Archive | maggio 5, 2013

Nuovo attacco di Israele in Siria Damasco: dichiarazione di guerra

Un’immagine dell’esplosione tratta dalla tv di stato siriana

Nuovo attacco di Israele in Siria
Damasco: dichiarazione di guerra

Nel mirino un centro di ricerche. Fonti militari: «L’obiettivo erano missili iraniani diretti a Hezbollah»
Nei giorni scorsi l’attacco a un carico vicino al confine col Libano

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Israele torna a colpire in Siria e la tensione a cavallo del confine sale alle stelle, scatenando inquietudine e reazioni in tutta la regione.

Il raid, il secondo in pochi giorni, sarebbe stato condotto questa volta contro un centro di ricerche militari, a Jamraya, alle porte di Damasco, dove – secondo informazioni non confermate, ma neppure smentite nello Stato ebraico – i jet con la Stella di Davide avrebbero centrato e distrutto missili Fateh-110 in transito dall’Iran verso le milizie sciite libanesi di Hezbollah. Un’incursione che arriva a circa 48 ore da quella che, tra giovedì e venerdì, avrebbe preso di mira un altro stock di missili. E che la Siria ha bollato, per bocca del vice ministro degli Esteri Faisal al Medad, come «una dichiarazione di guerra».

Israele intanto ha cominciato a rafforzare la sicurezza a ridosso del confine, con il dispiegamento – tra l’altro – di due batterie anti-missilistiche `Iron Dome´ schierate a protezione del nord del Paese e la chiusura dello spazio aereo nella zona, malgrado l’azione israeliana – rivelata da una fonte occidentale non identificata – non sia stata per ora confermata ufficialmente né dal premier Benyamin Netanyahu – partito come nulla fosse per la Cina – né da altre fonti.

Il ministro dell’Informazione siriano, Mahmud al Zubi, ha invece confermato tutto e ha detto che l’entrata in azione di Israele «apre la strada a tutte le possibilità»: tanto che la Siria – secondo fonti di Damasco, citate dalla tv Almayadin, emittente iraniana vicina agli Hezbollah che trasmette da Beirut – avrebbe dispiegato a sua volta batterie di missili puntate verso il “nemico sionista”.

I raid, che alcuni commentatori israeliani hanno interpretato come un chiaro messaggio all’Iran (e ai suoi piani nucleari), sono stati condannati – in un soprassalto di sintonia con Teheran, raro di questi tempi – sia dall’Egitto, che parla di «aggressione israeliana», sia dalla Lega Araba, che denuncia la «violazione grave della sovranità» nazionale della Siria. Per l’Iran, che ha negato che l’attacco fosse contro suoi missili, l’incursione finirà per «accorciare la vita» di Israele; giudizio accompagnato dall’invito ai paesi della regione «a levarsi» contro il nemico di sempre. Tacciono invece, almeno per ora, gli Hezbollah in Libano.

L’Onu – di cui è stato invocato l’intervento – ha espresso tramite il segretario generale Ban Ki-moon «grave preoccupazione» e ha invitato le parti – precisando che le Nazioni Unite non dispongono ancora dei dettagli del blitz, e non sono in grado di verificare in maniera indipendente l’accaduto – ad agire con la massima moderazione per evitare un’ulteriore escalation del sanguinoso conflitto siriano.

Da parte israeliana ha parlato per conto del governo solo il viceministro della Difesa Danny Danon: senza confermare né smentire raid, ha detto in un’intervista alla radio militare che «Israele sta proteggendo i suoi interessi e continuerà a farlo». Una strategia complessiva che sembra essere avallata dal presidente degli Usa, Barack Obama, il quale ieri ha giustificato in qualche modo l’alleato israeliano, affermando che questo ha il diritto «di proteggersi» dal trasferimento di armi sofisticate a «organizzazioni terroristiche come gli Hezbollah». Ma di fronte alla quale non mancano dubbi sulle reali possibilità di manovra di Washington.

Fatto sta che gli avvenimenti di stanotte hanno acuito la tensione. Ne ha preso atto lo stesso Netanyahu: prima di partire stasera per un viaggio di stato in Cina di cinque giorni, ha convocato d’urgenza una riunione del gabinetto di sicurezza per «discutere i recenti sviluppi nella regione». Sul campo spicca la chiusura dello spazio aereo civile nel nord del Paese, cosa che non avveniva dal 2006 nel periodo dell’ultima guerra in Libano. Ma anche il dispiegamento a Haifa e Safed (Galilea) di due postazioni Iron Dome’ (Cupola di ferro), sistemi antimissile impiegati massicciamente durante il recente conflitto con Gaza del novembre scorso.

Il comando delle retrovie israeliane ha poi disposto nelle ultime ore tutta una serie di ispezioni nei rifugi pubblici al nord, in particolar modo a Haifa e sulle alture del Golan. Mentre i 30 mila abitanti israeliani della zona hanno avuto ordine di verificare l’agibilità delle “stanze protette” nelle loro abitazioni, nel timore di possibili rappresaglie dalla Siria. E dalle roccaforti di Hezbollah in Libano.

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fonte lastampa.it

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Respingiamo la ‘Monocotura della mente’, di Vandana Shiva

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fonte immagine blog.cimmyt.org

Respingiamo la ‘Monocotura della mente’

In India i miliardari rinunciano alle colture ricche di ferro per puntare sulle banane geneticamente modificate

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DI VANDANA SHIVA
commondreams

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La natura ci ha regalato una cornucopia di biodiversità, ricca di sostanze nutritive. La malnutrizione e la carenza nutrizionale sono il risultato della distruzione della biodiversità. La Rivoluzione Verde ha permesso la diffusione di riso e farina chimici, bandendo la biodiversità dalle nostre campagne e dalle nostre diete. E ciò che è sopravvissuto come coltura spontanea – ad esempio l’amaranto verde (chaulai) ed il chenopodium (bathua) che sono ricchi di ferro- sono stati innaffiati con veleni ed erbicidi. Invece di essere acclamati come doni ricchi di ferro e vitamine, questi vegetali sono stati trattati come erbacce.

La “monocoltura della mente” tratta la diversità come una malattia e crea strutture coercitive per rimodellare il nostro mondo biologicamente e culturalmente variato sui principi di una sola classe privilegiata, di una sola razza e di un solo genere appartenente ad una singola specie. Da quando la “monocoltura della mente” ha preso piede, la biodiversità è sparita dalle nostre campagne e dal nostro cibo. E’ la distruzione delle colture ricche di biodiversità che ha portato alle crisi di malnutrizione.

L’ultima follia degli ingegneri genetici è di promuovere in India banane geneticamente modificate per ridurre le carenze di ferro nelle donne indiane. Il 75% delle donne indiane soffre di carenza di ferro.

Un uomo ricchissimo di nome Bill Gates sta finanziando uno scienziato australiano, James Dale, che conosce una coltura, la banana, per imporre inefficaci e pericolose banane OGM a milioni di persone in India ed in Uganda.
Il progetto è una perdita di tempo e di denaro. Ci vorranno dieci anni e milioni di dollari per completare le ricerche. Intanto i governi, le agenzie di ricerca e gli scienziati diverranno ciechi alla biodiversità basata su alternative a basso costo, sicure, testate nel tempo, democratiche e gestite da donne.

Le donne indiane hanno una grande conoscenza della biodiversità e della nutrizione; nel corso delle generazioni l’hanno ricevuta dalle loro madri e dalle loro nonne. Qualunque donna vi dirà che la soluzione alla malnutrizione sta nell’aumentare la nutrizione, ossia, aumentare la biodiversità.

Per fronteggiare le carenze di ferro, piante ricche di ferro dovrebbero essere coltivate ovunque, nelle fattorie, nei giardini delle cucine, nei giardini comuni, nei giardini delle scuole. La carenza di ferro non è stata creata dalla natura e possiamo sbarazzarci di essa diventando co-creatori e co-produttori della natura.

Ma c’è un mito della creazione che ignora sia la creatività della natura che la biodiversità, come anche la creatività, intelligenza e sapienza delle donne. Secondo questo mito della creazione di paternità capitalista, i creatori sono uomini ricchi e potenti. Possono possedere la vita attraverso brevetti e proprietà intellettuali. Possono trafficare con la complessa evoluzione millenaria della natura e chiamare i loro volgari atti di manipolazione genetica, “creazione” della vita, del cibo e della nutrizione.

La biodiversità indigena dell’India offre risorse ricche di ferro. Per esempio, l’amaranto ha 11.0 mg di ferro per 100 gr, il grano saraceno ne ha 15.5 mg e l’amaranto verde ne ha fino a 38.5mg, la karonda 39.1 mg e lo stelo del loto 60.6 mg.

Le banane hanno solo 0.44 mg di ferro per 100 grammi di parte edibile. Ogni sforzo di aumentare il contenuto di ferro nelle banane impallidisce di fronte al contenuto di ferro della nostra biodiversità indigena.

Non soltanto la banana OGM non è la scelta migliore per apportare ferro nella nostra dieta, ma minaccerà progressivamente la biodiversità delle banane e delle colture ricche di ferro ed introdurrà un nuovo rischio ecologico.

Se adottata, la banana Ogm sarà coltivata in grandi monocolture come il cotone Bt geneticamente modificato nelle piantagioni di banane in America centrale. Il governo e le altre organizzazioni sponsorizzeranno questa falsa soluzione e la nostra biodiversità di cibo ricco di ferro scomparirà.

Inoltre, le nostre varietà locali di banana verranno soppiantate e contaminate. Queste includono le varietà Nedunendran, Zanzibar, Chengalikodan e la Manjeri Nendran II.
L’idea di un’ ”agricoltura nutriente” fatta di pochi nutrienti coltivati in monocolture è già promossa a livello politico, il ministro delle finanze P.Chindambaram ha annunciato un progetto cardine di “nutri farms” nel suo discorso sul budget del 2013.

L’uomo ha bisogno di una biodiversità di nutrienti, inclusi una vasta gamma di micronutrienti ed elementi in tracce. Questi provengono da terreni sani e dalla biodiversità.

Tra le brigate dei biotecnici c’è un’urgenza perversa di dichiarare guerra alla biodiversità ed alla sua fonte. E’ stato fatto un tentativo di introdurre il Bt brinjal in India, che è il centro della diversità del brinjal, il mais OGM è stato introdotto in Messico, il centro della diversità del mais. La banana OGM si sta introducendo nei due paesi in cui la banana è una coltura significativa ed ha una grande diversità. Una è l’India, l’altra è l’Uganda, l’unica nazione in cui la banana è un prodotto basilare.

HarvestPlus è la corporation che sta promuovendo “biofortification”- tirando su le colture ed aumentando il loro valore nutrizionale. Ma gli esperti dicono che l’aumento dei nutrienti nei cibi potrebbe portare a problemi insormontabili; potrebbe apportare una quantità tossica di nutrienti ad un individuo e causare anche effetti collaterali associati, e c’è il rischio che i prodotti fortificati non siano una soluzione alla carenza di nutrienti presso le popolazioni a basso reddito, che potrebbero non essere in grado di permettersi i nuovi prodotti ed i cui bambini potrebbero non essere in grado di consumarne quantità adeguate.

Gli scienziati australiani stanno usando un virus che infetta le banane come uno starter. Il virus potrebbe diffondersi attraverso il transfer orizzontale di geni. Tutti gli scienziati genetici utilizzano geni che provengono da batteri e virus. Studi indipendenti hanno dimostrato che ci sono rischi per la salute associati a cibi OGM.

Non c’è alcuna necessità di introdurre una tecnologia pericolosa all’interno di un cibo povero di ferro come la banana, quando abbiamo così tanti cibi accessibili, sicuri, a portata di mano ed opzioni diverse per venire incontro alle nostre esigenze nutrizionali di ferro.

Dobbiamo migliorare la nutrizione aumentando la biodiversità, non “fortificando” industrialmente cibi vuoti ad un costo alto, o mettendo uno o due nutrienti all’interno di colture geneticamente ingegnerizzate.

Non abbiamo bisogno di questi esperimenti irresponsabili che creano nuove minacce alla biodiversità e alla nostra salute; non abbiamo bisogno di soluzioni nutritive imposte da uomini potenti seduti in posti lontani, che sono totalmente ignoranti sulla biodiversità dei nostri campi e dei nostri piatti tradizionali, e che non devono subire le conseguenze del loro potere distruttivo. Dobbiamo mettere la sicurezza alimentare in mano alle donne, in modo che finanche l’ultima donna e l’ultimo bambino possano godere dei doni naturali della biodiversità.

Vandana Shiva
Fonte: http://www.commondreams.org/ Link: https://www.commondreams.org/view/2013/04/24-8
24.04.2013

Traduzione per http://www.comedonchsciotte.org a cura di ALESSANDRA

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fonte comedonchisciotte.org

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SONO 610 – Bangladesh, sale il bilancio dei morti dopo il crollo a Dacca

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(© Ansa) Il corpo di una donna intrappolato sotto le macerie

Bangladesh, sale il bilancio dei morti dopo il crollo a Dacca

Corpi rinvenuti in decomposizione. L’architetto del Rana Plaza: «Doveva ospitare uffici»

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Non si ferma il bilancio dei morti nel crollo del 24 aprile in Bangladesh.
I morti sono saliti a 610 dai 547 di venerdì 3 maggio. I corpi, ha riferito il luogotenente dell’esercito Imran Khan, vengono rinvenuti in stato di decomposizione, per cui risultano difficili le identificazioni. Il bilancio sembra destinato a salire.
Si tratta probabilmente del peggiore incidente mai avvenuto nella storia dell’industria di abbigliamento non solo in Bangladesh, ma nel mondo. Nel palazzo caduto a Dacca avevano sede almeno cinque fabbriche tessili.

PROGETTO ORIGINALE. Il «Rana Plaza», ha spiegato Massud Reza, l’architetto e professore universitario che ha firmato il progetto, «era stato ideato per ospitare un centro commerciale e degli uffici, non delle fabbriche tessili» e «il progetto originale prevedeva uno stabile di sei piani, compreso il seminterrato e centri commerciali sui primi tre livelli e il resto dedicato agli uffici. Mai si era parlato di nove o 10 livelli». «Addolorato ed angosciato» per la tragedia che ha colpito centinaia di lavoratori a Dacca, l’architetto 42enne ha voluto chiarire che il progetto originale dell’edificio (risale al 2004), non prevedeva la costruzione di uno stabile idoneo a sostenere pesi imponenti come macchinari tessili e generatori. «Quando abbiamo progettato l’edificio, il proprietario e l’immobiliarista non ci hanno mai detto che i piani del palazzo erano destinati a laboratori di creazione di abbigliamento».

AFFARI E LICENZA. L’industria dell’abbigliamento in Bangladesh ha un giro d’affari di 20 miliardi di dollari all’anno, costituendo circa l’80% delle esportazioni del Paese. Il palazzo di nove piani che ospitava negozi e laboratori tessili a Savar, città-satellite alla periferia Nord Ovest della capitale Dacca, si è accortocciato su se stesso il 24 aprile. Nel palazzo si trovavano circa 3 mila persone, la maggior parte impiegate in cinque fabbriche d’indumenti a basso costo per i colossi stranieri delle vendite al dettaglio.

Domenica, 05 Maggio 2013

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fonte lettera43.it

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Fisco, gli italiani tra i più tartassati. Quarti in Ue, per i tedeschi 6,6 punti in meno

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fonte immagine lettera42.it

Fisco, gli italiani tra i più tartassati.
Quarti in Ue, per i tedeschi 6,6 punti in meno

Le stime della Cgia di Mestre. Solo Danimarca, Svezia e Finlandia hanno un conto tributario più alto del Belpaese, “ma con servizi pubblici e livelli di welfare incomparabili”. In Francia il conto delle tasse è più leggero di 2,3 punti, Germania lontana anni luce

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MILANO La pressione fiscale è sempre più una zavorra per la ripresa economica e la sopravvivenza di famiglie e imprese. Mentre a livello politico impazzano le polemiche e le idee divergenti su come alleggerirla e su quali interventi adottare in via prioritaria, il nuovo allarme viene suonato dalla Cgia di Mestre.

L’organizzazione veneta ha infatti stimato che gli italiani sono tra i più tassati d’Europa: ad esclusione della Danimarca (47,4%), della Svezia (36,8%) e della Finlandia (30,5%) – che storicamente hanno sempre avuto una pressione tributaria elevatissima, ma con servizi pubblici e livelli di welfare non riscontrabili in quasi nessun altro Paese d’Europa  – l’Italia si colloca al quarto posto di questa speciale graduatoria con una percentuale del 30,2%, ben 1,3 punti in più rispetto al 2011. Il carico è molto più lieve in altri vicini europei: il Regno Unito registra una pressione tributaria (28,6%) di 1,6 punti inferiore alla nostra, in Francia il carico tributario (27,9%) è minore di 2,3 punti ed in Germania (23,6%) addirittura di 6,6 punti. Rispetto alla media dell’Unione europea (26,5%), in Italia il peso delle tasse, delle imposte e dei tributi sul Pil è di 3,7 punti percentuali in più e addirittura superiore di 4,5 punti della media dei Paesi dell’area dell’Euro (25,7%).

“Con un livello di tassazione del genere – esordisce Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – dovremmo ricevere una quantità di servizi con livelli di qualità non riscontrabili altrove. Invece, tolta qualche punta di eccellenza che registriamo in tutti i settori, la giustizia civile funziona poco e male, il deficit delle nostre infrastrutture materiali ed immateriali è spaventoso, in molte regioni del Sud la sanità è al collasso, senza contare che la nostra Pubblica amministrazione presenta ancora livelli di inefficienza non giustificabili”. Secondo Bortolussi, c’è un’altra cosa da sottolineare: “Se in Italia le tasse continuano ad aumentare e negli ultimi due anni il debito pubblico sul Pil è passato dal 120 a quasi il 130% e dall’inizio della crisi i disoccupati sono aumentati di circa un milione e mezzo, forse c’è qualcosa che non va. Dobbiamo assolutamente invertire la rotta, alleggerendo il carico fiscale su cittadini ed imprese, condizione necessaria per far crescere la domanda interna e, molto probabilmente, anche l’occupazione”. (04 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Cittadinanza, Kyenge: presto un ddl sullo ius soli. Insorge il Pdl

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Cittadinanza, Kyenge: presto un ddl sullo ius soli. Insorge il Pdl, Schifani: Letta intervenga per il bene governo

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Nuove regole sulla cittadinanza. Un ddl sullo ius soli sarà pronto nelle prossime settimane: lo ha detto il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, intervenendo alla trasmissione “In mezz’ora” su Raitre. Come testimonial del diritto alla cittadinanza per chi nasce in Italia, non vedrebbe male la stella del calcio Mario Balotelli, che subito si dice disponibile. Il ministro ha poi ribadito che il reato di immigrazione clandestina va abolito.

«È difficile dire se riuscirò» ha ammesso il ministro rispondendo alle domande di Lucia Annunziata, perché «per far approvare la legge bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili. È la società che lo chiede, il Paese sta cambiando». «Bisogna lavorare molto per trovare i numeri necessari» ha aggiunto Kyenge, precisando di non pensare a un eventuale fallimento. Il Pdl dà l’altolà a fughe in avanti. Il presidente dei senatori Renato Schifani, intervistato da SkyTg24, invita il presidente del consiglio Enrico Letta a richiamare i suoi ministri a maggiore cautela quando si parla di temi che non rientrano nel programma di governo.

Schifani: la proposta di Kyenge non rientra nel programma
«Quello che ha detto il ministro Kyenge – spiega Schifani – non rientra nel programma. Credo che sia necessario che in queste ore di avvio delicato» del lavoro dell’esecutivo «il premier spieghi ai propri ministri che una maggiore sobrietà su temi non discussi tra la maggioranza sarebbe auspicabile» altrimenti gli stessi ministri «potrebbero creare nocumento al governo stesso».

Rivedere i Cie , reato di immigrazione clandestina da abrogare
Secondo il ministro, poi, «occorre rivedere la struttura dei Cie (i Centri di identificazione ed espulsione) e lo stato di emergenza» legato agli sbarchi. Occorre «guardare alla direttiva europea che l’Italia ha ratificato in modo sbagliato» anche riguardo alla permanenza di 18 mesi «che devono essere una extrema ratio. La direttiva non chiede all’Italia di mettere nei Cie persone malate, fragili, minori, ma solo persone pericolose o criminali».

Balotelli testimonial? Kyenge: buona idea. Lui: sono disponibile
Coinvolgere il calciatore Mario Balotelli come testimonial di una campagna a favore dello ius soli? Per Kyenge è «una buona idea. Non lo conosco personalmente – ha continuato – so che lui sta subendo atti di razzismo, ma riesce a testa alta a dare un forte contributo all’Italia, che è il nostro Paese». L’attaccante del Milan ha subito replicato con una in una dichiarazione affidata all’Ansa: «Sono sempre disponibile» per la lotta al razzismo e alla discriminazione.

Boldrini: anacronistico no a cittadinanza a figli di immigrati
Secondo la presidente della Camera Laura Boldrini «è anacronistico che i ragazzi figli di immigrati, nati in Italia, non possono ottenere la cittadinanza nel nostro Paese». La presidente della Camera ha ricordato che il capo dello Stato «ha più volte sollecitato la politica per cambiare la legge sulla cittadinanza. Visto il successo che il ritorno al Quirinale di Napolitano ha ottenuto in Parlamento salvo qualche rara eccezione, penso che il Parlamento stesso possa darsi da fare ed ascoltare le parole di Napolitano».

Pdl in ebolizzione. Schifani: Kyenge? No a proclami solitari
Subito le prime reazioni alle dichiarazioni del ministro. «Le opinioni politiche di Cecile Kyenge su cittadinanza e reato di immigrazione clandestina – ha spiegato in una nota Anna Maria Bernini, senatrice e portavoce vicario del Pdl – sono perfettamente legittime se espresse a titolo personale, ma fuori luogo se pronunciate nelle vesti di ministro della Repubblica in un governo di coalizione che vive anche grazie al sostegno del Pdl, e ai suoi voti sui singoli provvedimenti».

No anche dal vicepresidente di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri: «La cittadinanza automatica per il solo fatto di nascere in Italia non é praticabile – ha detto -. L’azione del governo deve piuttosto essere volta a far rispettare le leggi vigenti. Una task force che veda interessata anche il ministro Kyenge per verificare la reale condizione dei tanti immigrati presenti in Italia sarebbe un primo passo».

Renato Schifani, capogruppo del Pdl al Senato: «Non si esageri e si usi maggiore cautela anche da parte dei membri del governo. Quello del ministro Kyenge, che annuncia urbi et orbi che il reato di immigrazione clandestina andrebbe abrogato e un ddl sullo ius soli nelle prossime settimane, è soltanto l’ultimo episodio». Schifani ha invitato a evitare «proclami solitari, senza che gli argomenti siano discussi e concordati in un ambito collegiale». «Il ministro Kyenge non fa proclami solitari – ha replicato il deputato del Pd Edoardo Patriarca -. Quanto esprime è da tempo sentito dalla popolazione italiana. Non vorrei che una parte del Pdl esprimesse solo una posizione ideologica».

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fonte ilsole24ore.com

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Crimi: sì a decreto di abolizione dell’Imu, purchè sia garantito un certo equilibrio rispetto ai redditi

Vito CrimiVito Crimi

Crimi: sì a decreto di abolizione dell’Imu, ma per redditi bassi

“Siamo favorevoli a togliere l’Imu sulla prima casa, purchè sia garantito un certo equilibrio rispetto ai redditi”, ha detto Crimi a skytg24

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Roma, 05-05-2013

Il Movimento 5 Stelle tendenzialmente dice “sì” al decreto sulla sospensione dell’Imu a giugno, “ma deve essere non un sì orizzontale, altrimenti favoriremmo chi ha casa e redditi elevati. Invece deve essere garantito a soglie di reddito basse, con un limite”. Lo ha detto su Sky il capogruppo al Senato del M5S, Vito Crimi, a skytg24.

“Dobbiamo vedere il decreto innanzitutto. In sede di conversione vedremo” ha detto Crimi all’intervistatrice Maria Latella.

“Siamo favorevoli a togliere l’Imu sulla prima casa, purchè sia garantito un certo equilibrio rispetto ai redditi – ha proseguito Crimi -. L’Imu non può essere tolta in maniera orizzontale, perchè toglieremmo il respiro ai Comuni che quella tassa aspettano, ma andrebbe commisurata all’effettiva capacita’ contributiva”.

“La contribuzione deve essere progressiva rispetto ai propri redditi – ha concluso Crimi -. Noi partiamo dal principio che devono essere garantiti i fabbisogni primari. Fabbisogno primari sono il vitto e la casa”.

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fonte rainews24.it

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Lavoro, così cambierà la legge Fornero: dai precari all’apprendistato

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Lavoro, così cambierà la legge Fornero: dai precari all’apprendistato

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di Giusy Franzese

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ROMA – Contratti a termine con minori vincoli, apprendistato più semplice, politiche attive di reinserimento più efficaci. Sono questi i tre capitoli della legge Fornero che la nuova squadra del ministero del Lavoro ha intenzione di modificare al più presto. Le prime riunioni interne si terranno già all’inizio della prossima settimana e a giorni dovrebbe partire anche la convocazione delle parti sociali per un iniziale giro di orizzonte. L’obiettivo sarà trovare il giusto equilibrio tra le esigenze dei lavoratori a non essere precari a vita e quello delle imprese ad avere la necessaria flessibilità.
Detta così sembra un percorso in discesa. In realtà sappiamo per esperienza che sul concetto di ”giusto equilibrio”, anche recentemente, le parti si sono scontrate più volte. Qualche avvisaglia è già arrivata. «Togliamoci dalla testa l’idea che un pezzo di flessibilità in più dovrebbe determinare chissà quali risultati» ha avvertito l’altro giorno il leader della Cgil, Susanna Camusso, reclamando «più risorse».

BLOCCARE L’EMORRAGIA

Probabilmente allentare un po’ le maglie di alcune norme non porterà a massicce campagne di assunzioni. Però resta un dato di fatto: in tempi di recessione l’aver introdotto maggiori vincoli non solo non ha aiutato, ma ha frenato. E quindi è bene e opportuno cambiare le cose che sul campo si è già visto che non funzionano. «Cercheremo di bloccare l’emorragia della disoccupazione giovanile perché è l’incubo che attanaglia le nostre famiglie» è la promessa del premier Letta. Il Piano per il Lavoro del governo si dividerà in due fasi. Nella prima ci si concentrerà sulle modifiche normative a costo zero (dato che tra sospensione Imu, blocco dell’aumento Iva, rifinanziamento cig in deroga, esodati e rinnovi contratti ai precari della Pubblica amministrazione, già si dovrà raschiare il fondo del barile). Solo successivamente alla chiusura della procedura Ue di infrazione per deficit eccessivo, partirà la seconda fase con defiscalizzazioni, incentivi per i nuovi assunti, riduzione del cuneo fiscale.

CONTRATTI A TERMINE

Due gli aspetti sui quali si pensa di intervenire: la diminuzione dell’intervallo di tempo tra un rinnovo e l’altro; il causalone. La legge Fornero ha allungato da 10 giorni a due mesi l’intervallo per il rinnovo dei contratti di durata fino a 6 mesi, e da 20 giorni a tre mesi per quelli più lunghi. Al tavolo con le parti sociali si vedrà di quanto è opportuno accorciare l’intervallo. Poi c’è il causalone, ovvero l’obbligo da parte del datore di lavoro di specificare il motivo per cui ha preferito assumere con contratto a termine anziché a tempo indeterminato. La riforma Fornero consente la non giustificazione (tecnicamente ”acausalità”) solo per il primo contratto a tempo determinato. L’idea è quella di allargare le maglie. Non si interverrà invece, sull’aliquota contributiva aggiuntiva dell’1,4% che rende più onerosi i contratti a termine.

APPRENDISTATO

Verranno modificati i maggiori vincoli introdotti dalla riforma Fornero, a partire dall’obbligo imposto all’impresa di stabilizzare il 50% (30% fino al 2015) degli apprendisti per poterne utilizzare di nuovi.

LA RICOLLOCAZIONE

Solo il 2,7% dei giovani tra i 18 e i 29 anni trova lavoro tramite i centri per l’impiego pubblici, che sono gestiti dalle Province. E anche nei confronti dei lavoratori più anziani che perdono il posto, il collocamento pubblico non riesce a svolgere efficacemente il ruolo di riqualificazione e collegamento tra domanda e offerta. Il governo punta a riordinare e potenziare i centri per l’impiego, dandogli più risorse (attingendo ai fondi europei) e più personale (con la mobilità tra enti locali).

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fonte ilmessaggero.it

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