Archive | maggio 4, 2013

AMBIENTE – Picco dell’attività solare a maggio. Probabili tempeste geomagnetiche

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Esperti a confronto a Roma

Picco dell’attività solare a maggio. Probabili tempeste geomagnetiche

La nostra stella è nel picco dell’attività solare previsto per maggio. L’aumento dell’emissione di radiazioni potrebbe comunque causare sulla Terra delle tempeste geomagnetiche con effetti sulle grandi reti elettriche e informatiche

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Roma, 04-05-2013

Occhi puntati sul Sole: la nostra stella e’ appena entrata nel picco dell’attivita’ solare previsto per il mese di maggio. L’aumento dell’emissione di radiazioni, che probabilmente sara’ di entita’ non eccezionale, potrebbe comunque causare sulla Terra delle tempeste geomagnetiche con effetti sulle grandi reti elettriche e informatiche.

Un aggiornamento sulla situazione sara’ fornito nel corso della 17esima conferenza spaziale internazionale, che si svolgera’ a Roma dall’8 al 10 maggio. “Non abbiamo ancora modelli definitivi che ci consentano di fare previsioni precise sull’evoluzione dell’attivita’ solare, e possiamo ricorrere solo all’osservazione immediata, che ci consente un preavviso di 24-48 ore su eventuali tempeste geomagnetiche”, spiega Mauro Messerotti dell’Inaf-Osservatorio astronomico di Triste, tra gli esperti presenti alla conferenza.

“Queste tempeste possono causare black-out alle reti di distribuzione dell’energia elettrica, al sistema Gps e ai vari sistemi di telecomunicazione. Inoltre – aggiunge – l’aumento del flusso di particelle energetiche solari costituisce un fattore di rischio elevato per equipaggi e passeggeri dei voli aerei intercontinentali su rotte polari. In Italia purtroppo non esiste ancora un’organizzazione deputata a monitorare questi fenomeni e a coordinare eventuali interventi”.

Alla conferenza parteciperanno circa 300 esperti provenienti da tutto il mondo e dalle maggiori agenzie e organizzazioni spaziali internazionali. Oltre che delle tempeste solari, si parlera’ anche di altri pericoli di origine spaziale, come l’impatto di meteoriti, asteroidi, detriti spaziali e il cyber-terrorismo.

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fonte rainews24.it

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In marcia per ‘liberare’ la cannabis. Manifestazioni in tutto il mondo

In marcia per 'liberare' la cannabis. Manifestazioni in tutto il mondo (afp)

In marcia per ‘liberare’ la cannabis.
Manifestazioni in tutto il mondo

Corteo della Million marijuana march a favore della liberalizzazione e dell’uso terapeutico in duecento città di molte nazioni. Il corteo di Roma. Lo slogan: “Marijuana patrimonio dell’umanità”. Aggredito un partecipante accusato di essere uno spacciatore di pasticche. Vendola: “Il proibizionismo è una manna per i narcotrafficanti: abolire la legge Fini-Giovanardi”

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ROMA – Dagli Stati Uniti all’Australia fino all’Europa: sono più di duecento in 63 nazioni diverse le città dove si è svolta la ‘Million marijuana march’, la manifestazione mondiale per la legalizzazione della cannabis, che ha fatto tappa anche a Roma. La manifestazione, nata nel 1999, da quindici anni unisce i consumatori di tutto il mondo per chiedere ai governi la fine del proibizionismo contro le droghe leggere e la possibilità di coltivare liberamente la pianta, senza conseguenze penali. Sulle note reggae, la musica simbolo dei fumatori di cannabis, diffuse sugli stereo installati su dei camion, anche a Roma migliaia di ragazzi hanno sfilato tra balli, cori, striscioni (ma nessun simbolo pollitico, vietato dagli organizzatori), spinelli e birre. Ma quest’anno la manifestazione è iniziata nel modo peggiore: una ragazzo è stato picchiato da un gruppo di partecipanti che lo accusavano di essere uno spacciatore di pasticche. Ieri la tradizionale marcia era stata preceduta da una serie di conferenze, tavole rotonde, proiezioni ma anche feste, musica e una singolare degustazione di una cena tutta a base di canapa per diffondere la ‘cultura’ della marijuana.

LE FOTO DAL MONDO

“Tanta galera per noi moltissimi, miliardi di euro per loro pochissimi” è stato lo slogan dei manifestanti, che si sono scagliati contro la ‘Fini-Giovanardi’, la legge approvata sette anni fa dal governo Berlusconi che inasprisce le pene proprio a danno dei consumatori di droghe leggere. Una legge che i manifestanti considerano eccessivamente punitiva e ingiusta: “Più di 120.000 persone arrestate negli ultimi sette anni, più di 22milioni di piante di canapa sequestrate solo nel 2012 e un numero imprecisato di miliardi esentasse finiti nelle casse delle narcomafie”, si lamentano gli organizzatori. Che da tredici anni rivolgono al governo sempre la stessa, inascoltata, richiesta: “Stop alle persecuzioni per i consumatori di cannabis, accesso immediato all’uso terapeutico per i pazienti e diritto a coltivare la pianta liberamente”, come si legge nel volantino della manifestazione.

Un tema su cui c’è pieno accordo con Nichi Vendola: “Il proibizionismo è una manna per i narcotrafficanti: abolire la legge Fini-Giovanardi”, ha scritto oggi il segretario di Sinistra ecologia e libertà su twitter. Il partito di Vendola è da anni in prima linea per abrogare la legge e alcuni giorni fa il capogruppo alla camera Gennaro Migliore ha annunciato che Sel “a breve presenterà un articolo per cambiare il testo unico sulle droghe”. Tra i punti principali del progetto di legge “la modifica delle pene previste per la detenzione di cannabis e la non punibilità per le coltivazioni di canapa a uso personale”. Per questo, durante la giornata sono state raccolte centinaia di firme tra i manifestanti. “Gli effetti della Fini-Giovanardi sono devastanti: le narcomafie si arricchiscono grazie al proibizionismo mentre decine di migliaia di persone per bene sono finite in galera solo per aver coltivato questa benefica pianta”, sostiene Alessandro Buccoleri, uno degli organizzatori.

La cannabis nel mondo.
Gli ultimi due anni hanno fornito di sicuro molte speranze agli antiproibizionisti di tutto il mondo. Negli Stati Uniti, con due referendum nel novembre scorso è stata votata la legalizzazione del possesso e della vendita. L’Uruguay sta per varare una legge che prevede la vendita pubblica della marijuana autoprodotta dallo Stato e altri Paesi dell’America latina sembrano intenzionati a seguirne le orme. In Olanda Amsterdam, città simbolo dello spinello libero, a poche settimane dal gennaio del 2013, data in cui sarebbe entrata in vigore la legge voluta dal Governo nel 2010 secondo la quale i Coffee Shop olandesi avrebbero potuto vendere hashish e marijuana solo ai residenti ha fatto retromarcia e continua a essere la meta dei turisti della cannabis. Infine, una buona notizia anche dall’Italia: il Consiglio regionale della Toscana è stato il primo ad approvare un anno fa una legge per facilitare l’uso dei farmaci con cannabinoidi nella cura di specifiche malattie, dalla sclerosi multipla al glaucoma, come terapia contro il dolore. (04 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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INCREDIBILE A PADOVA – La visita oculistica? «Oggi l’occhio destro, per il sinistro torni nel 2014»

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La visita oculistica? «Oggi l’occhio destro, per il sinistro torni nel 2014»

Incredibile vicenda a Padova: l’impegnativa non prevedeva entrambe le pupille, controllo fissato al 31 marzo

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di Federica Cappellato

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PADOVA – Il controllo della vista? All’occhio destro oggi, all’occhio sinistro tra un anno. È la paradossale esperienza vissuta da un’anziana paziente, rivoltasi all’ospedale Sant’Antonio. La donna, ottant’anni, residente in un Comune della provincia di Venezia, il 25 marzo scorso era ricorsa alle cure del reparto di Oculistica del nosocomio di via Facciolati, battezzato da tempo Centro oculistico San Paolo.Una struttura all’avanguardia per professionalità, metodiche e attrezzature. L’équipe del dottor Alessandro Galan l’aveva operata di cataratta all’occhio destro, un intervento di routine per contrastare l’opacizzazione del cristallino che si traduce in una crescente perdita di trasparenza, con conseguente annebbiamento progressivo della vista. Tutto procede per il meglio e viene fissata, previa prenotazione attraverso il Cup, la visita di controllo. Siamo la mattina del 23 aprile e in quest’occasione accade l’inverosimile.La signora, accompagnata dalla figlia, si presenta al poliambulatorio del Sant’Antonio, al piano interrato: ad accoglierla è una dottoressa che visita l’occhio destro e prescrive la gradazione della lente per gli occhiali, sempre per l’occhio destro, in base alle esigenze evidenziate sulla paziente. Tre anni fa, era il 2009, l’anziana era però stata operata di cataratta anche all’occhio sinistro, un intervento analogo, sempre al Sant’Antonio: l’operazione chirurgica, anche in quel caso eseguita al microscopio operatorio, era consistita nell’asportazione del cristallino opaco e nell’inserimento, al suo posto, di una lentina artificiale secondo una tecnica che al Centro San Paolo richiede pochi minuti, anestesia tramite collirio e microincisione.

Dunque, con la necessità di acquistare un paio di occhiali da vista con la gradazione delle lenti aggiornata, la figlia domanda se contestualmente la specialista può dare un’occhiata anche all’occhio sinistro. Questo per un’ovvia visione d’insieme: solo così inforcando gli occhiali nuovi la signora potrà vedere bene. Eh no, replica la dottoressa del poliambulatorio: l’occhio sinistro non può essere preso in considerazione perché l’impegnativa con relativa prenotazione attraverso il Cup prevedeva il solo controllo del destro.

Incredibilmente la burocrazia si mette in mezzo, intralciando in modo irrevocabile il percorso. La paziente benché avanti con gli anni deve ripetere la trafila, presentare una nuova impegnativa, mettersi in lista d’attesa e aspettare il proprio turno. Il medico, nel tentativo di andare incontro all’assistita, si dice però disponibile a predisporre lei una nuova impegnativa e invita madre e figlia ad effettuare una nuova prenotazione. Dunque un’altra ricetta per passare un’altra volta dal Centro unico di prenotazione. E qui la seconda sorpresa: il primo posto utile è tra quasi un anno. La visita all’occhio sinistro dell’ottuagenaria viene fissata per il 31 marzo 2014. Rabbia, incredulità, senso di impotenza pervadono le due donne. «Siamo esterrefatte – commenta la figlia della signora -, la sanità non è solo saperci fare, essere preparati, professionali e scrupolosi, ma anche usare il buon senso. Con tutti, ma in particolar modo con le persone di età avanzata». La speranza è che l’Ulss 16, l’ente socio-sanitario al quale l’Ospedale Sant’Antonio fa capo, intervenga e aiuti la nonnina a vederci chiaro con le lenti. Di entrambi gli occhi.

sabato 4 maggio 2013 – 11:11   Ultimo aggiornamento: 12:12
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Arrestato vicepresidente del Parlamento britannico. Accusato di abusi sessuali / Deputy Speaker Nigel Evans arrested on suspicion of rape

Il Parlamento ingleseIl Parlamento inglese

Con l’accusa di abusi sessuali

Arrestato vicepresidente del Parlamento britannico

Nigel Evans, 55 anni, è stato arrestato stamane nella sua casa di campagna di Pendleton un villaggio del Lancashire. L’esponente conservatore e’ stato accusato di abusi sessuali dalle presunte vittime, due uomini di circa vent’anni

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Londra, 04-05-2013

Il vicepresidente della House of Commons, il conservatore Nigel Evans e’ stato arrestato dalla polizia perche’ e’ sospettato di aver abusato sessualmente di due uomini ventenni tra il luglio del 2009 e il marzo del 2013. Ne da notizia in esclusiva il tabloid Daily Mail.

Nigel Evans, 55 anni, che nel 2010 dichiaro’ pubblicamente di essere gay, e’ stato arrestato stamane nella sua casa di campagna di Pendleton un villaggio del Lancashire. L’esponente conservatore e’ stato accusato dalle presunte vittime, due uomini di circa venti anni, di averne stuprato uno e di aver abusato sessualmente dell’altro.

Downing Street ha reso noto che il primo ministro David Cameron e’ stato informato, cosi’ John Bercow, presidente dei Comuni.

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fonte rainews24.it

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Deputy Speaker Nigel Evans arrested on suspicion of rape

Nigel Evans, the Conservative MP, has been arrested on suspicion of raping and sexually assaulting two young men.

Deputy Speaker Nigel Evans arrested on suspicion of rape

Nigel Evans MP Photo: Alamy
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By , and Robert Watts

7:12PM BST 04 May 2013

Mr Evans, a Deputy Speaker of the House of Commons, is tonight being questioned over claims made by the two alleged victims.

They claim to have been raped and sexually assaulted between July 2009 and March 2013 at his constituency. Both were in their twenties at the times of the attacks, although their exact ages have not been disclosed.

The Conservative MP was arrested at his home in Pendleton, Lancashire, this morning and is understood to be still in custody for questioning. The property has been searched by officers.

David Cameron, the Prime Minister, was informed of the arrest today, as was John Bercow, the Speaker of the House of Commons.

Mr Evans, 55, is openly gay, having disclosed his sexuality in 2010. At the time the MP for Ribble Valley said he was “tired of living a lie”.

A spokeswoman for Lancashire Constabulary refused to confirm if Mr Evans had been arrested. It was separately confirmed by Downing Street sources.

The spokeswoman said: “A 55-year-old man from Pendleton in Lancashire has today, Saturday, 4 May 2013, been arrested by Lancashire Constabulary on suspicion of rape and sexual assault.

“The man will be interviewed at a police station in Lancashire during the course of the day. The offences are alleged to have been committed in Pendleton between July 2009 and March 2013.

“We take all allegations of a sexual nature extremely seriously and understand how difficult it can be for victims to have the confidence to come forward.

“As a Constabulary, we are committed to investigating sexual offences sensitively but robustly recognising the impact that these types of crimes have on victims.

“We would encourage anyone who has experienced sexual abuse, or who has information about it, to have the confidence to report it to us knowing that we will take it seriously, deal with it sensitively and investigate it thoroughly.”

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fonte telegraph.co.uk

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Governo Letta, il grande ritorno di Micciché. Sponsorizzato da Dell’Utri

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Governo Letta, il grande ritorno di Micciché. Sponsorizzato da Dell’Utri

Nonostante i recenti insuccessi elettorali, l’ex vicerè di Berlusconi in Sicilia conquista la poltrona di sottosegretario alla presidenza del consiglio, con la ghiotta delega alla Pubblica amministrazione. E nella prima intervista ringrazia i buoni uffici del Cavaliere e dell’ex senatore imputato di concorso esterno. Bloccato il rivale pidiellino Cascio

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di | 4 maggio 2013

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Sembrava spacciato, scomparso, evaporato. E  invece Gianfranco Miccichè, l’ex viceré di Sicilia, l’uomo di Silvio Berlusconi sull’isola, frontman della lunga stagione di successi di Forza Italia, è tornato: sottosegretario alla presidenza del consiglio nel governo Letta, con delega alla pubblica amministrazione e alla semplificazione. Grazie, soprattutto, ai buoni uffici dell’ex senatore Marcello Dell’Utri, tuttora sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Non male per l’uomo che dopo aver spaccato il Pdl in Sicilia, ha fondato un partito fai da te, Grande Sud, al quale però le urne hanno regalato alterne fortune. Solo negli ultimi dodici mesi Miccichè ha straperso le amministrative a Palermo, è arrivato quarto nella corsa alla presidenza della Regione e ha raggranellato appena lo 0,3 per cento alle ultime politiche, rimanendo fuori da Palazzo Madama.

Ma c’è di più: quel posto di sottosegretario Miccichè lo ha “scippato” a Francesco Cascio, l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana, leader della corrente lealista del Pdl, con cui l’ex manager di Publitalia si è spesso scontrato aspramente. Cascio a quel posto di governo ci ha sperato parecchio. Ma alla fine, nonostante la fedeltà assoluta a B, è stato “stracciato” dal ribelle Miccichè, che si è preso una bella rivincita dopo che proprio  la corrente di Cascio aveva stoppato la sua candidatura a governatore della Sicilia, preferendogli invece il più presentabile Nello Musumeci. Tutto merito di Marcello Dell’Utri, sussurrano le alte sfere siciliane del Pdl.

L’ex senatore condannato in appello a sette anni per mafia in appello si sarebbe infatti speso molto con Berlusconi per assicurare a Miccichè una poltrona nel governo Letta. E infatti subito dopo l’elezione il primo pensiero l’ex manager di Publitalia lo dedica a lui: “Ringrazio Dell’Utri”, chiarisce in un’intervista al Corriere della Sera, perché come ha ripetuto più volte in passato “gli voglio bene come a un fratello”. Quella condanna in appello per mafia, rimediata recentemente dall’ex senatore, però ha fatto storcere il naso a qualcuno. “Quando scoprirò che è veramente mafioso non lo saluterò, ma io non ci credo” assicura Miccichè, che non si fa convincere neanche dalla sentenza della cassazione, che ordinando un nuovo processo per Dell’Utri considerava comunque provata la sua vicinanza a Cosa Nostra fino al 1977.

Perchè a legare Miccichè a quello che per la procura di Palermo è “l’uomo cerniera” tra Berlusconi e Cosa Nostra c’è un rapporto antico e al tempo stesso strettissimo.  Un legame personale, nato quando Dell’Utri dirigeva Publitalia e Miccichè divenne uno dei manager di punta della concessionaria pubblicitaria berlusconiana. Poi arriva la politica, nasce Forza Italia e per guidare i partito in Sicilia, il Cavaliere e Dell’Utri scelgono proprio lui, il rampollo ribelle dell’aristocrazia palermitana che da giovane aveva addirittura militato in Lotta Continua. È così che Miccichè diventa il luogotenente dell’ex premier sull’isola, vero e proprio fortino forzista per venti lunghi anni. Dal 1994 al 2008 B in Sicilia è imbattibile: storiche le politiche del 2001 quando Forza Italia conquista tutti i 61 collegi dell’isola. “Vincemmo anche dove sembrava impossibile, anche dove dovevamo perdere” raccontano ancora oggi i militanti forzisti di allora. Miccichè è il frontman di quei successi, l’uomo che decide volti, slogan e candidature. Sua l’invenzione dell’allora sconosciuto Diego Cammarata a sindaco di Palermo. Il giorno dell’annuncio della candidatura, dopo aver “posato” l’altro nemico storico Ciccio Musotto, sui muri del centro comparve una scritta profetica: “Cammarata ma cu è? U sciacquino di Miccichè?”. Ciò nonostante i palermitani  votarono Cammarata in massa per dieci lunghi anni.

Nel frattempo però iniziava a spuntare nel Pdl siciliano una nuova generazione di fedelissimi che mal digeriva gli atteggiamenti del viceré berlusconiano. Una lunga lotta intestina che ha visto vari “prodotti” dell’epoca miccicheiana schierarsi col tempo su direzioni diametralmente opposte a quelle del capo. “Angelino Alfano? L’ho inventato io. Quando l’ho conosciuto non era nessuno. So di essere la persona più odiata da Alfano. Cosa peraltro ricambiata” dichiarava alla vigilia delle ultime elezioni regionali Miccichè , quando i mal di pancia dei vari Alfano, Cascio e Giuseppe Castiglione (anche lui nominato sottosegretario) avevano stroncato la sua candidatura a presidente per tutto il centrodestra.

Lui, forte del sostegno di Dell’Utri, aveva deciso di correre lo stesso, con il suo partito fai da te prendendo anche meno voti del Movimento Cinque Stelle e agevolando di fatto la vittoria di Rosario Crocetta. Poi però è tornato da Berlusconi, e  in vista delle politiche si era parlato della possibilità di utilizzare Grande Sud come “traghetto” per imbarcare gli impresentabili Cosentino e Dell’Utri. Ipotesi ventilata alla vigilia del voto e poi abbandonata dall’ex premier che aveva deciso di non ricandidare né l’uno né l’altro. L’ex senatore però adesso è andato a battere cassa. E Miccichè ringrazia.

Twitter: @pipitone87

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Boldrini: stop violenza sulle donne anche sul web. E la Idem assicura: task-force anti-femminicidio

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fonte immagine reset-italia.net

Boldrini: stop violenza sulle donne anche sul web.
E la Idem assicura: task-force anti-femminicidio

Il tweet del presidente della Camera: “L’obiettivo è arginare gli abusi, pure sulla rete. Grazie per la solidarietà, ma non ho mai parlato di anarchia o di una nuova legge per internet”. Il ministro per le Pari Opportunità annuncia un fronte comune, in difesa del sesso femminile

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“Obiettivo è arginare la violenza contro le donne, anche in rete”. E’ quanto scrive, sul proprio profilo twitter il presidente della Camera Laura Boldrini che sulle polemiche sollevate da un’intervista rilasciata a Repubblica, in cui denuncia le minacce ricevute via web, precisa: “Grazie per la solidarietà. Ma non ho mai parlato di anarchia o di una nuova legge per il web. Nell’intervista intendevo aprire un confronto sulla violenza contro le donne, che si manifesta anche attraverso internet. Un raffronto può servire. La pedopornografia, in rete, è seguita e perseguita con attenzione e preoccupazione. Quello che di sconcio accade contro le donne è, invece, spesso sottovalutato e ridotto a goliardata machista. E’ un problema che deve riguardare tutti. Sono certa – conclude Boldrini – che saprà condividerlo anche chi ha giustamente a cuore la libertà della rete”.

Dichiarazioni che seguono l’annuncio del ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem. “Il femminicidio è un fenomeno inaccettabile”, ha detto Idem ai microfoni del tg3. “Perciò intendiamo costituire un osservatorio nazionale che studi la violenza di genere per capire meglio che fenomeno dobbiamo combattere”. Una task force per contrastare gli abusi sulle donne. Che vede in prima linea tre ministeri: Pari Opportunità, Giustizia e Interni. Insieme, in difesa del sesso femminile.

Così, quella di Josefa, si prospetta un’entrata in scena carica d’energia. Con una carrellata di misure eccezionali. Un pugno di ferro considerato necessario dopo l’escalation di violenze. Sono tre gli omicidi in sole 24 ore: il primo, il 2 maggio scorso, della dicianovenne Ilaria Leone uccisa a Livorno dopo un tentativo di stupro; poi Alessandra Iacullo, trovata in un lago di sangue tra Ostia e Acilia sul litorale romano; e Chiara Di Vita, 27 anni.

A favore di una linea dura anche il ministro per l’integrazione, Cecile Kyenge che ha dichiarato: “Bisogna ricordare che nel 2012 sono state uccise 150 donne. E’ necessario promuovere una legge contro la violenza sulle donne e le politiche di genere. Serve un cambio culturale”. (04 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte repubblica.it

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Letta toglie la delega alla Biancofiore. Non si occuperà di Pari Opportunità. Nel governo scoppia il caso Lorenzin

La parlamentare del Pdl Michaela Biancofiore

Letta toglie la delega alla Biancofiore
Non si occuperà di Pari Opportunità
Nel governo scoppia il caso Lorenzin

La decisione del premier dopo le frasi del sottosegretario sui gay. Dal Pd accuse al ministro della Salute: «Organizzato vertice con i soli parlamentari laziali del Pdl»

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roma

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha modificato le deleghe assegnate al sottosegretario Michaela Biancofiore che d’ora in poi si occuperà di pubblica amministrazione e semplificazione e non più di pari opportunità e sport.

La decisione è giunta dopo la lettura stamani di alcune interviste del neo sottosegretario. Proprio ieri, durante la cerimonia di giuramento, Letta aveva richiamato la squadra di governo a sobrietà nella organizzazione dei ministeri ma soprattutto nelle dichiarazioni, facendo notare come una squadra bipartisan deve avere necessariamente massimo rispetto reciproco. L’intervista di stamani è stata considerata, dunque, una infrazione di queste «regole di ingaggio» annunciate ieri dal premier. La modifica delle deleghe, si apprende da fonti di governo, dunque, viene considerata come «l’ultima chance» per la sottosegretaria Biancofiore.

La (ex) sottosegretaria per le Pari Opportunità oggi in varie interviste si era difesa dalle accuse delle associazioni gay. «Non sono omofoba. Mi piacerebbe – ha osservato Michaela Biancofiore – per una volta che anche i gay, invece di autoghettizzarsi e sprecare parole per offendere chi non conoscono, magari condannassero i tanti femminicidi delle ultime ore. Difendono solo il loro interesse di parte». «Nei miei confronti – ha detto tra l’altro Biancofiore parlando ad alcuni giornali – è stata messa in atto una discriminazione preventiva ingiustificata e fondata su presunte dichiarazioni malamente estrapolate». «I gay sono discriminati? Se è per questo – ha risposto – sono più discriminate le donne. Perché, invece di fare queste sterili polemiche, le associazioni gay non fanno comunicati sugli omicidi delle donne? E perché non lo hanno fatto per il ferimento dei carabinieri?».

Intanto nel governo scoppia la grana Lorenzin. Il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda lancia accuse al neoministro della Sanità, colpevole di aver organizzato una riunione con il Pdl sulla sanità del Lazio: «Vorrei ricordare al ministro che lei sta al governo sostenuta da una maggioranza ben definita e non dal solo centrodestra. Ci sono regole dentro una coalizione di governo che vanno rispettate», attacca Zanda. «Prima di incontrare i rappresentanti del suo partito, ignorando quelli delle altre forze politiche della maggioranza, avrebbe dovuto incontrare le istituzioni regionali che governano la sanità nel Lazio. Per questo trovo molto sgradevole la notizia dell’incontro del ministro Lorenzin con i parlamentari laziali del Pdl». Il portavoce della Lorenzin ha smentito però la notizia dell’incontro: «Il ministro non ha tenuto alcun vertice con i parlamentari del Pdl e nessun vertice avente per oggetto la sanità nel Lazio». Il caso però sembra tutt’altro che chiuso.

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