GOVERNO – La ‘prima’ di Cecile Kyenge, una congolese a Palazzo Chigi

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La ‘prima’ di Cecile Kyenge, una congolese a Palazzo Chigi

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(AGI) – Roma, 27 apr. – Cecile Kyenge e’ il nuovo ministro dell’Integrazione ed e’ il primo ministro di colore della storia repubblicana.

Sposata e madre di due figlie, ha 48 anni ed e’ nata a Kambove nella Repubblica Democratica del Congo. Ora e’ cittadina italiana. Medico oculista, eletta in circoscrizione a Modena nel 2004, poi responsabile provinciale del Forum della Cooperazione Internazionale e immigrazione. E’ stata consigliere provinciale a Modena nella commissione Welfare e politiche sociali e responsabile regionale Emilia Romagna delle politiche dell’immigrazione del Partito Democratico. Portavoce nazionale della rete Primo Marzo dal settembre 2010, per cui si e’ occupata di promuovere i diritti dei migranti e i diritti umani. Collabora con la rivista Combonifem e con Corriere Immigrazione. Ha promosso e coordinato il progetto AFIA per la formazione di medici specialisti in Congo in collaborazione con l’Università di Lubumbashi. Kyenge e’ portavoce di “Primo Marzo”, un progetto di partecipazione dal basso impegnato nella lotta al razzismo e nella difesa dei diritti umani, formato da una rete di comitati territoriali nato nel 2009. L’iniziativa riunisce italiani, migranti, seconde generazioni: tutti accomunati dal rifiuto del razzismo e della cultura dell’esclusione. L’1 marzo 2010 il movimento ha organizzato una giornata di mobilitazione e sciopero indirizzata a far comprendere “quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra societa’ e come sia importante che italiani vecchi e nuovi si impegnino insieme per difendere i diritti fondamentali della persona, combattere il razzismo e superare la contrapposizione tra ‘noi e loro'”. L’associazione tra l’altro chiede l’abrogazione della Bossi-Fini e, in particolare, del nesso tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno; rivendica l’applicazione e l’estensione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione come tutela per tutti i lavoratori che denunceranno di essere stati costretti all’irregolarita’ del lavoro; l’abrogazione del reato di clandestinita’ e del pacchetto sicurezza; l’abolizione del permesso di soggiorno a punti; la chiusura dei CIE; una regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti umani e della dignita’ delle persone; il passaggio dal concetto di ‘ius sanguinis’ a quello di ‘ius soli’ per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia; una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

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fonte agi.it

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