Lavoro, così cambierà la legge Fornero: dai precari all’apprendistato

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Lavoro, così cambierà la legge Fornero: dai precari all’apprendistato

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di Giusy Franzese

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ROMA – Contratti a termine con minori vincoli, apprendistato più semplice, politiche attive di reinserimento più efficaci. Sono questi i tre capitoli della legge Fornero che la nuova squadra del ministero del Lavoro ha intenzione di modificare al più presto. Le prime riunioni interne si terranno già all’inizio della prossima settimana e a giorni dovrebbe partire anche la convocazione delle parti sociali per un iniziale giro di orizzonte. L’obiettivo sarà trovare il giusto equilibrio tra le esigenze dei lavoratori a non essere precari a vita e quello delle imprese ad avere la necessaria flessibilità.
Detta così sembra un percorso in discesa. In realtà sappiamo per esperienza che sul concetto di ”giusto equilibrio”, anche recentemente, le parti si sono scontrate più volte. Qualche avvisaglia è già arrivata. «Togliamoci dalla testa l’idea che un pezzo di flessibilità in più dovrebbe determinare chissà quali risultati» ha avvertito l’altro giorno il leader della Cgil, Susanna Camusso, reclamando «più risorse».

BLOCCARE L’EMORRAGIA

Probabilmente allentare un po’ le maglie di alcune norme non porterà a massicce campagne di assunzioni. Però resta un dato di fatto: in tempi di recessione l’aver introdotto maggiori vincoli non solo non ha aiutato, ma ha frenato. E quindi è bene e opportuno cambiare le cose che sul campo si è già visto che non funzionano. «Cercheremo di bloccare l’emorragia della disoccupazione giovanile perché è l’incubo che attanaglia le nostre famiglie» è la promessa del premier Letta. Il Piano per il Lavoro del governo si dividerà in due fasi. Nella prima ci si concentrerà sulle modifiche normative a costo zero (dato che tra sospensione Imu, blocco dell’aumento Iva, rifinanziamento cig in deroga, esodati e rinnovi contratti ai precari della Pubblica amministrazione, già si dovrà raschiare il fondo del barile). Solo successivamente alla chiusura della procedura Ue di infrazione per deficit eccessivo, partirà la seconda fase con defiscalizzazioni, incentivi per i nuovi assunti, riduzione del cuneo fiscale.

CONTRATTI A TERMINE

Due gli aspetti sui quali si pensa di intervenire: la diminuzione dell’intervallo di tempo tra un rinnovo e l’altro; il causalone. La legge Fornero ha allungato da 10 giorni a due mesi l’intervallo per il rinnovo dei contratti di durata fino a 6 mesi, e da 20 giorni a tre mesi per quelli più lunghi. Al tavolo con le parti sociali si vedrà di quanto è opportuno accorciare l’intervallo. Poi c’è il causalone, ovvero l’obbligo da parte del datore di lavoro di specificare il motivo per cui ha preferito assumere con contratto a termine anziché a tempo indeterminato. La riforma Fornero consente la non giustificazione (tecnicamente ”acausalità”) solo per il primo contratto a tempo determinato. L’idea è quella di allargare le maglie. Non si interverrà invece, sull’aliquota contributiva aggiuntiva dell’1,4% che rende più onerosi i contratti a termine.

APPRENDISTATO

Verranno modificati i maggiori vincoli introdotti dalla riforma Fornero, a partire dall’obbligo imposto all’impresa di stabilizzare il 50% (30% fino al 2015) degli apprendisti per poterne utilizzare di nuovi.

LA RICOLLOCAZIONE

Solo il 2,7% dei giovani tra i 18 e i 29 anni trova lavoro tramite i centri per l’impiego pubblici, che sono gestiti dalle Province. E anche nei confronti dei lavoratori più anziani che perdono il posto, il collocamento pubblico non riesce a svolgere efficacemente il ruolo di riqualificazione e collegamento tra domanda e offerta. Il governo punta a riordinare e potenziare i centri per l’impiego, dandogli più risorse (attingendo ai fondi europei) e più personale (con la mobilità tra enti locali).

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fonte ilmessaggero.it

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