Fondi della Lega, Belsito in manette per truffa e associazione a delinquere

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Fondi della Lega, Belsito in manette
per truffa e associazione a delinquere

Arrestati anche Stefano Bonet, l’uomo degli investimenti in Tanzania coi soldi del Caroccio, e Romolo Girardelli

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MILANO – L’ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza per associazione a delinquere e truffa aggravata in relazione all’inchiesta sui fondi del Carroccio. Nella stessa indagine è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti di Stefano Bonet, l’uomo degli investimenti in Tanzania coi soldi del Caroccio.

La Guardia di finanza di Milano ha arrestato anche Romolo Girardelli, che era ricercato in queste ore dai militari. Girardelli, già indagato nell’inchiesta, è il procacciatore di affari che era legato, stando alle indagini, all’imprenditore veneto Stefano Bonet, anche lui già indagato e arrestato oggi. Da quanto si è saputo, una quarta persona è ricercata e sarebbe all’estero. Le richieste di custodia cautelare firmate dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini risalgono a 4-5 mesi fa e l’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal gip Gianfranco Criscione. Da quanto si è saputo, l’esigenza degli arresti starebbe in un presunto tentativo di inquinamento probatorio. Girardelli nelle intercettazioni dell’inchiesta veniva definito «l’ammiraglio».

Spunta anche uno «yacht del valore di 2,5 milioni di euro» acquistato da Riccardo Bossi, figlio di Umberto, nell’inchiesta milanese che stamani ha portato in carcere l’ex tesoriere della Lega, Belsito. Lo yacht, stando all’ordinanza del gip, sarebbe stato comprato con l’appropriazione indebita dei fondi del Carroccio. Nell’ordinanza del gip di Milano, Gianfranco Criscione, che ha firmato gli arresti richiesti dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Roberto Pellicano, si fa riferimento, infatti, a una nota di polizia giudiziaria del 3 ottobre scorso, dalla quale si evince che l’espulsione di Belsito dalla Lega «ha tutt’altro che interrotto il criminoso e criminogeno rapporto tra il medesimo Belsito e Girardelli, da ultimo incentrato sulle questioni relative a uno yacht». Si tratta di uno yacht «del valore di 2,5 milioni di euro, che Riccardo Bossi, figlio di Umberto Bossi, avrebbe a suo tempo acquistato avvalendosi di un prestanome grazie a un’ulteriore appropriazione indebita di Belsito». La stessa nota della Gdf, chiarisce il gip, «fa emergere pure che Belsito tuttora intrattiene poco trasparenti rapporti d’affari con un’esponente della Lega Nord di Chiavari, tale Dujany Sabrina». Il gip sottolinea, infine, per i quattro arrestati il «concreto e fortissimo pericolo di reiterazione dei reati».

Le intercettazioni. L’imprenditore Stefano Bonet e l’ uomo d’affari Romolo Girardelli, entrambi arrestati oggi parlano in una conversazione intercettata di un «incontro» che Bonet «dovrà tenere con Maroni, Castelli e Calderoli come di un’opportunità per rilanciare l’attività andando oltre Belsito». Lo scrive il gip di Milano Gianfranco Criscione nell’ordinanza di custodia cautelare. Nel corso di una conversazione del primo marzo 2012, scrive il gip, «Bonet chiede a Girardelli di riferirgli di tutti gli affari che Belsito ha realizzato con il denaro del partito». Nella circostanza, si legge ancora nell’ ordinanza, «Girardelli riferisce che Nosferatu (l’avv. Fera) e un notaio sono in possesso dei documenti del trust dietro il quale si celano tutti gli affari di Belsito». In gioco, secondo il gip, «sembra esservi anche l’eredità del rapporto con la Lega, laddove vi è nelle ambizioni di Bonet e Girardelli di proseguire comunque i loro affari nell’orbita di quel partito».

Nella conversazione del 27 gennaio 2012, spiega il giudice, tra Bonet e Girardelli, infatti, «si parla dell’incontro che il primo dovrà tenere con Maroni, Castelli e Calderoli come di un’ opportunità per rilanciare l’attività andando oltre Belsito». Girardelli «precisa – si legge ancora – di aver parlato con uno (che parrebbe della Lega)». L’uomo d’affari, detto ‘l’ Ammiragliò, al telefono dice che questa persona «è con loro per il futuro … perchè comunque loro hanno una struttura romana che è number one».

Un «comitato d’affari» che utilizzava la propria influenza per gestire presunti rapporti illeciti nel mondo dell’imprenditoria italiana. Lo ipotizza la Procura di Milano nel filone di inchiesta che, in base agli approfondimenti sul capitolo Fincantieri, ha portato in carcere anche l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito. Nell’inchiesta, per la quale sono stati arrestati anche l’imprenditore Stefano Bonet e il procacciatore d’affari Romolo Girardelli (e una quarta persona è ricercata all’estero, Stefano Lombardelli, considerato «soggetto in grado di agevolare e procurare la conclusione di affari con le imprese dai quali ricavare proventi illeciti») sono indagati per associazione per delinquere, tra gli altri, anche Bruno Mafrici, professionista calabrese che aveva un ufficio nello studio milanese Mgim e il promotore finanziario Paolo Scala. Questo filone di indagine ha ‘fotografato’ una serie di presunti rapporti illeciti ‘costruitì da Belsito, che in passato è stato nel cda di Fincantieri, grazie all’influenza acquisita per via dei suoi incarichi a livello di partito e politici. Infatti, oltre ad aver ricoperto il ruolo di tesoriere in via Bellerio, è stato anche sottosegretario del Ministero per la Semplificazione normativa all’epoca guidato da Roberto Calderoli. La tranche dell’indagine che riguarda le ordinanze di custodia cautelare di oggi, e nella quale è contestato anche il riciclaggio in relazione ai fondi della Lega investiti in Tanzania e a Cipro, è distinta dall’altro filone ribattezzato ‘The family’ e che riguarda le spese della famiglia Bossi e che è in via di chiusura.

Belsito era già indagato per appropriazione indebita e truffa aggravata nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini. Inchiesta che un anno fa, con le prime perquisizioni e le prime informazioni di garanzia, aveva travolto la Lega, portando anche alle dimissioni da segretario del Senatur, Umberto Bossi. L’ex leader della Lega, infatti, è indagato da mesi per truffa ai danni dello Stato, mentre i suoi due figli, Renzo il ‘Trota’ e Riccardo, sono accusati di appropriazione indebita. L’inchiesta era prossima alla chiusura e poi è arrivata la svolta di stamani con gli arresti anche per l’ipotesi di associazione per delinquere. Da quanto si è saputo, nelle nuove misure cautelari (due persone sarebbero ricercate dalla Gdf di Milano) è contestato anche il riciclaggio. Nell’ambito delle indagini i pm, stando a quanto era emerso nelle scorse settimane, avevano quantificato in circa 19 milioni di euro le spese sospette con fondi pubblici ottenuti dalla Lega, quando a guidare la tesoreria c’era Belsito.

Nei giorni scorsi i diamanti acquistati da Belsito erano stato motivo di polemica. I ‘diamanti di Belsito’, mostrati a Pontida da Roberto Maroni sono stati «una cazzata». Così aveva detto Umberto Bossi, conversando con i cronisti a Montecitorio. «Doveva portare i soldi, vendere i diamanti e portare i soldi dicendo alla gente: ‘ogni sede riceve tot soldi’ ».

Mercoledì 24 Aprile 2013 – 09:43
Ultimo aggiornamento: 15:27
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