Nuovo attacco di Israele in Siria Damasco: dichiarazione di guerra

Un’immagine dell’esplosione tratta dalla tv di stato siriana

Nuovo attacco di Israele in Siria
Damasco: dichiarazione di guerra

Nel mirino un centro di ricerche. Fonti militari: «L’obiettivo erano missili iraniani diretti a Hezbollah»
Nei giorni scorsi l’attacco a un carico vicino al confine col Libano

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Israele torna a colpire in Siria e la tensione a cavallo del confine sale alle stelle, scatenando inquietudine e reazioni in tutta la regione.

Il raid, il secondo in pochi giorni, sarebbe stato condotto questa volta contro un centro di ricerche militari, a Jamraya, alle porte di Damasco, dove – secondo informazioni non confermate, ma neppure smentite nello Stato ebraico – i jet con la Stella di Davide avrebbero centrato e distrutto missili Fateh-110 in transito dall’Iran verso le milizie sciite libanesi di Hezbollah. Un’incursione che arriva a circa 48 ore da quella che, tra giovedì e venerdì, avrebbe preso di mira un altro stock di missili. E che la Siria ha bollato, per bocca del vice ministro degli Esteri Faisal al Medad, come «una dichiarazione di guerra».

Israele intanto ha cominciato a rafforzare la sicurezza a ridosso del confine, con il dispiegamento – tra l’altro – di due batterie anti-missilistiche `Iron Dome´ schierate a protezione del nord del Paese e la chiusura dello spazio aereo nella zona, malgrado l’azione israeliana – rivelata da una fonte occidentale non identificata – non sia stata per ora confermata ufficialmente né dal premier Benyamin Netanyahu – partito come nulla fosse per la Cina – né da altre fonti.

Il ministro dell’Informazione siriano, Mahmud al Zubi, ha invece confermato tutto e ha detto che l’entrata in azione di Israele «apre la strada a tutte le possibilità»: tanto che la Siria – secondo fonti di Damasco, citate dalla tv Almayadin, emittente iraniana vicina agli Hezbollah che trasmette da Beirut – avrebbe dispiegato a sua volta batterie di missili puntate verso il “nemico sionista”.

I raid, che alcuni commentatori israeliani hanno interpretato come un chiaro messaggio all’Iran (e ai suoi piani nucleari), sono stati condannati – in un soprassalto di sintonia con Teheran, raro di questi tempi – sia dall’Egitto, che parla di «aggressione israeliana», sia dalla Lega Araba, che denuncia la «violazione grave della sovranità» nazionale della Siria. Per l’Iran, che ha negato che l’attacco fosse contro suoi missili, l’incursione finirà per «accorciare la vita» di Israele; giudizio accompagnato dall’invito ai paesi della regione «a levarsi» contro il nemico di sempre. Tacciono invece, almeno per ora, gli Hezbollah in Libano.

L’Onu – di cui è stato invocato l’intervento – ha espresso tramite il segretario generale Ban Ki-moon «grave preoccupazione» e ha invitato le parti – precisando che le Nazioni Unite non dispongono ancora dei dettagli del blitz, e non sono in grado di verificare in maniera indipendente l’accaduto – ad agire con la massima moderazione per evitare un’ulteriore escalation del sanguinoso conflitto siriano.

Da parte israeliana ha parlato per conto del governo solo il viceministro della Difesa Danny Danon: senza confermare né smentire raid, ha detto in un’intervista alla radio militare che «Israele sta proteggendo i suoi interessi e continuerà a farlo». Una strategia complessiva che sembra essere avallata dal presidente degli Usa, Barack Obama, il quale ieri ha giustificato in qualche modo l’alleato israeliano, affermando che questo ha il diritto «di proteggersi» dal trasferimento di armi sofisticate a «organizzazioni terroristiche come gli Hezbollah». Ma di fronte alla quale non mancano dubbi sulle reali possibilità di manovra di Washington.

Fatto sta che gli avvenimenti di stanotte hanno acuito la tensione. Ne ha preso atto lo stesso Netanyahu: prima di partire stasera per un viaggio di stato in Cina di cinque giorni, ha convocato d’urgenza una riunione del gabinetto di sicurezza per «discutere i recenti sviluppi nella regione». Sul campo spicca la chiusura dello spazio aereo civile nel nord del Paese, cosa che non avveniva dal 2006 nel periodo dell’ultima guerra in Libano. Ma anche il dispiegamento a Haifa e Safed (Galilea) di due postazioni Iron Dome’ (Cupola di ferro), sistemi antimissile impiegati massicciamente durante il recente conflitto con Gaza del novembre scorso.

Il comando delle retrovie israeliane ha poi disposto nelle ultime ore tutta una serie di ispezioni nei rifugi pubblici al nord, in particolar modo a Haifa e sulle alture del Golan. Mentre i 30 mila abitanti israeliani della zona hanno avuto ordine di verificare l’agibilità delle “stanze protette” nelle loro abitazioni, nel timore di possibili rappresaglie dalla Siria. E dalle roccaforti di Hezbollah in Libano.

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fonte lastampa.it

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