Archive | maggio 2, 2013

Operaio licenziato si suicida. La famiglia: colpa dello Stato

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fonte immagine ilmattino.it

Operaio licenziato si suicida. La famiglia: colpa dello Stato

Manifesti affissi dai parenti nel Salernitano

02 maggio, 22:43

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NAPOLI  – ”Da parte della famiglia Carrano: tutto questo a causa dello Stato. Grazie”: lo hanno scritto sui manifesti mortuari i familiari dell’operaio Nicola Carrano, di 62 anni, che si e’ impiccato oggi ad Albanella (Salerno).

I manifesti sono stati affissi in paese dai familiari che, dalla lettera, si sono convinti che l’uomo si e’ suicidato a causa della mancanza di lavoro. Nicola Carrano era stato licenziato dalla ditta di calcestruzzi per la quale lavorava che era stata costretta a ridurre il personale a causa della crisi ed era poi fallita.

L’uomo, specializzato nella guida di betoniere, aveva cercato un nuovo lavoro, ma senza risultati. Da qualche tempo faceva piccoli lavori nel settore edile in vari cantieri, ma sempre in maniera saltuaria. Di recente era stato sottoposto a un intervento chirurgico e si era progressivamente chiuso in se stesso. Carrano era spostato e aveva tre figli. I funerali saranno celebrati domani a Matinella di Albanella.

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fonte ansa.it

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M5S, Becchi: «Se la gente prende i fucili non bisogna lamentarsi. Spari a palazzo Chigi? Hanno fatto comodo a Letta». Scoppia la bufera

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M5S, Becchi: «Se la gente prende i fucili
non bisogna lamentarsi. Spari a palazzo Chigi?
Hanno fatto comodo a Letta». Scoppia la bufera

Parlamentari M5S contro Becchi: non è il nostro ideologo. Pdl: parole farneticanti. Pd: dietrologia intollerabile

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ROMA – «Se qualcuno tra qualche mese prende i fucili non lamentiamoci, abbiamo messo un altro banchiere all’economia»: lo ha detto oggi alla Zanzara su Radio 24 Paolo Becchi, professore all’Università di Genova vicino al M5S. «La situazione se non migliora peggiora – ha detto Becchi – e non so quanto la gente possa resistere, Non so quanto il movimento possa frenare la violenza della gente, che è nella natura delle cose».

Becchi: siamo governati ancora dalla Merkel con le banche e i banchieri. «Letta che va dalla Merkel – sostiene Becchi – è un segnale chiaro. Unica cosa fondamentale è l’Europa e la Bce. Siamo governati ancora dalla Merkel con le banche e i banchieri come l’attuale ministro dell’Economia. Se qualcuno tra qualche mese prende i fucili non lamentiamoci, abbiamo messo un altro banchiere all’economia».

«Gli spari a Palazzo Chigi hanno fatto comodo a Letta». «Questo “attentato” è stato utile a un certo tipo di azione politica: dare al governo Letta una maggioranza solida – aveva detto in precedenza Becchi al quotidiano online IntelligoNews parlando degli spari davanti a palazzo Chigi di domenica scorsa – E cercando di far passare per scontata anche la ricomposizione, almeno sulla carta, del Pd. Il dato di fatto è che dopo quell’attentato non c’è stata alcuna opposizione all’interno del Pd nell’approvare la linea dell’emergente governo di Enrico Letta. Quei 101 parlamentari che avevano impallinato Romano Prodi ora dove sono? Dopo la sparatoria si sono ricompattati. E questo è un dato di fatto, è oggettivo. Può darsi anche che non ci sia alcuna correlazione tra le due cose, però…».

«Dietro gli spari c’è un potere invisibile». «Gli spari a PalazzoChigi hanno rafforzato il governo e in più la colpa è stata gettata sul Movimento di Grillo, così si prendono due piccioni con una fava – dice Becchi – C’è il sospetto che dietro l’azione di Preiti e altre provocazioni ci sia un potere invisibile».

«La prima provocazione – dice Becchi – doveva avvenire con atti di violenza quando Grillo era a Roma la sera dell’elezione di Napolitano. Poi lui non è andato in piazza, l’ha capito e per questo non è andato. Ora ne vedremo delle belle». Ma chi c’è dietro? viene chiesto a Becchi. «Non lo so, ma è nell’interesse del governo che non si dia spazio a questa opposizione – risponde il docente – Difficile pensare che Preiti sia arrivato da solo con una pistola. Non posso escludere che si tratti di una provocazione per rafforzare il governo. Tutti gli indecisi hanno votato compatti la fiducia e subito la colpa a Grillo. Mi sembra evidente». Chi sono i burattinai di queste provocazioni? «C’è un potere visibile, e un potere invisibile – è la risposta – Questo è il potere invisibile».

«M5S non ha nulla a che fare con la violenza. Che sia letta il sovversivo?». Becchi esclude che il Movimento 5 Stelle abbia fomentato un clima di odio nel paese. «Il M5S non ha nulla a che fare con la violenza – ha detto il docente – Mira a cambiare e a rivoluzionare il Paese, questo è vero, ma mediante gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. C’è pregiudizio e tirannia della maggioranza. Anche perché la parola “sovversivo” ultimamente è stata utilizzata solo dal premier Letta nel suo discorso alle Camere. Che sia lui il sovversivo?».

«Se c’è golpettino istituzionale contro M5S qualcuno potrebbe prendere le armi». «Le rivoluzioni non sono sempre pranzi di gala e quando la situazione diventa esplosiva nella storia abbiamo avuto esempi di questo genere – ha detto Becchi alla Zanzara su Radio24 – Abbiamo un presidente rieletto che neanche in Venezuela. Una situazione eccezionale, se poi le commissioni di garanzia non vengono date al Movimento si può parlare di golpettino istituzionale. Non è follia pensare che uno possa prendere armi».

I parlamentari M5S contro Becchi: non è il nostro ideologo. I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle di Camera e Senato prendono nettamente le distanze da Becchi. Questo il testo del comunicato congiunto dei gruppi parlamentari M5S: «In merito alle “uscite” odierne del professor Paolo Becchi in diversi mezzi di comunicazione, i gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle di Camera e Senato prendono nettamente le distanze da tutto quanto proferito dal docente dell’ateneo genovese. Inoltre si ribadisce che il professor Becchi non è un ideologo del M5S, si tratta semmai di un’etichetta attaccata al personaggio sulle cui posizioni deputati e senatori non si riconoscono affatto».

Cicchitto: parole farneticanti. «Da parte degli esponenti di M5S ne abbiamo sentite di tutti i colori sull’attentato folle davanti a palazzo Chigi, argomentazioni spesso farneticanti e insensate alle quali si aggiunge oggi quella strampalata del professor Becchi, che parrebbe essere l’ideologo del movimento – dice Fabrizio Cicchitto del Pdl – Becchi afferma che la sparatoria abbia fatto comodo al “sovversivo” Letta perché avrebbe ricompattato il Pd e dato così al nuovo esecutivo una maggioranza solida. Sono passati due mesi dallo sbarco dei grillini in Parlamento, quei grillini che volevano cambiare in meglio il Paese e che invece stanno dimostrando giorno dopo giorno di pensare a tutt’altro, di essere concentrati, in linea con il loro capo Grillo, su questioni che nulla hanno a che fare con l’emergenza economica e sociale che stiamo attraversando, quasi come fossero in un altro pianeta. Sostenere poi che l’assalto criminale ai carabinieri sia stato organizzato sostanzialmente da settori dei servizi segreti è semplicemente demenziale ed espressione di una permanente volontà di destabilizzazione».

Minniti: da Becchi dietrologia intollerabile. «L’idea di utilizzare ai fini di battaglia politica avvenimenti drammatici come la sparatoria a Palazzo Chigi che, vorrei ricordarlo a chi sembra essersene già dimenticato, ha portato al ferimento di due Carabinieri, è assolutamente intollerabile – dice Marco Minniti, senatore del Pd – In occasione del dibattito parlamentare che si è svolto martedì scorso mi sembrava si fosse convenuti sull’impegno di un uso sobrio delle parole, proposito che appariva largamente condiviso da tutte le forze parlamentari, anche dal Movimento 5 Stelle di cui il prof. Becchi si dice sia un po’ l’ideologo. Mi dispiace constatare che si sia già venuti meno a quel principio di sobrietà al quale dovremmo tutti quanti richiamarci. Mi auguro che queste affermazioni siano rapidamente smentite. In democrazia la violenza verbale e la cattiva dietrologia sono sempre gravi, oggi mi sembrano gravissime».

De Mita: la gravità del momento non può essere un alibi per gli idioti. «La gravità del momento che attraversiamo non può rappresentare l’alibi per gli idioti o l’opportunità per accreditare letture ed analisi deliranti – dice Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc – Scelta Civica per l’Italia – Nelle società primitive i conflitti si risolvevano con la ricerca del capro espiatorio, con l’agnello sacrificale. Ma noi ci siamo evoluti da secoli, qualcuno informasse Becchi».

Giovedì 02 Maggio 2013 – 17:03
Ultimo aggiornamento: 19:40
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Mercato auto in Italia, ad aprile un nuovo crollo

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Mercato auto in Italia, ad aprile un nuovo crollo

Giù del 10,83%. Fiat a meno 14 %. Da marzo è tornata la doppia cifra nel calo. Ma la Federauto sostiene che la situazione è peggio di quella che appare

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Il mercato auto di aprile con 116.209 immatricolazioni fa registrare un -10,8% rispetto a aprile del 2012. Un dato che la stessa Federauto sostiene essere forse ancora sottovalutato perché sul mercato incombe l’ombra delle vetture km0, cioé auto vendute e comprate dagli stessi concessionari per fare numero.

Ad aprile Fiat Group Automobiles ha immatricolato in Italia 35.093 nuove vetture, in flessione del 14,4% rispetto alle 40.871 di un anno fa. A marzo le vendite del Lingotto erano cresciute del 5,33%. Nei primi 4 mesi del 2013 il gruppo torinese ha venduto 138.273 vetture, in calo del 10,53% rispetto ad un anno fa.

“Nonostante l’iniezione dell’ultimo giorno del mese, praticata a suon di kilometri zero immatricolate in capo alle Case e ai Concessionari, il mese di aprile si è chiuso con un altro risultato negativo. Ma il dato nudo e crudo non rende giustizia alla sua drammaticità. Se verrà confermato questo trend l’anno potrebbe chiudersi attorno a 1.100.000 unità. Il che significherebbe 900.000 pezzi in meno rispetto alla soglia minima di sopravvivenza della filiera indicata dai maggiori analisti intorno ai 2.000.000 di pezzi”, esordisce Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di auto, veicoli commerciali, camion e autobus di tutti i brand commercializzati in Italia. Che aggiunge: “Da un’altra prospettiva un mercato a 1.100.000 pezzi significherebbe una perdita di fatturato per il settore di 15,9 miliardi di euro. Cifra che per la sua rilevanza produce un senso di vertigine. E lo Stato sarebbe il più penalizzato poiché non introiterebbe circa 3,3 miliardi di euro della sola Iva, cui si aggiungerebbero diversi milioni di euro derivanti dal mancato apporto di altre tasse quali bollo, IPT. Poi si dovrebbe aggiungere il costo degli ammortizzatori sociali per centinaia di migliaia di lavoratori. A voler essere pignoli si dovrebbe anche sottolineare l’aumento dell’anzianità del circolante con impatti sulla sicurezza e sull’ambiente. Un disastro a tutto tondo causato anche dalla miope politica degli ultimi mesi che invece di dare uno straccio di risposta ha pensato solo a varare nuove tasse, anche sugli autoveicoli. Mi viene in mente un malato grave al quale, invece delle medicine giuste, vengono somministrate piccole quantità di veleno”.

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fonte repubblica.it

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Neruda, primi risultati dopo l’esumazione: “Non fu avvelenato, morì per un tumore” / VIDEO: Isabel Allende Remembers Meeting Chilean Poet Pablo Neruda

Isabel Allende Remembers Meeting Chilean Poet Pablo Neruda

democracynow democracynow

Pubblicato in data 30/apr/2013

Watch the full 40-minute interview with Isabel Allende on Democracy Now! at http://owl.li/kzh9I. Earlier this month, the body of Chilean Nobel laureate Pablo Neruda was exhumed after his former driver said he had been poisoned under Augusto Pinochet’s dictatorship and that he didn’t die of prostate cancer as reported in 1973. Neruda, who won the Nobel Prize for Literature in 1971, was a close friend of the ousted democratically elected president, Salvador Allende.The best-selling Chilean novelist Isabel Allende, author of the new book, “Maya’s Notebook: A Novel,” shares with Democracy Now! her memories of meeting Neruda, attending his funeral, and her reaction to the exhumation of his remains nearly four decades later.

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Neruda, primi risultati dopo l'esumazione: "Non fu avvelenato, morì per un tumore"
Pablo Neruda

Neruda, primi risultati dopo l’esumazione:
“Non fu avvelenato, morì per un tumore”

Gli esami radiologici e istologici dimostrano che aveva un cancro a uno stadio molto avanzato. Gli accertamenti erano stati disposti dopo i dubbi sollevati dal partito comunista cileno su un ipotetico ruolo, nel decesso, della polizia segreta di Pinochet

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di OMERO CIAI

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I primi accertamenti effettuati sui resti del grande poeta cileno Pablo Neruda confermano che aveva un tumore molto avanzato alla prostata con metastasi e che, con tutta probabilità, fu questa la causa della sua morte il 23 settembre del 1973, dodici giorni dopo il golpe militare che abbatté Salvador Allende e il governo dell’Unidad Popular.

Dopo la denuncia del partito comunista cileno su un ipotetico intervento della polizia segreta di Pinochet che, secondo il suo ex autista Manuel Araya, poteva aver avuto un ruolo nella morte del poeta, il giudice cileno Mario Carroza aveva ordinato la riesumazione del corpo. Il 6 aprile scorso i resti di Neruda erano stati riesumati dalla tomba di Isla Negra dove il poeta giaceva insieme alla terza e ultima moglie Matilde Urrutia. Oggi Carroza ha ricevuto il dossier sugli esami radiologici e istologici nei quali si evidenzia lo stato molto avanzato del suo cancro.

I dubbi e la denuncia del Pc cileno erano sorti in seguito ad una intervista concessa nel 2011 dall’uomo che fu assistente personale e autista del poeta. Nell’intervista, rilasciata a quasi 40 anni dai fatti, Manuel Araya sosteneva che la morte di Neruda era stata la conseguenza di una iniezione letale fattagli da agenti del servizio segreto del regime nella clinica dove era ricoverato a Santiago del Cile, la stessa dove anni dopo morì, in circostanze sospette, l’ex presidente democristiano Frei. Secondo Araya gli agenti del regime avrebbero ucciso Neruda per evitare che si trasformasse in un simbolo dell’opposizione alla dittatura militare appena instaurata. Una versione giudicata però fantasiosa da tutti gli amici del poeta, militante comunista e premio Nobel, che sapevano quanto fosse grave la sua malattia in quelle tragiche settimane. (02 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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La fame uccide 260.000 persone in Somalia, la metà sono bambini / VIDEO: UN says Somalia famine killed nearly 260,000

UN says Somalia famine killed nearly 260,000


AlJazeeraEnglish AlJazeeraEnglish

Pubblicato in data 02/mag/2013

More than 250,000 people died in a famine in Somalia that ended in February, 2012, and half of them were children.
The figure released by the UN is almost double the previous estimate of deaths.
Aid agencies say thousands of people died needlessly, because the international community was slow to respond.

Al Jazeera’s Peter Greste reports.

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Somalia, strage di bambini per fameSomalia, strage di bambini per fame

Nel Sud Shabab vietano ingresso aiuti

La fame uccide 260.000 persone in Somalia, la metà sono bambini

La carestia che ha colpito il paese nordafricano ha provocato circa 260.000 morti, meta’ dei quali bambini sotto i 5 anni, soprattutto nel sud del paese. Un numero di vittime nettamente superiore ai 220.000 della carestia del 1992

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Roma, 02-05-2013

La fame si conferma il peggior nemico della Somalia. La carestia che ha colpito il paese nordafricano tra il 2010 e il 2012 ha provocato circa 260.000 morti, meta’ dei quali bambini sotto i 5 anni, soprattutto nel sud del paese dove gli integralisti islamici Shabab negano l’accesso ai principali operatori umanitari. Un numero di vittime nettamente superiore ai 220.000 della carestia del 1992.

I dati sono contenuti in un rapporto della Fao (l’agenzia Onu per l’alimentazione) e della Famine Early Warning Systems Network, finanziata dagli Usa. In base a questa “prima stima scientifica” della crisi, “il 4,6 per cento della popolazione totale e il 10 per cento dei bambini di meno di cinque anni sono morti nel sud e nel centro della Somalia” e nelle regioni piu’ colpite i bambini morti sono arrivati al 18 per cento. Questa carestia, come le altre che ciclicamente affliggono la Somalia, e’ stata causata dalla siccita’ ma e’ anche il frutto di piu’ di vent’anni di guerra civile – e di altri dieci di lotta ad al Qaida – che hanno devastato il paese, rendendolo uno dei luoghi piu’ pericolosi al mondo anche per gli operatori umanitari.

Lo scorso settembre, dopo otto anni di transizione, un governo sostenuto dalle Nazioni Unite e’ salito al potere portando un po’ di stabilita’ e sicurezza in alcune aree, costringendo gli Shabab (i militanti islamici integralisti legati ad al Qaida) ad arretrare nelle regioni meridionali. La maggior parte delle aree colpite dalla carestia era proprio sotto il loro controllo e la crisi e’ stata aggravata dal loro divieto di far entrare la maggior parte delle agenzie umanitarie straniere.

Il dossier carestia irrompera’ certamente anche alla conferenza internazionale sulla Somalia in programma il 7 maggio a Londra, che tra l’altro rappresenta il primo impegno all’estero del neoministro degli Esteri Emma Bonino. I donatori dovranno esaminare le misure piu’ opportune per sostenere i progressi realizzati finora dal governo somalo. E la crisi alimentare non potra’ passare in secondo piano rispetto alla guerra agli Shabab.

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fonte rainews24.it

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Una prova di cannibalismo tra i primi coloni in America

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Nella cittadina di Jamestown assediata dagli indiani di Pocahontas

Cannibalismo tra i primi coloni in America

Tracce riscontrate sui resti di una ragazza di 14 anni risalenti al terribile inverno del 1609 in Virginia

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di Paolo Virtuani

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Almeno un caso di cannibalismo è stato accertato tra i coloni di Jamestown, la più antica colonia stabile inglese in Virginia. Lo hanno scoperto gli archeologi dello Smithsonian Institute di Washington analizzando il cranio e le ossa di una ragazza di 14 anni, di cui hanno anche riscostruito il viso.

Cannibalismo in Virginia Cannibalismo in Virginia    Cannibalismo in Virginia    Cannibalismo in Virginia    Cannibalismo in Virginia    Cannibalismo in Virginia

I RESTI – I resti possono essere fatti risalire al terribile inverno tra il 1609 e il 1610, quando i coloni della cittadina, fondata due anni prima alle foci del fiume James, furono quasi decimati dal freddo e dalle malattie, come ricostruito tra l’altro nel film Il nuovo mondo di Terrence Malick. Un recente scavo sul sito della città ha rivelato i resti non solo di cani, gatti e cavalli mangiati dai coloni, ma anche le ossa di una ragazzina che i ricercatori hanno chiamato Jane. Il cranio mutilato e alcune ossa delle gambe, tagliate in modo inequivocabile, non hanno lasciato dubbi agli studiosi. Si tratta della prima prova evidente di cannibalismo a Jamestown, una pratica che era già stata ipotizzata nel passato senza trovarne le prove, ha detto l’anatomopatologo legaleDouglas Owsley, che ha analizzato i resti. Non è chiaro se la ragazzina morì di morte naturale o fu uccisa.

RISULTATI – Le analisi effettuate sul teschio di Jane hanno permesso di accertare che i suoi denti del giudizio non erano ancora apparsi, facendo risalire la sua età intorno ai 14 anni. Inoltre l’alta percentuale di azoto nelle sue ossa indica che la sua dieta era a base di carne, in linea con la dieta dei primi coloni inglesi.

MACABRO – «Una perforazione nella parte sinistra del cranio servì per alzare la calotta e rimuovere il cervello», ha spiegato Owsley entrando in macabri particolari, ma essenziali per comprendere la gravità della situazione che dovettero fronteggiare i coloni di Jamestown, che dovevano anche combattere i nativi americani che assediavano il fortino: i Powhatan, dai quali faceva parte la principessa Pocahontas. Il cervello, la lingua, le guance e i muscoli di una gamba appaiono essere stati divorati. Con il cervello consumato per primo, perché si deteriora molto rapidamente dopo il decesso, spiega lo Smithsonian Institute in una nota.

ESITAZIONI – Gran parte degli uomini validi erano infatti morti nei combattimenti, e all’interno erano rimasti soprattutto donne, bambini e malati. Secondo Owsley, il tipo di tagli riscontrato sulle osse di Jane mostra che lo smembramento del cadavere non venne eseguito da un «macellaio professionista», ma da una persona poco pratica.

2 maggio 2013 | 12:19

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fonte corriere.it

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Letta a Barroso, ora la crescita. La Ue: Italia riduca il debito

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Letta a Barroso, ora la crescita La Ue: Italia riduca il debito

2:34 02 MAG 2013

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(AGI) – Bruxelles, 2 mag. – Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha concluso il suo tour europeo a Bruxelles, incontrando, dopo Angela Merkel e Francois Hollande, il capo dell’esecutivo Ue a cui ha chiesto meno vincoli da parte dell’Ue. Ma per l’Italia, secondo Barroso, e’ “essenziale accelerare il processo di riforme strutturali” e continuare “nella riduzione del deficit e del debito”

Nel corso dei colloqui, Barroso ha sottolineato che “la stabilita’ politica e’ tornata in Italia”: grazie alla formazione del governo guidato da Enrico Letta e alla sua “capacita’ di costruire ponti” sara’ possibile “programmare un futuro positivo per gli italiani”.
Con Letta, Barroso condivide “la visione che l’Unione europea e i suoi Stati debbano attuare urgentemente le indispensabili misure per la crescita e l’occupazione sulla base di finanze pubbliche sane”. Infatti, “ogni euro speso in debito e’ un euro mancato per gli investimenti nell’occupazione, nei giovani, nelle imprese o nella ricerca”.
Per questo l’Italia “non puo’ e non si fermera’ ora” perche’ “continuare ad attuare riforma ad ampio raggio riducendo il deficit e il debito e’ un compito inevitabile”.

LETTA, MENO VINCOLI “ESSENZIALE UNIONE BANCARIA”

“Sono piu’ ottimista di quando sono partito”, ha sottolineato Letta al termine dell’incontro. Nei “prossimi giorni” il governo presentera’ alla Commissione europea i dettagli sui programmi economici per il rispetto degli impegni del patto di stabilita’, ha detto il premier. Un rapido avvio dell’Unione bancaria e’ essenziale, ha sottolineato Letta, solo questo permettera’ “alle nostre imprese di ottenere denaro a tassi piu” bassi”. Ieri Letta aveva incontrato a Parigi il presidente francese: in completa sintonia sull’urgenza di politiche europee per la crescita e il lavoro, contro il “vero incubo” della disoccupazione giovanile, e sull’obiettivo di prendere decisioni concrete al consiglio europeo di giugno, il capo del governo italiano e il presidente francese contano di trovare “soluzioni positive per tutti, perche’ se sono buone per Italia e Francia lo sono anche per la Germania”. Ma il lungo incontro del primo maggio ha anche fornito al neo premier la possibilita’ di confermare a Parigi che l’Italia rispettera’ gli impegni presi con i partner europei sui conti pubblici.
Quanto all’Imu, quelle riportate dai giornali sono solo “polemiche senza alcuna connessione con la realta’”: infatti, ha spiegato all’Eliseo, e’ proprio per “rivedere tutto il sistema” dell’imposta sugli immobili che e’ stata decisa “la sospensione della rata di giugno”. Nel giorno della festa del Lavoro, Letta ha sottolineato a Parigi che “per creare occupazione e’ necessario che ci siano le condizioni adeguate per le imprese, e la prima e’ il livello dei tassi di interesse: per questo pensiamo che l’Unione bancaria vada fatta senza perdere tempo”. Nella riforma firmata dall’ex ministro Fornero, ha poi ammesso, “ci sono alcuni punti su cui in questa fase recessiva il testo di quella legge ha creato dei problemi”, in particolare per quanto riguarda “le limitazioni dei contratti a termine”: e’ opportuno che su questo ci sia “un po’ meno rigidita’” .

“Gli impegni per i quali ho ottenuto la fiducia delle Camere – aveva sottolineato Letta a Parigi – non si rispettano senza il sostegno di queste capitali, diventa difficile come scalare una montagna”. E, se per l’incontro con il presidente Hollande Letta esprime “soddisfazione al 100%”, anche con la cancelliera Angela Merkel, vista a Berlino il giorno prima, “e’ andata molto bene”, ha sintetizzato, escludendo che ci siano tensioni. Intanto il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha assicurato al premier, Enrico letta, che l’Ue e’ pronta a fare “pieno uso della flessibilita’ esistente, pur conservando come obiettivo centrale la solidita’ delle finanze pubbliche”.

Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro con Letta mercoledi’ sera a Bruxelles, Van Rompuy ha sottolineato di aver “ribadito che l’Ue continuera’ a stare a fianco dell’Italia nell’impegno comune per superare la crisi economica e assicurare crescita e occupazione”. Van Rompuy ha aggiunto che la visita di Letta a Bruxelles subito dopo il suo insediamento e’ “un chiaro segnale del suo impegno a continuare a lavorare in stretta collaborazione con l’Ue”. (AGI)4

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fonte agi.it

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