Archivio | aprile 21, 2013

Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro a due giorni dal varo della legge francese

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Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro
a due giorni dal varo della legge francese

Il Parlamento si appresta a dire sì ai matrimoni ed alle adozioni per le coppie omosessuali e nella capitale si confrontano le manifestazioni dei contrari e dei favorevoli con decine di migliaia di persone nelle strade

Nozze gay, Parigi invasa dai cortei pro e contro a due giorni dal varo della legge francese Il corteo delle associazioni che si battono contro il riconoscimento dei matrimoni e delle adozioni per le coppie omosessuali (ap)

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ROMAA due giorni dal voto finale sul progetto di legge francese sui matrimoni gay, migliaia di oppositori, ma anche altrettanti sostenitori, sono scesi in piazza oggi a Parigi in due cortei differenti. Il primo corteo è partito dalla piazza di Denfert-Rochereau in direzione Invalides nella zona sud della capitale francese al grido di “Hollande, non vogliamo la tua legge”. A due chilometri di distanza, in piazza della Bastiglia, sfilano i sostenitori della legge, in un raduno indetto “per la legalità e contro l’omofobia”.

Complessivamente sono stati mobilitati duemila agenti, fra poliziotti e gendarmi. Secondo gli organizzatori della “Manifestazione per tutti” – il collettivo che si oppone al progetto di legge – alla marcia stanno partecipando 270mila persone; secondo la polizia invece, i dimostranti sono circa 45mila. Rispetto al corteo del 24 marzo scorso, che aveva riunito tra le 300mila e un milione e mezzo di persone, alla protesta di oggi non era prevista la partecipazione di manifestanti dai dipartimenti fuori Parigi. I simboli portati in piazza dalle persone sono sempre gli stessi: bandiere tricolore, magliette rosa e blu e cartelli con immagini di una coppia formata da un uomo e una donna con bambini. Ad aprire la sfilata è un lungo striscione sul quale è scritto “Ogni nato ha bisogno di una mamma e di un papà”.

Sul tragitto della ‘Manifestazione per tutti’, tre persone sono state fermate dalle forze dell’ordine per possesso di bombe lacrimogene, manganelli e tirapugni. Diverse centinaia di persone stanno invece sfilando alla marcia “Matrimonio per tutti”. In corteo sfilano bandiere arcobaleno e prevalgono gli slogan a favore del progetto di legge. “Coloro che sono a favore dell’uguaglianza devono farsi sentire”, ha detto dal palco della Bastiglia il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, socialista e apertamente gay.

La legge che legittima i matrimoni omosessuali e le adozioni da parte delle coppie gay è stata già approvata dalla Camera e, nelle sue parti fondamentali, anche dal Senato. La Camera dovrà riesaminarla per alcuni articoli secondari e dunque il varo non dovrebbe subire ulteriori rinvii. (21 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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Grillo: “E’ stato un golpettino furbo, rubando un anno di tempo al Paese”. I 5 Stelle in piazza, riparte la protesta

Beppe Grillo prima della conferenza stampa a Roma

Grillo: “E’ stato un golpettino furbo,
rubando un anno di tempo al Paese”
I 5 Stelle in piazza, riparte la protesta

Il leader del Movimento attacca: “Napolitano era avvilito e stanco resta per salvare Berlusconi e Mps” Il blitz in piazza dei Santi Apostoli, sale sul tetto dell’auto ma poi va via

+ Ora un premier di “ricostruzione” di Fabio Martini

ROMA

Il Movimento 5 Stelle torna in piazza a Roma per esprimere il proprio dissenso per la rielezione di Giorgio Napolitano. Beppe Grillo arriva a metà pomeriggio in piazza Santi Apostoli, sale sul tetto della propria auto, saluta la folla al grido «arrendetevi», poi fa marcia indietro e lascia la manifestazione.

Il blitz-lampo del capo lascia delusi i militanti 5 Stelle. «Siamo qui in piazza, non lasciateci soli. Anche Beppe ha cercato di venire ma è stato respinta da un muro di persone. A questo punto non è sicuro che possa ritornare», spiega il capogruppo Crimi. Mentre su Facebook Grillo se la prende con i giornalisti: «Nonostante una conferenza stampa di due ore sono stato assalito da giornalisti che mi hanno impedito il passaggio e non ho potuto incontrare i cittadini».

«Un golpe? No, ma un golpettino furbo sì», aveva tuonato il leader in mattinata durante la conferenza stampa. «C’è stato uno scambio per salvare Berlusconi e Mps, la nostra democrazia è ormai ridotta al lumicino. Stanno rubando un anno di tempo, sta succedendo questo». Il leader dei 5 Stelle aveva ricordato l’incontro con Napolitano: «Ho visto un signore stanco, molto stanco». Ma, secondo Grillo, «si sono riunite quattro persone di notte, non so se D’Alema e Bersani con Monti e Berlusconi, e hanno deciso di notte che il settennato doveva andare avanti». A proposito di Bersani il leader dei 5 Stelle era stato netto: «Se ci avessero detto “facciamolo insieme” ci avremmo pensato». L’affondo contro i partiti è durissimo: «Ieri l’applauso a Napolitano era verso di loro, era un applauso di scherno per dire: “Non ce l’avete fatta”. E poi sono usciti tutti, con le loro auto blu».

«Il nostro Movimento è nato il giorno di San Francesco. Noi siamo stati i primi francescani. Ci tengo a dirlo: è il papa che è grillino», ha affermato Grillo. «Se faranno un governo non funzionerà. Se il programma sarà l’agenda Monti, non funzionerà. Voglio vedere i dieci saggi diventati ministri quando andranno in Parlamento e diranno i rimborsi elettorali ce li teniamo. Faranno la ola!». Secondo il leader 5 Stelle «Rodotà sarebbe stato un Presidente che garantisce tutti gli italiani, di destra e di sinistra: invece serve un Presidente che garantisce il culo giudiziario a Berlusconi e a salvare il Mps». «Ieri sera potevo venire in piazza, non ho paura, ma avevo paura che la mia presenza potesse» favorire «la violenza. Io non voglio entrare in questi giri. Sto calmando gli animi. C’è gente che mi dice andiamo a Roma, o fucile o niente. Dovreste ringraziarci perché teniamo calma la gente. In Francia, in Grecia ci sono i nazisti, qui ci sono i grillini che hanno due palle così».

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fonte lastampa.it

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Mauro Corona: “La salvezza è nella terra, riprendiamo la zappa. Stop al superfluo”

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Mauro Corona: “La salvezza è nella terra, riprendiamo la zappa. Stop al superfluo”

L’alpinista, scultore e scrittore inganna la crisi economica coltivando frutta e verdure, perché “a ogni cosa si può rinunciare tranne che a soddisfare la fame”. E consiglia di riscoprire il necessario per eliminare le paure del tempo

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Nell’incrocio tra un barbaro, un alpinista e un poeta si sviluppa il corpo e si modella il pensiero di Mauro Corona. Ha spaccato pietre e usato le parole per raccontarle. Il martello nell’inchiostro. Dunque scrittore a sua insaputa. Guarda dall’alto in basso gli umani, che forse un po’ gli fanno schifo, e il mondo, che forse un po’ lo rattrista. Si gode lo spettacolo dalla parete di una montagna, una roccia chiamata Erto, paese di 400 abitanti collegato a Longarone con il bus e all’Italia dalla tragedia del Vajont.

“Grazie ai morti del Vajont siamo italiani. È la disgrazia che ci ha fatto riconoscere. Le televisioni e i giornalisti e le autorità sono giunte a Longarone, mai nella mia Erto che infatti va in malora senza che un cristo (un ministro, un deputato, un potente semplice) faccia un colpo di tosse, una telefonata per chiedere come va. Gli risponderei che serve della ghiaia, serve riparare una strada perché d’inverno tutto smotta e noi rimaniamo isolati, celati alla vista e anche al pronto soccorso, a un medico che ci aiuti, un tabaccaio che apra per noi, un postino che ci faccia imbucare le lettere”.

Noi in città ci disperiamo per la recessione economica, lassù lei sta peggio. “Peggio un cavolo! Al netto delle peripezie che tocca fare perché la montagna richiede sacrifici, le rispondo: una favola. Coltivo verze, cavolfiori, patate (le patate sono decisive per vivere). E susine, ciliegie, mele, pere. Toccherà anche a lei imparare a zappare. Il nostro futuro è nella terra: a ogni cosa si può rinunciare tranne che a soddisfare la fame. Quindi, niente paura: una zappa ci salverà”.

Conosceremo i calli alle mani, torneremo alle candele. “Ma benvenuti ai calli, diamine. L’idiozia è restare vittime della dittatura del superfluo, l’idiozia è non capire che per vedere devi togliere roba davanti ai tuoi occhi, cosa te ne fai della Ferrari nel capannone, idiota? Il denaro compra il tempo, ma il tempo è ripetitivo, ci annoia perché non siamo stati abituati a governarlo, dominarlo. Dove sono le passioni, e dove la speranza? Da quel che vedo siamo vicini alla fine”. Il capitalismo sta schiattando? “Ma certo, che dubbio c’è. Ci ridurrà allo stremo. Nel vicino Friuli c’è un paese dove si facevano sedie. E queste benedette sedie con gli anni sono venute a costare uno sproposito: le vendevano 400 euro l’una. Sono giunti i cinesi con le loro sedie a 20 euro e tutto è finito.

Il paese delle sedie che non ne vende più una. Questo è il capitalismo. Si può essere cretini così? Due giorni fa ero a Montecarlo per una conferenza”. Lei a Montecarlo? “Certo, devi andare dai cretini per parlare dei cretini. Devi giungere nel punto esatto dove si concentrano i soldi per illustrare la loro inutilità”. Marcuse parlava dell’offerta senza desiderio. “Esatto. Vince l’apparenza sopra la realtà. Il verosimile sul certo. Vince la televisione, il talk show, il frou frou, il cinguettio scadente frutto del pensiero inutile. Se non vai in televisione per dire che ti uccidi neanche tua moglie ci crederà mai”. I suoi libri hanno venduto perché lei li ha promossi in tv. “Come negarlo? Ho vinto anche un premio Bancarella, e sapevo un mese prima che l’avrei vinto. Sapevo dello Strega a Piperno. Sembra tutto un artificio, una vita di plastica, concepita secondo schemi falsi, triturata dall’omaggio al potere. Forse la mia è solo invidia e la pagherò. Ma questo è il mio pensiero”. Tutti i potenti sono cattivi, e tutti gli indifesi sono buoni?

“Diceva Borges: ho scoperto che c’è del male in me e del buono in altri. Perciò dovremmo essere più fiduciosi, collaborativi, disponibili. Ma non si riesce a fare un governo, l’uno addenta l’altro nella negazione che esista un bene comune, uno sguardo comune, una vita in fondo comune. E siamo qui a fare la conta della tragedia, a chiederci di quanto ci impoveriremo, di cosa ci mancherà. A piangere e straziarci. Siamo peggio di quel che vogliamo credere. Noi italiani abbiamo consumato ogni etica, e questa caduta civile, questa deriva economica un po’ ce la siamo conquistata con il nostro stile barbarico. Gli schei ci hanno fatto ammalare e ridotto in povertà. Vanitosi e pigri, ora disperati”. Una parola di conforto? “Una zappa per tutti. Impareremo presto a essere imprenditori della terra. Cioè di noi stessi, e capiremo che è una cosa bellissima”.

da Il Fatto Quotidiano del 14 aprile 2013

video di Giorgio Fornoni4

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Pd, cresce il rischio scissione. Civati: “Nel Pd tanti odiano la sinistra”

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Pd, cresce il rischio scissione.
Civati: “Nel Pd tanti odiano la sinistra”

Il neodeputato, sul suo blog, critica il mancato appoggio a Rodotà. E ironizza: “Ci manca solo che Grillo candidi Prodi a palazzo Chigi e rispondiamo no perché è un candidato di parte”. Il portavoce Orlando ancora apre ai Cinque Stelle. Zanda ed Epifani chiedono a Bersani di restare. Barca e Vendola lanciano la sfida gauchista

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ROMA Democratici in ordine sparso, anche il giorno dopo la rielezione di Giorgio Napolitano. Stamattina, sul suo blog, apre le danze Pippo Civati che ieri non ha votato per il bis. E lo fa con un’ironia amara. “Ci manca solo che Grillo candidi Prodi a Palazzo Chigi e che il Pd dica di no perché è un candidato di parte'”. E aggiunge: “Avremmo potuto partire da Prodi e Rodotà e invece siamo partiti da Marini o Amato o qualcun altro che parlasse a Berlusconi. E non ci siamo fermati quando abbiamo capito che su Marini non avremmo retto. No, abbiamo deciso di andare in aula così. Del resto, nel 1992 ci fu il duello tra Napolitano e Rodotà sulla presidenza della Camera, che assomiglia moltissimo alla partita attuale. Quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra allora come oggi non se lo potevano permettere, evidentemente”.

Per ora c’è c’è molta confusione sotto il cielo democratico. Ieri sono arrivate le dimissioni dell’intera segreteria, ma il presidente dei senatori, Luigi Zanda, si augura che Bersani possa restare. Stessa richiesta da Guglielmo Epifani. Il portavoce nazionale, Andrea Orlando, prova ancora ad aprire ai Cinque Stelle: “I grillini dicevano che Bersani era l’ostacolo, ora che non c’è più ci dicano se sono disponibili a dare un governo a questo Paese”, ha detto dopo la rielezione di Napolitano, mentre i grillini erano in piazza a protestare.

Forse già martedì ci sarà una direzione per convocare il congresso, che altrimenti sarebbe previsto solo a ottobre. Molto probabilmente non ci sarà una reggenza temporanea di Enrico Letta, la maggioranza del partito preferisce un comitato di reggenti. Ma il vero tema di divisione è il possibile governo di larghe intese. Su questo il partito potrebbe spaccarsi. In particolare, sul nome di Amato come premier. Mentre sul partito già pesa la sfida di Barca – che definisce incomprensibile il no a Rodotà ed Emma Bonino – e Vendola, che dice no al governissimo in gestazione. In prospettiva, l’opzione gauchista in alternativa a quella di Matteo Renzi. (21 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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L’INCIUCIONE – Ipotesi Amato premier, ed è subito scontro

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Ipotesi Amato premier, ed è subito scontro

L’ipotesi governissimo Pd-Pdl prende quota, con Enrico Letta e Angelino Alfano vicepremier. Vendola annuncia: saremo all’opposizione. Renzi e Monti: sul governo decida Napolitano. Berlusconi pone le condizioni del Pdl. Terremoto nel Pd: si dimette la segreteria, partito verso il congresso. Lacrime di Bersani a Montecitorio

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Roma, 21-04-2013

Il toto-premier e’ gia’ cominciato: i nomi piu’ gettonati sono quelli di Giuliano Amato (gia’ considerato da Napolitano un ottimo candidato per il Colle) ed Enrico Letta. Ma nessuno si spinge a prevedere che grado di connotazione politica Napolitano vorra’ dare al ‘suo’ governo.

“Avro’ modo di dire quali sono i termini con cui ho accolto l’appello ad assumere di nuovo la carica di presidente”, si limita a dire Napolitano, che luned giurera’ e pronuncera’ il discorso di insediamento di fronte al Parlamento in seduta comune.

La partita sul governo si aprira’ domani, ma innanzitutto occorre capire lo ‘schema’ da adottare. Sul nome di Amato c’e’ la forte opposizione della Lega, con Roberto Maroni che ha gia’ detto di non essere disponbile ad appoggiarlo.

Vista la difficolta’ del Pd e la conflittualita’ tra le forze parlamentari, Berlusconi vuole che ci sia un esecutivo di ‘alto profilo’, che fornisca ampie garanzie (e non solo sulla Giustizia) e che rispetti alcune condizioni.

Il presidente della Repubblica in ogni caso ha gia’ messo in cima alla lista delle riforme da portare avanti la modifica del sistema di voto. La legge elettorale, ma anche la riduzione del numero dei parlamentari e dei costi della politica sono alcuune priorita’ indicate alle forze politiche che hanno condotto l”operazione Napolitano’.

I due maggiori artefici sono stati proprio Monti e Berlusconi. Raccontano che si sia registrato un vero e proprio ‘disgelo’ tra il premier uscente e il Cavaliere. Entrambi hanno promesso di impegnarsi per contrastare la ‘deriva’ di Grillo.

L’opzione Amato, la prima scelta di Napolitano, per ora si ‘scontra’ con il no della Lega ma anche con alcune perplessita’ proprio nel Pd. Lo stesso ‘dottor Sottile’ avrebbe manifestato dubbi sulla possibilita’ di presiedere un esecutivo con forze parlamentari cosi’ divise. La valutazione riguarda proprio l’agibilita’ politica in un momento cosi’ delicato.

“Il governo? Aspettiamo cosa dira’ il Presidente della Repubblica”. Risponde cosi’ Matteo Renzi, ai giornalisti che gli chiedevano di commentare un eventuale incarico di presidente del Consiglio per Giuliano Amato.

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fonte rainews24.it

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