RITORNA IL METODO ‘CIA’ – Venezuela, sette morti negli scontri in piazza dopo le elezioni contestate. Proteste contro Maduro

Clashes in Venezuela after Maduro’s contested victory

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Pubblicato in data 16/apr/2013

After the tightest of presidential election outcomes hundreds of protesters have clashed with police in the Venezuelan capital.

Violence erupted after the losing candidate Henrique Capriles called for a recount.

Capriles lost Sunday’s poll to replace the late Hugo Chavez by less than two per cent and after claiming to have evidence of numerous voting irregularities he has refused to acknowledge Nicolas Maduro as the victor.

“If you’re going to rush like a coward to claim victory,” said Capriles of Maduro, ” you are an illegitimate president. And Venezuela and the world will denounce you.”

For his part Maduro who was hand picked by Chavez to continue his so-called socialist revolution has condemned Capriles and what he called his divisive stance.

President-elect Nicolas Maduro lashed out at his rival saying:
“It wasn’t an election campaign, it was a war, and they fed hatred to a large part of the sector that voted for them, who are now ready to kill.”

But despite his win being speedily confirmed by Venezuela’s electoral council the slim victory raises the possibility that the oil rich country could be in for a period of political instability.

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Venezuela, sette morti negli scontri in piazza dopo le elezioni contestate. Proteste contro Maduro

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CARACAS – Sono sette le persone morte durante la notte scorsa a causa delle violenze scatenate dalla protesta dell’opposizione venezuelana dopo le elezioni presidenziali di domenica scorsa, ha informato oggi Luisa Ortega Diaz, responsabile della Procura Generale del paese, in una conferenza stampa trasmessa in diretta dalla televisione pubblica.

Le vittime sarebbero state provocate dagli scontri tra sostenitori del leader dell’opposizione Capriles e l’erede di Hugo Chavez, Maduro, vincitore per un soffio delle elezioni di domenica.

La tensione è ormai alle stelle in Venezuela, spaccato in due dopo le elezioni di ieri. Nicolas Maduro è stato proclamato presidente a dispetto delle contestazione e delle richieste di riconteggio dei voti del suo rivale, Henrique Capriles,che lo definisce capo dello Stato «illegittimo». E a Caracas sono subito scattati i primi ‘cacerolazos’ di protesta, animati dai simpatizzanti di Capriles, scesi in piazza al grido di «frode-frode» e accolti dai lacrimogeni della polizia. Il presidente eletto Maduro ha fatto appello alla mobilitazione «in tutto il paese» contro le proteste lanciate dai sostenitori dell’opposizione. «Continuo a fare appello alla pace: faccio appello al popolo a combattere nella pace», ha dichiarato Maduro nel corso di una conferenza stampa al palazzo presidenziale, chiedendo «manifestazioni attraverso tutto il paese» oggi e domani.

Capriles aveva invitato i venezuelani a partecipare a questa e ad altre iniziative di piazza se Maduro non avesse rinunciato proclamarsi presidente in fretta e furia, sulla base del risicato (e contestatissimo) successo elettorale accordatogli dai dati ufficiali. L’erede di Hugo Chavez non ha tuttavia accolto la richiesta e ha invece incassato la proclamazione con rapida cerimonia presso la sede del Consiglio nazionale elettorale (Cne). La responsabile del Cne, Tibasay Lucena, ha pronunciato nell’occasione un duro discorso nel quale ha contestato Capriles, accusato dai chavisti di tramare «un golpe» e definendo inoltre «una ingerenza» la presa di posizione degli Usa, che nel pomeriggio avevano sostenuto la richiesta di una verifica indipendente delle schede.

Maduro. Nel suo intervento dopo la proclamazione, lo stesso Maduro ha accantonato gli inviti alla pacificazione e ha attaccato a muso duro Capriles, che – a suo dire – porterebbe avanti «un progetto borghese di natura imperialista». Nel corso della giornata c’è stato un crescendo di dichiarazioni, dalle quali è risultato evidente che le due parti sono ormai in rotta di collisione: il chavismo puntava a chiudere il capitolo elezioni e a convalidare la contestata vittoria sul filo di lana, accreditata dai dati ufficiali a Maduro. L’opposizione denunciava invece l’annuncio della proclamazione formale immediata come un atto «vigliacco».Fin dalle prime ore della mattina, l’emittente statale VTV ha tambureggiato sulla proclamazione di «Maduro presidente presidente» in giornata, invitando i simpatizzanti chavisti a partecipare a una cerimonia nella ‘Plaza Caracas’. Capriles da parte sua ha detto di non riconoscere la vittoria «fino a che non sarà verificato il 100% dei voti».

Il ministro degli Esteri venezuelano, Elias Jaua, ha accusato oggi il leader dell’opposizione Henrique Capriles di istigare le violenze scoppiate dalla notte scorsa, dopo la contestata vittoria elettorale del delfino di Hugo Chavez, Nicolas Maduro, e la sua proclamazione-lampo a presidente. Jaua ha liquidato le proteste degli oppositori come «tipiche del fascismo», mentre il potere imputa in queste ore agli anti-chavisti la presunta uccisione di quattro persone in varie parti del Paese. In un incontro con il personale diplomatico accreditato a Caracas, Jaua ha detto che «da ieri l’opposizione venezuelana ha cessato di essere una opposizione democratica», e ha additato Capriles: «Lo consideriamo responsabile di atti di violenza che possano avvenire oggi» durante le proteste convocate davanti alle sedi del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne). Durante l’incontro, trasmesso in diretta dalla televisione pubblica, il capo della diplomazia venezuelana ha mostrato un video di 7 minuti con immagini di presunti attacchi subiti nella notte da sedi del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv, il partito del potere), del Cne e di alcuni Centri di Diagnosi Integrale (Cdi), ambulatori medici nei quali lavorano i medici cubani inviati nel Paese dal regime amico di Raul Castro.

Il voto. Maduro risulta essersi in effetti imposto per una incollatura, molto meno di quanto previsto dai sondaggi: con il 50,7% dei voti (circa 7,5 milioni) a fronte del 49.1% del rivale, il quale ha ottenuto quasi 7,3 milioni di voti. Un bel balzo rispetto ai risultati ottenuti nelle elezioni del 7 ottobre, quando Hugo Chavez – ucciso da un cancro lo scorso 5 marzo dopo l’ennesima operazione a Cuba – distanziò lo sfidante. Di fatto, con Maduro alla guida, il Partito socialista unito del Venezuela ha perso per strada, dati ufficiali alla mano, almeno 600 mila voti. A conferma – sottolineano diversi analisti – che Chavez appare un leader insostituibile per il fronte “bolivariano”. «Una verifica dei risultati elettorali in Venezuela sarebbe un passo necessario e importante», ha sottolineato intanto nel pomeriggio, e senza giri di parole, il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. Mentre analogo (e ugualmente inascoltato da Maduro) è stato il messaggio venuto dall’organizzazione degli Stati americani (Osa): a nome della quale il segretario generale dell’organismo, Josè Miguel Insulza, ha messo invano a disposizione di Caracas una «squadra di esperti elettorali internazionali, dotati di prestigio e ampia esperienza».

Martedì 16 Aprile 2013 – 11:03
Ultimo aggiornamento: 19:40
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