A ‘CHE TEMPO CHE FA’ – Letta: subito la legge elettorale “E se tagliano la cultura mi dimetto”

https://i0.wp.com/www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2013/05/ENRICO-LETTA-CHE-TEMPO-CHE-FA-4-770x577.jpg
fonte immagine giornalettismo.com

Letta: subito la legge elettorale

Il premier in tv promette un decreto sull’Imu. Più cauto sull’Iva. “E se tagliano la cultura mi dimetto”

.
di Ugo Magri
.
Roma

Entro pochi giorni il governo varerà un decreto-legge per sospendere la prossima rata Imu e per ridare ossigeno alla Cassa integrazione, rimasta tragicamente a secco. Lo garantisce il premier, ospite ieri sera in tivù da Fazio a «Che tempo che fa». Enrico Letta si sbilancia sugli esodati (una risposta «ci sarà», è la promessa solenne), ma sull’aumento Iva che dovrebbe scattare in luglio si mostra più problematico: «Lavoriamo per allontanarlo» (e allontanarlo non significa cancellarlo…).

Si augura lui per primo che «non ci sia bisogno di una nuova manovra» per far tornare i conti dello Stato, e giura incrociando le dita come gli scout che mai avallerà tagli sulla ricerca e sulla cultura: «Piuttosto mi dimetto». Tra le «grandi priorità» della nuova legislatura, il capo del governo colloca la riforma elettorale. Pur di sbarazzarsi del «Porcellum», lui tornerebbe anche subito al sistema che c’era prima, un mix di maggioritario e di proporzionale. Però la nuova legge elettorale ha senso, avverte, solo se si riduce il numero dei parlamentari (il che richiede un intervento più complesso sulla Costituzione). In tema di diritti, Letta sposa le tesi del ministro dell’Integrazione Kyenge contestate da destra (all’attacco soprattutto Gasparri) sulla cittadinanza agli immigrati: «con il cuore» è pienamente d’accordo, ma con la mente si rende conto che non sarà facile farle approvare.

Rispetto a dieci giorni fa, il premier si confessa «più fiducioso». La fibrillazione della sua maggioranza sembra preoccuparlo meno dei problemi che l’Italia ha davanti, «le insidie maggiori vengono di lì, non dai partiti». Le ragioni di ottimismo gli derivano dal tour europeo. Tra Parigi e Berlino ha individuato margini di azione, specie sul terreno della lotta alla disoccupazione. Ipotizza di mettere da subito in cantiere un piano dal respiro europeo per il lavoro dei giovani che, spiega, «può rovesciare le aspettative». Idee concrete non ne mancano, anzi sono una folla; ma l’ispirazione, anzi l’«ossessione» come lui stesso la definisce, rimane sempre quella: «Abbassare le tasse sul lavoro per i giovani neo-assunti». Bruxelles dovrà darci una mano mostrando alle nuove generazioni un volto «di speranza». L’Europa «non sia matrigna», alza per una volta la voce Letta, a far intendere quanto ci tiene.

Fazio l’ha stuzzicato invano sul Cavaliere. Il massimo di polemica anti-berlusconiana che Fazio è riuscito a cavargli di bocca è stato sull’Imu. Letta rivendica all’intera maggioranza, dunque pure a Monti e al Pd, quella che Silvio ancora ieri mattina presentava come una sua bandiera, lanciando degli altolà («Niente fiducia al governo senza abrogazione dell’Imu»). Ciò che l’esecutivo farà, puntualizza il presidente del Consiglio, non potrà essere ascritto a merito esclusivo del Pdl. Stop. Nella sostanza, il premier è tra quanti considerano l’attuale tassazione sugli immobili come una palla al piede per l’economia italiana: «Ha avuto un effetto depressivo», sostiene, determinando «il crollo dell’edilizia» con gravi ripercussioni per le giovani coppie. L’Imu venne introdotta «in un momento eccezionale», precisa Letta quasi a scusante dei «tecnici», ma «mi auguro che quella fase sia superata». La sospensione della rata di giugno («non sarà un rinvio» a dicembre) consentirà di studiare a fondo «nelle prossime settimane» una nuova strategia sulla casa, «coinvolgendo nella discussione i Comuni». Insomma, se ne riparlerà con calma di qui all’autunno.

Discorso analogo per quanto concerne il dramma degli esodati: ottima fu la riforma delle pensioni, concede il premier, e come tale l’hanno giudicata in Europa. Tuttavia, l’aver lasciato tanta gente nell’incertezza ha rappresentato «una botta alle aspettative». Una risposta è necessaria. È tempo di rientrare nella logica per cui «ci si può fidare dello Stato» e delle sue promesse.

.

One response to “A ‘CHE TEMPO CHE FA’ – Letta: subito la legge elettorale “E se tagliano la cultura mi dimetto””

  1. pd valdengo says :

    Reblogged this on .

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: