Archive | maggio 10, 2013

CRISI – «Ten, ten, give me ten. Sold!» A Caorso va in scena l’asta dei macchinari «vittime» dei crack

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A Caorso va in scena l’asta dei macchinari «vittime» dei crack

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inviato il sole24ore.com

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CAORSO (PIACENZA) – Ten, ten, give me ten. Sold! La cantilena del battitore, rigorosamente in inglese, è come un rap incessante. Lo scavatore New Holland “passa” a 10mila euro, dopo un acceso confronto e parecchi rilanci in sala. «Perché vengo qui? Perché in Spagna e Italia c’è crisi, i prezzi sono più bassi e molte macchine quasi nuove».

Genon, commerciante belga, sintetizza il mood della platea presente all’asta, una delle cinque organizzate quest’anno da Ritchie Bros in Italia, capace ieri di vendere beni per 12 milioni di euro. Davanti ai battitori 600 persone, quasi altrettante collegate via web da tutto il mondo, con l’obiettivo di fare l’affare e portarsi a casa prodotti di valore a buon mercato. Il piazzale a Caorso è sterminato, il catalogo che lo illustra è spesso un centinaio di pagine, in vendita 1.095 articoli tra macchinari da movimento terra, macchine agricole, schiacciasassi, mezzi di trasporto e beni strumentali di ogni tipo. «Mi lasci andare, vado a fare un’offerta», ci chiede Ainouk, rivenditore libanese di ruspe. Ha messo gli occhi su uno scavatore da 50mila euro, l’idea è comprare qui in Italia, a buon prezzo, per poi rivendere nei paesi arabi. «Eh sì, qui le macchine hanno lavorato poco – ci racconta Ruud Kromenhock – l’effetto dei fallimenti si fa sentire». Oggi l’imprenditore olandese comprerà una decina di mezzi, investendo 350mila euro e proverà a rivenderli in Russia e Lituania. A Caorso va in scena l’altra faccia della crisi, che di questi tempi è in gran parte il carburante che alimenta il piazzale di Ritchie Bros, colosso canadese da 3,9 miliardi di ricavi nel mondo e 68 milioni in Italia, per quasi un terzo derivanti da beni legati a fallimenti e concordati.

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«È uno dei motivi per cui i prezzi scendono – racconta Giulio Borelli – ad della ditta edile Fondamenta, impegnata nei lavori per le metropolitane milanesi e l’Expo – è la terza volta che vengo qui a comprare, oggi penso di investire 100mila euro». Corrado, imprenditore modenese, osserva una gigantesca macchina da cava, lunga oltre dieci metri. «A prenderla nuova non ci penso proprio – spiega – ma questa ha solo 700 ore di lavoro, qualche anno fa era impensabile vedere macchine così poco utilizzate ma ora va così». Poco distante Lebon, commerciante senegalese, scruta il catalogo alla ricerca di occasioni. «Noi abbiamo i cinesi in casa – ci racconta – se voglio vendere qualcosa nel mio paese devo comprarlo a buon mercato».

«Sixtyone, sixtyone, tell me sixtytwo, Sold!». Mentre giriamo per il piazzale il battitore ha già venduto beni per 900mila euro. Ora passa la mano, lui può reggere solo 45 minuti. Il Paese, chissà.

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fonte ilsole24ore.com

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Bangladesh, donna viva sotto le macerie dopo 17 giorni, mille vittime. Camicie Benetton dalla fabbrica distrutta

https://i2.wp.com/foreignpolicyblogs.com/wp-content/uploads/IMG_0289.jpgLa foto-simbolo della tragedia di Dacca che sta facendo il giro del mondo – fonte immagine foreignpolicyblogs.com

Bangladesh, donna viva sotto le macerie dopo 17 giorni, mille vittime. Camicie Benetton dalla fabbrica distrutta

Più di mille i morti nel palazzo crollato. L’azienda italiana ammette: una piccola fornitura era stata subappaltata

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La donna estratta viva dalle macerie dopo 17 giorni dal crollo

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ROMA – Una donna è stata trovata viva sotto le macerie del palazzo crollato vicino Dacca, in Bangladesh, il 24 aprile scorso.

La superstite, Reshma, rimasta sotto le macerie per 17 giorni, è stata recuperata praticamente illesa e date le circostanze, relativamente in buone condizioni. Intanto è salito a 1.033 morti il bilancio delle vittime. Stamani i soccorritori hanno estratto una ventina di corpi dalle macerie del Rana Plaza, l’edificio di nove piani di Savar, città a 30 chilometri a sud della capitale. Sotto i resti del palazzo ci sono ancora un numero imprecisato di dispersi.

Gli scavi hanno raggiunto l’uscita del palazzo a pian terreno dove molti operai si erano ammassati dopo i primi segni di cedimento dello stabile. «Molti dei corpi recuperati negli ultimi giorni erano sotto le rampe di scale dove forse avevano cercato riparo», ha detto il generale Azmal Kabir, che guida un team di genieri impegnati nelle sgombero. Sembra che l’uscita del palazzo fosse chiusa al momento del crollo. Intanto continua il difficile riconoscimento dei corpi che sono in avanzato stato di decomposizione dopo 17 giorni. Finora sono stati seppelliti in fosse comuni oltre 150 corpi, mentre oltre 100 cadaveri sono in attesa di essere identificati attraverso l’esame del dna.

Benetton. Intanto ieri il sito americano Huffington Post ha aperto la sua home page con questo titolo: «Sangue sulle camicie. Il ceo di Benetton ammette i legami del suo gruppo con la tragedia del Rana Plaza». Nel pezzo una intervista con Biagio Chiarolanza, la prima dell’amministratore delegato del gruppo italiano da quando il palazzo di Dacca è crollato facendo strage di operai, due dei quali uniti in un ultimo abbraccio in una drammatica foto che ha fatto il giro del mondo.

Chiarolanza ha detto al sito americano che Benetton aveva acquistato tra dicembre 2012 e gennaio 2013 una partita relativamente piccola di camicie – circa 200 mila – da una società chiamata New Wave Style, che gestiva una delle fabbriche dentro il Rana Plaza. «New Wave al tempo del disastro non era una dei nostri fornitori ma uno dei nostri diretti fornitori indiani aveva subappaltato due ordini», ha detto l’amministratore delegato.

Le affermazioni del manager contrastano con quelle con cui Benetton, subito dopo il crollo, aveva negato via Twitter ogni coinvolgimento con le fabbriche presenti nel palazzo: «Nessuna delle aziende coinvolte sono fornitrici del gruppo Benetton o dei suoi brand», aveva garantito l’azienda italiana. Anche se poi cinque giorni dopo il gruppo di Ponzano Veneto, sempre via Twitter, aveva cambiato versione e ammesso che un unico ordine era stato completato e consegnato da uno dei produttori che operavano nel palazzo crollato molte settimane prima del disastro.

Una parziale marcia indietro, provocata anche dalla scoperta di etichette del marchio dei “Colori Uniti” tra le macerie dell’edificio crollato assieme a quelle del colosso svedese H&M, dell’irlandese Primark, del canadese Joe Fresh, e dell’americano Wal-Mart.

Ma l’intervista di Chiarolanza è servita anche a puntare i riflettori sul labirinto di appalti e subappalti – per Benetton oltre 700 aziende in 120 paesi – che tengono in piedi il sistema della moda a buon mercato, rendendo a volte impossibile tracciare con certezza il cammino di magliette e jeans dalla fabbrica al consumatore. «Non lasceremo il Bangladesh. Noi possiamo aiutare quel Paese a migliorare le proprie condizioni. Ma occorrono un ambiente di lavoro migliore e migliori misure di sicurezza», ha detto Chiarolanza al sito americano.

Intanto però nelle fabbriche di Dacca si continua a morire: ieri 8 persone, tra cui i direttori della fabbrica, sono bruciate nel rogo della Tung Hai Sweater.

Venerdì 10 Maggio 2013 – 09:03
Ultimo aggiornamento: 15:37
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Dal crowdfunding per pannelli solari al telelavoro: buone notizie!, di Jacopo Fo

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Bimbi lanciano crowdfunding per installare il fotovoltaico a scuola dal sito greenme.it

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Dal crowdfunding per pannelli solari al telelavoro: buone notizie!

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di | 10 maggio 2013

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Nella Carolina del Nord, Stati Uniti, gli alunni di una classe elementare di Durham, utilizzando la piattaforma online di crowdfunding Kickstarter, sono riusciti a finanziare l’installazione di 6 pannelli solari fotovoltaici sul tetto della scuola e di una microturbina eolica in giardino. In totale “i bambini” autoproducono 1 Kwh di energia elettrica rinnovabile. Solo per questo meriterebbero il 6 politico!
Anche in Italia abbiamo fatto qualcosa di simile: nel 2011 i genitori degli studenti della Scuola Longhena di Bologna hanno finanziato i pannelli fotovoltaici sul tetto dell’istituto con un risparmio sulla bolletta energetica pagata dal comune compreso tra i 3.000 e i 4.000 euro all’anno.

In Francia invece la Federazione nazionale Tennis raccoglie palline da tennis usate e le ricicla per costruire nuovi campi da gioco. Solo nel 2013 ne hanno già raccolte 900.000 e in estate costruiranno 10 nuovi campi da tennis. Avete in casa 40-50mila palline da tennis che non usate più? Potete farvi un campo di 100 mq gratis!!!

Con 105 voti a favore e 44 contrari lo Stato del Connecticut, Usa, ha approvato il bando della vendita di oltre 100 tipi di fucili da guerra. Vietata anche la vendita dei maxi-caricatori con più di 10 colpi. Anche lo stato di New York e il Colorado hanno approvato regolamenti simili. Tutti dopo l’ennesima strage.

A Palermo il 4 aprile il Comune ha votato a favore dell’acqua pubblica. L’Amap, l’ente che gestisce il servizio idrico integrato, passa da S.p.a ad Azienda speciale (ente di diritto pubblico).

A Torino invece il Comune sta sperimentando il telelavoro. E’ la prima volta di un ente pubblico italiano. 20 le impiegate, tutte donne, coinvolte nella sperimentazione. Lavorano da casa via computer e si recano in ufficio un giorno alla settimana. Solo per i costi della mensa il comune risparmia qualcosa come 33mila euro all’anno.

Nell’edizione 2013 della World’s Most Ethical (Wme) Companies, una classifica stilata dall’Ethisphere Institute, ente americano di ricerca sulle buone pratiche aziendali, per la prima volta compare anche un’azienda italiana: la Illy Caffè, premiata per la sostenibilità del prodotto e la responsabilità sociale aziendale.

Grande Paolo! Direttore dell’ufficio vendite di un residence in costruzione a Lazzeretto, nel Comune di Cerreto Guidi, provincia di Firenze, qualche giorno fa ha colto in flagrante un ladro che stava rubando negli appartamenti. Lo ha bloccato e mentre aspettavano l’arrivo dei carabinieri il ladro ha raccontato la sua storia: 54enne di Pistoia, ex giardiniere oggi disoccupato, era alla ricerca di rame da rivendere per arrotondare i 250 euro di assegno mensile che riceveva. Paolo Pedrotti ha sporto denuncia contro l’uomo e poi gli ha offerto un lavoro come giardiniere. “Non appena mi contatterà, o lui o il suo avvocato, ci metteremo d’accordo per iniziare la collaborazione”.

Per finire annunciamo che Bill Gates, quello di Microsoft, ha creato una borsa di studio da 100mila dollari per chi riuscirà a inventare il preservativo hi-tech del futuro. Dovrà avere una porta Usb.

Da Cacao – Il quotidiano delle Buone Notizie Comiche di Jacopo Fo, Simone e Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Pistoia, scritte contro il ministro “Sparare a Kyenge, non ai Cc”

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Pistoia, scritte contro il ministro
“Sparare a Kyenge, non ai Cc”

Apparse stamattina in due zone della città toscana. Il Comune ha ordinato la ripulitura immediata. Una era firmata Forza Nuova ma i militanti negano un coinvolgimento. Ieri il ministro a Firenze: “Questi insulti non mi fermeranno”

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di GERARDO ADINOLFI

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“Sparare al ministro Kyenge e non ai Cc” e “Ministro Kyenge fuori dai c… FN”. Due scritte contro il ministro dell’integrazione Cecile Kyenge sono apparse a Pistoia nel primo mattino. Una è firmata Forza Nuova ma i militanti dell’associazione di estrema destra, rintracciati dalla Digos, hanno smentito un loro coinvolgimento.
Le scritte sono state subito cancellate su disposizione del Comune di Pistoia che ha avvisato le autorità competenti.

Foto: Le scritte

Sono apparse stamattina nella zona del centro commerciale Panorama in via Sestini e nell’area vicina alla Cattedrale Ex Breda in via Pertini. Ieri Forza Nuova aveva affisso uno striscione davanti alla sede Pd di Macerata con la scritta: “Kyenge torna in Congo”. Il ministro, a Firenze per una conferenza sullo stato dell’Unione Europea, aveva replicato: “Questi non mi fermeranno”.

Il ministro a Firenze: “Gli insulti non mi fermeranno”

Dura la condanna del sindaco Samuele Bertinelli:  “Sono scritte volgari e spregevoli dettate dalla paura e dall’odio – afferma il primo cittadino – che offendono, insieme al ministro Kyenge, tutta la città di Pistoia che quotidianamente coltiva, nelle sue scuole, nelle numerose associazioni di volontariato, nei suoi circoli e nelle sue parrocchie, il progetto di una comunità ispirata ai principi di solidarietà, eguaglianza, libertà e giustizia. Il ministro Kyenge ha fatto sua una battaglia civile e culturale che viene da lontano: il riconoscimento della cittadinanza ai figli di migranti nati sul territorio italiano. Ad una cultura violenta e prigioniera del passato, che identifica la comunità di appartenenza sulla base del sangue, se ne contrappone un’altra, democratica e rivolta al futuro, che riconosce parte della nazione chiunque contribuisca, solidalmente, alla sua crescita e scelga di condividerne il destino”. (10 maggio 2013)

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fonte firenze.repubblica.it

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Assemblea Pd, convergenza su Epifani, traghetterà il partito fino al Congresso

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Assemblea Pd, convergenza su Epifani
traghetterà il partito fino al Congresso

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ROMA – «Il gruppo indicato dal coordinamento per preparare l’Assemblea nazionale, al termine di due giorni di consultazione e di confronto, ha registrato un’ampia convergenza sulla figura di Guglielmo Epifani, il cui profilo risulta il più idoneo a condurre il Pd verso la stagione congressuale e nelle nuove e impegnative responsabilità che spettano al Partito democratico nella difficile fase politica del Paese». Lo comunicano i vicepresidenti Marina Sereni e Ivan Scalfarotto, i capigruppo Roberto Speranza, Luigi Zanda e David Sassoli e il coordinatore dei segretari regionali Enzo Amendola.

«Epifani ha l’autorevolezza, il buonsenso, l’esperienza che servono adesso per sostenere il governo e rilanciare il partito tenendolo unito». Lo scrive il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini su twitter

Venerdì 10 Maggio 2013 – 18:50
Ultimo aggiornamento: 18:57
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Alt di Grillo sullo ius soli, “solo con un referendum”

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fonte immagine maurobiani.it

Alt di Grillo sullo ius soli, “solo con un referendum”

12:16 10 MAG 2013

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(AGI) – Roma, 10 mag. – Beppe Grillo si schiera contro lo ius soli e incassa un sostegno inedito: quello di Ignazio La Russa.
“In Europa non e’ presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate, lo ius soli” scrive Grillo su twitter.

“Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionfera’ (ma sempre a spese degli italiani) non e’ chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano”, si legge poi nel sito di Grillo, “Lo ius soli se si e’ nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni e’ gia’ un fatto acquisito”.

Prosegue il comico: “Chi vuole al compimento del 18simo anno di eta’ puo’ decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola puo’ naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita. Una decisione che puo’ cambiare nel tempo la geografia del Paese non puo’ essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente.
Inoltre, ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa”.
LA RUSSA, DA GRILLO POSIZIONE CONDIVISIBILE

“Finalmente una posizione chiara e condivisibile da Grillo: no allo jus soli salvo referendum. Ma siccome in italia non esiste il referendum propositivo (Grillo evidentemente non lo sa, ma pazienza!) bisogna che ci sia un impegno sin d’ora a promuovere un referendum abrogativo se la maggioranza votasse una legge siffatta” dichiara Ignazio La Russa, presidente del movimento Fratelli d’Italia.

“Fratelli d’italia sicuramente sarebbe in prima linea nella raccolta delle firme”, prosegue La Russa, “Grillo si impegna a farlo? Nessun altro? Come si fa a non capire che lo jus soli (a parte ogni altra considerazione) attirerebbe clandestinamente in italia partorienti da tutto il mondo? Personalmente sono invece stato sempre favorevole a discutere se e come anticipare di qualche anno l’acquisizione della cittadinanza italiana, oggi fissata in questi casi al compimento dei 18 anni di eta’ per i bimbi nati in italia da immigrati regolari che abbiano frequentato in Italia tutto il ciclo della scuola dell’obbligo”.

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fonte agi.it

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La sfida di Josefa: “Basta coppie di serie B serve una legge per le unioni gay”

La sfida di Josefa: "Basta coppie di serie B serve una legge per le unioni gay" Josefa Idem

La sfida di Josefa: “Basta coppie di serie B
serve una legge per le unioni gay”

Il ministro Idem: la mia gara per la parità. “Per le adozioni da parte degli omosessuali vedremo in seguito”. “Il braccialetto elettronico anti stalking suggerito dalla Cancellieri è un’idea da valutare

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di CATERINA PASOLINI

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ROMA – “Presenterò un disegno di legge per le unioni civili. Perché non deve importare se uno ha scelto di condividere la vita con una donna o un uomo, se una persona è gay, lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di sesso”. Josefa Idem, neo ministro alle Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili, pesa le parole. Evita gli slogan, le battute ad effetto. Si è buttata nel nuovo impegno come fosse una olimpiade: con serietà e ritmi intensi di chi è abituato a faticare, per conoscere a fondo i temi prima di fare proposte. Ma su questo punto non transige.

Nozze gay come in Francia?
“Non è importante come le chiami ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti i cittadini, non importa con chi convivano o di chi si innamorano. Perché è ingiusto non poter stare accanto a chi ami se è malato perché lo Stato ti considera un semplice conoscente. Non devono esistere cittadini, o coppie, di serie B”.

Prevede anche l’adozione per le coppie omosessuali?
“Occorre tener conto della realtà del Paese, cominciamo dalle unioni, poi si vedrà”.

Tre donne uccise in poche ore, che fare?
“È una realtà agghiacciante: sono già 25 quelle massacrate da gennaio. Bisogna muoversi subito con interventi pensati e concreti, partendo dalle scuole perché il rispetto reciproco si impara da piccoli. Ma servono informazioni complesse, manca un Osservatorio: per questo il 22 vedrò le associazioni che si occupano di violenza di genere, da Telefono Rosa all’Arcigay. Ancora troppe donne, troppe persone omosessuali subiscono maltrattamenti fino ad essere uccise per la sola colpa di essere ragazze o gay”.

Come lavorerà la task force dei ministri?
“La cosa straordinaria è che già arrivano le prime proposte. Come il braccialetto elettronico suggerito dal ministro Cancellieri. È un’idea da valutare tra i sistemi per tenere lontani gli aggressori. Che sono seriali, ripetono negli anni la violenza: il 40 per cento delle donne ammazzate, prima aveva infatti subito stalking”.

Come sconfiggere la violenza?
“Come nella canoa e nello sport in generale, la vittoria si raggiunge in équipe. Io voglio lavorare assieme agli altri, avere suggerimenti, collaborazione, perché la violenza si batte uniti”.

C’è chi propone l’ergastolo per il femminicidio.
“Io non credo che l’inasprimento delle pene serva a diminuire i reati”.

Laura Boldrini, presidente della Camera, chiede meno donne-oggetto in pubblicità.
“Se ti vedono come un oggetto è possibile che poi come una bambola di pezza ti usino per giocare e poi ti buttino via. Ci vuole più controllo su pubblicità e televisione, questi modelli culturali hanno conseguenze…”.

Cosa manca in Italia per una vera parità?
“Molte cose. Io sono per la parità tra le persone, e quindi sì alla legge che dà la nazionalità a chi nasce in Italia, sì alla parità negli stipendi, nelle opportunità”.

Favorevole alle quote rosa?
“Sì, ma devono rispettare la realtà: le donne sono il 50 per cento della popolazione? Bene, quella deve essere la percentuale, è un diritto non una graziosa concessione degli uomini. Penso anche all’obbligo del congedo parentale per i padri, perché siano coinvolti fino in fondo nella vita da equilibriste delle donne che corrono tra lavoro, casa e bambini”.

Bambini un po’ obesi e poco sportivi, dicono le statistiche.
“Molte scuole non hanno palestre e la ginnastica viene insegnata da docenti di altre materie, non ci sono spazi e fondi. Ed è un male, perché lo sport ha una funzione culturale, di integrazione sociale e crescita: insegna a stare assieme, a rispettare le regole, dà un codice etico e di comportamento. Più sport farebbe dell’Italia un Paese più vivibile, con meno corruzione. Senza contare che fa risparmiare”.

Si risparmia facendo sport?
“Ogni euro investito nello sport sono tre euro risparmiati perché la persona sarà più sana e avrà meno bisogno di assistenza sanitaria da adulto o anziano”.

Il suo sogno?
“Un mondo a misura di persone, con orari di lavoro compatibili con la vita privata, come in Australia dove le agende non prevedono appuntamenti dopo le quattro del pomeriggio. Un paese dove c’è lavoro, parità tra tutti i cittadini e una palestra in ogni scuola, magari finanziandola con sponsor come ho fatto quando ero assessore a Ravenna. Per cercare di realizzarlo lavorerò con gli altri ministri, del Lavoro, della Pubblica istruzione”.

Il gioco di squadra vince sempre?
“Un equipaggio va più forte e veloce di una barca singola”.

(10 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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