La grande truffa delle protesi al seno

La grande truffa delle protesi al seno

La grande truffa delle protesi al seno

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di ANAIS GINORI

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Molte donne non stanno bene nel loro corpo, sono fragili». Così si è difeso, qualche giorno fa, Jean-Claude Mas, proprietario della Poly Implant Prothèse, durante il maxiprocesso che si è appena aperto a Marsiglia. Mas è accusato di frode aggravata e rischia 5 anni di reclusione per aver prodotto e venduto delle protesi mammarie al silicone non conforme dal 1991 al 2010. Trentamila vittime solo in Francia, 500 mila nel mondo, 67 paesi coinvolti.

Fino al momento delle prime denunce e poi del bando da parte del governo, Pip era il terzo produttore al mondo di impianti al silicone. I casi di protesi rotte sono stati già 4100, solo in  Francia. In migliaia di altri casi si sono segnalate reazioni infiammatorie. Alcune donne hanno sviluppato tumori, anche se il legame tra il silicone incriminato e la malattia non è stato ancora accertato. Dopo lo scatenarsi della psicosi, e ancora prima di un pronunciamento dei giudici, il governo francese ha proposto l’espianto preventivo: già 11 mila donne si sono sottoposte alla nuova operazione. Il maxiprocesso di Marsiglia è uno dei più grandi scandali sanitari degli ultimi anni: 5 mila vittime hanno presentato denuncia.

Per ironia del destino, lo scandalo è scoppiato proprio mentre si celebra mezzo secolo dalle prime mastoplastiche. La protesi al seno, essenziale per le donne operate di tumore, è diventato l’intervento di chirurgia estetica più diffuso in Occidente. In rete, si è aperto un dibattito sulla presunta “fragilità” femminile, di cui ha parlato Mas nella sua testimonianza davanti ai giudici. E sui rischi che molte donne sono disposte a correre per conformarsi allo sguardo degli altri. Se ne
può discutere. Ma sarebbe meglio chiedersi come mai le autorità sanitarie hanno permesso per anni che venisse venduto un gel per protesi non omologato. Troppo facile incolpare le vittime, appellandosi a una sedicente debolezza psicologica. Qualcuno dovrà invece spiegare perché
un truffatore ha potuto agire indisturbato per così tanto tempo.

@anaisginori

(24 aprile 2013)

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fonte repubblica.it

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