Pd, cresce il rischio scissione. Civati: “Nel Pd tanti odiano la sinistra”

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Pd, cresce il rischio scissione.
Civati: “Nel Pd tanti odiano la sinistra”

Il neodeputato, sul suo blog, critica il mancato appoggio a Rodotà. E ironizza: “Ci manca solo che Grillo candidi Prodi a palazzo Chigi e rispondiamo no perché è un candidato di parte”. Il portavoce Orlando ancora apre ai Cinque Stelle. Zanda ed Epifani chiedono a Bersani di restare. Barca e Vendola lanciano la sfida gauchista

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ROMA Democratici in ordine sparso, anche il giorno dopo la rielezione di Giorgio Napolitano. Stamattina, sul suo blog, apre le danze Pippo Civati che ieri non ha votato per il bis. E lo fa con un’ironia amara. “Ci manca solo che Grillo candidi Prodi a Palazzo Chigi e che il Pd dica di no perché è un candidato di parte'”. E aggiunge: “Avremmo potuto partire da Prodi e Rodotà e invece siamo partiti da Marini o Amato o qualcun altro che parlasse a Berlusconi. E non ci siamo fermati quando abbiamo capito che su Marini non avremmo retto. No, abbiamo deciso di andare in aula così. Del resto, nel 1992 ci fu il duello tra Napolitano e Rodotà sulla presidenza della Camera, che assomiglia moltissimo alla partita attuale. Quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra allora come oggi non se lo potevano permettere, evidentemente”.

Per ora c’è c’è molta confusione sotto il cielo democratico. Ieri sono arrivate le dimissioni dell’intera segreteria, ma il presidente dei senatori, Luigi Zanda, si augura che Bersani possa restare. Stessa richiesta da Guglielmo Epifani. Il portavoce nazionale, Andrea Orlando, prova ancora ad aprire ai Cinque Stelle: “I grillini dicevano che Bersani era l’ostacolo, ora che non c’è più ci dicano se sono disponibili a dare un governo a questo Paese”, ha detto dopo la rielezione di Napolitano, mentre i grillini erano in piazza a protestare.

Forse già martedì ci sarà una direzione per convocare il congresso, che altrimenti sarebbe previsto solo a ottobre. Molto probabilmente non ci sarà una reggenza temporanea di Enrico Letta, la maggioranza del partito preferisce un comitato di reggenti. Ma il vero tema di divisione è il possibile governo di larghe intese. Su questo il partito potrebbe spaccarsi. In particolare, sul nome di Amato come premier. Mentre sul partito già pesa la sfida di Barca – che definisce incomprensibile il no a Rodotà ed Emma Bonino – e Vendola, che dice no al governissimo in gestazione. In prospettiva, l’opzione gauchista in alternativa a quella di Matteo Renzi. (21 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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