Archive | maggio 8, 2013

IL PDL ‘PIANGE’ – Mediaset, Berlusconi condannato in appello. Ghedini: “Giudici prevenuti”

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fonte immagine giornalettismo.com

Mediaset, Berlusconi condannato in appello. Ghedini: “Giudici prevenuti”

A sentire Renato Schifani “per una certa magistratura la stagione della pacificazione è ancora lontana, e forse non arriverà mai”. Brunetta parla di “accanimento disgustoso” e attacca i giudici: “La condanna non colpisce il Cavaliere ma chi l’ha pronunciata”

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di | 8 maggio 2013

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Uso politico della giustizia, sentenza surreale, giudici prevenuti nei confronti di Silvio Berlusconi. Neanche il tempo di leggere la sentenza del processo d’Appello sul caso dei diritti tv Mediaset e dal Pdl arrivano reazioni incendiarie contro la decisione del giudice Alessandra Galli, figlia di Guido Galli, magistrato ucciso nel 1980 da Prima Linea a Milano. Il primo a parlare è il portavoce del partito berlusconiano Daniele Capezzone, secondo cui “oggi tutte le persone ragionevoli, al di là di ogni appartenenza politica e culturale, comprendono bene quello che accade: è letteralmente surreale e assurda la condanna di Silvio Berlusconi, contribuente recordman. Attendiamo che i garantisti di sinistra dicano qualcosa…”.

Sulla stessa linea d’onda l’ex ministro Maria Stella Gelmini: “L’uso politico della giustizia di certi magistrati contro Berlusconi non merita commenti: i voti degli italiani evidenziano il pensiero della gente sull’uso distorto della giustizia”. Più misurata nei toni, ma non nel succo la presa di posizione del legale del Cavaliere Niccolò Ghedini: “La forza della prevenzione è andata al di là della forza dei fatti” ha detto legale, che poi ha ammesso di avere “la consapevolezza che sarebbe andata così”. Alla domanda se la sentenza potrebbe mettere in dubbio la tenuta del governo, Ghedini ha risposto in maniera chiara: “Non mi interesso della stabilità politica del governo e non credo che ci sia una correlazione tra questa sentenza e la stabilità politica. Questa sentenza metta a rischio al stabilità del diritto e per me questo è più grave. Quella di oggi – ha concluso Ghedini – è una decisione totalmente al di fuori di ogni logica in qualsiasi altra corte d’appello d’Italia che non sia Milano”.

Più politica, invece, la reazione di Renato Schifani: “Continua la persecuzione giudiziaria nei confronti del presidente Berlusconi, leader politico che ha il consenso di dieci milioni di elettori – ha detto l’ex presidente del Senato – Evidentemente, per una certa magistratura la stagione della pacificazione è ancora lontana, e forse non arriverà mai. Soprattutto quando si nega con tanta ostinazione la verità dei fatti e ancor di più il buon senso”. Non politica, ma con suggestioni politiche la reprimenda di Maurizio Gasparri: “Contro Berlusconi una sentenza frutto di pregiudizi, priva di ragioni, lesiva della verità e della vita democratica – ha detto – Nessuno si illuda di alterare a colpi di sentenze politiche la realtà dell’Italia. E’ una vicenda folle e inaccettabile, che non fermerà l’azione di Silvio Berlusconi”.

Di sentenza “vergognosa e scellerata, indegna di un Paese civile” ha parlato invece Daniela Santanché, secondo cui “ieri qualcuno voleva impedire a Berlusconi di governare e pretendeva di sovvertire la volontà popolare degli italiani per via giudiziaria, oggi qualcuno sta operando per fare saltare il governo Letta e l’ipotesi di pacificazione nazionale. Parte della magistratura sta incendiando il Paese e provocando focolai di odio”. Il j’accuse della deputata del Pdl poi ha toccato il tema della persecuzione giudiziaria: “E’ allucinante dovere constatare che in un Paese democratico e civile si continui una vera e propria persecuzione ai danni del leader del maggior partito di centrodestra facendo uno spregiudicato uso politico della giustizia – ha detto la Santanché – Questa volta, nella fase politica nuova che stiamo vivendo, mi aspetto che almeno gli esponenti garantisti del Pd escano fuori dalla coltre di omertà e per una volta liberamente esprimano una opinione degna del loro pensiero”.

Durissimo Renato Brunetta: ”Accanimento disgustoso. La sentenza contro Silvio Berlusconi è politica, anzi anti politica, perché colpendo lui si favoriscono i disegni disgregatori del nostro Paese – ha detto il capogruppo Pdl alla Camera – L’ingiustizia è così ripetuta e palese che per fortuna la grande maggioranza dei cittadini capisce benissimo che una parte della magistratura non ha nessuna credibilità. La condanna non colpisce Berlusconi ma chi l’ha pronunciata”. Fabrizio Cicchitto, invece, è convinto che la decisione dei giudici non avrà conseguenze sul governo: “Si tratta di una azione che dà il senso di come la vita politica italiana sia dominata da una perversa anomalia – presidente della commissione Esteri di Montecitorio – Mentre esprimiamo la più netta condanna di questo ennesimo intervento politico di settori della magistratura non cadremo nella provocazione insita in tutto ciò e cioè non faremo ricadere sul governo le conseguenze di cio che sta avvenendo sul piano politico giudiziario”.

E mentre il Popolo della Libertà “piange”, a Montecitorio c’è chi applaude per la decisione dei giudici. I parlamentari del Movimento 5 Stelle per un incontro con Stefano Rodotà hanno accolto con un lungo applauso la notizia della conferma in appello della condanna a 4 anni di Silvio Berlusconi per il caso Mediaset. Poco dopo Vito Crimi, capogruppo M5S al Senato, ha preso la parola per precisare che la sentenza di oggi prevede anche l’interdizione del Cavaliere dai pubblici uffici per 5 anni. A seguire un altro lungo applauso dell’assemblea. “C’è chi vuole impedire la pacificazione, che ci volete fare…” ha commentato, ironizzando, Stefano Rodotà durante l’incontro con i parlamentari del M5S. ”E ora si acceleri nella giunta per le elezioni del Senato, appena sarà costituita, sull’ineleggibilità di Silvio Berlusconi” ha detto la capogruppo M5S alla Camera, Roberta Lombardi, secondo cui “ci sono molte motivazioni per farlo. C’è una legge del ’57 che viene disattesa e ora c’è questa sentenza” sul caso Mediaset, “per quanto provvisoria, perché bisognerà aspettare la Cassazione, che getta una bella ipoteca”.

Da Scelta Civica, invece, attaccano chi attacca. “L’unica cosa di scandaloso che trovo sono le dichiarazioni dei parlamentari del PdL e degli avvocati di Silvio Berlusconi. Le sentenze si appellano di fronte ai giudici naturali non scappando dai processi, come suggerisce l’on. avv. Nicolò Ghedini”. A parlare il senatore di Sc Tito Di Maggio, commentando la conferma in appello della condanna a Silvio Berlusconi. “Non commento vicende giudiziarie” ha detto invece Massimo D’Alema, a margine di una iniziativa a Firenze.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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LIBRI, PASSAPAROLA – Siate pronti per la decrescita

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Siate pronti per la decrescita

Come affrontare la necessità di vivere in un mondo attraversato dalla crisi globale, con meno risorse, meno energia e meno abbondanza… e vivere, se non felici, almeno sereni

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PREPARIAMOCI, la festa è finita ed è ormai il tempo del rigore. Consapevoli che energia e risorse naturali non sono senza fondo, è necessario dire basta (da subito) agli sprechi e a quel modo dissennato di consumare che sta portando il pianeta ai limiti del collasso. Ci aspetta un’altra vita, più essenziale e più spartana, prospettiva inevitabile, ma anche possibile. E dunque, se è fondamentale assicurarsi un futuro con i beni fondamentali garantiti, è giunta l’ora di rinunciare al superfluo. Prepariamoci esorta il titolo del nuovo saggio di Luca Mercalli, che presiede la Società metereologica italiana e dirige la rivista Nimbus, perché solo con un piano per salvarci il mondo del futuro potrà rimanere sostenibile per gli esseri umani.

Ma tranquilli, decrescenza non necessariamente trascina con sé tristezza e depressione. Anzi. Vivere in con minori risorse, minore abbondanza e con meno energia, può trasformarsi in un’opportunità positiva, per ridefinire i nostri veri bisogni e rimodulare la scala delle priorità dell’esistenza. Una strada che può forse condurre perfino a una maggiore serenità, se non addirittura alla felicità.

Troppo ottimismo? Può darsi. Ma poiché è indubbio che una crisi globale a più facce, che coinvolge clima, ambiente, energia, cibo, economia e molto altro, sta minacciando il mondo, l’unica soluzione per reagire è la mobilitazione collettiva per cambiare. Quella che Mercalli definisce “intelligenza”.

Indica il piano e il programma politico che “voterebbe”, l’autore meteorologo e la rivoluzione delle nostre abitudini potrebbe partire da ciascuno di noi. Dobbiamo essere pronti ad accettare uno stile di vita più sano e più economico che si traduce in meno acqua consumata, meno luci accese inutilmente, meno inquinamento. E soprattutto più impegno civile, per garantire effetti positivi e costanti. Insomma , a fronte dell’emergenza, non servono i miracoli (impossibili). E, allora, per quel che ci compete, rimbocchiamoci le maniche e… “Prepariamoci”.

Crisi diffusa e futuro incerto, da dove far partire il cambiamento?
La crisi continua a essere vista solo come un fatto finanziario invece si tratta di una profonda crisi strutturale dovuta alla diminuzione di risorse energetiche, minerarie e naturali facilmente estraibili (quindi aumentano i costi…), e all’aumento della popolazione, dei rifiuti e dei cambiamenti climatici (altri costi e disastri ambientali). Pertanto il cambiamento deve partire da un severo abbattimento degli sprechi, un aumento dell’efficienza nell’uso di energia e materia e una revisione, anche in senso filosofico, delle necessità materiali dell’uomo. Garantire sì i bisogni fondamentali, ma interrogarsi sul senso del superfluo, che è poi riconducibile ad altri consumi di materiali ed energia, e alla produzione di rifiuti. Volere di meno, decrescere insomma, è l’unica ricetta per mantenere la sostenibilità della specie umana su un pianeta che non ce la fa più a rifornirne tutti i capricci. La crescita economica infinita in un pianeta finito è impossibile, dobbiamo mettercelo in testa, prima che siano i processi fisici, chimici e biologici a imporcelo, in un modo che però non sarà né gradevole, né negoziabile.

Lei parla di intelligenza collettiva, è una soluzione?
I guasti ambientali che stiamo infliggendo alla Terra e quindi a noi stessi, sono la somma delle decisioni di sette miliardi di persone. Anche una semplice bottiglietta di plastica abbandonata in un prato avrà delle conseguenze a lungo termine. Quindi devono maturare consapevolezze negli individui e nella società, e il gesto di ciascuno di noi avrà sempre un senso se ridurrà i prelievi di risorse e la produzione di rifiuti ed emissioni che alterano il clima.

Quale programma politico per un mondo con meno risorse , ma sostenibile?
Prima di tutto dobbiamo dirci francamente le cose come stanno: la torta delle risorse è sempre più piccola ed è una favoletta continuare a ingannare le persone con la storia della crescita infinita. Poi un programma politico di costruzione della resilienza, ovvero la proprietà del sistema di non collassare quando sottoposto a uno shock. La Grecia è un esempio di decrescita subita e non gestita, in assenza di resilienza: i cittadini hanno perso nel giro di pochi mesi la capacità di pagare la bolletta energetica, l’assistenza sanitaria e addirittura la sicurezza alimentare. Un programma politico per la resilienza vuol dire investire sull’autosufficienza energetica e alimentare, insomma, garantire a tutti il necessario per mantenere un livello di vita dignitoso e abbandonare i progetti inutili e gli sprechi assurdi. Nello stesso tempo avremmo anche
un vantaggio ambientale: il ricorso alle energie rinnovabili e la diminuzione di uso di energia fossile farebbero bene tanto al portafoglio quanto all’atmosfera.

Prepariamoci

Luca Mercalli
Chiarelettere
Pag. 238, euro 14

(08 maggio 2013)

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fonte articolo repubblica.it

fonte immagine infopo.it

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Scandalo Maugeri, la Procura di Milano: “Processate Formigoni per corruzione”

Scandalo Maugeri, la Procura di Milano: "Processate Formigoni per corruzione"
Il senatore pdl Roberto Formigoni

Scandalo Maugeri, la Procura di Milano:
“Processate Formigoni per corruzione”

Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex governatore, ora presidente della commissione Agricoltura al Senato, e altre 11 persone nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione. Contestata anche l’associazione per delinquere

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APPROFONDIMENTI

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Fresco di elezione alla presidenza della commissione Agricoltura del Senato, Roberto Formigoni vede riaffiorare un passato di accuse pesanti, associazione per delinquere e corruzione, che lo avevano già travolto nell’ ultima fase del suo regno in Regione Lombardia, di cui è stato presidente per 18 anni. Ora per quelle due contestazioni il neosenatore del Pdl rischia di andare a processo. La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio del Celeste e di altre 11 persone, tra cui tre suoi ex collaboratori e all’epoca dirigenti del Pirellone, nell’ambito dell’ormai nota inchiesta Maugeri, che prende il nome dalla struttura pavese che per anni sarebbe stata favorita, così come l’ospedale San Raffaele, da delibere di giunta per un totale di circa 200 milioni di euro di rimborsi “ulteriori” per prestazioni sanitarie.

Le vacanze del governatore. Parte di quei soldi, 61 milioni di euro, sempre secondo le indagini del procuratore aggiunto Francesco Greco e dei pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta, sarebbero poi stati distratti dalle casse della Fondazione – con la compiacenza degli ex vertici e con l’intermediazione del faccendiere Pierangelo Daccò, già condannato a dieci anni per il crac del San Raffaele, e dell’ex assessore regionale Antonio Simone – e sarebbero finiti su conti all’estero. Flussi di denaro, infine, che sarebbero serviti per corrompere Formigoni con benefit di lusso per oltre 8 milioni di euro. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche il potente direttore generale della sanità lombarda Carlo Lucchina; Mario Cannata; Gianfranco Parricchi; Carlo Farina; Paolo Enrico Mondia; Nicola Sanese, storico segretario di Formigoni; Alberto Perego, coinquilino di Formigoni nella residenza milanese dei Memores Domini; Maria Alessandra Massei e la moglie di Simone, Carla Vites.

-I favori di Formigoni alla Maugeri

-Le delibere preparate alla Fondazione

-Maugeri, Formigoni conosceva i conti

La vacanza ai Caraibi a spese di Daccò

“La Regione asservita alla Maugeri”. Secondo l’imputazione dei pm, Formigoni nel suo ruolo di governatore lombardo avrebbe garantito alla Maugeri, “a fronte delle illecite remunerazioni, una protezione globale” e si sarebbe dato da fare “affinché fossero adottati da parte della giunta” provvedimenti ad hoc, anche violando il dovere di “esclusivo perseguimento dell’interesse pubblico”. Secondo l’accusa, Formigoni sarebbe stato dunque fra i promotori di un’associazione per delinquere che avrebbe operato all’ombra del Pirellone per ben 14 anni, tra il 1997 e il 2011, con un “sistematico asservimento della funzione pubblica agli interessi della fondazione”. Tanto che la Regione Lombardia nella richiesta di processo figura come parte “offesa”. In cambio l’ex governatore, stando sempre all’imputazione, avrebbe ottenuto viaggi e vacanze ai Caraibi e l’utilizzo di tre yacht. E ancora, un maxi-sconto per l’acquisto di una villa in Sardegna, finanziamenti per cene e convention al meeting di Cl a Rimini e anche 270 mila euro cash.

Nessun prelievo in banca. Dall’analisi dei conti correnti di Formigoni, fra l’altro, inquirenti e investigatori hanno scoperto che nessun importo di rilievo negli ultimi anni è stato prelevato: da qui il sospetto di una sua disponibilità di somme illecite in contanti, confermato dalla testimonianza di un funzionario di banca. E in più, sempre secondo i pm, tra il 2002 e il 2011 l’ex governatore – che non si è presentato davanti ai pm quando è stato invitato a comparire e neanche dopo la chiusura delle indagini dello scorso febbraio – si sarebbe attivato per favorire con rimborsi “ulteriori” anche il gruppo ospedaliero fondato da don Luigi Verzè.

Formigoni: “Non c’è reato”. “Bene, così finalmente dovranno ascoltare anche la difesa”, è stato il primo commento di Formigoni. “Non c’è reato: San Raffaele e Maugeri non hanno avuto un trattamento privilegiato in nulla. Hanno raccontato versione mirabolanti e ora dovranno ascoltare. La mia innocenza verrà dimostrata. Ho sempre governato la Lombardia portando i risultati che tutti conoscono e nel pieno rispetto delle leggi”. La richiesta di processo dovrà essere valutata dal gup (l’udienza potrebbe essere fissata anche entro luglio). Le posizioni di Umberto Maugeri, ex presidente della fondazione, di Costantino Passerino, ex direttore amministrativo, di due consulenti e dell’intermediario Sandro Fenyo sono state invece stralciate: gli indagati hanno presentato istanze di patteggiamento in corso di valutazione da parte dei pm. Il gip Vincenzo Tutinelli, infine, dovrà decidere su una richiesta di patteggiamento della Fondazione Maugeri, che ha messo a disposizione ai fini della confisca beni immobili per circa 16 milioni di euro. (08 maggio 2013)

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fonte milano.repubblica.it

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Equitalia alza il limite da 20 a 50mila euro. Ora è più facile pagare a rate

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Equitalia alza il limite da 20 a 50mila euro. Ora è più facile pagare a rate

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di 8 maggio 2013

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Si potrà chiedere la rateizzazione dei debiti con il Fisco, con una semplice richiesta, fino a 50mila euro e per 72 rate. Le due nuove agevolazioni concesse per venire incontro ai contribuenti in difficoltà o che preferiscono saldare a rate le cartelle esattoriali sono state annunciate da Equitalia. Nel giro di un anno la società di riscossione ha alzato due volte la soglia per ottenere la rateizzazione “in carta semplice”. Fino al marzo 2012 il limite era fissato a 5mila euro. Poi è stato elevato a 20mila e adesso a 50mila euro.

La novità
Con una richiesta motivata (senza la documentazione richiesta, invece, sopra i 50mila euro) si potrà chiedere, come detto, rate per 72 mesi (6 anni), mentre finora era possibile accedere in via semplificata a un massimo di 48 rate (4 anni).

«La rateizzazione si conferma uno strumento efficace per andare incontro alle esigenze dei contribuenti – ha spiegato Benedetto Mineo, amministratore delegato di Equitalia – Basta pensare che a oggi sono attive circa due milioni di rateazioni per un totale di oltre 22 miliardi di euro. L’obiettivo è rendere il pagamento a rate sempre più rispondente alle esigenze delle persone in modo che possano regolarizzare con più facilità la loro posizione con il fisco».

Per gli importi sopra i 50mila eruo occorrerà invece presentare una serie di documenti aggiuntivi per dimostrare la situazione di temporanea difficoltà (come l’Isee per le persone fisiche; mentre per i soggetti diversi dalle persone fisiche o dai titolari di ditte individuali in regimi fiscali semplificati l’esistenza di una situazione di temporanea e obiettiva difficoltà si valuta mediante l’applicazione di alcuni parametri costituiti dai cosiddetti “indice di liquidità” e “indice alfa”).

In generale Equitalia può concedere il rateizzo delle somme dovute fino a un massimo di 6 anni (72 rate). Se si è chiesto un periodo inferiore si può ottenere una proroga, sempre fino a un massimo di 72 rate, se durante i pagamenti si dimostra il peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima rateazione.

L’importo minimo di ogni rata è pari a 100 euro. Ma nella richiesta il contribuente può indicare la preferenza per un piano di dilazione a rate variabili e crescenti, più basse all’inizio nella prospettiva futura di un miglioramento della situazione economica del contribuente.

Chi ha ottenuto la rateazione non è più considerato inadempiente e ha una serie di vantaggia. Oltre a bloccare procedure esecutive può richiedere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi. Inoltre, Equitalia non può iscrivere ipoteca nei suoi confronti né attivare qualsiasi altra procedura cautelare ed esecutiva finché si è in regola con i pagamenti.

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fonte ilsole24ore.com

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Schianto nel porto di Genova, abbattuta la torre piloti: 6 morti. Vivo un disperso

Pubblicato in data 07/mag/2013

La cronaca dell’incidente, le prime informazioni date dal Capo Ufficio Relazioni Esterne della Guardia Costiera, Filippo Marini.
Servizio di Giuseppe Malara
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I resti della Torre dei piloti sul molo di GenovaI resti della Torre dei piloti sul molo di Genova

Una nave portacontainer contro la torre

Schianto nel porto di Genova, abbattuta la torre piloti: 6 morti. Vivo un disperso

“E’ davvero difficile riuscire a spiegare cosa sia successo, perche’ la nave non doveva essere lì”, ha detto il presidente dell’Autorità portuale di Genova Luigi Merlo, che in porto segue le operazioni di ricerca dei dispersi. Aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: subito riunione e relazione in Parlamento

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Genova, 08-05-2013

Notte di ricerche ininterrotte a Genova, dove è stato definito il bilancio, ancora provvisorio, dell’incidente avvenuto alle 23 di martedì notte. Sei i morti accertati. I feriti, tutti ricoverati in ospedale, sono quattro; quattro anche i dispersi.

Forse un’avaria al motore
Il motore della Jolly Nero potrebbe avere avuto un’avaria che le ha impedito di seguire la giusta rotta per uscire dal porto, finendo contro la torre di controllo. E’ una ipotesi su cui sta indagando la procura. “Ma al momento non siamo in grado di dare una versione ufficiale sull’accaduto”, dice il procuratore Michele Di Lecce.

Indagato il comandante della nave
E’ stato indagato di omicidio colposo il comandante della nave Jolly Nero. Secondo quanto si apprende, il comandante, interrogato in qualita’ di indagato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’interrogatorio è avvenuto nella notte.

Trovato vivo un disperso
Una persona è stata ritrovata viva sotto le macerie e recuperata dai soccorritori: è un centralinista Maurizio Potenza, a riferirlo è stato il figlio dell’uomo, Federico. “E’ stato portato all’ospedale San Martino”, ha detto, spiegando che andava a raggiungerlo

Identificate due delle vittime
 Identificate due vittime dell’incidente al porto di Genova. Si tratta di Michele Robazza, 41 anni di Livorno, pilota del porto di Genova, e di Davide Morella, di 34 originario di Bisceglie, della Capitaneria di porto

Gli altri due morti sono un altro sottufficiale della Capitaneria di Porto, e un impiegato del corpo Piloti di Genova.

Un terribile schianto
Al Molo Giano si continua a lavorare per cercare di liberare la banchina da cio’ che resta della Torre di controllo del Porto, una struttura in cemento alta oltre 50 metri. Alle 23 di martedi’ e’ stata colpita in pieno, e inspiegabilmente, dalla poppa della porta container Jolly Nero, della linea Messina. E’ venuta giu’ di schianto, seppellendo tutti coloro che c’erano al suo interno, 13 persone secondo – appunto – il bilancio provvisorio reso noto dalle forze dell’ordine.

La torre, di cemento e vetro, si e’ come ”afflosciata” nelle acque nere di molo Giano. Dei quattro feriti accertati, due sono stati ricoverati in codice rosso, altri due sono in condizioni meno gravi. I quattro si sono salvati perche’ sarebbero riusciti a gettarsi in mare prima del crollo della torre.

Poche le speranze, invece, di trovare in vita i   dispersi. Sommozzatori dei vigili del fuoco hanno scandagliato il fondo del porto per tutta la notte, mentre decine di uomini del soccorso lavorano per rimuovere le macerie della torre e delle due palazzine della Capitaneria crollate dopo l’urto. Si opera anche con l’ausilio di un pontone, in condizioni difficili.

Nave sequestrata
Subito dopo l’incidente si sono recati sul posto il sindaco, Marco Doria, il prefetto, Giovanni Balsamo, il presidente dell’AP, Luigi Merlo, l’armatore, Stefano Messina. Sconvolti. ”E’ una tragedia inspiegabile” ha detto Merlo. ”Siamo senza parole, e disperati” ha aggiunto Messina. La nave e’ stata sequestrata. Secondo alcune testimonianze avrebbe avuto un’avaria ai motori, per cui era diventata ingovernabile. ”Di certo non doveva essere li”’ ha commentato Merlo. ”Una nave di quelle dimensioni non puo’ far manovra in quella zona”. Il sindaco Doria ha proclamato il lutto cittadino.

In seguito all’urto la torre si e’ inclinata di 45 gradi, e molte persone o sono rimaste intrappolate all’interno, o sono cadute in mare. ”Siamo sconvolti, una cosa cosi’ non era mai successa nell’intera storia del nostro gruppo” ha detto l’armatore, Stefano Messina, quasi piangendo. ”Siamo senza parole, disperati”. Messina e’ subito accorso in porto appena saputa la notizia. Con lui sono arrivate anche le autorita’ cittadine, a cominciare dal sindaco, Marco Doria, e dal presidente dell’Autorita’ Portuale di Genova, Luigi Merlo.

Lupi, subito riunione e relazione in Parlamento
Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi sta partendo per Genova per una “immediata riunione operativa con autorita’ portuale, capitaneria di Porto e magistratura”. Lo ha riferito lo stesso Lupi parlando a Radio anch’io e aggiungendo che riferira’ “immediatamente” in Parlamento. Al momento, comunque, l’incidente per Lupi, che si e’ detto “vicino alle vittime e ai familiari” è “inspiegabile il mare era calmo” quindi “sembra che la cosa possa essere legata solo a una manovra errata o a una avaria”.

 Aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo
La Procura di Genova ha ovviamente aperto un’inchiesta sulla tragedia. Il sostituto procuratore della Repubblica intervenuto sull’incidente, Walter Cotugno, ha posto sotto sequestro la nave e, ancora in porto, ha interrogato il comandante. Tutte da accertare le cause. Dalle prime testimonianze raccolte, sembrerebbe che due motori si siano bloccati e che la nave sia pertanto divenuta ingovernabile. La torre e’ stata colpita dal fianco sinistro della poppa della nave, in quel momento carica di container. L’incidente e’ avvenuto al Molo Giano. Numerosissimi i mezzi dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine e dei soccorritori intervenuti in porto, decine le pilotine utilizzate per perlustrare il bacino alla ricerca dei dispersi: almeno tre di loro sarebbero rimasti intrappolati nell’ascensore della palazzina.

Sull’incidente in porto, la Procura di Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. Lo ha detto il procuratore capo, Michele Di Lecce, impegnato in porto. “Stiamo ascoltando diverse persone. Ci sono problemi preliminari. L’ipotesi e’ quella di omicidio colposo contro ignoti” ha detto.

Lutto cittadino
Il sindaco di Genova Marco Doria ha proclamato il lutto cittadino per l’incidente avvenuto nel porto. Le modalita sono ancora da definire e la scelta potrebbe essere quella di proclamarlo non per oggi ma per domani.

I soccorsi
Almeno una decina di sommozzatori dei Vigili del fuoco sono impegnati nelle ricerche, mentre un pontone meccanizzato è stato portato nella zona della torre crollata.
Dei quattro feriti, due sono stati ricoverati in codice rosso. Sono stati portati all’ospedale Galliera e all’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena.

La nave
La Jolly Nero è stata spostata dal molo Giano, dove è avvenuto l’incidente dell’urto con la torre di controllo, in un altro punto del porto, per permettere ai soccorsi di intervenire.

A bordo della nave ci sarebbero state 10 persone dell’equipaggio, incolumi. La Jolly Nero fa parte della flotta della societa Ignazio Messina e ha una stazza lorda di 40.594 tonnellate e una stazza netta di 17.083 tonnellate. La sua lunghezza è di 239,26 metri.

“Inspiegabile”
L’incidente avvenuto nel porto di Genova è “difficilmente spiegabile”, sottolinea ai microfoni della tv locale Primocanale Luigi Merlo, il presidente dell’autorita portuale di Genova. “La serata – spiega – era perfetta. Non c’è mare, non c’è vento, la luminosita è perfetta. La manovra non doveva essere fatta in quell’area lì. La nave stava uscendo dal porto, si tratta di un mezzo non di enormi dimensioni. Sara l’autorita giudiziaria a indagare, al momento è difficilmente spiegabile ciò che è avvenuto”.

Crolla un palazzina
Non solo la torre piloti, ma anche tutta la palazzina adiacente di tre piani è caduta. “Stanno tutti cercando – spiega Merlo – di recuperare le persone in mare o sotto la struttura che non c’è più. La torre storica è rimasta in piedi ma la torre piloti e la struttura adiacente sono venute giù. La struttura non c’è più, si vedono solo macerie”. Nella palazzina c’erano gli alloggi del personale e gli uffici.

L’avvertimento
“Gia quando c’era vento forte l’ascensore si fermava”, racconta un operatore che ha lavorato per anni nella torre di controllo. “Non facevamo appoggiare neanche i rimorchiatori – aggiunge – perché creavano vibrazioni. Mai più ci si aspettava che una nave appoggiasse la poppa”.

I testimoni
“Intorno alle 23 ho sentito un forte rumore. Sono uscito fuori e non credevo ai miei occhi. Ho cominciato a vedere all’istante gente che usciva di corsi e mezzi che arrivavano”, è la testimonianza di una guardia giurata che lavora nel porto di Genova. “Sono andato a chiudere le finestre e mi sono accorto della nave attaccata alla banchina”, racconta Gian Enzo Duci, presidente degli Agenti marittimi. “Poi guardando meglio mi sono reso conto dell’accaduto. Poi un sms di una persona che stava su un rimorchiatore. Temo di conoscere le persone disperse e decedute. Sono molto scosso. Non so come sia successo”, aggiunge. “Ero in servizio qui al molo Giano quando ho sentito lo schianto. Il tempo di fare il giro e tornare indietro e ho visto. Subito abbiamo pensato che fosse qualche nave che si era scontrata. Torno indietro e non vedo pi· la torre pilota. Mi affiaccio e vedo tutte macerie e questa nave che si era allontanata”, racconta Girolamo Cuomo, operatore del porto di Genova.

Le possibili cause
Difficile individuare la causa della tragedia. In collegamento con Primocanale, l’ex comandante Rossano, pilota in pensione che ha lavorato al porto di Genova, con 33 anni di servizio alle spalle, avanza l’ipotesi di una avaria: “Se c’è una avaria al timone – spiega – può succedere una simile tragedia. Anziché accostare a dritta, lasciando il porto nuovo, la nave è andata dritta e ha picchiato contro la torre. Una piccola nave aveva gia toccato l’ala nordovest degli uffici della torre, una cabina a mezzo piano. Si tratta di un incidente in cui la macchina ha avuto un black out”.

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fonte rainews24.it

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GENOVA – Una nave abbatte la torre dei piloti. Tre morti, 6 feriti e almeno 4 dispersi

Genova, l'incidente in porto
Le prime immagini del grave incidente nel porto di Genova: la nave Jolly Nero ha abbattuto la torre dei piloti. Morti, feriti e dispersi. Nell’immagine, la scala esterna della torre rimasta ancora in piedi mentre la torre si è completamente abbattuta (foto di Andrea Leoni)

Una nave abbatte la torre dei piloti
Tre morti, 6 feriti e almeno 4 dispersi

Una nave è finita contro la torre controllo del porto di Genova. Il bilancio delle vittime è ancora incerto. Gravi i feriti trasportati in ospedale. Interogato il comandante della Jolly Nero: forse un guasto ad un motore la causa della disgrazia

Una nave abbatte la torre dei piloti Tre morti, 6 feriti e almeno 4 dispersi

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La torre di controllo del porto di Genova è stata abbattuta da una portacontainer che ha speronato il grattacielo di cemento e vetro alto 54 metri. L’incidente si è verificato poco dopo le 23. La nave Jolly Nero della linea Messina stava uscendo dal porto accompagnata da una ‘pilotina’, la piccola imbarcazione che segue i mercantili quando manovrano nello scalo.

Secondo una prima ricostruzione dell’incidente, uno dei motori della portacontainer si è bloccato improvvisamente costringendo la nave a sbandare verso terra. La parte poppiera del mercantile ha urtato violentemente contro la torre dei piloti  che si è abbattuta su una palazzina vicina sbriciolandosi in tonnellate di detriti.

Il bilancio, ancora provvisorio, parla di tre morti, tra cui una donna, due militari della Capitaneria di porto ed un pilota, quattro feriti, di cui 2 non in pericolo di vita, ma ci sono ancora almeno 4 dispersi per i quali, più passano le ore, più le speranze di ritrovarli in vita diminuiscono. Così ha riassunto il portavoce della Capitaneria, ma il presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo ha parlato invece di sette dispersi, sei militari della guardia Costiera e un dipendenti dei Rimorchiatori.

Non è chiaro se i dispersi siano rimasti intrappolati nell’ascensore della palazzina o se siano finiti in mare. Cani addestrati per la ricerca delle vttime dei terremoti, fiutano le macerie per rintracciare possibili sopravvissuti. I feriti sono stati trasportati dal 118 in due ospedali della città, al Galliera e a Villa Scassi, a Sampierdarena. Due di loro non sono in pericolo di vita, uno è stato sottoposto ad intervento chirurgico, un altro ha raggiunto il pronto soccorso in ipotermia perché l’urto della nave contro la torre lo ha sbalzato in mare.

La procura di Genova ha aperto un’inchiesta sull’incidente. La nave è stata posta sotto sequestro e il comandante viene ora interrogato dal magistrato di turno, Walter Cutugno che si è recato in porto per raccogliere le prime informazioni. Il sindaco Marco Doria, raggiunto il porto, ha annunciato che nel giorno dei funerali delle vittime proclamerà il lutto cittadino.

“Ho sentito un fracasso terribile e sono uscito dal mio gabbiotto”, dice Roberto, l’addetto all’ingresso di molo Giano, 200 metri dal disastro. “Ho visto una cosa incredibile: la torre dei piloti era inclinata, la nave c’era finita contro e l’aveva abbattuta. Mi sono attaccato al telefono e ho chiamato la centrale operativa. I soccorsi sono stati immediati”.

La nave che ha investito la torre di controllo dei piloti, la Jolly Nero della società ‘Ignazio Messina’, ha un dislocamento di 40.594 tonnellate; è lunga 239 metri e ha una larghezza di 30 metri (scheda): era diretta a Napoli e avrebbe poi fatto rotta per Port Said, in Egitto.
(07 maggio 2013)

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fonte genova.repubblica.it

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