Archivio | aprile 27, 2013

Il profilo di Enrico Letta, alias Monti junior, di Andrea Aliprandi

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Il malato immaginario – ‘Manipolazioni’, Edoardo Baraldi – fonte immagine

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Il profilo di Enrico Letta, alias Monti junior

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DI ANDREA ALIPRANDI
comedonchisciotte.org

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“Io ce la metterò tutta perché gli italiani non ce la fanno più dei giochetti della politica.”
Enrico Letta

Al di là del volto pulito, dei 47 anni ben portati e dei modi più o meno galanti di Enrico Letta, è bene conoscere alcune cose sul suo passato recente e remoto, per capire che cosa ci riserva il futuro.

Posizioni politiche ed economiche:

Appoggio incondizionato a Napolitano-Monti, suoi compagni nella loggia segreta (“mega-P2 globale”) Gruppo Bilderberg e nella loggia semi-segreta e super-esclusiva creata da Rockefeller: la Commissione Trilaterale;

– Euro sì. Morire per Maastricht, titolo e sottotitolo del suo libro edito da Laterza (  http://www.ibs.it/code/9788842052487/letta-enrico/euro-si-morire.html); Letta dunque è un eurocrate di lunga data, peraltro poco lungimirante, non avendo avvertito i pericoli dell’area euro; curiosamente, il “giovane” eurocrate Letta ha “trascorso parte dell’infanzia a Strasburgo   http://it.wikipedia.org/wiki/Strasburgo dove frequenta la scuola dell’obbligo   http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_dell%27obbligo” (dalla sua pagina di Wikipedia);

– Pro austerity di Monti. Letta dice, il 9 ottobre 2012: “Noi abbiamo voluto per primi Monti, caricandoci anche responsabilità non nostre. Noi rivendichiamo la giustezza di quella scelta. La  condivisione profonda di quanto è stato compiuto e la necessità di   una continuità programmatica nel prossimo governo è sancita, peraltro, dalle conclusioni della Carta d’intenti, ribadite e votate   dall’Assemblea di sabato all’unanimità” ( http://www.liberoquotidiano.it/news/1094581/Nel-Pd-volano-stracci–Fassina-Monti-%C3%A8-da-rottamare–Letta-%C3%A8-in-contrasto-col-partito.html );

–  Chi critica l’austerity di Monti è cattivo. Per Letta, Fassina con le sue critiche a Monti, compagno di merende di Letta nel Bilderberg e nella Trilaterale, “ha passato il segno” ( http://www.liberoquotidiano.it/news/1094581/Nel-Pd-volano-stracci–Fassina-Monti-%C3%A8-da-rottamare–Letta-%C3%A8-in-contrasto-col-partito.html ); poco importa se oggi Letta si dichiara contrario all’austerity: ha già ampiamente dimostrato di essere ondivago e poco lungimirante.

– La nomina di Mario Monti è stata “un miracolo” (v. sotto, sezione “Amicizie e parentele”, voce Monti);

–  Goldman Sachs è coraggiosa. “Goldman Sachs” “sembra avere più coraggio e lucidità di analisi” rispetto a  “tanti rappresentanti dei poteri economici italiani che paiono timorosi nei confronti di una prospettiva di centrosinistra” (  http://www.asca.it/news-Pd__E_Letta__da_Goldman_Sachs_conferma_di_vocazione_europeista-1199195-POL.html ); NB: Mario Monti e lo zio Gianni Letta sono consiglieri per conto della Goldman Sachs. Goldman Sachs, la più grande banca d’affari statunitense (e del mondo), già nel 2007 è stata al centro di una inchiesta della Procura di Pescara per una frode al fisco per almeno 202 milioni di euro (  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/banche-daffari-e-di-truffe/1629089; http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=5770& , http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=5770& ). Goldman Sachs è ritenuta corresponsabile della crisi greca ed è stata additata come responsabile del crollo della lira agli inizi degli anni ’90, “dapprima annunciandone la sopravvalutazione ed indicando nel livello di 1000 lire al marco il tasso di cambio che essa riteneva realistico, poi buttandosi a vendere lire per contribuire a ottenere quel risultato.” ( http://www.movisol.org/draghi4.htm)

–  Privatizzazioni selvagge. Privatizzare tutto. Pro bono della Goldman Sachs. Letta annuncia: “È arrivato il momento di cominciare a parlare di privatizzazioni. Penso a Poste, Ferrovie, Eni, Enel, Finmeccanica e alle 20 mila aziende partecipate degli enti locali” ( http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ); anche in questo senso le privatizzazioni di Letta saranno in continuità con i metodi del suo maestro Andreatta e del suo idolo Monti (consigliere per la Goldman), a favore di Goldman Sachs, in combutta con lo zio Gianni e quindi in pieno conflitto di interessi ( http://affaritaliani.libero.it/economia/privatizzazioni-il-tesoro-sceglie-goldman-sachs-e-soc-generale-valutazione-quote.html ); in caso di uscita dell’Italia dall’euro, con la conseguente svalutazione, e tramite il suo funzionario Letta, Goldman Sachs potrà acquisire i gioielli nazionali a prezzo molto ribassato. Il sogno di privatizzare l’Enel e altri gioielli nazionali, in parte realizzato, era già di Andreatta ( http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1993/03/13/Altro/PRIVATIZZAZIONI-ANDREATTA-2_184900.php).

–  Affidare a Goldman Sachs la valutazione delle partecipazioni statali ad aziende per vedersi ridurre poi drasticamente i bond italiani che aveva in portafoglio. Questo infatti è accaduto con il governo Monti: lui ha affiodato a GS le valutazioni su “Fintecna, Sace e Simest in vista della cessione alla Cdp” e GS ha ridotto del 92% i bond italiani che aveva in portafoglio,” portandoli da 2 miliardi di euro a una misera quota di 155,2 milioni di euro. In pratica, le collusioni di Monti con Goldman Sachs sono controproducenti da ogni punto di vista e anche in prospettiva futura, perché invia un fortissimo segnale di sfiducia agli investitori. Lo stesso, si deve presumere, avverrà con il prossimo governo Napolitano-Letta  ( http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-08-09/doccia-fredda-goldman-sachs-160710.shtml?uuid=Abtzo0LG ). Del resto appare chiaro a cosa potrebbero essere mirate quelle riduzioni di portafoglio: a una svalutazione di tutto il patrimonio industriale nazionale, che poi verrà acquistato dalla a prezzi di favore dalla stessa Goldman Sachs.

– Smembrare l’ENI. “Terna e Snam Rete Gas scorporata da Eni”: smembrare l’ENI e quindi privatizzarla togliendoci il controllo sulle autentiche fonti di approvvigionamento del gas, utili alla NATO nell’ambito di una strategia di indebolimento della Gazprom e quindi della Federazione Russa, che collaborano strettamente con ENI ( http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ); anche questa operazione sarà probabilmente un bel regalo a Goldman Sachs; lo smembramento e la privatizzazione dell’ENI seguirà il precedente dello smembramento e privatizzazione dell’IRI operata tramite l’intervento di Andreatta, il mentore di Letta. Tramite l’accordo con l’eurocrate Van Miert siglato nel 1993, Andreatta diede il via allo smantellamento dell’IRI, che dai tempi di Mattei era un complesso di aziende statali (regno per lo più di monopoli naturali) fra i più grandi al mondo, che ci era invidiato all’estero “perché era in grado di fare tutto, e moltiplicava ogni lira investita per sei-sette volte” ( http://www.movisol.org/draghi4.htm ).

–  Una delle poche iniziative promosse da Letta diverse dal duetto austerity/privatizzazioni – ma patrocinata dai soliti Monti e da Goldman Sachs, evidentemente per i profitti che potrà trarne avendoli in gestione – è quella degli “euro project bond quale possibile pilastro della strategia di rilancio della crescita”, sostiene Letta. Però questa soluzione è controversa e di difficile applicazione. Contro gli Eurobond si è espresso anche Mario Draghi, secondo il quale non risolverebbero i problemi strutturali di fondo dei singoli paesi, oltre  a introdurre problemi di natura giuridica dovuti alla necessità di modificare i trattati ( http://www.libertiamo.it/2010/12/17/eurobond-il-dado-e-tratto/ ).

  Principali appartenenze e affiliazioni:

–  Loggia segreta (“mega-P2 globale”) Gruppo Bilderberg, cui ha partecipato nel 2012; fra i pochissimi personaggi italiani che vi appartengono: Mario Monti, membro del suo consiglio direttivo;

–  Loggia semi-segreta e super-esclusiva Commissione Trilaterale, creata da Rockefeller; fra i pochissimi politici italiani che vi appartengono, oltre a Vittorio Grilli, i due compagni di Letta, Giorgio Napolitano e Mario Monti;

–  Loggia esclusiva “a porte chiuse” Aspen Institute, come recita il loro sito, «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”.» Membri del suo comitato esecutivo italiano, guarda caso, sono, oltre a Enrico e Gianni Letta, Monti, Amato e vari altri; Napolitano non ha mancato di partecipare alle loro iniziative;

–  Goldman Sachs, la più grande banca d’affari del mondo (http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/9/22/26536-la-goldman-sachs-vota-per-il-pd/; vedi anche sotto, voce zio Gianni Letta);

–  Dal 1990 collabora con “l’Arel, Agenzia per le Ricerche e le Legislazioni fondata da Nino Andreatta, il più ultraliberista tra i ministri e gli economisti democristiani,” ( http://www.contropiano.org/news-politica/item/16124). Dal 1993 è segretario generale dell’Arel. Andreatta nel 1993 dichiarava quella delle privatizzazioni un’“emergenza nazionale” ( http://archiviostorico.corriere.it/1993/marzo/03/Andreatta_privatizzare_emergenza_nazionale_co_0_9303039062.shtml ); conosciamo bene le dichiarazioni di Letta a favore delle privatizzazioni: è probabile dunque che anche con Letta le privatizzazioni diverranno emergenza nazionale, a vantaggio (solo provvisorio) del bilancio e di Goldman Sachs.

–  Fondatore del think tank bipartisan Vedrò, che vede fra i numerosi partecipanti l’amico di Monti Corrado Passera, Gianluca Comin, dell’Enel, ed Enrica Minozzi, dell’Eni, due aziende che Letta vuole smembrare e privatizzare ( http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/24/perche-hanno-scelto-il-giovane-enrico/ ).

–  PD. “Il Pd si candida ad essere il country party, il partito dell’Italia” ( http://vocialvento.com/2011/07/12/i-repubblichini/ ).

  Amicizie privilegiate e parentele:

–   Napolitano, membro, come Letta, della Trilateral Commission e dell’Aspen Institute, e amico degli amici. In fondo è lui che ha appena nominato Presidente del Consiglio il suo compagno di logge Letta. –  Mario Monti, il Barone. Monti ha dunque come suo successore il suo compagno di logge ed estimatore Letta. Degno di nota è il cosiddetto “pizzino” di Letta a Monti – suo compagno di associazioni segrete ed esclusive quali il Bilderberg e la Trilateral Commission, e con interessi comuni in Goldman Sachs – un biglietto scambiato in Parlamento, la cui foto, assolutamente autentica, è stata pubblicata dal “Corriere della Sera” il 18 novembre 2011: «Mario, [si notino la confidenzialità e l’informalità, N.d.R.] quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!» ( http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2011/11/18/pop_monti-foglio.shtml ); In altre parole: Mario Monti ha ricevuto l’incarico il 16 novembre 2011; subito dopo l’incarico Letta, che lo chiama “Mario” (in amicizia) gli dà il suo appoggio, “sia ufficialmente”, sia “riservatamente” (parola sottolineata da Letta; leggasi: in segreto); poi grida al miracolo per l’incarico al suo amichetto Monti della Trilaterale/Bilderberg/Aspen. Curiosità: nella parte finale della lettera, Letta scrive di aver “tenuto” – contatti? – con Stefano Grassi]. Il riferimento non è facilmente decifrabile ma potrebbe essere a Stefano Grassi, consigliere di Mario Monti, che ha frequentato la stessa università di Letta, conseguendo anch’egli un dottorato di ricerca in diritto presso la Scuola Superiore S. Anna di Pisa e che condivide con Letta attività nell’ambito di istituzioni della Comunità Europea. Mesi fa era scoppiato un mini-scandalo perché Monti avrebbe chiesto il distaccamento di Grassi, in qualità di consigliere per le politiche comunitarie e per le riforme economiche pagato dalla Comunità Europea (con i nostri soldi), per farlo lavorare al suo fianco nella Lista Monti.

– Beniamino Andreatta (1928-2007), il Guru delle Svendite. Economista democristiano ultraliberista, che già favorì la carriera universitaria del suo portaborse Prodi, è stato un vero mentore per Letta. Fra i suoi principali insegnamenti, la ricetta dello spezzatino. Lo spezzatino di colossi industriali nazionali, come l’IRI, che ora Letta vuole applicare a Finmeccanica, ENI eccetera. Andreatta “nel 1992 annunciò che per rientrare dal debito pubblico occorreva “ridurre il reddito delle famiglie italiane di almeno 5milioni di lire””. Andreatta, secondo alcune fonti, sarebbe stato presente sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992 nella presunta trattativa segreta fra oligarchi angloamericani (dicesi anche: l’ubiquitaria Goldman Sachs) e membri della classe dirigente italiana per la privatizzazione e la svendita del patrimonio industriale italiano ( http://www.movisol.org/draghi4.htm ). Esistono fonti che suggeriscono che Andreatta avesse come obiettivo la svendita integrale di tutte le quote statali di tutti i patrimoni pubblici. Andreatta, in qualità di neo-ministro degli esteri, accolse subito entusiasticamente la proposta britannica di mandare gli eserciti in Bosnia ( http://www.movisol.org/draghi4.htm ).

– Gianni Letta, lo Zio. Che il caso Letta sia un possibile caso di nepotismo (secondo varie possibili forme di favoritismo) è sotto gli occhi di tutti, ma in queste circostanze è il minore dei mali. Più problematiche sono le affiliazioni dello zio. Dal 18 giugno http://it.wikipedia.org/wiki/18_giugno 2007 http://it.wikipedia.org/wiki/2007 Gianni Letta è “membro dell’advisory board di Goldman Sachs International http://it.wikipedia.org/wiki/Goldman_Sachs con compiti di consulenza strategica per le opportunità di sviluppo degli affari, con focus particolare sull’Italia” ( http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Letta ). Si noti che un ruolo analogo è stato (è?) rivestito anche da Monti, il compagno di merende di Enrico Letta – che con lui frequenta il Bilderberg e la Trilaterale.

–  Pierluigi Bersani, l’amico che non vende più. Bersani, compagno di partito, e coautore di libri con Enrico Letta, nel 1992-1993, ha avuto un ruolo nelle vendite delle industrie di Stato e si è attirato critiche per certi versi simili a quelle che colpivano Andreatta, in merito all’abulia circa le svendite di gioielli industriali italiani. Nerio Nesi, su “Liberazione”, accusò l’allora ministro Bersani accomunandolo ai “bravi funzionari del Tesoro”, di cultura monetarista, capaci solo di “vendere e svendere”: “È possibile che il responsabile dell’Industria non abbia alcunché da dire sul futuro del secondo gruppo manifatturiero italiano? Faccia sentire la sua voce” ( http://archiviostorico.corriere.it/1997/aprile/28/Caso_Fabiani_Andreatta_contro_Iri_co_0_9704287286.shtml ). Tuttavia, Bersani il 14 febbraio 2013, pur essendosi dichiarato possibilista su una futura vendita di Finmeccanica, ha anche negato recisamente questa possibilità nel breve periodo, definendola “pazzesca” e quindi assumendo una posizione diametralmente opposta a quella di Letta. Evidentemente questo è uno dei motivi che l’hanno reso persona non grata ai poteri superforti, e quindi a Napolitano che non gli ha concesso incarichi ( http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE91D00920130214 ).

–  In sintesi, come lo ha definito L. Pistelli, Enrico Letta è “l’Amato del 2000” perché “è dentro tutti i giochi” (. http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/04/24/perche-hanno-scelto-il-giovane-enrico/ ).

Conclusioni

Il problema non è tanto che Letta sarebbe il responsabile di un governo di larghe intese
. Per quanto molti lo ritengano scandaloso, un governo di larghe intese sarebbe pur sempre una situazione migliore di quella reale, perché un inciucio alla luce del sole sarà pur sempre inciucio, ma è meglio di un inciucio segreto; in altri tempi lo si sarebbe chiamato compromesso storico – non che si possano fare paragoni con quello degli anni Settanta, che peraltro vedeva protagonista una classe dirigente di caratura infinitamente superiore a questa. Questa classe che, probabilmente non sapendo quello che ha fatto, con la rielezione di Napolitano ha compiuto il peccato originale dei prossimi sette anni.
Davvero sono stati così ingenui da credere che votando Napolitano avrebbero avuto in cambio qualcosa? Proprio quel Napolitano che “lavorava da tempo” alla sua rielezione, come afferma il deputato del PD Sandro Gozi ( http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/prodiani-allo-scoperto-contro-re-giorgio-lavorava-da-tempo-a-rielezione-54793.htm ).
Ben difficilmente i membri del PD e del PDL otterranno qualcosa, né per sé né per il Paese. Infatti:

–  un vero governo di larghe intese probabilmente non ci sarà, eccettuate le intese su questioni secondarie e sul salvataggio di qualche gruppetto di politici da guai giudiziari. Saranno grandi intese di facciata. Le vere intese, quelle sulle questioni fondamentali, saranno prerogativa dei soli compagni di merende di Letta Junior: Letta Senior, Monti, Napolitano, la direzione della Goldman Sachs e della Trilateral Commission e gli altri poteri superforti dietro a questo gruppo.

–  Letta è il rappresentante di un Governo Monti 2, per l’austerity, per le privatizzazioni, per lo smembramento e la svendita dei gioielli nazionali, come nel ’92-’94.

–  Letta, fino a prova contraria, è Monti Junior, e potrà presto trasformarsi in Andreatta Junior. Questo è espresso per l’ennesima volta a chiare lettere dallo stesso Letta:
“È chiaro – a chi è dotato di buon senso e responsabilità – che qualunque primo ministro si candidi a succedere a Monti dovrà farlo in continuità con Monti stesso.” (9 ottobre 2012, sito di Enrico Letta). Tutto ciò rende assolutamente non credibili i tranquillizzanti proclami dell’ultima ora di Letta contro l’austerità, diffusi anche dal “Financial Times”.

Dunque, Letta, fino a prova contraria, deve essere considerato un nemico del patrimonio pubblico italiano. In altri termini, un nemico della Repubblica.

Andrea Aliprandi
Fonte: http://www.comedonchisciotte.org
26.04.2013

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fonte comedonchisciotte.org

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PEGGIO CHE SCHIAVI – Bangladesh, oltre 300 morti nel crollo: operai obbligati a lavorare nonostante il pericolo di cedimento

euronewsit euronewsit

Pubblicato in data 26/apr/2013

http://it.euronews.com/ Protestano contro le precarie condizioni di sicurezza in cui sono costretti a lavorare. Gli impiegati del tessile e dell’abbigliamento, il settore che regge l’economia del Bangladesh, non sono rimasti in silenzio di fronte alla morte di quasi 300 loro colleghi, sepolti nel crollo di un edificio alla periferia di Dacca. Non sono mancati, in un tale contesto di animosità, atti di vandalismo e scontri con la polizia.

Un rappresentante sindacale, Ramesh Roy, chiede che il governo, i proprietari dell’edificio crollato e le cinque imprese di abbigliamento che avevano la loro sede all’interno del palazzo, concorrano in parti uguali ai risarcimenti economici.

A due giorni dal crollo, continuano le ricerche dei sopravvissuti. Giovedì sera, 41 persone sono state estratte da una stanza al quarto piano, rimasta miracolosamente intatta. Altre 20 sono state localizzate, vive, ma al momento non è stato ancora possibile raggiungerle. In tutto, 300 o 400 persone sarebbero sotto le macerie.

E intanto il proprietario dell’edificio, un politico del partito di maggioranza, risulta latitante.

Si seguono:
Su Youtube http://bit.ly/wV2enX
Su Facebook : http://www.facebook.com/euronews.fans
Twitter: http://twitter.com/euronewsit

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Il palazzo di otto piani crollato a Dacca, 24 aprile 2013 (MUNIR UZ ZAMAN/AFP/Getty Images) – fonte

Bangladesh, oltre 300 morti nel crollo:
operai obbligati a lavorare
nonostante il pericolo di cedimento

Prendevano 14 centesimi al giorno. Arrestati 8 proprietari delle imprese tessili ospitate nell’edificio. Una donna ha partorito tra le macerie

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ROMA – È salito a 340 il numero dei cadaveri estratti dalle macerie dell’edificio di nove piani crollato mercoledì nel quartiere di Savar, alla periferia di Dacca. L’edificio ospitava cinque laboratori tessili che confezionavano abiti per alcuni grandi nomi di moda low cost, tra i quali l’inglese Primark, Mango, Matalan, Premier Clothing. I lavoratori morti sotto le macerie lavoravano per 14 centesimi all’ora. Ieri violenti disordini si sono registrati a Dacca quando una folla oceanica, inclusi migliaia di lavoratori dell’industria tessile del Bangladesh, è scesa in strada per protestare: ci sono stati scontri con la polizia.

Tra i superstiti estratti dal palazzo di Dacca c’è anche una donna che ha partorito un bambino mentre era intrappolata sotto le macerie. Lo riferisce l’agenzia di stampa del Bangladesh BSS. Non è dato sapere quali sono le condizioni della madre e del neonato, subito ricoverate in un ospedale. A quattro giorni dalla sciagura, i soccorritori continuano a estrarre persone vive dall’edificio, scavando con le mani, dopo che diversi testimoni hanno sentito urla di persone intrappolate tra le macerie. Il lavoro è reso più difficile oggi dalla pioggia. Da ieri sera almeno 23 persone sono state salvate grazie a dei «tunnel» scavati tra i lastroni di cemento armato. Il Daily Star riferisce che i soccorritori continuano a udire delle voci che chiedono aiuto dal terzo piano dell’edificio. Per raggiungere le persone intrappolate sono state chiamate persone di corporatura minuta in grado di infilarsi tra le fessure dello stabile crollato. Intanto viene «pompato» dell’ossigeno sotto i detriti per garantire aria sufficiente a coloro che sono bloccati. Nella speranza di salvare ancora superstiti, il responsabile dell’esercito (che guida i soccorsi) ha deciso di rinviare l’uso dei bulldozer. L’utilizzo dei macchinari per rimuovere le macerie era, infatti, previsto stamattina, allo scadere delle 72 ore.

I soccorritori hanno pubblicato una lista di 761 persone date per disperse dai familiari nel crollo del palazzo alla periferia di Dacca. Lo riferisce il sito internet bdnews24.com. L’elenco è stato compilato sulla base delle informazioni dei parenti di coloro che lavoravano nel complesso del «Rana Plaza» e che non hanno più notizie dei loro cari. La lista comprende nomi e foto delle persone scomparse.

Otto arresti. Almeno otto persone sono state arrestate, tra cui due responsabili di aziende di abbigliamento, in connessione con il crollo del palazzo. Lo riporta l’agenzia di stampa nazionale Bss citando fonti di polizia.Tra gli arrestati ci sono Mahbubur Rahman Tapas e Bazlul Samad Adnan, proprietari della New Weave Bottoms e della New Weave Style, la moglie del proprietario del “Rana Plaza”, Mitu Akter, e due ingegneri della municipalità di Savar, Imtemam Hossain e Alam Miah, accusati di aver minimizzato la gravità dei cedimenti registrati dalla struttura dell’edificio all’inizio della settimana. Sono stati prelevati dalle proprie abitazioni in un raid notturno. È stato anche detenuto un cugino, Jahangir Hossain, del proprietario del palazzo di otto piani Sohel Rana, un esponente del partito di maggioranza dell’Awami League. L’uomo risulta irreperibile ed è ricercato dalla polizia. il «Rana Plaza» ospitava un centro commerciale, una banca privata e cinque aziende di abbigliamento con circa tremila dipendenti.

Da tre giorni si scava tra le macerie. Le squadre di soccorso che nelle ultime ore sono riuscite a raggiungere altre 14 persone ancora in vita, recuperando però anche 13 cadaveri.

Operai obbligati a lavorare nonostante il rischio del crollo. Secondo Asia News, gli operai erano stati obbligati a tornare al lavoro nonostante la polzia avesse avvertito i proprietari delle industrie del pericolo crollo: gli operai sarebbero stati ricattati dai proprietari che minacciavano di non pagarli. Alcuni video girati poco prima del crollo mostrano delle crepe nelle mura con evidenti segni di riparazione e alcuni pilastri privi di cemento, mentre la polizia parla con i dirigenti, probabilmente nel tentativo di convincerli a far evacuare l’edificio.

Le polemiche. Qual è il costo in vite umane della maglietta a basso costo comprata nelle catene di high street come Gap o H&M o nei grandi magazzini discount come Walmart? Il New York Times ha alzato la voce: «Il crollo ha puntato di nuovo i riflettori sulle pessime condizioni in cui milioni di operai producono abiti per i consumatori europei e americani». In novembre, ricorda il quotidiano in un editoriale, ci fu un rogo in un altro impianto che produceva per Walmart e Sears: i morti in quell’inferno furono 112. «La gravità e la frequenza di questi disastri è un atto di accusa contro l’industria globale dell’abbigliamento e di dettaglianti come Gap, Walmart e H&M che comprano miliardi di abiti dal Bangladesh ma finora si sono rifiutati di chiedere e di pagare per adeguate misure di sicurezza negli impianti che producono le loro ordinazioni».

Polemiche in Gran Bretagna: secondo John Hilary, direttore della Ngo War on Want, l’industria del vestito a basso costo è «automaticamente collegata a questo tipo di disastri». Per quanto uno cerchi di acquistare «eticamente», in materia di vestiti ogni aspirazione del genere è veramente difficile, ha scritto sul Guardian la columnist Susanna Rustin: «Tutte le grandi catene, compresa Primark che si riforniva nell’edificio distrutto a Rana Plaza e che ha promesso di ‘aiutare dove possibilè le famiglie dei morti, hanno politiche etiche che possono essere consultate online, ma nessuna ha una etichetta Fairtade nelle vetrine dei negozi, ed è dunque impossibile sapere se la maglietta che indosso oggi è macchiata di sangue».

Condoglianze da Mario Monti. Il presidente del Consiglio uscente e ministro degli Esteri ad interim, Mario Monti, ha inviato al ministro degli Esteri del Bangladesh, Dipu Moni, un messaggio di condoglianze per la tragedia avvenuta in Bangladesh. «È con profonda costernazione – si legge in un comunicato della Farnesina – che ho appreso del tragico incidente che è costato la vita a centinaia di persone nella capitale Dacca. Esprimo a nome mio personale e del Governo italiano le più vive condoglianze a Lei e a tutte le famiglie delle vittime».

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fonte ilmessaggero.it

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Contro il governo Letta, Governo-ombra Rodotà

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Contro il governo Letta, Governo-ombra Rodotà

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di Paolo Flores d’Arcais, da il Fatto quotidiano, 25 aprile 2013

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Nella più antica democrazia d’Europa, quella anglosassone, dopo le elezioni non viene formato un governo: ne vengono formati due. La maggioranza dà vita all’esecutivo di Sua Maestà britannica, e l’opposizione al “governo ombra”. I cittadini possono in questo modo vedere confrontarsi giorno per giorno provvedimenti di legge in alternativa e contrapposizione, e valutare la credibilità morale e politica dei ministri che i due schieramenti propongono.

Sarebbe dimostrazione di grande caratura istituzionale e coerenza democratica, oltre che di lungimirante intelligenza tattica, se i parlamentari del M5S si riunissero oggi (oggi, perché in politica è decisivo l’attimo fuggente, il kairòs che non perdona) per chiedere solennemente a Stefano Rodotà di formare il governo ombra di Sua Maestà il popolo sovrano. Nell’Italia dell’Inciucio, infatti, a differenza che in Albione, il governo Letta jr. rappresenta la minoranza del paese, anche se verrà plebiscitato dagli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama. La metà dei parlamentari che quegli scranni occupa è stata eletta nelle liste del Pd, da cittadini che avevano udito Bersani giurare “con Berlusconi mai, nessun accordo per nessun motivo” e promettere “una vera svolta”, più profonda (garantiva Bersani) di quella agitata da Grillo.

Due italiani su tre hanno votato per voltare pagina, per chiudere col quasi ventennio di ruberia e impunità, che ha ridotto l’Italia a macerie. Si ritrovano invece con un governo Napolitano/Berlusconi (prossimo senatore a vita?), forse con la finta opposizione della Lega, per non dare alla vera opposizione del M5S le presidenze Copasir e Vigilanza che per regolamento gli spettano.

Un governo ombra Rodotà sarebbe perciò l’adamantina risposta costituzionale, l’entusiasmante risposta politica, l’ineccepibile risposta parlamentare e istituzionale, al deprecabile “voltar gabbana” dell’intero ceto dirigente del Pd, che ha ingiuriosamente stracciato la parola data agli elettori e tradito la loro inequivoca volontà. Allargando a baratro il fossato profondissimo che già divide i cittadini dal Palazzo.

Un governo ombra Rodotà otterrebbe non solo il sostegno di M5S e Sel, ma anche della pattuglia dei dissidenti del Pd che troveranno indecente condividere il governo con Mussolini e Santanchè, Cicchitto e Scilipoti. E soprattutto garantirebbe che la sacrosanta protesta popolare, che le misure del governo Letta jr./Alfano non faranno che alimentare e invelenire, saranno incanalate nell’alveo propositivo del vero riformismo, altrove introvabile.

Generation jobless, il ritratto (impietoso) dell’Economist

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Generation jobless, il ritratto (impietoso) dell’Economist

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di Fabio Savelli

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Titolo: Generation jobless. Sottotitolo: the global rise of youth unemployment. L’immagine di giovani in caduta libera da un braccio meccanico. E a terra un mucchio di corpi inermi, come i 300 milioni di ragazzi di età compresa tra i 15 e i 24 anni senza lavoro in tutto il mondo.

La generazione perduta (e senza lavoro), in realtà, non è tema nuovissimo. Il salto di qualità sta però nella mutata percezione del problema da parte della Bibbia del giornalismo anglosassone. Il settimanale – termometro dell’intellighenzia occidentale – ammette ora che il problema numero uno degli anni ’10 sia proprio questo.

Se per decenni era stato confinato ai Paesi in via di sviluppo e il corollario ne era la massiccia immigrazione verso quelli avanzati (con le relative tensioni sociali per i cambiamenti demografici che ciò comportava) ora la Grande Crisi certifica per la prima volta il dietrofront nelle condizioni di vita delle nuove generazioni. Costrette a ripensare i propri stili di vita, rispetto alle scelte (anche in termini di consumi) dei propri genitori.

Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro e autore del famoso pacchetto che disciplinò il lavoro interinale e le forme contrattuali atipiche, dice alla Nuvola che “l’emergenza non è comune a tutti Paesi dell’area Ocse, tanto meno dell’area Euro se la Germania – ad esempio – vive il momento di massimo splendore in tema di occupazione giovanile”, con percentuali di senza lavoro persino al di sotto della soglia fisiologica di un’economia matura (4%).

Le ricette, in questi anni, ne sono state presentate tante. Come i fallimenti, perché finora nessuno è riuscito a contestare l’assunto alla base delle teorie macro-economiche, secondo il quale solo la crescita produce occupazione. E allora in una situazione di stagnazione persistente, con un decennio di crescita zero (o negativa) l’Italia come può mitigare gli effetti della generation jobless?

“Il punto di partenza – dice Treu – deve essere lo Youth Guarantee”. E’ un vasto programma nato sotto l’egida dell’Unione Europea che ha lo scopo di assicurare a tutti i giovani al di sotto dei 25 anni offerte di lavoro di buona qualità, una formazione senza interruzioni, un apprendistato o un tirocinio entro quattro mesi dal momento in cui restino disoccupati o abbandonino gli studi.

La Finlandia – ad esempio – ha introdotto nel 1996 una sorta di Youth Guarantee finalizzata ad offrire servizi di collocamento personalizzati ai giovani. Unito alle politiche attive del mercato del lavoro il progetto si è rivelato piuttosto popolare: nel 2011, l’83,5% dei giovani alla ricerca di un impiego ha beneficiato di un intervento di successo entro tre mesi a partire dal momento in cui si è registrato come disoccupato.

Al netto delle best practice di estrazione nordica il quadro per l’Europa mediterranea risulta rovesciato. Se la Grecia e Spagna hanno percentuali di disoccupazione giovanile oltre il 50%, in Italia il dato è più basso ma è altrettanto preoccupante (37,1%). “Sono numeri frutto del combinato disposto della Crisi e delle politiche di allungamento dell’età pensionabile per adeguare meglio l’età lavorativa alle aspettative di vita”, dice Treu.

Eppure al netto di riforme sacrosante come quella previdenziale (che ha messo in sicurezza i conti pubblici), la sensazione di sfiducia che colpisce la generazione Millennials finisce anche per investire anche i meccanismi della rappresentanza e rischia di premiare i movimenti euro-scettici a causa di un’architettura comunitaria politicamente ancora molto fragile.

Così anche mettere in atto misure palliative spesso è un mero esercizio di stile. Rileva Treu che le politiche di sostegno al reddito di tipo passivo – i vari ammortizzatori sociali, dal 2015 sostituiti dall’universale Aspi dalla riforma Fornero – hanno soltanto rimandato il problema: “Sostenere economicamente migliaia di lavoratori di aziende ormai decotte, senza immaginare un loro ricollocamento sul mercato del lavoro attraverso la formazione e le politiche di tipo attivo è un errore magistrale”.

Non solo, a valle della filiera, tentando di ricalibrare le competenze di ciascuno. Ma anche a monte, direbbe qualcuno. Una volta le si sarebbe chiamate politiche industriali. Ed è quello che invita a fare Treu: “la Germania ha scommesso fortemente sulla ricerca e lo sviluppo applicati alle energie rinnovabili. E la green economy ha creato migliaia di posti di lavoro”.

In un quadro così fosco – all’interno di una congiuntura internazionale così sapientemente descritta dall’Economist – Treu sottolinea anche le luci. Come l’ultimo decreto sulle start-up (e azzeramento del cuneo contributivo per le nuove assunzioni) che incentiva le iniziative imprenditoriali in ambito tecnologico e artigianale: “Si riparta da qui, anche attraverso una Banca per i giovani, che eroghi credito a tassi agevolato magari con la copertura statale che si assuma il rischio-insolvenza dei debitori” (attraverso la Cassa Depositi e Prestiti?).

Per ora c’è solo la caduta libera, di migliaia di giovani.

twitter@FabioSavelli

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Grillo: «Con il governo Letta il terzo giorno è risuscitato Barabba»

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Grillo: «Con il governo Letta
il terzo giorno è risuscitato Barabba»

Su Facebook l’attacco del leader M5S che replica alle parole usate dal premier incaricato durante le consultazioni

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A governo appena formato, ecco la picconata di Grillo. «Con il governo Letta il terzo giorno è resuscitato Barabba» scrive il leader M5S su Facebook, commentando la nascita dell’esecutivo quidato da Enrico Letta. Un riferimento alla battuta riservata da Letta ai grillini durante le consultazioni in streaming. In occasione delle consultazioni del M5S (guarda il video) il premier incaricato aveva concluso l’incontro citando proprio Grillo che nello stesso giorno aveva puntato l’indice contro il 25 aprile: «è morto» aveva detto parafrasando una canzone di Francesco Guccini. Enrico Letta aveva però chiosato: «Beppe Grillo dice che il 25 Aprile è morto. Anche Dio è morto, ma Grillo non dice che dopo tre giorni è risorto..».

GRILLO: «ITALIANI DELUSI» – «Più di otto milioni di italiani che hanno dato il loro voto al M5S – aveva detto Grillo prima della presentazione dei nomi dei ministri – sono considerati intrusi, cani in chiesa, terzi incomodi, disprezzati come dei poveri coglioni di passaggio. Nè più e nè meno dei 350.000 che firmarono per la legge popolare Parlamento Pulito che non è mai stata discussa in Parlamento dal 2007 e dopo due legislature è decaduta».

NOTTE DELLA REPUBBLICA – Il leader del M5S parla di «notte della Repubblica» e lamenta anche la mancata disponibilità ad offrire al movimento almeno le commissioni di vigilanza. «Dopo l’osceno colloquio notturno a tre, in cui due persone, Berlusconi e Bersani, hanno deciso tutto, governo, presidenze della Repubblica, programma, al cospetto dell’insigne presenza di Napolitano, il M5S non vedrá rispettati i suoi diritti di presiedere le commissioni del Copasir e della Vigilanza Rai. Andranno all’opposizione farlocca della Lega e di Sel, alleati elettorali di pdl e pdmenoelle. Un quarto degli elettori è di fatto una forza extra parlamentare». Nel suo blog torna anche sull’elezione del Presidente della Repubblica. «L’offerta di un governo condiviso con il pdmenoelle con l’elezione di Rodotá, un presidente della Repubblica indipendente e incorruttibile, non è stata minimamente valutata -afferma- eppure sarebbe stato l’inizio di un nuovo giorno, del rinnovamento del Paese».

LA FOLLA – Ricorda poi sull’assedio di qualche giorno fa ai palazzi del potere. «Lo scorso sabato – scrive- la folla ruggiva, aveva circondato il Parlamento sui quattro lati, stava per sfondare. Si era radunata spontaneamente. Erano cittadini che si sentivano impotenti, esclusi da qualsiasi rappresentanza, da ogni decisione. Persone che vivono sulla loro pelle e su quella dei loro familiari una crisi economica senza precedenti nella storia repubblicana. I responsabili di quella crisi ora si pongono a salvatori della patria senza alcun senso del pudore. Ci ridono in faccia e mostrano il dito medio in segno di disprezzo, come Gasparri, al riparo delle loro scorte. ‘Noi siamo noi e voi non siete un c…’». E infine si chiede: «Quanto pensate che potrá tenere il ghetto in cui avete rinchiuso la volontá popolare? Sei mesi? Un anno?».

Redazione Online

27 aprile 2013 | 19:14

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fonte corriere.it

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GOVERNO – La ‘prima’ di Cecile Kyenge, una congolese a Palazzo Chigi

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La ‘prima’ di Cecile Kyenge, una congolese a Palazzo Chigi

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(AGI) – Roma, 27 apr. – Cecile Kyenge e’ il nuovo ministro dell’Integrazione ed e’ il primo ministro di colore della storia repubblicana.

Sposata e madre di due figlie, ha 48 anni ed e’ nata a Kambove nella Repubblica Democratica del Congo. Ora e’ cittadina italiana. Medico oculista, eletta in circoscrizione a Modena nel 2004, poi responsabile provinciale del Forum della Cooperazione Internazionale e immigrazione. E’ stata consigliere provinciale a Modena nella commissione Welfare e politiche sociali e responsabile regionale Emilia Romagna delle politiche dell’immigrazione del Partito Democratico. Portavoce nazionale della rete Primo Marzo dal settembre 2010, per cui si e’ occupata di promuovere i diritti dei migranti e i diritti umani. Collabora con la rivista Combonifem e con Corriere Immigrazione. Ha promosso e coordinato il progetto AFIA per la formazione di medici specialisti in Congo in collaborazione con l’Università di Lubumbashi. Kyenge e’ portavoce di “Primo Marzo”, un progetto di partecipazione dal basso impegnato nella lotta al razzismo e nella difesa dei diritti umani, formato da una rete di comitati territoriali nato nel 2009. L’iniziativa riunisce italiani, migranti, seconde generazioni: tutti accomunati dal rifiuto del razzismo e della cultura dell’esclusione. L’1 marzo 2010 il movimento ha organizzato una giornata di mobilitazione e sciopero indirizzata a far comprendere “quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra societa’ e come sia importante che italiani vecchi e nuovi si impegnino insieme per difendere i diritti fondamentali della persona, combattere il razzismo e superare la contrapposizione tra ‘noi e loro'”. L’associazione tra l’altro chiede l’abrogazione della Bossi-Fini e, in particolare, del nesso tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno; rivendica l’applicazione e l’estensione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione come tutela per tutti i lavoratori che denunceranno di essere stati costretti all’irregolarita’ del lavoro; l’abrogazione del reato di clandestinita’ e del pacchetto sicurezza; l’abolizione del permesso di soggiorno a punti; la chiusura dei CIE; una regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti umani e della dignita’ delle persone; il passaggio dal concetto di ‘ius sanguinis’ a quello di ‘ius soli’ per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia; una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

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fonte agi.it

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Governo, nasce il governo Letta: Alfano vice e ministro dell’Interno, Bonino Esteri, Cancellieri Giustizia. La lista dei ministri

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Governo, nasce il governo Letta: Alfano vice e ministro dell’Interno, Bonino Esteri, Cancellieri Giustizia

Napolitano: esecutivo politico. Saccomanni all’Economia, Giovannini al Lavoro, Zanonato allo Sviluppo, Carozza all’Istruzione. Entrano anche Delrio, Franceschini, Orlando, Idem e Quagliarello. Domenica il giuramento

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ROMA – Nasce il governo di enrico Letta. Il premier è salito oggi al Quirinale e dopo l’incontro con il presidente Giorgio Napolitano ha sciolto la riserva e presentato la lista dei ministri: 21, di cui 7 donne. Nove sono del Pd, 5 del pdl, 3 di Scelta civica e 4 tecnici. Domenica alle 11.30 il giuramento.

Nasce dunque il governo Letta. Con il segretario del Pdl Angelino Alfano vicepremier e ministro degli Interni, il direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni all’Economia e la leader radicale Emma Bonino agli Esteri. Un governo «politico», dice subito il presidente della Repubblica, con «record di presenza femminile». Tra di loro si segnala la presenza del primo ministro di colore della storia repubblicana: Cecile Kyenge, deputato del Partito democratico che approda al ministero senza portafoglio dell’Integrazione.

Filippo Patroni Griffi, già ministro del governo Monti, resterà al fianco di Letta nella veste di sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio. La presenza di Alfano come vicepremier e titolare del Viminale, suggella invece l’intesa di governo tra Pd e Pdl. Al ministero degli Esteri approda Bonino, trasloca invece dagli Interni alla Giustizia Anna Maria Cancellieri.

Nomi esterni alla politica sono quelli di Saccomanni all’Economia e del presidente dell’Istat Enrico Giovannini al Lavoro e alle Politiche sociali. Al dicastero della Difesa si insedierà Mario Mauro, capogruppo di Scelta civica al Senato. Il sindaco di Padova Flavio Zanonato (Pd) avrà la responsabilità dello Sviluppo economico. Alle Infrastrutture e Trasporti arriva Maurizio Lupi (Pdl), vicepresidente della Camera.

Alle Politiche agricole la deputata Pdl Nunzia De Girolamo, all’Ambiente il deputato Pd Andrea Orlando, all’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza, ex rettore dell’Istituto Sant’Anna di Pisa e
deputato Pd. Ai Beni e attività culturali e Turismo approda Massimo Bray, direttore editoriale Treccani e deputato Pd. La Salute va alla pidiellina Beatrice Lorenzin.

Quanto ai ministeri senza portafoglio, confermato agli Affari europei il ministro del governo Monti Enzo Moavero Milanesi. Agli Affari regionali e autonomie c’è Graziano Del Rio, presidente dell’Anci. Alla Coesione territoriale il sociologo Carlo Trigilia, ai Rapporti con il Parlamento il deputato Pd Dario FRanceschini, alle Riforme Costituzionali il senatore Pdl Gaetano Quagliariello, all’Integrazione Cecile Kyenge, originaria del Congo, alle Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili la campionessa olimpica e senatrice Pd, nata in Germania, Josefa Idem, alla Pubblica amministrazione e semplificazione Gianpiero D’Alia (Udc).

Napolitano: governo politico. «Non c’è bisogno di nessuna formula speciale» quello che nasce «è un governo politico formato nella cornice istituzionale e secondo la prassi» della democrazia parlamentare, ha detto il capo dello Stato.

«Il mio auspicio è che ci sia la massima coesione», ha detto ancora il presidente della Repubblica.

Il presidente incaricato «è stato l’artefice della nascita di questo governo, io ho assecondato» il suo sforzo, ha continuato il capo dello Stato.

«Voglio esprimere profonda gratitudine al Presidente Giorgio Napolitano», ha detto il premier. «Voglio esprimere due parole di soddisfazione, sobria soddisfazione, per la squadra di Governo», ha aggiunto Letta prima di leggere la lista dei ministri al Quirinale. «È un governo con una squadra coesa e determinata, fatto di molte competenze, molti giovani e una forte presenza femminile», ha aggiunto Letta.

«Nel necessario compromesso della squadra c’è freschezza e c’è solidità». Così Pier Luigi Bersani commenta il governo formato da Letta.

Franceschini. «Se un amico, vero, chiede una mano in un’avventura così difficile, si risponde di sì. Anche caricandosi il lavoro più difficile e meno visibile». È il tweet di Dario Franceschini, pochi minuti dopo la lettura della lista dei ministri del nuovo governo Letta.

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La lista dei ministri del governo di Enrico Letta

Angelino Alfano vice premier e ministro degli Interni

Emma Bonino Esteri

Anna Maria Cancellieri Giustizia

Fabrizio Saccomanni Economia

Gaetano Quagliariello Riforme

Enzo Moavero Affari europei

Beatrice Lorenzin Salute

Maurizio Lupi Infrastrutture

Flavio Zanonato Sviluppo

Mario Mauro Difesa

Graziano Delrio Affari regionali

Josefa Idem Pari opportunità e Sport

Gianpiero D’Alia Pubblica amministrazione

Nunzia De Girolamo Politiche agricole

Dario Franceschini Rapporti con il Parlamento

Maria Chiara Carrozza Istruzione

Carlo Trigilia Coesione territoriale

Enrico Giovannini Lavoro

Andrea Orlando Ambiente

Massimo Bray Beni culturali

Cecile Kyenge Integrazione

Filippo Patroni Griffi sottosegretario alla presidenza del Consiglio

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fonte ilmessaggero.it

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DOPO 31 ANNI – Trovata vuota la valigetta di Dalla Chiesa: caccia a chi ha trafugato i segreti del generale

Trovata vuota la valigetta di Dalla Chiesa:  caccia a chi ha trafugato i segreti del generale

Trovata vuota la valigetta di Dalla Chiesa:
caccia a chi ha trafugato i segreti del generale

Palermo, dopo 31 anni la borsa di pelle emerge dal bunker del tribunale. Dopo l’assassinio, la Polizia trasmise alla Procura il reperto senza far cenno alle carte. Segnalata dall’anonimo al pm Di Matteo, doveva contenere nomi eccellenti

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di ATTILIO BOLZONI e SALVO PALAZZOLO

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PALERMO L’hanno ritrovata dopo trentuno anni, cercando nei sotterranei del Palazzo di giustizia di Palermo. È vuota, hanno portato via tutto. Non c’è più niente dentro la borsa di pelle marrone di Carlo Alberto dalla Chiesa, il generale prefetto ucciso a Palermo il 3 settembre del 1982 a colpi di kalashnikov.

La scoperta è di qualche giorno fa, la ricerca nelle viscere del Palazzo di giustizia è partita dall’anonimo (probabilmente scritto da un carabiniere molto informato sui misteri siciliani) che era arrivato nell’autunno scorso al pm Nino Di Matteo. L’anonimo denominava il suo scritto in codice – “Protocollo Fantasma” – e invitava i pm a investigare su 22 punti. Uno riguardava proprio la borsa del generale Dalla Chiesa.

Così sono ricominciate le ricerche e si è arrivati al ritrovamento. Ma dei documenti nessuna traccia.

Tre decenni dopo, il “caso Dalla Chiesa” è finito in archivio. Condannati come “esecutori” e “mandanti” il solito Totò Riina e i soliti macellai della sua ciurma: Vincenzo Galatolo, Francesco Paolo Anzelmo, Calogero e Raffaele Ganci, Nino Madonia. Sui mandanti “altri”, anche per il delitto Dalla Chiesa come per tutti i delitti eccellenti di Palermo solo ombre.

L’ARTICOLO INTEGRALE SU REPUBBLICA IN EDICOLA E REPUBBLICA+

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fonte repubblica.it

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Maltempo, allerta per il Nord Italia: piogge e pericolo frane

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Maltempo, allerta per il Nord Italia: piogge e pericolo frane

Il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso un avviso di avverse condizioni meteorologiche per la giornata odierna che interessa il Nord Italia, dapprima Piemonte ed Emilia Romagna, poi Veneto e Friuli Venezia Giulia

Sabato 27 Aprile 2013

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Come atteso dalle previsioni meteo, il maltempo è arrivato, in particolare sulle regioni settentrionali. Il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso ieri sera un avviso di avverse condizioni meteorologiche.

L’avviso prevede, dalle prime ore di oggi, sabato 27 aprile, precipitazioni, anche a carattere di rovescio o temporale, su Piemonte, Emilia-Romagna, in estensione, nel corso della giornata, a Veneto e Friuli Venezia Giulia. I fenomeni potranno dar luogo a rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento.

Sulla base dell’avviso diramato dal Dipartimento nazionale, la Protezione Civile dell’Emilia-Romagna ha diramato un’allerta meteo di “fase di attenzione” dalle otto di oggi alla mezzanotte sulle aree appenniniche della Regione. Si attendono accumuli compresi fra i 50 e 100 mm tra le 8 e le 20. Anche le zone di pianura potranno essere interessate da locali rovesci, ma con valori cumulativi inferiori. Rimane attiva anche la fase di allerta per il dissesto idrogeologico, enorme problema per la Regione che sta determinando situazioni di reale emergena in diverse Province.

In Piemonte è stata emessa ieri un’allerta meteo-idrologica valida 36 ore che attende intense piogge, anche a carattere temporalesco, nell’area nord della Regione. Le piogge potrebbero dare luogo a fenomeni franosi isolati e locali allagamenti.

Redazione/sm

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fonte ilgiornaledellaprotezionecivile.it

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