. Un’altra ventina di persone è ricoverata in condizioni critiche, i feriti arrivano a oltre 130, tra i quali almeno 8 bambini. I medici sono stati costretti a praticare diverse amputazioni.

Le deflagrazioni, a 12 secondi di distanza una dall’altra, hanno trasformato in tragedia la maratona della città, che si corre da 117 anni.

Ancora oscura la pista battuta dagli inquirenti: c’è quella del terrorismo internazionale, suffragata dalle molteplici minacce agli Usa di al Qaida in tutte le sue ramificazioni, e di quello interno, che poggia soprattutto su una serie di coincidenze temporali, l’anniversario della strage a Oklahoma City (19 aprile 1995, 168 i morti), il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi, che scadeva proprio ieri, o il Patriots Day in Massachusetts.

Quel che è certo è l’orrore rimbalzato in tutto il mondo, incredulo di fronte a un attacco definito «sofisticato, coordinato e pianificato» contro una massa inerme di 23.000 partecipanti e altre migliaia di spettatori. Dopo le esplosioni «è scoppiato il caos», ha raccontato Paolo Rossi, 48enne pistoiese, uno dei maratoneti, 227 gli italiani: «Ho visto la morte in faccia. Mia figlia, che aveva scavalcato una balaustra per correre al mio fianco gli ultimi metri, ha cominciato a piangere a dirotto, ci ha raggiunto di corsa mia moglie. Tra le lacrime, non riuscivamo nemmeno a parlare».

E sono decine le storie che si intrecciano in questa tragedia: sono gravemente ferite la mamma e la sorella del piccolo Richard, il bambino rimasto ucciso. Altri due fratelli che assistevano hanno perso entrambi una gamba. «Mi è sembrato di essere tornato in Iraq», ha raccontato un veterano, illeso perché si era fermato a una decina di metri dall’esplosione per bere. «Ho visto un pezzo di gamba di mio marito che volava in aria», ha detto tra le lacrime un’altra partecipante.

L’immagine simbolo è quella di un 78enne, scaraventato a terra dallo spostamento d’aria, come abbattuto da un cecchino. Si è rialzato e ha tagliato il traguardo.

Ora è caccia ai responsabili, che avevano piazzato altri tre ordigni fatte brillare dagli artificieri. Le due bombe, artigianali, sono state messe dentro alcuni cestini della spazzatura lungo il marciapiede, poi fate esplodere con un telecomando a distanza. Smentito il fermo di un giovane saudita, non chiare le perquisizioni eseguite nel corso della notte. Unanime la condanna internazionale, dall’Ue a Vladimir Putin, da David Cameron a Mario Monti.

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fonte lastampa.it

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