Moro, ecco i verbali segreti Tutte le parole dei 55 giorni / Mistero Moro: perché era abbronzato? L’autopsia: prigioniero sul litorale romano

http://www.unita.it/polopoly_fs/1.291330.1304939625!/image/4150416382.jpg_gen/derivatives/landscape_640/4150416382.jpg

Moro, ecco i verbali segreti
Tutte le parole dei 55 giorni

.

Di David Sassoli e Francesco Saverio Garofani

9 maggio 2013
.

Due riunioni si svolgono in modo rapido, come a sbrigare un dovere istituzionale e dimostrare all’opinione pubblica che lo Stato è presente e la situazione sotto controllo. La seduta del 16 marzo dura appena venti minuti; quella del 9 maggio dieci minuti in più. La prima comincia alle ore 11:00, due ore dopo la strage di via Fani e il rapimento di Aldo Moro. L’altra, cinquantacinque giorni dopo, alle ore 18:30, a cinque ore dal ritrovamento del “corpo inanime” del presidente della Dc.

Trentacinque anni dopo, sono consultabili nell’Archivio Centrale dello Stato, i verbali delle riunioni del Consiglio dei ministri del 1978, anno terribile della storia della Repubblica italiana. Documenti attesi dalla storiografia e dalla pubblicistica, instancabile sul caso Moro, in grado di permetterci di capire quale sia stata la reazione, pubblica e privata, il grado di conoscenza, le scelte e l’atteggiamento della classe dirigente dell’epoca nei giorni dell’attacco “al cuore dello Stato”. I documenti, infatti, ci conducono proprio alle discussioni avvenute all’interno dell’organo istituzionale più qualificato e responsabile.

La fotografia di come il governo abbia affrontato la strage di via Fani e il sequestro del leader democristiano è contenuta in cartelline un po’ ingiallite, all’interno delle quali sono conservati diversi documenti. Il dibattito in presa diretta è scritto a mano, per lo più sintetizzato dal segretario e, come vedremo, non sempre coincidente con il testo dattiloscritto che costituisce il verbale vero e proprio. In allegato, poi, sono inseriti, di volta in volta, sintesi degli interventi redatte dai singoli ministri e in alcuni casi il comunicato stampa finale che tradizionalmente viene diffuso al termine degli incontri.

I testi sono sintetici, ma ricchi di contenuti. Nel salone di palazzo Chigi c’è il potere dello Stato per antonomasia, quello in grado di prendere decisioni, ponderare risposte, assumere iniziative. Come vedremo si rivelerà un potere fragile, in un’epoca in cui però l’autorità si articola in un modo diverso dall’attuale. Siamo ancora in un’epoca di forti bilanciamenti e supplenze. La classe politica uscita dal fascismo si fida poco dello Stato. Non è propensa a delegare efficienza a organi statali che possono giocare partite in autonomia o per conto di altri poteri. Il dibattito sull’organizzazione e l’affidabilità dello Stato ha sempre impegnato la riflessione delle classi dirigenti di tutti i partiti fin dal secondo dopoguerra. In un paese di frontiera con il blocco sovietico, indebolito dal peso degli interessi stranieri, è solo la direzione politica la garanzia dell’interesse generale. Lo scarto di diffidenza fra organi politici e organi dello Stato non si è mai colmata. E lo dimostrano anche i dibattiti nelle riunioni del Consiglio dei ministri sul ruolo degli apparati di intelligence e delle forze dell’ordine. Il richiamo alla presenza di infiltrazioni straniere nei servizi di sicurezza è ripetuto e mai smentito. I ministri si mostrano più a loro agio nella discussione politica o legislativa di quanto si dimostrino in grado di maneggiare la macchina statale. Anzi, l’offensiva terrorista che colpisce al livello più alto li trova sorpresi, impreparati. Si mostrano, nelle discussioni delle ore immediatamente successive al sequestro, impauriti, travolti da una cronaca talmente imprevista da risultare inafferrabile. La distanza tra fatti e reazione è incolmabile. Solo il presidente Giulio Andreotti mostra lucidità e padronanza nell’affrontare le materie che via via affioreranno.

I verbali ci consegnano discussioni a margine di una gestione della crisi avvenuta con l’attacco delle Brigate Rosse a una Repubblica che ha una macchina statale su cui influiscono spinte politiche diverse fra loro. Ma c’è una rete di protezione per la giovane democrazia italiana che regge l’urto.A bilanciare le debolezze del potere istituzionale ci sono le forze sociali, i grandi partiti di massa, i corpi intermedi, i sindacati. Saranno loro, nonostante i tradimenti e gli inquinamenti, a salvare l’esperienza democratica. Il parallelo corre facilmente all’attualità. Trentacinque anni dopo cosa è cambiato?

Il potere pubblico appare ancora più fragile. Le istituzioni deboli e talvolta svuotate. Screditate, spesso anche ingiustamente, agli occhi dell’opinione pubblica. La capacità di governo è debole, i tempi delle decisioni troppo lunghi rispetto alla velocità che le risposte meritano. La globalizzazione ha allargato l’orizzonte ma ha ristretto lo spazio delle scelte. L’intero sistema istituzionale del Paese appare inadeguato, lento, vecchio. E dunque inefficiente.

Il prezzo di questa inefficienza del potere ha consumato e messo in crisi la politica in senso più ampio. I soggetti della rappresentanza, i partiti in primo luogo, ma anche i sindacati. L’indebolimento di questa rete ha contribuito a un impoverimento della cultura democratica del Paese, a una progressiva frammentazione del tessuto connettivo, a una moltiplicazione degli interessi contrapposti, dei conflitti, degli individualismi. L’apertura di nuovi canali di partecipazione e di iniziativa politica è faticosa e comunque sempre più spesso vissuta contro il sistema. La cultura della mediazione, che aveva saputo tenere insieme le varie anime del Paese, componendole in un mosaico che ricomponeva le diversità nel segno della condivisione morale di un comune destino nazionale sembra evaporare come un lontano ricordo. La stagione della diretta streaming non ne è un surrogato. La cultura democratica vive oggi una sfida difficile. Meno drammatica e traumatica di quella degli anni di piombo. Ma certamente non meno complessa nelle sue espressioni.

Oggi cosa sarebbe possibile contrapporre alla fragilità dello Stato nell’epoca della crisi del sistema politico, con partiti destrutturati e sindacati meno presenti e più corporativi? Le domande vanno nel profondo di una attualità che ci consegna intatte le questioni sulla natura dello Stato e della formazione della volontà politica. Trentacinque anni dopo, il potere si mostra ancora più fragile.

.
fonte unita.it
.
_________________________________________________________________________
.
https://i2.wp.com/www.blitzquotidiano.it/wp/wp/wp-content/uploads/2013/05/cadavere_aldo_moro_via_caetani-300x206.jpg
Il cadavere di Aldo Moro nel bagagliaio della Renault 4 lasciata in via Caetani la mattina del 9 maggio 1978 (LaPresse)

Mistero Moro: perché era abbronzato? L’autopsia: prigioniero sul litorale romano

.

di Redazione Blitz

.

ROMA – Il risultato dell’autopsia del cadavere di Aldo Moro dice che il presidente della Dc, quando fu ritrovato nel bagagliaio della Renault 4 lasciata in via Caetani, era abbronzato, con i muscoli in buono stato, con residui di acqua di mare e sabbia nei vestiti. Un risultato che smentirebbe una detenzione per 55 giorni nel cunicolo senza luce ricavato nell’appartamento “dell’ingegner Borghi” in via Montalcini.

Emilio Fabio Torsello, nel giorno del 35° anniversario della morte di Moro, ricostruisce su L’espresso le conclusioni dei periti. E le contraddizioni dei brigatisti.

Le Brigate Rosse hanno sempre sostenuto di aver prelevato della sabbia dal litorale di Ostia e averla messa nel risvolto dei pantaloni di Moro per depistare le indagini. Una versione che non spiega perché fu trovata dell’acqua di mare nel colletto della camicia che indossava il cadavere.

Queste furono le dichiarazioni di Adriana Faranda alla Commissione d’Inchiesta sul caso Moro nel 1988:

PRESIDENTE. Vero che lei e la Balzerani andaste a prendere la sabbia?
FARANDA. Sì, a Ostia.
PRESIDENTE. E non era particolarmente pericoloso?
FARANDA. Siamo andate in metropolitana e con il treno. Non abbiamo incontrato alcun ostacolo.
PRESIDENTE. Ieri, nel programma di Zavoli la Braghetti parlava dell’acqua di mare sparsa sui vestiti di Moro. Mi è venuta una curiosità: come l’avete portata a Roma l’acqua di mare?
FARANDA. Non ricordo, sarà stata una bottiglietta o qualcosa del genere.
PRESIDENTE. Questo stesso depistaggio fu fatto sulla R4 rossa, sulle gomme e sulla scocca inferiore della quale venne trovata sabbia.
FARANDA. Non ricordo questo particolare. Non so se sia stata portata appositamente sulla sabbia nella zona del litorale romano. Ne dubito perché sarebbe stato troppo pericoloso.
PRESIDENTE. Comunque non è un’operazione facile spargere sabbia sulla parte inferiore di una macchina.
FARANDA. Forse si è trattato di una casualità come tante che avvengono nella vita. Non credo sia stata portata sulla sabbia perché sarebbe stato troppo pericoloso: un conto è andare a piedi e con il trenino sino ad Ostia, un conto è percorrere le strade che portano ad Ostia su una macchina rubata, sia pure con la targa contraffatta.

La perizia conduce a conclusioni diverse da quelle sostenute dalla Faranda:

“Nel risvolto sinistro del pantalone dell’On.Moro – si legge nella perizia – è stato ritrovato un elemento vegetale spinoso del diametro di circa 15 mm. e di lunghezza di 13-14 mm. comprese le spine. E’ classificabile come capolino immaturo di Centaurea Aspera, che nello stato in cui è stato repertato si presentava ancora non sbocciato”. “La formazione del capolino – proseguono – doveva essere avvenuta non più di 10-15 giorni prima che venisse raccolta dal pantalone dell’On. Moro”. Ma c’è di più: “Sembrerebbe – dicono i periti – che il capolino di Centaurea sia stato raccolto nella stessa area e, presumibilmente, nello stesso periodo in cui la sabbia è stata raccolta nel risvolto dei pantaloni dell’On. Moro”.

Sabbia e residui di vegetazione collocano la zona dei reperti ritrovati sul cadavere di Moro fra Focene e Marina di Polidoro, spiagge della provincia di Roma:

“La sabbia – scrivono i periti – è riferibile come provenienza da un’area di spiaggia del litorale tirrenico compresa tra il settore di Focene e Marina di Palidoro (Provincia di Roma)”.

“Materiale del tipo di quello esaminato – si legge nel documento – si rinviene per i luoghi sopra menzionati, ad una distanza dal bagnoasciuga molto ridotta, variabile da pochi metri ad un massimo, solo per limitatissimi settori del litorale indicato, di più di un centinaio di metri”. Gli elementi – aggiungono i periti – “lasciano presumere che entro due-tre settimane, prima del ritrovamento dell’auto la vittima abbia camminato in una zona molto prossima al bagnoasciuga ove massima è la frequenza di bitume (…) anche gli elementi vegetali rinvenuti sugli indumenti sono specifici dell’ambiente del litorale e indicano che essi sono stati raccolti in un’epoca compresa tra la fine di aprile e il maggio 1978″.

L’abbronzatura e lo stato dei muscoli sono gli ultimi due dettagli che completano un quadro che ci indica come Moro abbia passato tutta, o solo la parte finale della sua prigionia in una località marina.

Il perito Marracino rimase sorpreso del fatto che Moro fosse abbronzato. Un altro elemento inaspettato era la tonicità dei suoi muscoli, incompatibili con la condizione di uno costretto a rimanere fermo in un cunicolo per quasi due mesi. Nella tarda sera del 9 maggio, infatti, il corpo di Moro, senza vita da almeno 12 ore, non era ancora rigido: “Era ancora possibile una lieve mobilità delle articolazioni”.

Si tratta di un’autopsia che avrebbe potuto far cambiare il corso delle indagini, ma le autorità scelsero diversamente, come ricostruisce Torsello:

L’autopsia? “Ci fu l’ordine di non consegnare”. C’è infine la questione non secondaria della data della consegna: il verbale è datato 24 settembre 1978 ma, spiega il perito, “l’autopsia venne consegnata a febbraio del 1979 perché ci fu l’ordine di non consegnare. I risultati gli inquirenti li sapevano già a giugno”. Forse, fa capire a mezzabocca, venne chiesto di tenerla nel cassetto “per motivi politici”.

.
fonte blitzquotidiano.it

PRINT – EMAIL – PDF

One response to “Moro, ecco i verbali segreti Tutte le parole dei 55 giorni / Mistero Moro: perché era abbronzato? L’autopsia: prigioniero sul litorale romano”

  1. trasloco says :

    Questo il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che io in realt vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: