Archivio | aprile 18, 2013

Grillo: “Arrendetevi, l’Italia è cambiata: Rodotà sarebbe eletto per plebiscito”

Grillo: "Arrendetevi, l'Italia è cambiata: Rodotà sarebbe eletto per plebiscito"

Grillo: “Arrendetevi, l’Italia è cambiata:
Rodotà sarebbe eletto per plebiscito

Il leader del m5s contro il segretario Pd: “L’Italia non vuole più accordi sottobanco con Berlusconi. La guerra è finita”. E poi: “Se vince Marini è un dramma. Rappresenta lo status quo, la garanzia di un governo amico del giaguaro”. Fico smentisce aperture in caso di rinuncia del giurista, che il Movimento voterà fino al quarto scrutinio. Dal quinto ipotesi Prodi

.

ROMA – Beppe Grillo scrive sul web dopo il primo voto, quella che ha visto Franco Marini non raggiungere il quorum. E sono parole dure per il Pd e il segretario: “Nessuno ha spiegato a Bersani che l’Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza”, dice Grillo. “Capranica è l’ultima raffica dell’inciucio”, scrive il capo politico del M5s paragonando le vicende del Pd agli ultimi tempi di Mussolini. Grillo annuncia poi che Stefano Rodotà sarà la scelta del Movimento fino alla quarta votazione.

Dramma Marini.
Al teatro Lirico di Milano, Mussolini tenne l’ultimo discorso il 16 dicembre del 1944 per ricompattare i resti delle camice nere. “Gargamella ha inseguito i puffi presenti in sala per convincerli a votare l’ex democristiano Marini, candidato dal Pdl, invece di Rodotà, che sarebbe acclamato dagli italiani per plebiscito”, prosegue Grillo sul blog.

“Marini rappresenta lo status quo, la garanzia di un governo Bersani ‘amico del giaguaro’ che vuole smacchiare lo psiconano con la lingua – afferma – la nomina di un ministro della Giustizia non ostile a Berlusconi e forse l’innalzamento di quest’ultimo a senatore a vita il prossimo anno”.

“Avessi fatto io quel che ha fatto Bersani sarei dovuto andare via dall’Italia – ha detto Grillo in un comizio a Trieste – se vince Marini è un dramma, finisce tutto”. In serata, Grillo ha commentato le azioni dei militanti Pd a Montecitorio, che hanno bruciato le tessere del partito: “Mi spiace  vedere gente di 70 anni che brucia le tessere del Pd con le lacrime agli occhi, perchè ci credevano. Sono stati traditi e ora se ne sono resi conto”.

“Queste giornate di primavera ricordano un altro aprile, quello del 1945 – scrive ancora Grillo – la fine di una lunga guerra e la volontà di ricostruzione. Il Paese, come allora, è in macerie. C’è però una differenza, tra il comico e il tragico. Nessuno dopo il 25 aprile si azzardò a girare per le strade in fez e camicia nera. I fascisti si dileguarono o cambiarono casacca. Il ventennio mussoliniano si concluse nel peggiore dei modi, ma nel dopoguerra almeno non si candidarono al governo i superstiti del Gran Consiglio del Fascismo. Non ci fu un inciucio tra Togliatti e Dino Grandi. I responsabili non si ripresentarono come salvatori della Patria come avviene con Berlusconi, Bersani e D’Alema”, conclude il capo politico del M5s.

Ipotesi Prodi dalla quinta votazione.
Un piccolo giallo su una dichiarazione del deputato 5s Roberto Fico, riportata dalle agenzie e smentita dall’interessato. In caso di rinuncia del giurista, hanno riportato le fonti, Fico avrebbe detto: “Noi andiamo avanti con Rodotà ma potremmo votare Prodi se tutti i candidati M5S prima di lui nella rosa dovessero rinunciare”. Ma il deputato nega di aver mai rilasciato dichiarazioni simili o aperto a un’ipotesi del genere.

In ogni caso un eventuale voto a Prodi non sembra impossibile: nella riunione dei  Montecitorio dei parlamentari del Movimento 5 Stelle La maggioranza è per votare per Rodotà ad oltranza. Ma c’è anche chi propone una valutazione diversa nel caso spuntasse il nome di Romano Prodi. Rodotà quindi fino alla quarta votazione compresa, e poi Prodi.

Favia solleva caso Rodotà. Giovanni Favia, grillino dissidente cacciato dal movimento, getta benzina sulla difficile situazione politica e ‘scova’ un’intervista a Left di Rodotà su Grillo in cui il giurista parla assai male del leader 5s. “Il tessuto di questi movimenti è estremamente pericoloso. E rischia di congiungersi con quello che c’è in giro nell’Europa. A cominciare dal terribile populismo ungherese al quale la Ue non ha reagito adeguatamente”. Scrive Favia: “Ecco cosa pensa Rodotà di Grillo. La rete non dimentica”. (18 aprile 2013)

.

APPROFONDIMENTI

.

fonte repubblica.it

PRINT – EMAIL – PDF

“Se fai così non ti voto più”: la base Pd contro i dirigenti

https://i0.wp.com/www.leggioggi.it/wp-content/uploads/2013/04/Abbraccio-bersani-alfano-pdl-pd-quirinale.jpg
L’abbraccio di Bersani a un Alfano allibito durante la votazione per il Quirinale – fonte immagine

“Se fai così non ti voto più”: la base Pd contro i dirigenti

Su Twitter e Facebook alcuni simpatizzanti protestano contro la scelta di Bersani e della direzione democratica di trovare un’intesa col Pdl per il Quirinale. E tra sarcasmo e ironia chiedono di votare un altro nome: “più in fretta possibile”

https://i2.wp.com/cdn.download.repubblica.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2/2013/04/18/jpg_2205211.jpg
fonte immagine

da Mauro Munafòon Apr 18, 2013 at 6:22 PM

#occupyPd arriva a Napoli (foto inviata da Marco Sarracino) – fonte immagine

.

di Filippo Maria Battaglia

.

Scarso coraggio, poca coerenza e poca lungimiranza. Sono queste, all’incirca, le tre principali accuse che elettori e simpatizzanti del Pd scrivono su Facebook e su Twitter.
Sono tanti – anche se sul web è sempre difficile stabilire quanto siano rappresentativi in termini percentuali – i simpatizzanti democratici che condannano “l’accordo con il Re Sole (Berlusconi, ndr) per il Presidente della Repubblica”.
È vero, quasi tutti gli account più istituzionali del Partito democratico non scrivono nulla sull’accordo con il Pdl e la mancata elezione alla prima chiama di Franco Marini come presidente della Repubblica.
Nessuna parola, nelle ultime ore dalla presidente dell’Assemblea del Pd Rosy Bindi, nessuna riga sulla pagina Twitter di Letta, mentre Bersani, dopo qualche ora di assenza, torna su Twitter per scrivere: “Prendiamo atto di una fase nuova. Tocca al PD avanzare proposta. Lo faremo con metodo democratico nell’assemblea dei nostri grandi elettori”. Pochi minuti, e viene subissato di commenti, in gran parte negativi, alcuni cuastici: “Svegliarsi…prego….sei al confine della realtà…. chi vi inventate stasera? ratzinger?” chiede in modo irriverente Gianmarco. Sullo stesso tono Angelo, che dice: “Non mettergli fretta, sennò pensa che sei un fake di Renzi”.

“Bersani guru del Pd”Elettori e simpatizzanti non sembrano farsi scoraggiare dal poco attivismo degli account ufficiali del Partito. E, prima lanciano l’hashtag #occupypd, pur di commentare, poi replicano a vecchi post o a tweet su altri argomenti. “Dimettiti subito” commenta su Twitter Raffaella.
“Ma scusate – si chiede su Facebook Mauro – visto che Bersani HA IMPOSTO il nome di Marini al PD e non lo ha concordato con i Parlamentari del PD, possiamo dire che Bersani è il GURU del PD?”
“Caro Bersani, se eleggerai un Presidente della Repubblica in accordo con Berlusconi, GIURO … GIURO che non ti voterò MAI PIU’! E son 50 anni che ti voto” le fa eco Pietro, stavolta su Facebook. E Tiziana aggiunge: “Voto e difendo Bersani da una vita, ma questa volta….”.

E c’è pure che si chiede al dialettoLa musica non cambia neppure sulle altre bacheche del social-network di Zucherberg. La pagina dei deputati Pd ospita decine di commenti critici sulla scelta presa dai dirigenti democratici: “Ancora una volta la sinistra deve salvare B:????? Non è più sopportabile, okkio il PD con la scelta di Marini e il conseguente governo dell’inciucio rischia di estinguersi!!!!!!!”.
L’equazione è diretta e molto, molto schematica, ma coincide più o meno con quello che Tiziana nota sulla pagina dei Senatori Pd su Facebook: “Il Pd deve decidere, e in fretta, da che parte stare, se sceglie Amato o simili vuol dire che sceglie di stare dalla parte di Berlusconi, se sceglie Rodotà vuol dire che avrà scelto di stare dalla parte di tutti i cittadini (e non dei grillini) onesti”. E Antonio, a stretto giro di clic, affida al dialetto romano l’invito, che più esplicito di così è difficile da immaginare: “Votate rodotà votate rodotà se no nu ve votamo più”.

.

fonte tg24.sky.it

PRINT – EMAIL – PDF

Crisi, sempre più difficile arrivare a fine mese

https://i0.wp.com/www.direttanews.it/wp-content/uploads/consumi-supermercato.jpg
fonte immagine

Crisi, sempre più difficile arrivare a fine mese

.

Roma – Le famiglie italiane arrancano sempre di più per arrivare a fine mese. Una su 4 non riesce a pagare le bollette e le rate del mutuo, tre su 10 rinviano i pagamenti e al negoziante, come negli anni Sessanta, chiedono di segnare il dovuto bel «quadernetto».

È la fotografia che emerge dell’Osservatorio semestrale Censis-Confcommercio, il quale evidenzia inoltre come sia triplicata in 12 mesi, la quota delle famiglie che posticipa ormai tutti i pagamenti: erano il 13% a marzo 2012, sono salite al 32% a marzo scorso.

Quasi la metà (44%) intacca i risparmi in banca e tre su 10 bussano ad amici e conoscenti per chiedere un prestito. In compenso cala al 6% chi si rivolge alla banca. «La fiducia delle famiglie ha toccato i minimi storici, 11 milioni temono di mantenere il loro tenore di vita, il 28% non è in grado di far fronte alle scadenze dei pagamenti», sottolinea il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli, che a fronte di un quadro economico sociale così drammatico, chiede al Governo di «cestinare l’aumento dell’Iva previsto per luglio e procedere all’immediata progressiva riduzione delle tasse per le famiglie e per il lavoro».

Quello che serve, ripete Sangalli è una una spinta ai consumi interni che valgono l’80% del pil. «Questa lunga crisi sta cancellando la parte più vitale del Paese, nel 2013 chiuderanno duecentocinquantamila imprese del terziario di mercato e dell’artigianato» ha aggiunto Sangalli, rivolgendo un appello alla politica: «Gli imprenditori hanno perso la pazienza. Adesso tocca a voi». E il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, torna a sottolineare la mancanza di liquidità nel sistema, che potrebbe favorire le imprese e, a cascata, tutta l’economia. Il mercato del lavoro genera paure diffuse tra le famiglie, evidenzia il direttore generale Censis, Giuseppe Roma. Quasi una su 3 ha conosciuto negli ultimi sei mesi, una riduzione del reddito, causa licenziamento, taglio di bonus o di straordinario o altro genere di calamità. Il 25% teme di perdere addirittura il posto. «11 milioni che pensano di non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita danno la misura della crisi – dice il direttore Centro studi Mariano Bella – non sono i soggetti fragili bensì manager, dirigenti da 150mila euro l’anno, quelli che pagano servizi e infrastrutture. Un dato allarmante».

Un paese spaventato ma che non rinuncia al desiderio: tanto che la propensione al consumo si impenna tra 2012-2013, registra l’Osservatorio. Se non fossero zavorrati dalla pausa insomma, gli italiani sono pronti per la ripresa. Senza però molti illusioni: nonostante la crisi, quasi 8 su 10 risponde `no´ all’idea di abbandonare l’euro per tornare alla lira. E il posto? Senza una raccomandazione, risponde uno su 2, inutile cercarlo.

.

fonte ilsecoloxix.it

PRINT – EMAIL – PDF

India, violentata e uccisa a sei anni. Rabbia in piazza, scontri con la polizia

India, violentata e uccisa a sei anni. Rabbia in piazza, scontri con la polizia
Un fotogramma delle violenze della polizia sulle manifestanti

India, violentata e uccisa a sei anni.
Rabbia in piazza, scontri con la polizia

Nuovo, agghiacciate caso di stupro nell’Uttar Pradesh: la piccola è stata strangolata e gettata in una discarica. La gente ha marciato contro la polizia, che ha reagito con forza. Sospesi due agenti

.

NEW DELHI Un altro caso di violenza sessuale e omicidio, stavolta su una bambina di 6 anni, scuote l’India. Il corpo della bambina, stuprata e strangolata, è stato poi gettato in una discarica di Aligarh, nello Stato di Uttar Pradesh, scatenando l’ira della popolazione locale che ha lanciato pietre contro la polizia e bloccato il traffico per ore.

La famiglia aveva avvisato la polizia della scomparsa della bambina. Dopo ore di ricerche il corpo è stato ritrovato nella discarica. Secondo quanto denunciano i genitori, è stata violentata prima di essere uccisa, ma la conferma ufficiale arriverà soltanto dall’autopsia i cui risultati saranno resi noti nei prossimi giorni.

Negli scontri con la polizia sono state ferite almeno sette persone. Le autorità indiane hanno anche sospeso due poliziotti che hanno preso a bastonate alcune donne presenti alla manifestazione di protesta che è durata diverse ore e che ha anche bloccato la principale strada per New Delhi.

Lo scioccante omicidio ha sollevato la rabbia dei residenti del quartiere dove viveva la bambina che hanno marciato sul locale commissariato e preso a sassate dei veicoli della polizia. Le immagini diffuse dalle televisioni hanno mostrato la brutale repressione della polizia dell’Uttar Pradesh che con lunghi bastoni di bambù ha picchiato diverse donne anche quando erano ormai a terra. In seguito alle scene shock, il governo locale ha chiesto l’apertura di una inchiesta per accertare le responsabilità. (18 aprile 2013)

.

fonte repubblica.it

PRINT – EMAIL – PDF

Berlusconi contestato a un comizio a Udine. Lui replica: “Non avete rispetto per gli avversari”

http://www.unita.it/polopoly_fs/1.35700.1284556050!/image/1227490029.jpg_gen/derivatives/box_304/1227490029.jpg
fonte immagine

Berlusconi contestato a un comizio a Udine
Lui replica: “Non avete rispetto per gli avversari”

Dalla folla: “Buffone, in galera”. Il Cavaliere tira dritto e insiste: “Noi difendiamo la democrazia. pronti per una nuova campagna: prenderemo Camera e Senato”

berlusconi_comizio
la foto del comizio di Berlusconi che non vi faranno mai vedere…

.

Udine, 18 aprile 2013 – Contestazioni per Silvio Berlusconi a Udine, dove si trovava per sostenere la campagna elettorale di Renzo Tondo, candidato del Pdl al Friuli. “Venduto, venduto” e “in galera, in galera”, oltre a fischi e buuu, si sono levati da una parte della folla. Il Cavaliere ha prontamente risposto, apostrofando i contestatori con un “non avete rispetto per gli avversari”.

“Vi stavamo aspettando, così dimostrate che con questo modo di fare non avete rispetto per gli avversari – ha detto Berlusconi dal palco – noi nella nostra storia non abbiamo mai fatto cose del genere. Siamo più avanti. E non vi dico dal lato estetico, perché qui ci sono belle ragazze, perché voi lì con quelle barbe non so come vi svegliate la mattina”.

“Noi mai nella nostra storia, e io sono nella storia della democrazia italiana da 20 anni, abbiamo fatto quello che stanno facendo questi signori qui e li chiamo signori solo perché noi siamo i veri signori”, ha aggiunto l’ex premier. “Non siamo come quei signori lì, che si fanno le riunioni notturne da soli, voi siete abituati a parlarvi solo tra di voi…”, ha proseguito Berlusconi cercando di zittire i contestatori e mentre i suoi gridavano “Silvio, Silvio”.

“Noi siamo i difensori della libertà, noi difendiamo la democrazia, gli altri, la sinistra, la democrazia non sanno nemmeno dove sta di casa”, ha quindi dichiarato il Cavaliere mentre i contestatori venivano allontanati dalla piazza. “State pronti e tenete il motore acceso – ha detto ancora rivolto ai sostenitori del Pdl – perché potrebbe arrivare un’altra campagna elettorale nazionale e questa volta possiamo vincere sia alla Camera che al Senato. O un governo forte per l’Italia o meglio ridare la parola subito agli italiani ed andare a votare a giugno”.

Secondo Berlusconi “il Pdl è ritornato ad essere il primo partito in Italia”. “I sondaggi sono molto positivi con cinque punti in più rispetto a due mesi fa. Siamo saliti dal 21 al 26%”, ha spiegato, precidando che il centrodestra è in vantaggio di quattro punti sul centrosinistra.

Berlusconi non ha risparmiato critiche a Grillo e al Movimento 5 stelle (“veri e propri dilettanti allo sbaraglio”).  “Il sondaggio internet dei Grillini per scegliere il Presidente della Repubblica è cosa d’altro mondo – ha detto – . Da questa lotteria su internet è uscita la Gabanelli, una signora di Report che vuole mandare tutti in galera“. Poi ha scherzato: “Qualcuno ha detto che con la Gabanelli al Colle sulla bandiera avremmo dovuto cambiare simbolo e dipingere un paio di manette. In questi giorni ho sudato freddo, pensando anche che al suo posto a Rai 3 sarebbe potuto andare Romano Prodi”.

Infine ha rivolto un appello agli elettori ad andare a votare evitando l’astensionismo, poi si è rivolto anche a quanti in Friuli Venezia Giulia hanno votato a febbraio altre forze politiche. “Ai 10mila friulani e giuliani che hanno votato per la lista di Oscar Giannino – ha detto Berlusconi – dico che dopo aver constatato che il loro voto è andato disperso, possono contare sul fatto che possiamo essere noi a rappresentarli in Parlamento, data la nostra comune impostazione liberale”. Stesso discorso per gli 82.600 friulani e giuliani che hanno votato per Monti, per Fini e per Casini: “Con quei voti avremmo oggi la maggioranza alla Camera e al Senato e avremmo eletto uno dei nostri alla presidenza della Repubblica, inoltre – ha aggiunto – avremmo dato all’Italia un governo liberale ed efficiente”.

.

fonte qn.quotidiano.net

PRINT – EMAIL – PDF

CHISSA’ COME SARAN CONTENTI… – Papa Francesco abolisce la gratifica per i dipendenti vaticani, quei soldi andranno ai poveri

Il silenzio di fronte al male è esso stesso un male. Non parlare è parlare. Non agire è agire.

Dietrich Bonhoeffer

*

http://versounmondonuovo.files.wordpress.com/2013/03/news_107783.jpg
fonte immagine

**

https://i0.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/03/bergoglio-messa-interna-nuova.jpg
fonte immagine

Papa Francesco abolisce la gratifica per i dipendenti vaticani, quei soldi andranno ai poveri

.

di Franca Giansoldati

.

CITTA’ DEL VATICANO – I dipendenti vaticani non saranno forse contenti per le proprie finanze, ma i poveri sicuramente sì, visto che beneficeranno dei “premi di produzione” previsti per ogni inizio pontificato. La busta paga di 4 mila lavoratori d’Oltretevere, infatti, stavolta non conterrà la ricompensa in denaro che viene assegnata per l’elezione di un nuovo Papa. Una tradizione che affonda le radici nel tempo ma che Papa Francesco ha voluto interrompere, in assoluta coerenza con le sue idee e con quanto era emerso durante le congregazioni generali. Nelle discussioni tra i cardinali nei giorni del pre conclave, alcuni porporati avevano sollevato il quesito, se visti i tempi di crisi e soprattutto visto l’esborso finanziario che avrebbe pesato non poco sui già traballanti conti della Santa Sede, di doveva procedere ugualmente in quella direzione. Un applauso di buona parte dell’assemblea era sembrato far capire che la volontà era di correggere la rotta. E così è stato.

Il nuovo segnale di sobrietà di Papa Francesco stavolta andrà a favore di progetti umanitari visto che la medesima cifra, ha stabilito Bergoglio, verrà destinata a chi è indigente. La notizia filtrata nei giorni scorsi è stata confermata dall’agenzia francese I.Media. Per il personale vaticano si tratta di una doppia perdita dato che i dipendenti non avevano avuto in busta paga il premio previsto per la Sede Vacante, subito dopo le dimissioni di Ratzinger. Cosa che invece era accaduta quando morì Papa Wojtyla. Nel 2005 dipendenti ricevettero 1.500 euro ciascuno: una prima gratifica di mille euro per la Sede Vacante dopo morte di Giovanni Paolo II, e una seconda di 500 euro per l’elezione di Benedetto XVI. Cifre non indifferenti per i bilanci del piccolo Stato se moltiplicate per 4200, tanti sono i lavoratori. Nel 1978, quando ci furono due morti di Pontefici e due Conclavi, le buste paga furono particolarmente ricche. Altri tempi. Ora sul Soglio di Pietro siede Francesco che ha dichiarato sin dal primo istante dell’elezione di battersi per «una Chiesa povera e per i poveri». Ancora sconosciuta, invece, la destinazione finale di quel denaro, se per sostenere istituti di carità europei oppure per aiutare i poveri dell’America Latina e dell’Africa.

La decisione Papa Francesco l’ha comunicata da poco anche se la scorsa settimana, quando è andato a fare visita alla Segreteria di Stato, era sembrato lanciare segnali in quel senso. Ad un certo punto, rivolgendosi sia ai funzionari laici che ai sacerdoti della prima e della seconda sezione, li aveva ringraziati dal profondo del cuore per tutto il “lavoro impagabile svolto ultimamente”. Impagabile appunto. “Posso solo dirvi grazie ma non darvi denaro”.

.

fonte ilmessaggero.it

PRINT – EMAIL – PDF

ANTICIPAZIONE – Brianza: tra Lega, clan della camorra e minacce di morte al giornalista dell’Espresso

https://i1.wp.com/lightstorage.ilcittadinomb.it/media/2013/03/446428_6825324_FABR4759_19794046_medium.jpg
Monza, operazione Briantenopea (Foto by fabrizio radaelli) – fonte immagine

Anticipazione – l’articolo integrale venerdì nel nuovo numero dell’Espresso

In Brianza tra Lega e clan

Il terzo sindaco più influente della Lega Nord in Italia. Il vicepresidente di Confindustria Monza e Brianza. I familiari del locale capitano dei carabinieri. In affari tra loro. E anche con una società della camorra. Un incredibile intreccio di interessi descritto da un’inchiesta di Fabrizio Gatti nel nuovo numero de l’Espresso

.

di Fabrizio Gatti

(18 aprile 2013)

.

Mario Barzaghi, vicepresidente Confindustria di Monza Mario Barzaghi, vicepresidente Confindustria di Monza
.
Il terzo sindaco più influente della Lega Nord in Italia. Il vicepresidente di Confindustria Monza e Brianza. I familiari del locale capitano dei carabinieri. In affari tra loro. E anche con una società della camorra. Un incredibile intreccio di interessi descritto da un’inchiesta di Fabrizio Gatti nel nuovo numero de l’Espresso permette di capire i meccanismi dell’infiltrazione criminale nell’economia lombarda. Il cuore di questa connection è a Seregno, 44 mila abitanti e una distesa di famosi mobilifici nella provincia di Monza.
.
Lì il sindaco leghista Giacinto Mariani, ex tenutario di un locale per strip-tease e socio di impresari che nella loro discoteca a Lissone ospitavano le serate dei killer della ‘ ndrangheta, è riuscito a farsi eleggere due volte. La famiglia del sindaco e quella del comandante dei carabinieri hanno creato una società assieme all’imprenditore Mario Barzaghi, numero due di Confindustria di Monza e Brianza. Intervistato da Gatti, Barzaghi – dopo aver ammesso gli affari davanti alla telecamera – ha sequestrato il giornalista per un’ora nel suo ufficio e l’ha minacciato di morte.
.
La +Energy srl – che aveva come azionisti Barzaghi, i familiari del sindaco e dell’ufficiale dal 2010 – ha creato un accordo con la Simec. Un’azienda sequestrata lo scorso ottobre dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere perché ritenuta del clan dei casalesi. La +Energy importa pannelli fotovoltaici dalla Cina. La Simec li installa. E alla fine, almeno fino a quando non vengono aboliti, si incassano gli incentivi statali. Le due società sono legate da un accordo di riservatezza: si impegnano a mantenere segreta qualsiasi informazione «ad esempio documenti, progetti, risorse tecniche, dati societari».
.
Non solo. Nei mesi in cui la compagna del sindaco entra in società con il vicepresidente di Confindustria, il primo cittadino presenta la bozza del nuovo piano di governo del territorio. Proprio su una grande area, la stessa su cui il cavalier Barzaghi ha creato la sua Effebiquattro, primo produttore di porte in Italia, è prevista una trasformazione record. Da zona industriale a polifunzionale con 121 mila metri quadri di negozi, appartamenti, uffici e torri di 63 metri d’altezza. Il progetto viene bocciato perfino dai consiglieri comunali di centrodestra. E il sindaco lo ritira nello scorso dicembre.
.

GUARDA IL VIDEO

.

Intervistato da Gatti nella sede della sua azienda, Barzaghi parla davanti alla telecamera del ruolo dei familiari del sindaco e di quelli del capitano. Poi, alla richiesta di spiegare meglio il suo ruolo, il vicepresidente di Confindustria si alza minaccioso dalla scrivania. Pretende la cancellazione dell’intervista e impedisce all’inviato de l’Espresso di uscire. Si avvicina più volte con i pugni stretti. Promette di spaccare il muso al giornalista: «Lo ammazzo io questo qua. Lo accoppo. Perché di qua el va foeura no», di qua non esce, «almeno vado in galera, ma vado in galera a ragion veduta». Continua così per un’ora. E quando arrivano i carabinieri ribadisce: «Perché il signore deve ringraziare Gesù Cristo di non incontrarmi per strada poi. Sì, sì, sono minacce proprio».

.
.

Pd nella bufera, Emiliano: Bersani si dimetta. Renzi: partito spaccato, troppe perdite di tempo. Vendola: ascoltare la gente o è corto circuito

https://i2.wp.com/www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130418_renzi_matteo_9a.jpg

Pd nella bufera, Emiliano: Bersani si dimetta
Renzi: partito spaccato, troppe perdite di tempo
Vendola: ascoltare la gente o è corto circuito

.

ROMA – «A questo punto è evidente: Marini è saltato» ha detto oggi il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, alla luce della decisione del Pd di depositare la scheda bianca nei prossimi turni di votazione.

Renzi: due mesi di indecente perdita di tempo. «Possono darci di indecenti quanto vogliono: questi due mesi sono stati una clamorosa e indecente perdita di tempo – ha detto Renzi – Oggi la mia preoccupazione da sindaco è soltanto quella di fare il tifo perchè venga eletto un presidente della Repubblica davvero in grado di rappresentare l’unità del Paese».

«C’è una forte spaccatura del Pd sul nome di Franco Marini,
e io credo che quando si elegge un presidente della Repubblica ci sia in ballo il futuro dell’Italia, che è più importante del futuro del Pd» ha detto Renzi.

«Marini persona degna, ma non è il candidato migliore». «Marini è una persona degna del nostro rispetto ma non è il candidato migliore alla presidenza della Repubblica – ha ribadito Renzi – Nel 1999 c’erano Veltroni segretario, D’Alema presidente del Consiglio, e il centrosinistra fece una operazione di metodo ma anche di merito individuando un nome che andasse bene a tutti, quello di Ciampi. Nel 2006, Fassino segretario e Prodi presidente del Consiglio, il centrosinistra fece una operazione insieme trovando un nome che andasse bene a tutti, quello di Napolitano. Stavolta c’è stato un metodo profondamente diverso, a mio giudizio profondamente sbagliato».

Emiliano: Bersani si dimetta. «Franco Marini non ce la farà, non raggiungerà il quorum e non sarà eletto Presidente della Repubblica – scrive su Facebook il sindaco di Bari e presidente regionale del Pd, Michele Emiliano – La sconfitta elettorale di Bersani si aggiunge a questa sconfitta politica rovinosa subita nel vano tentativo di trovare un accordo politico con Berlusconi. Con grande dolore si deve ammettere che non c’è altra possibilità che chiedere ed ottenere le dimissioni di tutta la segreteria del Pd. Ora bisogna lasciare ai gruppi parlamentari il compito di trovare un accordo col M5S sul nome di Stefano Rodotà come prossimo Presidente della Repubblica. Le dimissioni di Bersani e della sua segreteria«sono indispensabili per restituire forza e ruolo politico al Pd e per riannodare con SeL e con M5S il filo della fiducia e della collaborazione istituzionale. Comincia una nuova era ed il nuovo Pd ne sarà protagonista. Convochiamo presto il nostro congresso e invitiamo alla discussione tutti coloro che vogliono davvero cambiare questo Paese, senza più alcuna garanzia per le prassi stantie di una politica che ha disgustato tutti».

Orfini: ora trovare una soluzione diversa. «Marini non è passato. A questo punto bisogna fermarsi e trovare una soluzione diversa. Insistere sarebbe impensabile» afferma Matteo Orfini (Pd) su Twitter.

«Andare avanti e cercare un nome che unisca». «Entro domani mattina bisogna pensare a una soluzione nuova, è necessario riflettere e cercare un nome che riunisca il Pd e il centrosinistra e poi cerchi convergenze più ampie – dice Matteo Orfini del Pd dopo il primo voto sul presidente della Repubblica – La decisione di votare scheda bianca al secondo turno è di buon senso perché serve a prendere, tempo a sederci, a discutere e a trovare quella soluzione che Marini non aveva. La fumata nera, comunque, non è un colpo alla leadership di Bersani, anche perché la linea di cercare un accordo largo sul presidente della Repubblica era condivisa da tutto il partito all’unanimità, ma visto ciò che accaduto è chiaro che dobbiamo riflettere sullo schema politico. Ho votato per Marini e l’avevo detto, perché se siamo un partito condividiamo anche delle regole e della solidarietà e se gli altri colleghi che ieri hanno appoggiato Marini salvo poi non votarlo oggi l’avessero fatto ieri sera, noi avremmo evitato di candidarlo». Quanto alle critiche mosse dal sindaco di Firenze, Orfini afferma: «Condivido la critica di Renzi che questa fase è stata mal gestita e l’ho detto ieri in assemblea davanti a Bersani che andare avanti con Marini significava spaccare il Pd e il centrosinistra e questo non fa bene al Paese. Ho votato contro la candidatura di Marini, ho proposto di rinviare la riunione e verificare se si poteva trovare qualche altro nome, ma la mia richiesta di rinvio non è passata per 30 voti, con Sel che non ha partecipato, mentre la candidatura di Marini sì».

Vendola: ascoltare la gente o c’è corto circuito.
«Penso che ci sia uno straordinario disorientamento tra gli elettori del Pd – dice il leader di Sel, Nichi Vendola – Il disorientamento non è tra gli elettori, non è tra la nostra gente. Quando gli stati maggiori non hanno una relazione forte con gli eserciti succede qualcosa di grave: un cortocircuito. Mi spiace molto aver adoperato una metafora militare. Diciamo ‘gramscianamentè che il punto è la connessione sentimentale. C’è qualcosa che ha a che fare con il cuore. Questo Paese è diventato intollerante con la cattiva politica. Ci chiede buona politica. Oggi un profumo di buona politica porta il nome di Stefano Rodotà. Credo che l’esito della votazione debba insegnare a tutti qualcosa. C’è in ogni parte di Italia una attesa che non possiamo tradire».

.

fonte ilmessaggero.it

PRINT – EMAIL – PDF

Quirinale: Marini resta in campo. I pro e i contro di D’Alema e Prodi

Quirinale: Marini resta in campo. I pro e i contro di D'Alema e Prodi

Quirinale: Marini resta in campo. I pro e i contro di D’Alema e Prodi

18 Aprile 2013 – 18:22

.

(ASCA) – Roma, 18 par – Nel Pd serata dedicata alle riunioni di corrente e agli incontri ufficiali tra il segretario Pier Luigi Bersani e alcuni esponenti del Pd. Matteo Renzi, invece, potrebbe arrivare domani mattina a Roma (la cinquantina di parlamentari renziani si sono divisi questa mattina tra il voto a Sergio Chiamparino e le schede bianche). Intanto c’e’ chi, come Michele Emiliano, sindaco di Bari, chiede le dimissioni del segretario: ”Ho chiesto a Bersani e alla segreteria del Pd di dimettersi e di lasciare il compito ai gruppi parlamentari di rimettersi in sintonia con il Paese”. Matteo Richetti, renziano, dice di non essere d’accordo con la proposta di Emiliano ”anche se ci sono molte cose da chiarire”.

La mancata elezione di Marini al primo scrutinio sta avendo ripercussioni non prevedibili nel Pd. La tensione e’ altissima. I gruppi parlamentari torneranno a riunirsi domani, prima o dopo la terza votazione prevista con inizio alle 10. Un prima complicazione per Bersani (convinto che ”una soluzione si trovera”’) e’ che Marini non vuole fare un passo indietro: intende arrivare fino alla quarta votazione, quando e’ sufficiente la maggioranza semplice per essere eletti. Questa soluzione lascia perplessi gli stessi bersaniani, in quanto verrebbe interpretata come ostinata testardaggine nel voler difendere l’accordo con Silvio Berlusconi. La preoccupazione di Bersani e’ che raggiunto l’obiettivo Marini al Quirinale, il giorno dopo potrebbe non esistere piu’ il Pd. Il segnale lanciato da quasi la meta’ dei componenti dei gruppi parlamentari e’ infatti che non se la sentono di obbedire alle indicazioni del segretario.

Complici i messaggi su Facebook, twitter e quelli che vengono dai territori indirizzati ai parlamentari del Pd (quasi tutti contro l’accordo con Berlusconi e su Marini), e’ difficile pensare che il dissenso espresso oggi possa rientrare.

Tra alcuni dirigenti del Pd circola a questo punto la ragionevole ipotesi del ”cambio di cavallo”. Bocciato Marini – dicono – si potrebbe provare a lanciare la candidatura di Massimo D’Alema verificando se da parte del Pdl ci sarebbero le stesse garanzie di accordo fornite sul nome dell’ex segretario della Cisl. Questa ipotesi non piace pero’ agli ex Popolari (Dario Franceschini, Beppe Fioroni, Rosy Bindi). ”Cosa avrebbe di piu’ D’Alema rispetto a Marini? Solo il pedigree di non essere mai appartenuto alla Democrazia cristiana. A questo punto si tratterebbe di pura discriminazione politica verso gli ex Dc”, dicono in Transatlantico coloro che non sono d’accordo nel lanciare il nome di D’Alema.

L’ultimo scenario, salvo sorprese notturne, prevede la soluzione Romano Prodi che pero’ passa dalla rottura dell’accordo Pd-Pdl e dall’avvicinamento della probabile data di elezioni anticipate. Molti deputati del Pd la pensano come Guglielmo Epifani, ex segretario della Cgil: ”Il problema e’ che qualsiasi tentativo di accordo con il Pdl e’ interpretato fuori dalla Camera come un inciucio”. Alla soluzione Prodi potrebbe contribuire pure Beppe Grillo, qualora Stefano Rodota’ – votato oggi dal M5S, da Sel e da molti franchi tiratori – rinunciasse alla corsa verso il Colle. A quel punto il M5S potrebbe indicare il nome di Prodi su cui si ritroverebbero con Pd e Sel. ”Quello che non possiamo accettare – dice un autorevole esponente del Pd – e’ che ci chiedano semplicemente di confluire sul nome di Rodota’.

Quest’ultimo ha poi fatto un errore madornale. Accettata la proposta di candidatura di Grillo, avrebbe dovuto dichiarare pubblicamente di augurarsi una piu’ ampia convergenza sul suo nome e di non sentirsi solo il candidato del M5S”.

gar/vlm

.

fonte asca.it

PRINT – EMAIL – PDF

Senato Usa, dopo il no al ‘Gun control’, la rabbia di Obama: “Avete paura delle lobby”

https://i1.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/04/obama_vittime_newtown_interna-nuova.jpg
Obama, incontro con i parenti delle vittime della strage di Newtown

Senato Usa, dopo il no al ‘Gun control’, la rabbia di Obama: “Avete paura delle lobby”

.

di | 18 aprile 2013

.

Barack Obama non è un presidente emotivo. Non è un presidente che ama mostrare quello che prova. Ma l’uomo che è apparso nel Rose Garden della Casa Bianca, dopo il voto del Senato americano sulle armi, è stato un presidente che non ha avuto paura di mostrare la sua emotività. Teso, arrabbiato, in alcuni momenti indignato, Obama ha parlato di “un giorno vergognoso” per la politica di Washington. Ha accusato il Senato di andare contro “il 90% degli americani” per puro calcolo politico e promesso che la battaglia per limitare la vendita delle armi continuerà nei prossimi mesi. Quella che però si profila, per la Casa Bianca, è una fase di instabilità che mette a repentaglio l’agenda delle riforme del presidente.

Nel caso dell’intesa sulle armi, Obama ha disatteso, per la prima volta forse nella sua carriera, la famosa “Obama rule”: la regola che consiglia di non abbracciare politicamente una questione, se non si è sicuri della vittoria. In questo caso, però, è stato diverso. Nel caso delle armi, Obama ha gettato tutto il suo personale peso politico, e quello della sua amministrazione, per arrivare a una legge che in fondo ambiva a molto poco: allargare anche alle transazioni private l’obbligo di controllo e registrazione della vendita di un’arma (obbligo che esiste già per il 60% delle transazioni, quelle che hanno luogo nei negozi specializzati e nei grandi magazzini). Si trattava, appunto, di un obiettivo modesto, su cui è d’accordo il 90% degli americani e su cui, sino a qualche anno fa, concordava anche la National rifle association, la lobby delle armi. Per raggiungere l’obiettivo, Obama ha fatto molto: contatti privati con i senatori; frequenti interventi pubblici; il trasporto a Washington, sull’Air force one, di 12 parenti delle vittime di Newtown, in modo che potessero fare attività di lobbying sul Senato.

Era chiaro che questo voto aveva per Obama un significato molto più che politico. Poche ore dopo la strage di Newtown, il presidente aveva incontrato i genitori dei 20 bambini ammazzati nella Sandy Hook elementary school e aveva promesso loro, da genitore, che avrebbe fatto tutto il possibile “perché queste follie non si ripetessero più”. Si spiega dunque con questo coinvolgimento personale, da padre più che da semplice presidente, la furia con cui Obama ha accolto il voto del Senato (54 a favore, 46 contro, ma per far passare la legge ci volevano 60 voti). Si spiegano così le parole, mai così dure da anni, con cui il presidente ha accolto il voto del Senato. “Una minoranza di senatori, andando contro il 90% degli americani, ha deciso che non vale la pena di proteggere la vita dei bambini”, ha detto Obama. Il loro voto, ha continuato, “ha avuto ragioni puramente politiche. Questa gente ha paura della reazione della National rifle association”. Fonti dell’amministrazione raccontano di un presidente furioso, soprattutto contro i quattro democratici che si sono uniti alla grande maggioranza dei repubblicani nell’opporsi alla misura. Tre dei quattro – Mark Begich dell’Alaska, Mark Pryor dell’Arkansas e Max Baucus del Montana – sono in lizza per la rielezione l’anno prossimo. La quarta, Heidi Heitkamp del North Dakota, non ha invece necessità di rielezione in vista. Contro di lei, dicono fonti dell’amministrazione, si è diretta con particolare veemenza l’ira di Obama.

Resta a questo punto il futuro della legge per il controllo sulle armi ma, più in generale, dell’intera agenda delle riforme del secondo mandato. Immediatamente dopo il voto del Senato, “Organizing for action”, la macchina politico-elettorale di Obama, si è messa in movimento, lanciando un “giorno dell’azione” per sabato prossimo, e chiedendo agli americani di inondare i loro deputati e senatori di mail e telefonate chiedendo un impegno diretto per limitare la vendita delle armi. E’ comunque improbabile che, nei prossimi mesi, ci possa essere un’intesa. I repubblicani della Camera non hanno nessuna intenzione di aiutare Obama, e nemmeno quelli del Senato – con quattro eccezioni, Pat Toomey, Susan Collins, John McCain e Steven Kirk – appaiono particolarmente ansiosi di fornire i voti che mancano alla Casa Bianca. Nonostante l’impegno personale, e la mobilitazione politica, una nuova legge sulle armi, con ogni probabilità, non ci sarà.

C’è poi tutto quello che Obama aveva promesso il giorno del discorso di insediamento. Debito pubblico, appoggio ai diritti gay, energia, immigrazione (la prossima riforma in dirittura d’arrivo). La sconfitta nel voto sulle armi, e l’attentato di Boston, indeboliscono oggettivamente Obama, ne mettono in discussione le qualità di “commander-in-chief” e il carisma politico. I settori più conservatori del partito repubblicano potrebbero cogliere l’occasione per mettere a tacere quei deputati e senatori repubblicani più aperti al dialogo, per approfondire l’attacco a Obama e ridurlo a un puro spettatore per i restanti tre anni della sua presidenza. Un processo di progressiva presa di distanza dalla Casa Bianca potrebbe interessare anche i democratici più moderati. Lo hanno spiegato diversi tra loro, in questi giorni. Le riforme di Obama – soprattutto la terna “Gun, Gays, Immigration”, armi, gay e immigrazione – rischiano di apparire troppo sbilanciate sul versante progressista e faticano a incontrare l’adesione incondizionata dei democratici eletti negli Stati più conservatori.

.

fonte ilfattoquotidiano.it

PRINT – EMAIL – PDF