Epifani è il nuovo segretario del Pd: “Ricostruire il rapporto con il Paese”. Letta: “Buona notizia per il governo”

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Epifani è il nuovo segretario del Pd:
“Ricostruire il rapporto con il Paese”
Letta: “Buona notizia per il governo”

L’ex Cgil eletto con l’85% dei voti. Renzi: “Io pronto a dare una mano”

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Roma

Guglielmo Epifani è il nuovo segretario del Pd. Il tanto temuto terremoto non c’è stato, ma l’ex leader della Cgil ha rilevato il timone del partito da Pier Luigi Bersani con 458 voti dell’assemblea, meno della metà dei delegati ufficiali, segno che le lacerazioni delle ultime settimane sono tutt’altro che superate e che al momento nel Pd vige una tregua armata.

Se si arriverà a una vera pacificazione si vedrà da qui al congresso e molto dipenderà da quella «collegialità e condivisione» che è nel mandato di Epifani. Di certo, dalla giornata di oggi esce rafforzato l’esecutivo e non è un caso che nel suo intervento alla Nuova Fiera di Roma il premier Enrico Letta abbia definito la scelta dell’ex sindacalista «una buona notizia per il governo».

«Non ho cercato questo incarico, ma non potevo sottrarmi», ha premesso Epifani. «Stiamo correndo il rischio di toccare il fondo», ha ammonito, «dobbiamo reagire. Va ricostruito il tessuto del partito per dare forza al governo» a «il rapporto con il Paese». E proprio sull’esecutivo ha a lungo insitito. «Il governo sa di poter contare lealmente sul Pd. Mettiamoci la faccia. Ma il tempo delle risposte deve arrivare presto». Dal canto suo, Letta ha tracciato di nuovo davanti a quello che più che mai è il suo partito, il programma di governo. «Sono a qui a dire quanto senta sulle mie spalle l’eccezionalità di questa situazione, in un governo che non è quello per cui ho lottato. Ho lottato per un altro governo, non è il mio governo ideale, non è nemmeno il mio presidente del Consiglio ideale?», ha scherzato. Da Sarteano, ha annunciato, uscirà il programma delle riforme della politica, compresa l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti. E ha promesso che il lavoro, quello dei giovani in particolare, sarà la sua priorità. Le parole rassicuranti del premier non hanno certo spazzato via i malumori e i dubbi sul governo con il Pdl. Matteo Renzi si affida al pragmatismo: «Se lo subiamo regaliamo un rigore a Berlusconi», ha chiarito.

Tormentati invece gli interventi di Rosy Bindi e della prodiana Sandra Zampa, così come di Laura Puppato e di Pippo Civati. E l’insofferenza è scoppiata sulla manifestazione del Pdl a Brescia, con Stefano Fassina che con Bindi ha stigmatizzato la presenza del vicepremier Angelino Alfano. Ma oggi il Pd ha guardato soprattutto al proprio futuro. «Serve un nuovo inizio del Pd», ha ammonito Bersani nel suo ultimo discorso da segretario, «e unire un partito senza padroni è responsabilità di tutti». In quel «tutti» si gioca il destino del Pd e della segreteria Epifani. Sulla carta la sua nomina è pro tempore, ma oggi nessuno scommette che l’ex leader della Cgil non si ricandiderà a ottobre. Lui non ha fatto nessun accenno alla questione e anche Letta l’ha chiamato «segretario senza altri aggettivi». Certo in tanti hanno chiesto garanzie di collegialità e imparzialità, e sono stati i prodiani e l’area non trascurabile dell’astensionismo: le schede nulle sono state 59 e le bianche 76. Non hanno votato i prodiani. E non ha votato Civati: «Mi sono astenuto, ma spero che sia l’ultima scheda bianca, ho dovuto troppe volte optare per l’astensione», ha detto.

Da questa sera Epifani sarà al lavoro per organizzare la macchina del partito e quella del congresso. L’ipotesi più accreditata è che l’ex leader della Cgil si circondi di una squadra snella e rinnovata, a chiederlo sono soprattutto i giovani turchi, con un nuovo responsabile dell’Organizzazione, degli Enti locali e un nuovo coordinatore della segreteria. Dallo staff di Matteo Renzi hanno smentito che vi sia già un’intesa, ma si fa con insistenza il nome di Luca Lotti per l’organizzazione. Potrebbe entrare in segreteria, secondo diverse fonti, anche il portavoce di Bersani, Stefano Di Traglia. Sono in molti a dare a chiedere una gestione in qualche modo unitaria, con rappresentanti delle varie anime, in un partito eternamente dilaniato tra richieste di collegialità da una parte e duri attacchi al correntismo dall’altro. Poi si dovrà istituire la commissione congresso, fissato genericamente entro la fine di ottobre. Di questo si occuperà probabilmente una direzione da convocare entro la settimana.

In ballo c’è anche la modifica dello statuto per separare il segretario dal candidato premier. Il tema non è stato neppure accennato, ma potrebbe essere dirimente per il futuro del Pd. Con Letta a palazzo Chigi, per esempio, Matteo Renzi potrebbe trovarsi all’angolo se continuasse a insistere nel non volersi candidare alla segreteria. Oggi il sindaco di Firenze ha confermato la sua linea. «Darò una mano da semplice militante», ha assicurato.

Per oggi il partito si stringe, e in qualche caso si aggrappa, a Epifani pronto però a quello scontro di linee che finora è mancato. «You’ll never walk alone» (Non camminerai mai da solo), ha detto Letta a Epifani prendendo a prestito lo slogan del Liverpool. Mai? Di certo fino al congresso, dopo chissà. «È una legge della politica che, si vince assieme e si perde da soli», è stato l’amaro lascito di Bersani.

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fonte lastampa.it

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