Appello per evitare altri omicidi: «La tortura diventi reato». Per Cucchi Uva e Aldro

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«La tortura diventi reato»
Per Cucchi Uva e Aldro

Appello per evitare altri omicidi come quello di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e tutte le altre morti

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Di Salvatore Maria Righi

20 aprile 2013

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Patrizia, Ilaria e Lucia, come sorelle, sedute nella sala stampa di Montecitorio. Una giornata istituzionale, con la regia e il coordinamento dell’associazione «A buon diritto» di Luigi Manconi, per chiedere alle istituzioni un altro indirizzo. Per chiedere ai palazzi del potere, allo Stato, che accadano più omicidi come quello di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e tutte le altre morti bianche di questi anni balordi, con divise imputate, sospettate o semplicemente coinvolte.

Una conferenza stampa in cui Lucia Uva ha dovuto leggere le poche parole per raccontare il suo dolore permanente, e poi nemmeno quello, la voce spezzata dalla commozione. E nella quale Patrizia Moretti ha raccontato che ci sono voluti otto anni di «tortura e violenza, che continuano» su chi chiede giustizia e verità per i propri. Mentre Ilaria Cucchi, parlando del dibattimento per la morte di Stefano, simile nel canovaccio a tutti gli altri, ha parlato di «un processo ipocrita che è stato in realtà un processo a Stefano, alla sua vita, perfino ai nostri rapporti familiari».

Ilaria che sintetizza la sua presenza e quella delle altre sorelle e mamme, vedove di Stato, «il senso di tutto questo è cambiare idea a chi pensa “ma in fondo se la sono cercata”». Animatore dell’iniziativa il senatore Manconi che ha presentato un disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale. L’intenzione era quella di sensibilizzare le forze politiche, in questo momento di transizione e all’inizio di una nuova legislatura, cioè allargare il fronte di voci che si confrontino con tematiche come la privazione delle libertà e le responsabilità dello Stato verso i propri cittadini. Hanno aderito e sono intervenuti infatti, tra una votazione e l’altra per il Quirinale, la deputata Laura Coccia (Pd), l’onorevole Anna Maria Bernini (Pdl), oltre ad un paio di esponenti di M5S, Giulia Sarti e Vittorio Ferraresi. Anche Rita Bernardini, ex deputata radicale esperta di carceri e problemi relativi agli istituti di pena, che ha citato l’articolo 13 della Costituzione: «Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà».

Nell’occasione, si è parlato anche degli esposti presentati al Csm nei confronti del pm di Varese, Agostino Abate, titolare dell’inchiesta sulla morte di Giuseppe Uva. Manconi l’ha definito una volta di più «un pm gravemente e costantemente omissivo, di straordinaria sciatteria, con una totale inerzia nelle indagini e ignoranza per quello che è successo in quelle tre ore a Giuseppe Uva nella caserma dei carabinieri di Varese». I diversi esposti erano stati presentati al Csm dall’Unione delle Camere Penali, già nel 2010, da Ilaria Cucchi, Patrizia Moretti, Domenica Ferulli, Mauro Corradini e Luigi Manconi nel 2011 e da Lucia Uva, nel 2012.

Palazzo dei Marescialli afferma di averli «tempestivamente esaminati», disponendo «la trasmissione degli atti» ai titolari dell’azione disciplinare. Il pm Abate avrebbe avuto anche duri contrasti in udienza con la sorella di Giuseppe Uva, Lucia. Il Csm ha trasmesso gli atti riguardanti il caso di Giuseppe Uva al ministro della giustizia ed al Pg della Cassazione. In una nota il Csm si spiega poi che gli esposti in relazione allo svolgimento delle indagini e alla condotta tenuta in udienza nel processo per la morte di Uva, sono stati esaminati e poi archiviati dalla commissione competente».

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fonte unita.it

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